Il ransomware e qualche riflessione

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Ho già scritto come proteggersi dal ransomware, ma non ho affrontato la questione delle grandi aziende. Il caso dell’ospedale americano che ha pagato 40 Bitcoin di riscatto mi ha fatto pensare molto alle persone alle quali le grandi azienda danno in mano i loro dati.

Da molti anni ormai l’esistenza delle aziende è legata indissolubilmente ai loro dati che sono memorizzati su piattaforma digitale. Tutto, la fatturazione, la produzione, le cartelle cliniche, … Chi ha ancora tutto su carta non è destinato a sopravvivere, oltre al fatto che avere a che fare con la Pubblica Amministrazione obbliga ad avere i dati in formato digitale. E per gli sponsor della carta vorrei ricordare aziende andate a fuoco o a mollo

I dati devono essere sempre disponibili (provate a dire ad un corriere qualunque “non puoi registrare e controllare spedizioni per 10 minuti”) e soprattutto devono essere al sicuro.

Questo vuol dire che in caso di perdita (un file cancellato, un disco rotto o altro) ce ne deve essere una copia recuperabile in un tempo congruo da qualche parte.

Invece, da quello che si sente, pare che il concetto del backup non sia arrivato a molti, neanche nelle grandi aziende. Arriva un virus e perdi tutto, come l’ospedale americano, o un guasto ti fa perdere tutti gli archivi dei pazienti, come in un ospedale del torinese qualche tempo fa.

Alla fine mi interessa poco che i dati delle ziende non siano al sicuro o che non ce ne sia backup. Ma nel momento in cui la cosa potrebbe coinvolgermi questo diventa molto preoccupante.

Inizierei a chiedermi se la banca ha un backup dei suoi sistemi o se, una volta persi i dati, i miei soldi saranno persi per tempo. Oppure se l’anagrafe ha un backup o in caso di attacco informatico io semplicemente cesso di esistere. O anche, come ciliegina sulla torta, se l’Agenzia delle Entrate perde tutti i miei dati di pagamento e mi chiedi di nuovo tutto.

Questo mi fa paura. Soprattutto perché non posso andare allo sportello della banca e chiedere “mi fa vedere come tirate su un backup di 6 mesi fa?”

Il digitale è bello, ma va usato in modo sicuro, un po’ come il sesso. Ma a conti fatti il preservativo lo usano in pochi e le malattie si diffondono, il “preservativo digitale” è sottovalutato nello stesso modo.

 

Nota importante, da leggere prima di commentare

Questo è un blog scritto per passione, non fornisco quindi risposte di tipo professionale, se avete bisogno di un aiuto tecnico rivolgetevi ad un professionista di fiducia, non offendetevi se mi astengo dal rispondere. Vi ringrazio per la comprensione.

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