Passare a Linux in ambito professionale

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Sempre più spesso si sentono notizie di uffici pubblici o grandi aziende che cercano di passare la Linux su tutta l’infrastruttura aziendale per poter risparmiare un po’ di soldi, inveendo contro il male di Microsoft che si fa pagare tutte le licenze.

Lavoro in quell’ambito e posso dire la mia su quel che sono i costi, le attività e tutto il correlato. Questo articolo sarà un po’ lungo, forse anche un po’ tecnico, spero di non annoiare il lettore (che ha sempre l’insindacabile diritto di leggere qualcosa di più divertente nel caso in cui dovesse annoiarsi)

Facciamo un’ipotesi di una realtà composta da:

  • Un server per gestire tutto il sistema di autenticazione in rete
  • Un server per la condivisione di file
  • Un server per un programma web generico
  • Un server per il gestionale dell’azienda
  • 100 PC tra desktop e portatili di varie marche e varie età
  • Su ogni PC viene utilizzato Microsoft Office ed un’altra serie di programmi poco interessanti al nostro scopo

Adesso immaginiamo che la Direzione, con l’imbeccata dell’ufficio IT (Information Technology, così si chiamano “quelli dei computer” adesso) debba affrontare un cambiamento di tutta l’infrastruttura, per un motivo qualsiasi

Se dovesse aggiornare tutto, con Windows dovrebbe spendere, (molto) indicativamente

  • circa 1.000€ per l’hardware di ogni server (4.000€)
  • 700€ per ogni licenza di Windows Server acquistata con i nuovi server (2.800€)
  • 50€ per ogni licenza utente per Windows server (ci sono 100 PC, saranno 100 utenze, per un totale di 5.000€)
  • circa 400€ per ogni PC con Windows 8 preinstallato (40.000€)
  • circa 400€ per ogni licenza di Office (40.000€)

Abbiamo un totale di 44.000€ di hardware e 47.800€ di licenze

A tutto questo dobbiamo aggiungere il lavoro di migrazione di ogni server e di ogni PC, sempre molto indicativamente abbiamo

  • Un server per gestire tutto il sistema di autenticazione in rete (migrazione 16h)
  • Un server per la condivisione di file (migrazione 8h)
  • Un server per un programma web generico (migrazione 8h)
  • Un server per il gestionale dell’azienda (migrazione 40h)
  • 100 PC tra desktop e portatili di varie marche e varie età (migrazione 3h per PC = 300h)

Stimando una tariffa di 50€/h per chi fa il lavoro (è una media, chi migra i server costa più di chi migra i PC) arriviamo a 18.600€

Per gli utenti non cambia molto, nelle 2h di migrazione si insegna loro come cambia l’interfaccia di Windows da 7 a 8, l’operatività di Office resta la stessa e i dati sono sempre lì.

Il totale di questa fantasiosa realtà è pari a 110.400€.

Adesso valutiamo il passaggio a Linux sull’intera infrastruttura. Questi i costi di per hardware e software

  • circa 1.000€ per l’hardware di ogni server (4.000€)
  • 0€ per la licenza dei server Linux
  • 0€ per ogni licenza utente per
  • circa 400€ per ogni PC con Windows 8 preinstallato che sarà poi rimosso (40.000€). Si può chiedere al fornitore di non integrare le licenze OEM di Windows, il risparmio è circa 25€ per PC.
  • 0€ per ogni licenza di OpenOffice

Abbiamo un totale di 41.500€ di hardware e 0€ di licenze

Ora analizziamo le migrazioni

  • Un server per gestire tutto il sistema di autenticazione in rete: niente più Active Directory. Tutto molto economico, ma molto più complesso da configurare e soprattutto non si parla di migrazione, ma di riconfigurazione completa con la costruzione di tutti gli utenti, gli script, le regole, … (migrazione 40h)
  • Un server per la condivisione di file: sempre gratis, ma qui le cose sono tutto sommato più semplici, mai come un fileserver Windows (migrazione 16h)
  • Un server per un programma web generico: qui linux vince, a patto che il server web non sia fatto in piattaforma Microsoft. (migrazione 8h)
  • Un server per il gestionale dell’azienda: attenzione! il gestionale è compatibile? Serve un DB professionale (si paga)? Come si migra? Serve un progetto serio (migrazione 400h, sì almeno 10 volte per fare tutto il progetto e le verifiche)
  • 100 PC tra desktop e portatili di varie marche e varie età (migrazione 2h per PC = 300h). E’ tutto nuovo e avete a che fare con gli utenti, non avete idea dell’ostruzionismo che faranno per ogni modifica rispetto al caro vecchio Windows che hanno anche a casa, dovrete fare corsi di formazione, rispondere a chiamate più frequenti (esperienza, almeno 4 volte più frequenti) e molti di loro perderanno in produttività per almeno qualche mese. facendo una media, conto almeno 8h per utente tra tutto quanto.
  • Formare il personale sui nuovi sistemi server e desktop (ricordate che prima Linux non c’era in azienda) 100h di tempo loro più i corsi che stimiamo in 10.000€

Sempre simulando 50€/ora questo è il conto: 83.200€ più 10.000€ di corsi

Siamo arrivati ad un totale di 134.700€.

Attenzione! 134.700 > 110.400!

Ecco svelato l’altro lato della medaglia. Il software open source non ha costi di licenza, ma ha costi “nascosti” di servizi e formazione. Vi assicuro che la cosa più pesante di tutte, pur avendo utenti molto smart, saranno gli stessi utenti che si opporranno in ogni modo al cambiamento e che saranno lentissimi ad adeguarsi alla novità.

C’è da ricordare inoltre che l’eventuale supporto professionale sui sistemi open source è a pagamento (è gratis, ma non sempre, il software, ma chi lavora in quell’ambito dovrà pur mangiare, è gente molto specializzata e costa di più).

Insomma, da questo esempio completamente avulso dalla realtà, siamo sicuri che passare all’Open sia davvero più economico? Secondo me no, si distribuiscono i soldi solo in modo diverso, ma la spesa sarà pressapoco equivalente (nel nostro esempio si potrebbe risparmiare non sostituendo i PC ma mantenendo quelli vecchi, facendo invecchiare il parco installato con un più alto rischio di guasti, fermo degli utenti e mancanza di produttività, con perdita di soldi, perché un utente fermo per un’ora è una perdita di soldi pari al suo costo orario).

Il pensare che Microsoft sia “il male dell’informatica” è profondamente sbagliato. I suoi sistemi funzionano, al pari di quelli dei concorrenti (il tasso di fermo è praticamente lo stesso a parità di utilizzo, molto basso, normalmente dovuto all’utente e a problemi hardware) e hanno una cosa che è indiscutibilmente vantaggiosa, sono facili da usare, sia a livello utente che a livello server. Si può dire quel che si vuole, ma configurare un server controller di dominio su Linux è molto più lungo e complesso che farlo su in sistema Windows.

Ad ogni utilizzo il proprio sistema. A mio parare, distribuito in questo modo:

  • Controllo autenticazione: Windows
  • Fileserver: Windows o Linux, mi trovo meglio con Windows
  • Server web: Linux
  • Server applicativo: dipende da troppi fattori
  • PC per utenti: Windows o Apple, ma integrare un Mac in un dominio Windows è portatore di molti casini

Volete provare? Prendete un PC vecchio, installate Linux e iniziate a fare tutto quello che fate con il PC (livello professionale, non videogiochi che su Linux sono pochi, almeno per il momento) e guardate quanto tempo ci va per adeguarsi a tutto. Se ce la fate senza mandare tutto al diavolo siete pronti e potere dire ciao a Windows, ma ricordate che ad una persona alla quale questo cambiamento viene imposto manderà tutto al diavolo e metterà i bastoni tra le ruote, sempre.

Se adesso siete passati a Linux senza essere professionisti del settore e senza aver mai avuto bisogno di accedere al terminale o fare configurazioni strane cercatevi un amico che lo sappia fare, perché quando avrete un problema da risolvere, questo sarà difficile (per voi) come scalare l’Everest rispetto a quando avevate Windows e l’amico vi tornerà comodo. E capirete qual è il costo vero dell’open source (il software può essere gratis, il lavoro delle persone, anche se amici, no)

Il problema (ed il motivo per cui noi, “quelli dei computer”, lavoriamo) è e sarà, per la maggior parte del tempo, sempre l’utente.

Se vogliamo parlare invece della parte “etica” dell’utilizzo di software “open”, tutta la discussione sulla spesa diventa di importanza marginale, ma ricordate, in ogni ambito, sempre, quel che conta è “quanto costa”.

3 pensieri riguardo “Passare a Linux in ambito professionale”

  1. Ciao Francesco,

    sono completamente daccordo con l’articolo che hai scritto e da addetto ai lavori sono almeno una decina di anni che lo sostengo.

    Oltre a quanto da te detto vorrei aggiungere che i problemi di Windows sono al 99% imputabili ad una cattiva gestione dell’infrastruttura informatica, PC mal configurati, utenti amministratori, configurazione di rete sbagliata, etc. etc., quando una rete è configurata a regola d’arte di problemi non ve ne sono. Punto.

    E’ vero che con Linux si possono fare grossomo le stesse cose, ma non le stesse, non esiste Active Directory, WSUS, GPO, Exchange, SQL Server, Remote Desktop Services, etc. che ti permettono di gestire reti di 10, 100 , 1000 PC esattamente allo stesso e nello stesso tempo.

    Un altro esempio è confrontare un file server fatto con Windows o con Linux, servono sempre a condividere file, ma prova con Linux a gestire i permessi a livello di utenti e gruppi come puoi fare semplicemente su Windows, prova a implementare le Shadow Copy o la Deduplicazione poi ne riparliamo.

    Poi certo che se devo tirare su un server per farci girare un portalino scritto in PHP uso Linux ma se ho bisogno di qualcosa di più completo vado su SharePoint.

    Concludo dicendo che oltre a quanto detto sopra quello che ha in più Microsoft con il suo ecosistema (Windows, Server, Surface, Phone, etc.) è l’integrazione completa tra tutti questi dispositivi e tecnologie diverse.

    Ciao

  2. Ciao Andrea!
    Come indicato nell’articolo sono un profondo sostenitore della teoria “ad ognuno al cosa che sa fare meglio” e il tuo riassunto copre tutto quello che fa bene Windows. Linux, secondo me vince sul web (e lì contano i soldi di Share Point) ma molto meno su tutta l’architettura Active Directory.

    Sono semplicemente contro il “talebanesimo” del sistema operativo

    Grazie del tuo commento!

  3. ciao sono Mario,come membro fondatore di un LUG (per i non addetti “linux user group”) sono abbastanza d’accordo su quello che hai detto, in particolare sui costi, quello che posso aggiungere in favore di linux è che quello che ho imparato 15 anni fa su linux e sull’uso della console, ancora oggi è attualissimo,cosa che non puo’ dire chi usava il dos oppure win 95-win 7 ecc,..per non parlare di software che non esistono/si usano più (ad esempio pubblisher–works-outlook express ecc…) io ancora oggi posso usare file generati con vecchie applicazioni, cosa che non può fare chi si è fatto un database con works ad esempio, questo perchè, una volta che impari linux e alcuni dei suoi applicativi, è per sempre o quasi, mentre con windows devi di nuovo imparare l’uso del software quasi ogni volta che viene aggiornato.Questi sono dei costi (il dover riformare il personale) che vanno messi nel conto, e non solo al momento della transizione ma negli anni.
    Ciao e complimenti per il sito, articoli molto istruttivi.

Nota importante, da leggere prima di commentare

Questo è un blog scritto per passione, non fornisco quindi risposte di tipo professionale, se avete bisogno di un aiuto tecnico rivolgetevi ad un professionista di fiducia, non offendetevi se mi astengo dal rispondere. Vi ringrazio per la comprensione.

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