La cosa principale è immaginarsi la scena. Il fotografo, si sa, va a cercarsi l’avventura incurante delle condizioni climatiche. La missione di ieri era “un po’ di foto per Torino”.
Neve a Superga. Neve ai Cappuccini. Relax alla Reggia di Venaria (mentre fuori piove) e sul battello su Po (freddino, ma durante il giro le nuvole hanno lasciato spazio a sprazzi di cielo azzurro). Freddo gelido di nuovo a Superga. Si finisce, visto che ormai è buio, con le luci d’artista nel centro città.
Macchina fotografica, cavalletto, un freddo maledetto. Via per il centro a fotografare le opere d’arte espresse con giochi di luce (si vede che alcune sono vecchie, però. Troppe lampadine bruciate.)
Sulla Mole Antonelliana hanno messo la Successione di Fibonacci, con numeri rossi che salgono sulla cupola. Arrivi, apri e piazzi il cavalletto che è congelato. Monti la macchina foto, la accendi, cerchi un’inquadratura accettabile (la Mole è purtroppo in mezzo ad un dedalo di vie strette, è complicato fare foto con una prospettiva che non sia “tremendamente dal basso verso l’alto”) e poi pigi il pulsante a metà per la messa a fuoco. Nell’istante in cui la macchina conferma il fuoco con il classico “bip” la Successione si spegne.
Buio.
Delusione.
Ma è tardi? Non eccessivamente: sono le 23.45.
Aspetti, sperando che “per magia”i numeri si riaccendano.
Buio.
Senza parole. Restano solo più parolacce ed insulti. (questa l’ho rubata a Valentina, spero non si arrabbi)
Le foto le pubblicherò tra qualche giorno, alla fine ieri sono tornato troppo tardi per pensare di accendere il PC e metterle a posto