giu 272011
 

Lo avevo promesso tanti anni fa: “mai andare con la mia macchina a guidare nel traffico di Napoli”. Ebbene, l’ho fatto. E ho capito perchè a Napoli si sparano, se avessi avuto una pistola ne avrei ammazati almeno 3.
Quello che sulla rampa della tangenziale, larga appena per una macchina mi ha sorpassato stringendomi sul guardrail e facendoli il pelo.
Quello che mi ha suonato mentre tentavo di dare la precedenza a destra
Quello che mi ha superato, immettendosi nel traffico che io aspettavo passasse per potermi immettere sulla strada.

Questo è in sintesi il traffico napoletano.

La rotonda è un concetto particolare, visto che tutti sanno che la gente si butta, quando uno è all’interno si ferma per permettere a chi sta arrivando di buttarsi. Ovvio che se arrivi in una rotonda e hai qualcuno dietro, se ti fermi rischi di essere tamponato, non si aspettano che tu dia la precdenza.

Qualche anno fa sono stato ad Arusha, una delle città più importanti della Tanzania. Il traffico pareva governato da una sorta di “caos regolarizzato”, nessuna regola di precedenza, tutti che si buttano e gli altri che rallentano un po’ per farti passare. L’incastro perfetto. Il traffico di Napoli è uguale, la parte difficile è riuscire ad entrare in sintonia con questo movimento onde evitare di essere colpiti da chi non si aspetta che tu faccia un movimento consono con il CdS.

In Tangenziale invece hanno risolto con il tutor a 80 all’ora, così diventa matematico essere multati se si supera il limite. Sì, 80 all’ora in un’autostrada con 3 corsie più quella di emergenza. Il dramma resta quello di non essere pizzicati nella fuimana di auto che dalle prime due corsie deve uscire ad uno svincolo, quando tu percorri la tua prima corsia con la semplice intenzione di procedere dritto.

Insomma, se non si è abituati, guidare diventa parecchio difficile e snervante. Si deve anche sommare il pessimo stato del manto stradale che complica le cose.

Piccola nota relativa alle notizie attualmente alla ribalta nella cronaca nazionale: Napoli è letteralmente una discarica a cielo aperto, immondizia dappertutto e una puzza terribile in ogni strada, una vera tristezza.

giu 252011
 

Quest’anno un po’ più corte e più vicine del solito (ma ci vorranno lo stesso 10 ore per arrivare a destinazione), sono arrivate le vacanze, quelle vere dove spegni il cervello e pensi solo a cose rilassanti.

Ci si rilegge poi a luglio, con, spero, un bel po’ di foto nuove. Ditelo che non vedevate l’ora di poter sfogliare tante nuove foto!


Visualizzazione ingrandita della mappa

giu 242011
 

Ogni tanto mi chiedo cosa giri nella testa dei direttori delle grandi aziende multinazionali, soldi a parte. Il mondo del lavoro ormai gira solo intorno al concetto “dobbiamo fare più soldi”, ignorando deliberatamente tutto il resto.

E cos’è questo “resto”?

E’ la stabilità psicofisica del lavoratore, compresa una piccola dose di felicità (basta poco, anche solo un grazie quando una cosa è stata fatta bene) durante il lavoro. E’ la tranquillità di non dover rischiare di perdere il posto ogni tre mesi, perché “bisogna essere flessibili” (la flessibilità è un concetto ampio, non solo quello di chinarsi verso il basso). E’ il pensiero che il lavoratore è il mezzo con il quale il proprietario diventa ricco, senza il quale anche lui dovrebbe fare un lavoro flessibile e senza certezze. E’ la professionalità che in una persona dovrebbe essere esaltata e non demonizzata o ignorata; un lavoratore che sa fare bene il proprio mestiere rende molto di più di una persona che ogni 3 mesi cambia completamente mansione.

In questo resto mi ci sono trovato in mezzo.

Lavoro in una azienda multinazionale nel settore ICT, gestisco tutta l’infrastruttura della sede Italiana con alcuni colleghi e vanto più di 10 anni di lavoro nel settore (non è per tirarmela, ma per far capire il livello a cui sono arrivato). Lunedì è arrivato dalle “stanze alte” il nuovo capo del mio capo che ci ha presentato la nuova struttura organizzativa dell’Ente ICT all’interno del gruppo e della nostra sede italiana. Molte parole e molti sorrisi, questo è il succo:

Voi farete parte del supporto utenti, avrete tutti la stessa formazione e sarete in grado di intervenire anche su utenti di altre sedi del mondo.

Bhe, che posso dire a questo punto? Grazie per avermi tagliato le gambe, per aver fermato la mia crescita professionale e per avermi trasformato nel tuo call center aziendale interno, a sentire utenti che si lamentano per cavi di rete staccati o perché Gmail non ha la ricevuta di ritorno. Prendo i 10 anni di attività informatica (rete, server, infrastruttura) e li butto nel cesso. Potevi dirmi che non servo più e assumevi un 18enne appena uscito dalle superiori con 3 neuroni funzionanti ed un account su FB.

Ovviamente quando ho cercato di capre meglio cosa non avrei più fatto, al vedere la mia faccia dopo avermi detto che non ci saranno più server per me,  mi è stato detto “non vogliamo farti fuori, a noi tu servi per far funzionare l’azienda”. Sì, davvero. Ci credo e ne sono assolutamente convinto. L’azienda la farai funzionare, mentre io crescerò professionalmente andando a lavorare da un’altra parte. Da settembre.