nov 162011
 

Voi speravate che una volta tanto parlasi di calcio tifato (di quello polemizzato ho già scritto troppo), e invece no. Oggi si parla di colore rosso e di chi ci corre incontro.

L’idea di questo post mi è venuta qualche sera fa, quando in un incrocio vicino casa ho visto lampeggianti blu e potenti lampade portatili accese. Mi sono reso conto dopo che erano i Vigili del Fuoco che avevano aperto una vettura come una scatoletta di tonno dopo che questa è stata schiacciata da un’altra. Classico inidente dove uno dei due passa con il rosso.

Ecco. Il guidatore torinese medio passa con il rosso. Ma non è che rallenta, si guarda intorno, si sporge e pian piano passa. No, lui vede che il semaforo è rosso e, come farebbe un toro in una corrida, acelera e si lancia.

Per chi guida a Torino, l’importante è sapere questo. Per ogni rosso che scatta il cretino che lo prende in pieno c’è sistematicamente. Quindi, quando siete ad un semaforo in prima fila, indipedentemente dall’ora del giorno e dalla quantità di traffico, prima di partire al verde contate almeno fino a tre, ignorando l’altro simpaticone che vi ha suonato due decimi di secondo prima che scattasse il verde. Questa piccola pausa potrebbe salvarvi la vita.

Dovesse mai capitarmi di vedere un incidente del genere vi assicuro che chi è passato con il rosso non verrebbe neanche calcolato nella mia priorità di soccorso (in barba ai Principi della Croce Rossa), spero ardentemente che in quel frangente con il verde passi un TIR carico di oggetti molto molto pesanti…

PS il mio primo post scritto da un Mac. Il mio Mac

nov 072011
 

Andare alle poste, si sa, è sempre fastidioso per tutta una lunga serie di motivi (lunga più o meno quanto le code che si fanno per una qualunqe operazione), ma da qualche tempo a questa parte, con la “tennologia” che ha raggiunto persino le poste (creando qualche piccolo disagio come uno o due mesi fa) l’attesa è più gradevole. Si entra in un ufficio che sembra molto meno una cassetta di sicurezza, c’è il distributore dei bigliettini numerati e sai quante persone hai davanti e soprattutto, se devi spedire una lettera non fai cosa dietro a chi paga i bollettini e l’assegnazione dinamica dello sportello fa sì che le leggi di Murphy sulla coda più lenta non possano più essere applicate.

Questo nel mondo reale.

Ma a volte ti capita di essere catapultato in un mondo ancora più reale: le poste dei paesini di provincia. Sempre che Collegno (TO) possa essere definito “paesino di provincia”.

Ti avvicini con la raccomendata in mano e vedi la gente fuori, non ci fai caso. Poi entri e con faccia stranita ti guardi intorno per cercare il distributore dei numeri. Non lo vedi. Magari è più piccolo e non lo vedi. Niente. Allora chiedi e ti viene risposto “devi fare la coda”.

Nell’attesa, ovviamente perdendo il posto in coda, chiedi all’impegata in modulo per la raccomandata. Lei ti chiede, prima ancora di prenderlo “di che tipo?” e rispondi, gentilmente “con la ricevuta di ritorno”. “Poteva diremlo subito, no?!”. Gentilezza sprecata. Ma ottieni il modulo che ti appresti a compilare.

Quando finisci ci sono altre 3 persone in più che ti guardano talmente male che non provi neanche a dire “io sono arrivato prima e ho dovuto solo compilare il modulo per la raccomandata”, ti metti al fondo, ovviamente fuori, al fresco.

Alzi gli occhi e noti una cosa che prima non avevi notato: in cima agli sportelli ci sono le destinazioni di utilizzo. Uno è per i prodotti BancoPosta e l’altro per i Servizi Postali. Un po’ di gioia ti pervade ed accenni un “…ma ci sono due code separate?”. La risposta, con la faccia di chi sta pensando “questo vuole fare il furbo a tutti i costi”, è “no.”

Ti metti l’anima in pace ed aspetti

Aspetti il tizio trentenne che con la mamma è andato ad aprire il conto BancoPosta

Aspetti la signora che per pagare 6 bollettini (chee teneva accuratamente nascorsi nella borsa) deve fare un prelievo dal libretto postale, operazione conosciuta come la più lenta in tutto il mondo ad uno spertello.

Aspetti anche l’altra signora che arriva allo sportello e chiede un’operazione per la quale serve compilare un lungo modulo. Peccato che il modulo sia in bianco (non ha fatto i compiti, si vede) e l’impiegata le fa il cazziatone perché deve smetterla di farsi compilare da loro i moduli.

Arriva in il tuo turno. Lo spertello libero è quello del BancoPosta, l’impiegata vede che hai una raccomandata e ti dice “di là” indicando l’altro sportello.

Aspetti ancora una persona mentre allo sportello che ti ha rifiutato ne passano due.

Spedisci la raccomandata ed esci, felice di essere tornato nel vero mondo reale.

 

nov 052011
 

Riprendo la pubblicazione delle foto dopo troppo tempo di pausa. Questa foto l’ho scattata in Piazza Castello, una perfetta immagin del vero amore a tre, dove sono tutti contenti e nessuno è geloso

Amore in tre

nov 052011
 

Il clima sta cambiando e gli eventi atmosferici si fanno sempre più violenti. È colpa nostra. Stiamo devastando il territorio rimuovendo alberi, modificando gli alvei dei fiumi e costruendo a dismisura. È colpa nostra.
Dalla nostra parte abbiamo la tecnologia. Le previsioni meteorologiche sono sempre più presice e dettagliate, tanto che Nimbus.it è una settimana che manda le mail con i possibili scenari di questo fine settimana, azzeccandoci.
A questo punto io non mi spiego perchè per un temporale più forte del normale, ma ampiamente previsto, si possa ancora morire.
Da altre parti del mondo affrontano le tempeste tropicali e gli uragani, sanno quando arriveranno, dove e con quale violenza, evacuano città intere e salvano la situazione.
Qui invece si deve continuare a lavorare, produrre e fare soldi, anche se il mondo ci casca sulla testa. Fermarsi per sicurezza è pericoloso per la produzione.
Lo scrivo da ignorante cittadino, rimasto basito dalle foto, dai video e dalle frasi dette dalle cosiddette autorità. Sì, era prevedibile. E voi non avete fatto niente.
Non avete investito per tempo sulla sicurezza.
Non avete fatto in modo che la gente se ne stesse veramente a casa (il blocco del traffico privato il sabato è troppo comodo, il clima non si regola sui fine settimana)
Adesso chiedete alla gente 2€ con un SMS per tappare i buchi. la stessa gente che con le tasse ha versato i soldi che dovevano essere spesi per la sicurezza.
Io non ci credo che non avevate i soldi per intervenire in maniera preventiva, io sono sicuro che li avete sprecati in modi diversi lasciando che la gente a navigare ed afforgare per le strade.
Questa non è una disgrazia, questo è omicidio preterintenzionale. Ed è colpa di chi non ha messo in sicurezza e di chi non ha imposto alla popolazione di stare a casa.
Imporre un coprifuoco per avverse condizioni metereologiche non vi sarebbe costano nulla: “il tempo fuori è pericoloso, è vietato uscire di casa, mettersi in macchina o andare da qualsiasi parte, se lo fate è a vostro rischio e pericolo e non è responsabilità di nessuno se vi fate male.”
Invece no. Blocchiamo il traffico solo quando effettivamente è impossibile usare l’auto perchè le strade sono fisicamente bloccate.
Qualcuno ha detto/scritto che tutto questo è colpa di dio (un dio qualunque), o che dio non esiste visto che sono morti dei bambini (Twitter in questi giorni pullula di informazioni, pensieri, commenti sugli eventi di Genova). No, qui dio non c’entra nulla. Ripeto, e continuerò a ripeterlo, è colpa nostra e di nessun altro.

Come in molti altri eventi catastrofici (un esempio: L’Aquila) quello che conta è far muovere i soldi nelle tasche giuste e rendere l’evento mediatico per le persone giuste, nulla importa dei morti, delle loro famiglie e di coloro che hanno perso tutto.

nov 032011
 

Questo articolo è stato scritto a 4 mani, pertanto lo stile è un po’ diverso dal mio solito. Sicuramente tutto di guadagnato per il lettore che si farà copoise risate immedesimandosi negli scrittori che hanno partecipato a questo evento. Grazie alle altre 2 mani!

Diventare dottori comporta, normalmente, la discussione della tesi, tanti complimenti, una pizza con gli amici e la immediata disoccupazione.

Questo non se sei una diva.

La diva tipo vive a ottocentochilometri, in pieno sud ma, se la conosci, pretende ed esige la tua  presenza, comunica però la data e l’ora della discussione della tesi in anticipo solo se le fai richiesta in carta bollata e gliela presenti in ginocchio sui ceci. Fai il biglietto aereo bloccato e congelato, senza possibilità neanche di cambiare la bibita già scelta per il volo e credi di avercela quasi fatta. Invecennò.

La diva ritratta su data e ora del fatto più o meno una volta ogni otto ore, fastidiosa come l’antibiotico. Nonostante tutto non ti è concesso sfancularla perchè la diva è stressata. Puoi pensare un sacco di parolacce, quindi, ma non puoi dirgliele. Però le pensi, non c’è niente da fare.

Nonostante i di lei tentativi di sviarti riesci ad esserci. E devi esserci. Perchè la diva discute la sua tesi solo se l’aula è stracolma di tutti i suoi parenti/amici/conoscenti/

affini/incontratiunavoltainmetro. Si accompagna a colleghe laureande dive, tutte accomunate dalla medesima camminata dell’incredibile hulk grazie all’ausilio di scarpe dagli improbabili tacchi. Perchè la diva ha i tacchi. Ma solo nelle grandi occasioni. Ed è elegante al limite del kitch. Se la diva diventerà infermiera quasi sempre è gnocca (questo pare assodato, verificato e controllato).In attesa di discutere la diva è tesa ma non risparmia i sorrisi pieni di tensione a favore di camera. Le dive imbronciate non esistono. Abbraccia le altre dive, poichè in presenza di una reflex si manifesta il fenomeno dell’aggregazione spontanea.Le dive discutono le loro tesi pronte e preparate, e non cedono neanche davanti alla stronzissima presidente di commissione cui mancano voglia di lavorare, simpatia e capacità di esprimersi correttamente in lingua italiana. Le dive, una volta proclamate dottoresse, piangono, anche se il voto è centodiecisucentodieci per più dell’ottanta percento delle candidate.

Terminata la discussione la diva diventa come il bianconiglio. La devi inseguire e anche se ha i tacchi lei è più veloce di te. Armato di reflex, ovviamente. Tentando di afferrare un bicchiere di spumante e ingurgitando chili di meravigliosi confetti ripieni di cioccolato bianco ma non devi lasciartela sfuggire, pena la decapitazione al grido di TAGLIATEGLILATESTA! degno della migliore regina di cuori. Tentare di schivare la doccia alcolica di qualche altra diva fuoriditesta sarà inutile. Verrai coperto di bollicine e puzzerai come un beone. Reflex compresa. Sempre che si sia salvata. Anche qui le parolacce che ti frullano in testa e si accavallano, ma te le tieni tra i denti insieme ai resti dei confetti.

Le dive sono preparatissime. Quasi infermiere, ma ne sanno a pacchi di numeri e di percentuali e soprattutto sanno riconoscere lontano a due(mila) chilometri un fotografo. Che ovviamente sta fotografando loro. Tutte. Ogni diva vive al centro di un obiettivo e sotto al flash, il tuo. C’era da farsi pagare e diventare ricchi, altrochè.

Alla diva non basta la laurea, la diva vuole la festa. Le dive non si accontentano. Mai. Roba che ad averlo saputo saresti andato a dar da mangiare agli squali, piuttosto. Ti concede due ore scarse per tentare di darti una rinfrescata in un bagno che di fresco non ha nemmeno l’odore posticcio (se non pulisci almeno investi in ambipùr, cacchio!) e per ricomporti in un vestito da persona per bene. Incazzato come una iena ma elegantissimo. Reflex al collo, ovviamente. La musica preferita della diva è il click.

La diva è così diva che, superiore pure a Maometto e alla sua montagna, non va dal parrucchiere: lui la raggiunge a casa. Per la seconda volta in dodici ore. Perchè ristorante e  popolazione residente invitata in blocco non sono sufficienti. Per una festa da vera diva ci vogliono boccoli freschi, truccatrice e vestito firmatissimo, colorato al limite della crisi epilettica, scollacciato al limite della crisi cardiaca degli astanti di sesso maschile.

La diva festeggia al ristorante. Ti assegna pure il posto a tavola perchè solo a lei è dato di decidere. Sala addobbata a festa, segnaposti coi nomi degli invitati e, al fondo, il tavolo d’onore, per se’ e per i suoi parenti. Senza almeno cinquanta invitati la diva non fa nemmeno l’aperitivo, figurarsi una cena.

Fingendo nonchalance la diva organizza fin nei minimi dettagli il suo ingresso da red carpet, con musica di sottofondo, presentatore microfonato e cameriere pronto a porgere i bicchieri per il brindisi con mamma e papà. Perchè la diva è astemia ma non lo da a vedere. Prova ogni possibile posa e profilo, perchè la foto che immortalerà il momento deve essere perfetta.

Tra l’una e l’altra portata la diva passeggia tra i commensali, le pabblicrelescion sono da sempre il suo forte ma essenzialmente lo fa per autocompiacimento, per esporsi, perchè le *devi* dire che è brava e bella, se non altro per togliertela di torno fino al possimo giro di tavoli (e qui capisci che l’alto numero di presenti può essere un vantaggio). Se poi riesci a scansare con agilità anche il gioco della mazza e le altre amenità propinate a forza dallo sciòmen con tanto di microfono scarpebianchennere laccate e parlantina incessante oltre ogni possibile tolleranza allora sei quasi salvo e ti toccherà nutrirti delle sei (SEI) portate previste *solo* ascoltando la musica del pianobar con ragazza cantereccia che, a volume tale da assicurarsi che la sentano anche sulla luna, ti propone l’intero repertorio delle classiche napoletane interavallato solo dal meglio della musica italiana d’antan. La diva sa come farti divertire.

La diva sa anche che le sei (SEI) portate potrebbero appesantirti e si assicura che tu faccia movimento, così con particolare cura organizza a metà serata, e cioè circa all’una di notte, un discoclub a sorpresa nella sala del ristorante. Con le strobo, perchè lei sa che quelle non devono mancare. I must sono il trenino brigittebbardò, uaiemsiei e, per essere veramente in, i gipsiking. Non ti è concesso tirarti indietro, ne’ lamentarsi ne’ dire a oppure ba. Zitto e balla. La diva sta solo badando al tuo benessere. Siile grato.

Acchiappando al volo la pizza fritta di metà pasto, servita in sostituzione dell’ormai obsoleto sorbettoallimone, ti accodi al trenino, la diva in testa, oppure abbracci un angolo buio e cerchi di mimetizzarti con la parete sperando di non essere notato e attendi con fiducia l’arrivo della torta o almeno degli alieni nella speranza che ti rapiscano per utilizzarti come cavia nell’ambito di uno studio sulla solitudine nello spazio.

La luce in fondo al tunnel si palesa sotto forma di rettangolo di zucchero decorato a mano dalla bossadelletorte in persona che con il marscemalloufandant ci ha fatto pure le pillole e il termometro. Neanche il tempo di addentarne una fetta che partirà il giochino lefotodietrolatorta. La diva si baloccherà (è la sua festa e deve divertirsi anche lei, diamine!) cercando ogni possibile combinazione e permutazione di invitati compartecipanti. Un click per ogni combinazione, cinquanta invitati interscambiabili come omini pleimobì e indovina chi è il fotografo?

Considerata l’ora ti chiedi perchè aver prenotato la camera in hotel quando potevi chiedere un cappuccio e brioche dopo la consegna solenne della bomboniera e tornare direttamente in aereoporto. Sbriciolato torni a casa e sai che ci vorranno almeno dieci giorni per riprenderti e per scrivere questo post.

E a margine di tutto questo si insinua il pensiero spaventoso che, in un futuro, prossimo o meno prossimo, la diva potrebbe decidere di sposarsi. Tum tum tum tù. *musicadafilmdelterrore*