Francesco

mag 192013
 

Capita che si abbia bisogno di supporto medico e che ci si debba rivolgere alla Sanità Pubblica, per tornare a stare bene. In base alle esperienze vissute a Torino negli ultimi due-tre anni, questo è ciò a cui si va incontro.

Dal medico di base puoi prenotare, ma l’appuntamento te lo da almeno 15gg dopo. Se no vai e prendi il numeretto, ma non devi essere l’undicesimo, perché passano solo in 10, quindi vai prima dell’apertura dello studio; ma se ci stai andando vuol dire che non stai bene, devi però stare fuori dallo studio ad aspettare (estate e inverno, pioggia o sole). Soprattutto perché il medico di base fa parte della tribù dei “Culi Pesanti” e giammai verrà a farti al visita a casa. Piuttosto ti senti dire “come è andato in pronto soccorso, venga qui” Sì, con l’ambulanza. O con la febbre a 40°C. O con un mal di pancia epocale che non ti permette di separarti dal WC più di 20 minuti.

La gara alla patologia più grave che si svolge quotidianamente in sala di attesa tra gli anziani non è da addebitare al SSN, quindi indossi le sante cuffiette e ti isoli, per non essere coinvolto.

Ma ti armi di coraggio e vai. E poi non hai l’influenza o il dolorino inutile, ma qualcosa di più serio. “Io non ho nessuno strumento diagnostico, vada in Pronto Soccorso”. E così ne scegli uno e ti avvii.

Solo che non stai morendo, quindi entri, ti danno il codice verde e aspetti. Almeno 6h. E non è una patologia da medico di base, perché lui ti ci ha mandato, ma non sei abbastanza grave da avere un intervento urgente, quindi ti rimandano a casa dopo qualche esame o ti tengono per giorni su una barella. Senza un armadietto tuo, senza una presa di corrente, in un locale con la luce sempre accesa e con il personale che, in base alle esigenze, ti prende e ti sposta qua e là, anche di notte, magari mentre ti sei appena appisolato. Potresti andare in sala operatoria, ma non sai bene quando, ti avvisano mezz’ora prima. E sei a digiuno da quando sei arrivato. Ovviamente per andare in sala operatoria non puoi vere nulla con te, quindi serve qualcuno che ti aspetti fuori dal Pronto Soccorso, in modo che nell’eventualità preghi le guardie fuori per entrare e portarsi via tutte le tue cose, per evitare che se le porti via qualcun altro.

A volte invece arrivi in ambulanza perché stai male davvero, arrivi in reparto piegato in due dal dolore e l’infermiera ti intima “scenda dalla barella”. E il medico ti visita, tu urli di dolore e poi ti dice “lei non ha nulla, se continua ad urlare così le do un calmante”

Potremmo anche parlare delle visite o delle terapie. Hai un sintomo. Vai dal medico di base. Prenota la visita specialistica che il medico ti prescrive. Aspetti settimane. Fai la visita e lo specialista ti dice di fare un esame. Vai dal medico, ti fai prescrivere l’esame. Aspetti settimane. Fai l’esame. Aspetti gli esiti. Vai a ritirare gli esiti. Torni dal medico che non ci capisce (o non vuole?) e ti prenota la visita dallo specialista. Aspetti settimane. Vai dallo specialista che non si ricorda minimamente di te o semplicemente è un medico diverso. Ti dà la terapia. Vai dal medico che ti prescrive la terapia. Prenoti e aspetti settimane. Fai la terapia. Speri ardentemente di guarire, ma non troppo, se no ti torna la forza per fare una strage.

Ad ogni visita ovviamente paghi il ticket e ad ogni medico/esame/ritiro devi prendere ore ed ore di permesso.

Vuoi provare ad accelerare, quindi vai dallo specialista privato, paghi la tua visita per intero (100-200€ invece di 27€) ed esci con l’indicazione della terapia, hai guadagnato un sacco di tempo. Vai dal medico e questo ti prenota un’ulteriore visita da uno specialista pubblico per farti fare la prescrizione della terapia. E lì sbrocchi. E per fortuna non hai un oggetto contundente a portata di mano.

Il medico di base nella sua documentazione scrive che ti dà un cellulare dove è reperibile nei feriali, non il sabato. Ma, se ti risponde e non ti butta giù il telefono, ti tratta da idiota, forse a causa della bassissima “qualità” degli altri pazienti.

Potremmo parlare dei ricoveri ospedalieri, dove, non essendo una camera di albergo non hai facoltà di scegliere la singola, ovviamente. Ma quando chiedi “dove sono le docce?” ti rispondono “docce? non è possibile farla”. Inoltre, cosa non assolutamente a carico della Sanità Pubblica, il parcheggio costa due volte: la (maledetta) zona blu e i (bastardi) parcheggiatori abusivi.

In tutto questo le persone che lavorano nella Sanità Pubblica sono ovviamente prese completamente dal sistema e ne rispettano in pieno le regole. Non c’è pietà per nessuno. Stai bene o stai male, tu sei FT 567 Verde 60, nulla di più. A volte trovi un po’ di umanità o un sorriso, ma il carico è talmente elevato che è un barlume nell’oscurità.

Importante, se conosci un medico che ti dà la dritta buona o ti fa passare un po’ prima o ti aiuta indirizzandoti dove andare, questo semplificherà un po’ le cose, come sempre in Italia, se conosci riesci a fare qualcosa in più.

Insomma, la cosa più importante della Sanità Pubblica è non averne bisogno. Mai.

mag 112013
 

Oggi ho letto questo articolo su La Stampa, nel testo ho trovato (cito testualmente):

” [...] Così, si sono rivolti ai colleghi del Nucleo Investigativo, specializzati in indagini tecniche. Sono stati loro a entrare nella memoria dello «smartphone» per risalire al numero. I dati erano memorizzati in tedesco, ma gli agenti sono riusciti comunque a risalire ad alcuni amici del derubato [...]“

Visto che ho quel telefono (iPhone 4S) mi sono posto alcune domande.

Primo: se il telefono non era protetto da un PIN l’articolo non ha senso, gli “specialisti” sono riusciti a sbloccare il telefono con uno slide verso destra e poi hanno trovato l’icona dei contatti. Direi che avrebbe potuto farlo anche un bambino di 10 anni che sappia usare un qualunque dispositivo tecnologico.

Secondo: se il telefono era bloccato da un PIN e loro, non sapendolo, sono riusciti ad accedere ai contatti, la cosa è preoccupante. A che serve un PIN se in pochi minuti si riesce a bypassare per raggiungere la funzionalità del telefono?

Forse non tutti i lettori del giornale lavorano con bit e byte e non ne hanno una gran dimestichezza, però sarebbe stato sicuramente più interessante sapere che metodo hanno utilizzato per poter accedere al telefono.

PS: nell’articolo la foto è di in iPhone 5, mentre nella didascalia è indicato come se fosse un 4S. Forse tutto questo post è inutile perché il giornalista ha scritto delle parole a caso…

mag 092013
 
Non essendo io l’infortunato, ho avuto modo di guardarmi un po’ intorno e ho visto, in ordine assolutamente casuale…
  • Il primario che entra in ufficio alle 10 ed esce alle 14 (se ne va via, senza camice, con tutte le sue borse. Non è più tornato)
  • Gli infermieri che saltellano da un paziente all’altro, sempre con il sorriso e con dosi di pazienza e cortesia a livelli altissimi
  • Le lagne continue che fanno passare prima della gente che aspetta soffrendo in silenzio
  • I malati che si interessano più alle patologie altrui che alle proprie
  • Medici che seguono decine di pazienti per volta e si segnano tutto su un “post-it” fatto con un foglio A4 fermato con lo scotch di carta
  • Gente che urla in modo tale da farti pensare che ci sarebbe bisogno di uno studio anche per l’esorcista
  • Il tempo si ferma, ma i 320 minuti di attesa previsti dal display all’ingresso, alla fine si sono rivelati fondati e veritieri (un minuto è davvero lungo)
  • Gente di un’ignoranza tale da mettere i brividi
  • È un posto senza prese elettriche, quindi impari a centellinare l’uso di telefono e tablet (ci sono negli aeroporti i punti di ricarica, perchè non negli ospedali?)
  • Ogni azione pronunciata al tempo futuro è intesa nel periodo tra 3 minuti e 10 giorni
  • La gente dovrebbe andare in giro con enormi padelle, per farsi i fatti propri.
  • Utente e password per l’accesso al PC dell’accettazione sono stampate con la dymo e attaccate alla base del monitor. Potrei pubblicarle.
  • Sentire due parcheggiatori parlare tra di loro “<<non ho monete>> [con vocina stridula] vediamo cos’hai nel cassettino della panda, ammazzati”. Pensare di voltarsi e riempirli di parole poco gentili, ma non farlo. Due contro uno non va bene.
  • Guardarsi intorno e vedere tra il personale sanitario il dott. Kelso, Cox, “Samantha”, l’inserviente bastardo, … E farsi quattro risate per riuscire a sopravvivere
apr 232013
 

Non guardo la TV, praticamente mai. Ma sento parlare i colleghi e leggo su Twitter di tutti i programmi che girano in questo momento, guardo ogni tanto qualche video di Crozza su Youtube. Da tutto questo ho scoperto l’esistenza di un noto programma televisivo dove gente comune fa una gara di cucina per vincere l’allettante premio alla fine di tutte le puntate. Pare che in questo concorso i giudici siano particolarmente cattivi nei confronti dei concorrenti. Soprattutto credevo che Crozza esagerasse con la parodia.

Poi ho visto un pezzo della trasmissione su Youtube e ho visto come i giudici trattano davvero i concorrenti. E ho visto che la reazione si limita ad una faccia sconsolata dopo aver subito vari attacchi anche pesanti e il lancio del piatto appena realizzato all’interno del lavandino o direttamente a terra.

E poi mi viene in mente quando leggo quegli articoli di cronaca dove una persona, dopo che gli è stato fatto notare con un colpo di clacson che non ha dato una precedenza, scende e ammazza il “suonatore” a colpi di cric.

Mentre quelli lì, in TV, si fanno insultare davanti a tutto il numerosissimo popolo dei telespettatori senza proferire parola. Senza prendere quel dannato piatto e spaccarlo in testa a quella gente cafona ed arrogante. “Sì, voglio che tu muori!”.

Signori, rendetevene conto, è tutto finto. Spegnete la TV ed accendete il cervello.

Ma non andate in giro in auto a rompere le teste altrui a colpi di cric.

mar 252013
 

Torino. Grande incrocio tra corso con controviali e via molto trafficata. Al semaforo del corso grande la corsia di sinistra è dedicata a chi svolta a sinistra e si forma spesso una coda molto lunga. L’automobilista torinese è furbo, fa la seconda corsia, poi arriva all’altezza del semaforo e zac! Si mette davanti alla coda di auto in attesa di svoltare.

L’odio.

L’altro giorno c’era un vigile lì al semaforo, non ho capito bene per fare cosa, visto che non c’erano incidenti ed il semaforo era funzionante. Arriva l’auto del furbetto di turno, si mette davanti a tutti i e il vigile, che gli si faccia una statua (da abbattere alla prima multa che mi farà, ovviamente) ha “gentilmente” invitato l’automobilista a procedere dritto, facendo perdere di fatto più tempo che se avesse fatto la coda.

Non sempre il trasgredire le regole passa inosservato

mar 152013
 

Ieri l’amara notizia: Google Reader, l’aggregatore RSS più comodo che io abbia mai usato, in funzione da anni e sul quale si basano centinaia di applicazioni per ogni dispositivo, chiuderà i battenti il primo di luglio 2013, così come annunciato sul Blog di Google.

Non mi preoccupa dover trovare l’alternativa, ce ne sono e ne sorgeranno di nuove, se la richiesta c’è (e c’è, vista la reazione di moltissime persone affezionate a questo servizio in tutto il mondo). La mia preoccupazione è un’altra ed è ben più grave. Anzi sono due.

La prima è che questo ha minato profondamente la mia considerazione nei confronti della serietà di Google. E se domani mattina mi alzo, faccio logon su Gmail (che uso moltissimo) e un messaggio mi dice “tra 3 mesi chiudiamo il servizio”? Questa è la mia paura, in ogni servizio che Google offre. Saranno pure i detentori mondiali “dell’Internet” (esagero, ma senza di loro la Rete come la conosciamo sarebbe diversa), ma prima di abbandonare un prodotto dovrebbero pensarci bene e ricordarsi che anche se gratuito, stanno offrendo un servizio. E le decine di migliaia di firme della petizione per non farlo chiudere dimostrano che Reader non era un servizio usato poco, almeno in termini numerici.

La seconda è più generale. Quanto possiamo fidarci di tutti i servizi in rete di cui stiamo usufruendo in modo gratuito? Se facciamo due conti sono davvero tanti e se leggiamo bene tutte le EULA ognuno di questi servizi, da qualche parte, ha indicato una cosa del tipo “possiamo interrompere il servizio in qualsiasi momento e senza dare giustificazione”. Facciamo due conti ed enumeriamo tutti servizi gratuiti di cui ci serviamo, per cose più o meno importanti. Sono moltissimi. Alcuni esempi:

  • Casella/e di posta elettronica
  • Servizi di storage in cloud
  • Streaming musicale
  • Forum vari
  • Browser internet e sincronizzazione preferiti e password
  • Accesso alle news
  • Previsioni meteo
  • Software gratuiti di ogni tipo

Adesso immaginiamo che una mattina tutti cessassero di funzionare. Per quali saremmo disposti a pagare per continuare ad usufruire del servizio? Secondo me questa è la direzione che sta prendendo Internet. ogni servizio deve essere pagato per poterne usufruire. Questo si vede già adesso nei siti di news che stanno restringendo sempre di più l’accesso gratuito alle informazioni, non si potrà vivere solo di pubblicità, tra l’altro sempre più invasiva e fastidiosa (mai aperto il sito di libero?)

mar 132013
 

A novembre un warning avvisa che su un MacBookPro lo spazio disco si è esaurito. Si deve fare in fretta, per poter continuare a lavorare, e quindi si cerca un HD nuovo da 1TB su Amazon, notoriamente con prezzi molto bassi rispetto ai negozi “reali”.

Il 28/11/2012, alla ragionevole cifra di 90€, ordino un HD presso un rivenditore del marketplace, in 4gg il pezzo è a casa. Tempo di sostituirlo e parte la reinstallazione del sistema operativo, Apple dice che verrà installato in 25 minuti, ma l’operazione termina dopo abbondanti 4 ore. Pensiamo “vabbè, solita stima del tempo sballata, capita anche a Microsoft”.

Il portatile però ha qualcosa che non va: il restore dei dati è davvero lungo, sembra molto lento e i blocchi completi del portatile si susseguono con frequenza sempre maggiore. Preoccupati avviamo un backup completo della macchina con Time Machine. Blocco totale con riavvio necessario tramite pulsante di accensione. Il portatile diventa inutilizzabile.

Sarà il nuovo sistema operativo che fa casini su una macchina un po’ vecchiotta o sarà il disco? E’ talmente tutto piantato che decidiamo di rimettere il disco vecchio. le prestazioni tornano ad essere come quelle di prima, ma resta il problema dello spazio. Con SuperDuper faccio l’immagine del sistema operativo vecchio sul disco nuovo e metto nel Mac quest’ultimo. Vecchio sistema operativo, stessi blocchi del disco nuovo. E’ indubbiamente colpa del disco, provando ad attaccarlo ad un adattatore USB le prestazioni non vanno più in là di 2MBps, contro i 25-35MBps dei dischi che funzionano normalmente. Amazon nella sostituzione dei prodotti è eccellente, poco tempo e avremo il nuovo disco.

E invece no.

Perché l’acquisto è fatto da un rivenditore del marketplace di Amazon e la questione è diversa. Apro il reclamo il 20/01/2013, riassumendo, dopo oltre 40 mail, 5 chat con il supporto Amazon, svariate “parole poco felici” il disco sostituito arriva il 10/03/2013, quasi 50gg dopo la prima segnalazione. Nel frattemtno abbiamo dovuto comprare un altro disco in un negozio, per poter risolvere la questione del disco pieno. Spezzo anche una lancia in favore di Apple, dice che ci vanno 25 minuti per installare il sistema operativo e in effetti la stima è corretta.

Alcune note di colore.

  • Il rivenditore è tedesco, per policy di Amazon deve rispondere in italiano, ma se scrivo in italiano risponde in tedesco e se scrivo in inglese risponde in inglese
  • In una delle sessioni chat con il servizio clienti Amazon mi hanno detto di aprire la richiesta di rimborso che mi è stata negata il giorno dopo
  • Ad ogni mia mail il rivenditore ha risposto con due mail, presumibilmente scritte da due persone diverse, che spesso si negano tra di loro
  • Per spedire il disco guasto ho dovuto pagare io le spese di spedizione
  • Il produttore del disco (WD) mi ha rifiutato l’intervento in garanzina, in quanto il rivenditore è classificato come produttore OEM e ci si deve rivolgere solo a lui
  • Il modulo per il reso in garanzia mi è stato fornito solo in tedesco
  • Quando mi hanno spedito il disc,o il tracking della spedizione era con la data sbagliata, non era quindi ricercabile sul sito delle poste tedesche e mi hanno dettoc he avrebbero controllato, l’ho scoperto io per caso
  • Amazon, a parte le chattate con il servizio clienti, se n’è bellamente lavato le mani, limitandosi a scrivere in italiano al fornitore una semplice mail che avrei potuto scrivere anche io.

Tutto questo per porre la vostra attenzione su un dettaglio: se comprate da Amazon assicuratevi che spedisca Amazon e che non sia di uno dei suoi rivenditori, in quest’ultimo caso leggete bene le condizioni di vendita e reso, sono diverse da quelle di Amazon e sono diverse tra rivenditore e rivenditore

Ringrazio Valentina (@valefatina) per la pazienza dimostrata mentre le smontavo il PC e tutte le volte che si è bloccato, Franco (@dokfranco) per la dritta su SuperDuper, Robert (@roberthodapp) per il supporto tecnico.

feb 192013
 

Un gruppo di amici vive in una casa grande, molto bella e spaziosa. Di comune accordo decidono che per gestire meglio tutte le finanze è necessario creare un unico conto corrente dentro cui versano parte del loro stipendio, in base a quanto guadagnano. Questo per mantenere sotto controllo le spese e dare adeguata manutenzione ordinaria e straordinaria alla casa.

Sono in molti e quindi decidono di delegare qualcuno che amministri questo conto corrente. Qualcuno di loro fiducia che si impegni a spendere il giusto e, se possibile, non dare fondo al conto corrente. Non sapendo come scegliere il “fortunato” decidono che ognuno di loro farà una proposta e poi si metteranno le proposte ai voti.

Ognuno di loro si arrovella per organizzare una gestione che sia proficua, funzionale e soprattutto appetibile per gli altri. Uno dei tanti, che ha a disposizione un po’ di soldi in più fa stampare dei bigliettini che fa trovare a tutti a colazione, cambia tutte le federe con delle federe nuove con il suo slogan e fa la stessa cosa sostituendo tutti gli asciugamani con degli asciugamani nuovi con il suo volto stampato. Fa trovare nelle auto dei buoni benzina e promette che se verrà scelto lui come amministratore la casa sarà molto più bella e la parte di stipendio da versare sarà decisamente minore rispetto a quella preventivata.

Ovviamente viene scelto lui come amministratore.

Da subito le cose cambiano. Le pulizie vengono fatte da un’impresa e nessuno della casa se ne deve più occupare, i pasti sono di qualità nettamente più alta, le lenzuola sempre fresche e pulite.

Dopo un po’ di tempo il nuovo amministratore, forte del fatto che le cose vanno decisamente meglio, ottiene che una parte del conto in comune sia destinato come suo compenso. Nessuno obietta. Fa un buon lavoro, perché non ricompensarlo?

Passano i giorni e l’amministratore una sera torna a casa una una macchina nuova di pacca, sicuramente al di fuori delle sue possibilità.  I coinquilini si pongono qualche domanda, ma lui offre a tutti una cena a base di pesce e champagne e i malumori passano quasi del tutto.

Qualcuno inizia a chiedergli conto delle spese fatte. Lui, sempre sorridente, dice che va tutto bene, che le spese sono adeguatamente coperte dagli introiti e che tra qualche tempo si riuscirà persino a diminuire la quota da versare, perché la sua oculatezza ha portato ad un miglior servizio con una diminuzione della spesa.

Alcuni inquilini iniziano ad essere più pressanti con le richieste di spiegazioni, ma l’amministratore, sempre con il sorriso sulle labbra risponde che va tutto bene e fa trovare loro in camera qualche signorina disponibile, il pieno fatto alla macchina e del cibo migliore a tavola.

Il malumore si diffonde sempre di più e stranamente in casa gli inquilini si sono divisi in due fazioni, chi vuole sapere di più e chi invece è contento così. I secondi, sempre più strano, hanno sempre l’auto lucida, vanno a giocare a golf con l’amministratore, hanno un servizio in camera migliore del solito.

La tensione sale e un giorno l’amministratore dice che è necessario incrementare di un po’ la quota da versare nel conto comune perché tutto il lusso è diventato caro e non si riesce più a gestire. l’incremento sarà poco e le lenzuiola dei letti saranno cambiate una volta a settimana e non più una volta ogni 3 giorni.

Dopo svariati giorni di pressioni l’amministratore cede e si dimette, perché non ne può più di sentire gente che si lamenta. Alle dimissioni prende una parte del conto come compenso finale dei servizi resi e si fa da parte. In fretta e furia gli altri inquilini scelgono un altro amministratore, che non è il maggior oppositore dell’amministratore uscente, ma una persona tranquilla che è sempre stata in disparte e non ha mai preso una decisione attiva in questa battaglia.

Passano pochi giorni e le cose cambiano. Alla ditta di pulizie viene chiuso il contratto, vengono acquistate scope di basso valore ed ognuno dovrà pulirsi la sua stanza, le parti comuni saranno pulite a turno. Stessa cosa per il pranzo, dove ognuno prepara a turno e gli ingredienti sono solo da discount. Per due sere a settimana c’è solo del pane da mangiare. La quota da versare nel conto comune raddoppia, per far fronte ai debiti stipulati dall’amministratore precedente. Di giorno in giorno i servizi in casa calano, la temperatura del riscaldamento viene portata da 21°C a 18°C e la notte viene completamente spento.

Visto che non si riesce a far fronte a tutte le spese e ai debiti, tutti gli inquilini tranne l’amministratore devono versare nel conto comune una percentuale aggiuntiva nel conto comune. Viene imposto un limite più restrittivo alla spesa per il cibo quindi le razioni si riducono ulteriormente. Ad ogni inquilino viene chiesto un versamento ulteriore in base alle dimensioni della stanza che occupa ed in base alla bellezza dell’arredamento. Il compenso dell’amministratore non viene mai toccato al ribasso, anche se con insistenti pressioni di tutti gli inquilini.

Intanto la casa è sempre più sporca perché “tanto poi qualcuno pulisce”, le finestre sono aperte con il riscaldamento acceso perché “cosa vuoi che sia” e molto cibo non mangiato viene buttato nell’immondizia perché “figurati se finirà mai”.

Intanto l’ex- amministratore inizia a ricordare ad alcune persone di come si stava meglio quando cera lui e di come si potrebbe migliorare nel caso in cui lui dovesse tornare ad amministrare. l’inquilino ha la memoria corta e, nel disagio, si ricorda di come stava bene, ma non si ricorda che era al di sopra delle sue possibilità, spera quindi nel ritorno dell’amministratore, che inizia, molto attentamente, a far qualche regalino qua e là, alle persone che potrebbero dargli corda e ai più affamati. Poco prima del voto annuncia a tutti che al suo ritorno le spese extra per le stanze più belle saranno restituite.

Chi pensate che vincerà alle elezioni successive?

gen 272013
 

Grazie ad una campagna promozionale di Canon ho avuto modo di provare la compatta che fa le foto come una reflex. Queste le mie personali considerazioni dopo 3 giorni di utilizzo.

A livello fisico una macchina foto compatta che ha il sensore di una reflex è un’ottima idea, ci sono alcune cose decisamente positive ed altre che mi lasciano un po’ perplesso. Come al solito vado con uno schemino, più sintetico da esporre

Cosa mi piace

  • E’ leggera, quasi da portarsela in giro tutti i giorni
  • E’ piccola, il corredo sta tutto in tasca
  • Ha un bel display ed è touch (ma è anche un terribile difetto)
  • Le modalità di funzionamento sono del tutto paragonabili ad una reflex, modalità di scatto in manuale, a priorità di tempi e diaframmi, alto livello ISO, possibilità di personalizzarla in quasi ogni suo aspetto
  • Il sensore non è da compatta, belle foto, basso rumore
  • Scatta in RAW ed è abbastanza veloce nella raffica (5 scatti consecutivi, anche se non è paragonabile ai 20 della 7D)
  • La rettività del pulsante di scatto è eccellente, non c’è quasi ritardo

Cosa non mi piace

  • E’ terribilmente sbilanciata, almeno con l’obiettivo in dotazione (18-55)
  • L’impugnatura è tutt’altro che salda, pare quasi scivolare dalle mani
  • Il display è touch ed è capacitivo. In inverno con i guanti non è usabile a patto di toglierseli o compare i guanti specifici
  • La messa a fuoco è a dir poco imbarazzante, ma ne parlo più in là
  • Togli l’obiettivo e il sensore è lì, completamente a disposizione dei granelli di polvere

Finito il riassunto, vorrei parlare della messa a fuoco, che secondo me è completamente rivedere, forse il difetto più fastidioso, che copre anche tutti i pregi della macchina fotografica. Io sono abituato alla 7D che ha l’autofocus migliore che finora io abbia provato, se accoppiato a motori ultrasonici difficilmente sbaglia un colpo e difficilmente ti fa perdere lo scatto, lui è lì, sempre pronto e reattivo. Qui invece non ci siamo proprio. Le modalità sono 3: tutta l’area disponibile, spot con selezione del punto con un tocco del dito e riconoscimento dei visi. Ho provato la macchina al chiuso, luogo notoriamente più difficile. Il riconoscimento facciale funziona abbastanza, tranne se all’interno della foto c’è una foto, un pupazzo o un quadro, inevitabilmente riconosce quelli e non il soggetto. Per il resto il fuoco giusto, in ogni modalità, è sempre raggiunto al terzo tentativo, se va bene, non ce la fa o sbaglia il punto. E poi è lento, ma così lento che ti fa passare la voglia si fotografare. Dimenticatevi di poter rubare foto a qualche soggetto in movimento, è ottima per foto statiche (persone molto ferme, soggetti poggiati a terra, panorami, chiese, …)

E poi costa 900€. Novecento. La Canon 650D, reflex di livello medio con lo stesso sensore della EOS M, con lo stesso obiettivo nel kit, la trovate a 630€

Un piccolo test fotografico, la 7D contro la EOS M, entrambe con ottica di base (18-55 per la M, 17-85 per la 7D), stesse condizioni di luce e stesse impostazioni di scatto: ISO 3200 (fare le foto bene a 100 ISO è troppo facile), F8 (un diaframma intermedio) e tempo 1/40, stessa lunghezza focale, circa 50mm. Nessuna elaborazione, così come uscita dalla macchina foto, convertito il RAW in JPG. Crop al 100% di un particolare

Test EOS

Sotto questo punto di vista nulla da dire, la resa è paragonabile alla macchia di fascia più alta, si portano a casa quindi foto di indiscutibile qualità.

Resta solo la domanda principale di tutta questa discussione: “ne vale davvero la pena?”

A mio parere no. Soprattutto per il prezzo, con quella cifra compro una reflex e mi porto dietro un po’ di peso e volume in più, più maneggevole e molto più “macchina fotografica”, se costasse un po’ meno della metà ci potrei fare un pensiero, ma questa faccenda che l’autofocus rischia di non riuscire a far scattare delle foto per le quali ci va prontezza le fa perdere davvero moltissimo valore.

Qui sotto i due scatti originali

EOS M

EOS M

EOS 7D

EOS 7D

 

gen 202013
 

E poi torni a Parigi, in un freddo e umido fine settimana di gennaio. Ma riesci a fare la passeggiata sotto la neve nel quartiere più romanico di tutti, riesci a salire sulla famosa torre nell’unica mezza giornata di sole e riesci a sopravvivere sul battello sulla Senna, sfidando l’orda di Cinesi e il freddo polare. Poi, il fine settimana successivo ti rendi conto di quanto sei fortunato, perché vedi il manto bianco che copre la città e senti dei voli annullati. Bella esperienza e persino un po’ di fortuna.

Qualche scatto e qualche rapido commento, giusto per farvi venire voglia di andare a vederla, perché è davvero un viaggio ben speso. Però poi andate anche a Praga e ditemi quale vi è piaciuta di più ;)

Dopo le foto, qualche aneddoto qua e là, senza un ordine preciso.

Il ristorante da provare è Chez Marie, piccolo, raccolto, tranquillo, con un’atmosfera fantastica e tutto sommato economico (34€ in due tutto compreso)

Sperate di non trovare i lavori in corso sulla linea RER dall’aeroporto, potreste metterci 3h per arrivare in hotel cambiando 5 mezzi diversi

La stazione della metropolitana “Citè” è bellissima e molto steampunk

Per fare un giro sul Bateaux Mouches è indispensabile resistere al gelo e ai gruppi di rumorosissimi cinesi

Le guide Lonely Planet sono davvero indispensabili

Notre Dame è da vedere, poi rivedere e poi rivedere ancora. Maestosa, cupa, inquietante, meravigliosa

Se volete fare un giro sulla famosa torre, portatevi da mangiare e da bere, una bottiglietta di bibita da mezzo litro lassù costa 5€

Il Louvre è immenso, ma se decidete le cose principali da vedere è assolutamente affrontabile. L’audio/video guida è basata sul Nintendo 3DS XL, compresa la localizzazione all’interno del museo. All’ingresso sotterraneo da non perdere l’Apple Store in trasparenza dietro alla piramide rovesciata e il negozio della Ladurée, per i golosi di macaron.

Parigi puzza di fogna, è dimostrato, anche se non è proprio romantico.

La maggior parte delle foto è fatta con un obiettivo 11-16mm

Evitate di compare l’acqua, è cara anche al supermercato. Quella del rubinetto dell’hotel è più buona ed è gratis (e non ci ha fatto venire il cagozzo)

In aeroporto CDG, dopo i 15 minuti gratis del WiFi ufficiale, cercate quello di Orange, vi regala 6h di navigazione.

Portatevi qualcosa di voluminoso per tenere in tasca i minuscoli abbonamenti della metro senza perderli. Sareste a piedi e spendere di nuovo i 24€ per tre giorni potrebbe non essere piacevole.

Starbucks è un’ottimo posto per una WiFi libera, in compagnia di una enorme tazza di caffè fumante o di un ghiacciato frappuccino, che attirerà gli sguardi straniti di tutti gli altri clienti del locale, soprattutto se è gennaio e fuori nevica

Attenzione alle prese elettriche, In francia non esiste il pin centrale della terra, quindi tutti i vostri dispositivi con presa italiana con 3 pin non potranno essere usati. Procuratevi un adattatore. E una ciabatta, che in hotel le prese elettriche sono sempre troppo poche

dic 312012
 

Un po’ di anni fa (so’ vecchio…) per giocare si doveva inserire la cassetta nel mangianastri, andare al numero dei giri esatto, dare il comando “LOAD” e al prompt “Press Play On Tape” far partire il nastro. Aspettare qualche minuto e poi giocare ad un fantastico gioco a 16 colori a 320×240 pixel.

Il tempo passa ed in teoria adesso è sufficiente accendere la console, inserire il disco e giocare. E invece no. Perché accendi la console (xbox360), questa si collega ad Internet e e dice che si deve aggiornare, dopo 10 minuti di download si riavvia e ci vanno altri 10 minuti per l’aggiornamento. Poi parte il gioco che scopre anche lui che deve essere aggiornato, e se ne vanno altri 5 minuti. Passata mezz’ora sei in grado di giocare  ad un gioco (in questo caso Forza Horizon) con 16 milioni di colori a 1920×1080 pixel, audio 5.1, comandi vocali e altre cose molto più interessanti di un vecchio videogioco.

Il gioco di listino costa 69€ (sessantanove), ma l’ho trovato a 39€, uno sconto interessante.

Giocando ti accorgi che puoi fare un sacco di belle cose, comprare auto, abilitare tracciati particolari, mettere sulle auto delle livree molto accattivanti e molto altro ancora. Come devi fare? mettendo nuovamente mano al portafogli, perché la maggior parte dei bonus si acquistano a parte direttamente dal marketplace Microsoft. Se vuoi giocare in rete con altri devi anche mettere mano al portafogli, alla modica cifra di 5€ al mese. E i Soldi per comprare il gioco a cosa sono serviti, per avere una versione base? A 69€?

Io mi sento preso in giro.

Devo dire però che il gioco è davvero bello, poter finalmente girare per strade come in Need For Speed, ma con il rendering di Forza Motorsport è un’esperienza di gioco esaltante

Nota sugli aggiornamenti: accendo di rado la console, quindi ogni volta che la accendo c’è un aggiornamento da installare

dic 192012
 

Azienda con 200 persone, molte delle quali usano il PC per lavorare collegandosi ad un server dove è installato il gestionale. Se il server si ferma, possono tutti giocare al solitario, anche se è stato rimosso da tutti i PC.

Questo server, fondamentale per l’azienda ha indirizzo IP 192.168.1.1. Nessun problema, all’interno di una rete un IP vale l’altro. E invece no.

Il server smette di funzionare, ma risponde correttamente al PING. Come se tutte le connessioni fossero chiuse, nessuno lo raggiunge più. Vabbè, lo riavvii. Niente. non riesci a collegarti neanche per la gestione. Ti alambicchi il cervello e poi decidi di avviare il network scanner per capire quali porte sono rimaste chiuse sul server. Fai la scansione e ti accorgi che il nome del server “PRODUZIONE” è diventato “ALICEMODEM”.

ALICEMODEM. ALICEMODEM!!!! (parolacce a piacere a profusione)

Apri l’interfaccia web e in effetti un fantastico modem di Alice ti chiede la password di accesso. Scrivi “admin” ed entri.

Per i non avvezzi alle questioni di rete faccio una piccola spiegazione. In una rete gli indirizzi IP devono essere univoci, non è ammesso un indirizzo IP duplicato, se no i pacchetti di dati non sanno dove andare. Immaginate se vi dicessero di andare in via Roma 15 e il navigatore vi chiedesse “in via roma 15 o in via roma 15?” non sapreste dove andare. Altra nozione tecnica: solitamente i router che di mettono a casa per la connessione ad internet hanno indirizzo IP assegnato pari a 192.168.1.1. Avete fatto 1+1?

Ecco questo è il problema. Ma non il solo. Perché un normale router ha anche una funzione che si chiama “DHCP server“; quando un PC viene acceso lui si presenta in rete e chiede “che indirizzo devo utilizzare?” il DHCP server gli risponde “Usa questo indirizzo: 192.168.1.x” e il PC lo usa. Ma se i DHCP server in rete son due, chi assegnerà l’indirizzo? Il primo che capita. Quindi indirizzi duplicati in giro per tutta la rete.

Dove eravamo rimasti? Ah, sì, entrato con la password “admin”. Fatto accesso alle impostazioni di rete, cambiato l’indirizzo IP in uno completamente diverso tipo 192.168.252.15 e disabilitato il DHCP. Salvate le impostazioni e magicamente il server “PRODUZIONE” ha ripreso a funzionare.

L’idea di dare al server più importante dell’azienda l’indirizzo 192.168.1.1 non è stata proprio furba, ma se becco chi si è portato il proprio router di casa in azienda attaccandolo alla rete gli vorrei tanto riservare uno speciale trattamento.

 

nov 062012
 

Ho fatto il passaggio. Questo è un articolo, il più oggettivo possibile, di confronto tra i due sistemi. Mi asterrò da ogni commento sulla consueta guerra Apple vs quellochevolete.

Prima: Samsung Galaxy S con Android versione 2.4 e poi aggiornato a 4.0 (dopo aver fatto l’operazione di “root” del telefono)
Dopo: iPhone 4S con iOS versione 6

Partiamo da quello che mi manca.

Non ci sono i widget, questa è la cosa che patisco di più. Non posso abilitare o disabilitare alcune funzioni direttamnte dalla pagina pinrcipale, ma devo obbligatoriamente entrare nelle impostazioni. Oppure avere il colpo d’occhio sul calendario. Alla fine è pigrizia, perché con 2-3 tap in più si raggiunge ogni cosa, ma lo trovo un po’ scomodo. Perché non mettere i bottoncini nell’area di notifica come fatto per il calendario?

Forse è un po’ una fesseria, ma lo sfondo che scorre insieme alle pagine delle applicazioni era davvero bellino

Google talk e generalmente tutta l’integrazione con i servizi Google (contatti, ccalendario, mail, …), a cui sono molto legato (= ho tutto lì). questo si sente moltissimo

La libertà di modificare la quantità di icone sul display (solo con Android 4.0). Ero disposto ad averle un po’ più piccole, ma averne 5×5 e non 4×4 (nove icone in più sono davvero tante)

Il play store, essendo su web, è molto più comodo. Prendi l’app navigando su un bel monitor ampio e il sistema la installa automaticamente sul telefono

L’app che salva in automatico SMS e cronologia chiamate su gMail

Personalizzazione in ogni singolo dettaglio, molto più di iPhone.

La tastiera. Su Android ho comprato la Swift che analizza e corregge in tempo reale tutte le parole, quella di iPhone non è minimamente paragonabile. Credevo fosse bella come quella di ipad, e invece…

Adesso le cose che mi piacciono un sacco

Il telefono è veloce e reattivo, in ogni situazione (non è l’ultimo arrivato, ma va un gran bene)

La batteria! Staccare il telefono dal carica batterie alle 7, andare in ufficio, lasciarlo su tavolo, usarlo un po’ a pranzo, lasciare tutte le notifiche attive (mail, messenger, whatsapp, …) e arrivare alle 19 a casa con il 60% disponibile. Per me era un sogno. Con l’altro telefono, stesso utilizzo, alle 12.30 la batteria era, nei casi fortunati, al 20%.

La fotocamera è velocissima, schiacci il bottone e lei scatta, niente attese fastidiose. Per quanto riguarda la qualità, mi astengo, visto l’uso che ne faccio. Per le foto vere uso la reflex.

L’antenna GPS è velocissima a prendere il segnale, nessuna esitazione.

Parliamo della connessione in macchina con il sistema Blue&me di FIAT. Ho comprato anni fa l’adattatore specifico per l’iPod, l’ho attaccato all’iPhone e ho connesso l’iPhone anche al bluetooth. Il telefono è come se entrasse a far parte dell’auto. Chiamate vocali alla perfezione, Siri si interfaccia con il bluetooth: parlo e sento dagli altoparlati dell’auto. Il telefono si carica e posso sentire musica e podcast. Insomma l’auto diventa davvero multimediale e fa la mia felicità

C’è finalmente un client decente per Twitter. Diciamo che l’acquisto del telefono è giustificato per il solo fatto di poter usare TweetBot (ok, è esagerato, ma per Android non ci sono client a quel livello)

Siri è di una comodità pazzesca. Raramente sbaglia ad interpretare le richieste e si può chiedere di tutto (anche “teletrasportami”). Però devo ammettere che ancora non ho provato Google Now!

Esce un update e lo puoi installare. Subito. Su Android o hai il Nexus oppure puoi aspettare “l’infinito ed oltre” (cit.) prima di averlo, per mettere la nuova versione sul mio telefono ho dovuto prendere i diritti di root ed installare una mod. L’aggiornamento del sistema fa sì che il telefono invecchi molto più lentamente.

iCloud funziona. Funziona molto bene, su iPad, iPhone, Mac e web. Non fa cose complicatisime, ma sincronizza quello che deve

Appurato che sono molto contento del telefono, questi sono alcuni difetti che ho riscontrato nell’uso comune.

Apple, Steve, Tim! Fate qualcosa!! I cavi da 80cm per ricaricare il telefono sono sempre troppo corti!
Il pulsante dello standby è comodo, ma tutte le volte che infilo il telefono in tasca lo schiaccio
Con il bumper installato, il bottoncino per il muto è da cercare con uno stuzzicadenti, per me che mi mangio le unghie. E, porcazozza, manca l’icona sulla barra in alto quando è attiva la modalità silenziosa.

per quanto riguarda l’impossibilità di espandere la memoria, al momento non vedo alcun problema. Ho tutte le applicazioni che mi servono, un po’ di musica e un po’ di podcast. Su 16GB nel ho liberi ancora quasi 9

Sono contento dell’acquisto, ma forse lo avevo già detto.

E il prossimo? magari, tra qualche anno, sarà un Windows Phone

ott 262012
 

Parliamo di materiale digitale ovviamente. la cosa mi sembra alquanto grave ed è bene sottolineare come si sta muovendo il mercato.

Nell’era pre-iTunes/amazon/etc se volevo compare musica, mi recavo in negozio, sceglievo il CD, pagavo e me lo portavo a casa. E’ mio! Che ci faccio se è mio? Lo ascolto milioni di volte, su qualunque dispositivo, anche lo stereo di un amico, lo posso prestare e in ogni caso, fino a quando non lo getterò via, il CD resterà nella mia collezione.

Adesso è più facile, basta aprire il programma, dare il numero di carta di credito e scegliere il CD (che non è più un CD) da scaricare. Pago, in pochi minuti lo scarico ed è mio! E invece… no. La “sottile differenza” è che non è mio, ma il venditore me ne concede l’uso in licenza, come se me lo noleggiasse a tempo indeterminato. ma se lo voglio prestare ad un amico non posso, non posso ascoltarlo in un dispositivo non registrato a nome mio e non potrò tenerlo per sempre nel mio scaffale digitale. perché se il venditore lo desidera, me ne può togliere il diritto d’uso ed io non lo avrò più. Senza avere i soldi indietro, ovviamente.

La stessa cosa vale per i libri, come venuto alla ribalta con il recente caso di Amazon che ha cancellato un account senza addurre motivazioni e, di fatto, cancellando tutti i libri comprati senza restituire i soldi spesi. Il caso in questione è fumoso e non chiarissimo, ma il concetto basilare è il seguente: Mi paghi, ti concedo di leggere il libro e, a mio insindacabile giudizio, posso toglierti il libro senza rimborso. E tu non potrai farci nulla.

E’ come dare le chiavi di casa al libraio, in modo che lui possa venire in qualsiasi momento in casa tua a riprendersi il libro. Paura?

Come fare per evitare tutto questo?

  1. Non compare più nulla di digitale e tornare al vecchio stile
  2. Comprare in digitale e togliere il DRM, che è il sistema che permette al venditore di riprendersi un file che ti ha ceduto in licenza.

Il secondo punto non è legale, che sia chiaro. Ma permette di mettersi al riparo dalla “restituzione forzata”

set 222012
 

Il titolo di questo post è un dato di fatto. Lo è anche il fatto che siamo diventati dipendenti dalla macchina (se io non l’avessi perderei il posto di lavoro). Quindi come fare per non farsi salassare ad ogni pieno? Questi sono i miei brevi consigli

  • Abbandonate le tessere punti dei distributori di benzina. Si fa benzina dove costa meno, al self service.
  • Ma… fare 40 Km per cercare il distributore che fa 0,001€ in meno al litro non è una buona idea
  • Da esperienza personale: vale più 1€ di benzina di marca che 1€ di benzina di pompa bianca (concetto difficile da spiegare a parole. Pur costando di meno la benzina al litro, a parità di spesa, con una benzina di marca si fanno più Km). Questo almeno dalle mie parti e nei distributori che ho provato io. Per fare la prova dovete sperimentare un po’ facendo il pieno di benzina in vari posti segnandovi quanto vi dura, a parità di percorsi fatti, ovviamente.
  • Osservate il contagiri. Cambiare a 5000 giri schiacciando a fondo l’acceleratore non è una grande idea. Viaggiando in città e rispettando le regole del Vecchio Col Cappello che impongono di mettere la seconda ai 20, la terza ai 30, la quarta ai 40 e la quinta ai 50 sono riuscito a fare il 25% di strada in più con un pieno. Venticinquepercento. non 5 Km in più.
  • Al semaforo rosso ci si ferma e basta. Andare avanti 5cm per volta, sperando di convincerlo a diventare verde non serve a nulla. E se quello davanti lo fa, lasciando 2m tra voi e lui che ve ne importa?
  • La fretta è cattiva consigliera. E vi fa consumare di più. partite per tempo e viaggiate tranquilli, arriverete a destinazione anche meno stressati
  • Con me funziona: ascoltate musica tranquilla. Il rock o il metal mi fanno pestare molto di più sull’acceleratore
  • Il pedale dell’acceleratore… va appena accarezzato. Fregandovene degli altri irrequieti che strombazzeranno introno a voi
  • I limiti di velocità. Se non avete ancora capito a cosa servono, ecco, servono a farvi consumare di meno. Davvero. Ovviamente oltre al fatto che rispettandoli è impossibile prendere multe per eccesso di velocità, altri soldi e stress risparmiati
  • Stare attaccato al culo della vettura davanti non è una buona idea. Si rischia di tamponare, fa arrabbiare la persona davanti e vi impone un ritmo accelera-frena troppo serrato. Distanza di sicurezza e pochi cambi di velocità, solo se strettamente indispensabili
  • A cosa serve arrivare a 90Km/h e frenare violentemente perché è rosso? Arrivate al semaforo in rilascio, senza staccare la frizione. Se il motore è trascinato dalla vettura, la benzina non viene mandata nei cilindri e non si consuma.
  • Se avete un’auto con il computer di bordo, tenete sott’occhio il consumo. Vedere che i KM per litro che si fanno sono 8 al posto di 15 alza tantissimo l’attenzione ai consumi.
  • La macchina deve essere a posto. Gomme correttamente gonfiate, tagliandi regolari. Evitate di portare su e giù per 2 settimane la confezione di piastrelle che pesa 25kg, incide sui consumi, quindi lasciatela in cantina.
  • I fari accendeteli solo quando è necessario. Di giorno in città non sono obbligatori. Il faro acceso fa consumare di più.
  • In autostrada e tangenziale i consumi salgono parecchio sopra i 100Km/h, è proprio necessario andare a 150? Andare a 100 all’ora per fare non aumenta tantissimo il tempo per spostamenti cittadini, tiene bassi i consumi e abbassa anche i rischi di farsi male in caso di incidente.

Sono consigli empirici, che potrebbero farci risparmiare soldi, rischi e stress. Magari ci si può pensare…

 

set 212012
 

Questo post mi gira per la testa da un po’ di tempo, ed è dedicato a tutti coloro che ogni tanto si trovano a dover mettere le mani sul PC di qualche amico/parente/cliente e puntualmente pensano “porcamiseria, mi sarebbe servito <oggetto> e l’ho lasciato a casa!”. Tra “tutti coloro” mi ci trovo anche io, ovviamente.

Partiamo dalle basi, il necessario per un normale PC casalingo

  • Assicurarsi che ci sia un secondo PC, perfettamente funzionante, con accesso ad Internet. Può essere un altro PC a casa della persona o il proprio portatile con la possibilità di connettersi alla rete o con una chiavetta 3G/4G o la tecnologia del momento. Il secondo PC deve essere dotato di un buon antivirus aggiornato con scansione in tempo reale attiva
  • Sembrerà strano, ma una presa multipla o una ciabatta potrebbero rivelarsi molto utili. Con gli adattatori per essere usate nelle prese Italiane da 10A, 16A o le tedesche
  • Un disco USB “sacrificabile”, nel senso che potrebbero finirci sopra una serie di dati comprensivi di virus. Più è grande, meglio è
  • Qualche cavo di rete
  • Un piccolo switch ethernet, per aggiungere qualche porta extra alla rete del cliente (per usarlo ricordate che il conto dei cavi di rete è sempre uno per lo switch e uno per ogni dispositivo da connettere)
  • Un cacciavite a stella medio
  • Un po’ di scottex, non immaginate la polvere che ci può essere dentro un PC
  • Un adattatore da IDE-SATA ad USB. Indispensabile
  • Tools avviabili da CD o chiavetta USB per poter accedere al sistema senza avviare il suo sistema operativo o per diagnostica (Linux DSL, Ubuntu Live, Hiren’s Boot CD, …)
  • CD avviabili dei vari sistemi operativi (XP, Win 7, Win Vista, …)
  • Software avviabile da pennetta USB per fare un minimo di diagnostica o intervento (TreeSize, robocopy, un browser Internet, un antivirus, uno scanner di rete, un distruttore di malware…)
  • Carta e penna
  • Una torcia elettrica
  • Una chiavetta USB sacrificabile (= formattabile, ripartizionabile, …)
  • Qualche CD/DVD vuoto
  • Un CD e un DVD riscrivibili

Se ci si sposta in realtà più ampie ci sono alcuni oggetti da aggiungere

  • Cavo seriale tipo CISCO
  • Adattatore da seriale ad USB (testatelo prima!)
  • Giacchetta pesante se prevedete di stare in sala server per più di mezz’ora
  • Cavi e cavetti di ogni genere. Il cliente non avrà mai l’unico cavo che serve

Gli extra, che potrebbero sempre tornare utili

  • Fascette non troppo grandi
  • Cacciavite multipunta
  • Punte per cacciavite di tipo torx
  • Guanti di lattice o di vinile per ambienti molto sporchi
  • Se avete uno smartphone, un SW per analizzare le reti WiFi intorno a voi

Se credete di dover tornare in futuro dal cliente salvatevi TUTTE le password che incontrate lungo il vostro intervento. Lui le avrà dimenticate e voi sarete pronti ad essergli nuovamente di aiuto.

Il tutto deve stare in uno zaino/borsa facile da trasportare (pesa!) e con tutto il materiale necessario facile da raggiungere. Presentarsi bene attrezzati è professionale e fa un’ottima impressione. Farsi trovare senza il pezzo necessario fa clalare tantissimo la stima che il cliente ripone in voi.

Per il resto, dovete avere ben chiare le idee su cosa fare, ma non vi posso dire come, ogni PC e ogni cliente hanno loro problemi, sempre diversi. Questi sono gli strumenti, sul come usarli io non mi prendo nessuna responsabilità, che sia chiaro. I link indicati per gli oggetti da acquistare non sono relativi agli strumenti che uso io, ma sono solo a scopo illustrativo sul tipo di oggetto da cercare.

set 022012
 

Un solo esempio di quello che si deve fare per un acquisto di 230€ (rinnovo di un servizio di Hosting per 5 anni) in una Pubblica Amministrazione:

  1. Fai l’ordine sul sito del fornitore
  2. NON puoi pagare, perché non c’è una fattura. Il fornitore emette fattura dopo il pagamento
  3. Apri il ticket per chiedere come fare e ti dicono che devi fare una lettera dove ti impegni a pagare all’arrivo delle fatture
  4. Chiedi al Commissario dell’Ente di fare la lettera con l’impegnativa di pagamento citando tutti i riferimenti
  5. Il Commissario ti dice “scrivila tu, per favore”
  6. Scrivi la lettera con l’impegnativa di pagamento
  7. Il Commissario la corregge
  8. Servono altri due preventivi
  9. Cerchi due preventivi di altri hosting provider (per fortuna sono maggiori, se no saresti obbligato a cambiare provider, con tutto il lavoro che ne comporta)
  10. Ancora non va bene, devi controllare se sul sito delle convenzioni per gli Enti Statali non c’è un servizio simile ad un prezzo minore. Per fortuna il più economico costa €160 al mese contro €250 per tre anni (capito come gli Enti Statali risparmiano?)
  11. Adesso è necessario fare l’ordinanza per poi fare l’ordine al fornitore (no, quello fatto su Internet non è contemplato come valido)
  12. Viene generato il codice CIG, che deve essere comunicato al fornitore, perché lo dovrà mettere in fattura
  13. Si manda il fax al fornitore e contestualmente gli si chiede (= pregarlo in ginocchio) di inserire il codice CIG nelle sue fatture
  14. Arrivano le fatture
  15. Si inviano in contabilità dell’Ente Pubblico
  16. Prima del pagamento qualcuno chiama per avere la conferma del pagamento (no, non conta che le le hai inviate tu, te lo chiederanno lo stesso)
  17. Poi ti chiamano di nuovo, perché non sanno a cosa si riferiscono queste fatture. “Hosting” è una parola troppo difficile
  18. Verrà effettuato il pagamento
  19. Al fornitore arriverà il pagamento decurtato di circa 5€, perché l’Ente Pubblico non ha un normale Conto Corrente, ma ha la Tesoreria, servizio bancario che addebita al destinatario del bonifico le spese, pari a circa 5€
  20. Fine

Un privato cittadino

  1. Apre il sito del provider
  2. Fa l’ordine
  3. Paga con carta di credito
  4. Servizio rinnovato. Fine

Solo io vedo il dramma? Questa procedura si deve fare per gli ordini di cancelleria come per le spese da 70 mila Euro…

Per tutto il lavoro sono servite 5 persone (responsabile sito web, segreteria del Commissario, Commissario, Incaricato Ordinanze, Incaricato Protocollo), 12 mail, 2 ticket al fornitore. Adesso iniziate a pensare quante Pubbliche Amministrazioni ci sono in Italia, quante persone sono stipendiate per questo giro e quanto tempo viene perso.

Affonderemo, ma proprio giù giù…

ago 112012
 

Oggi parliamo di Apple e del suo sistema operativo. Ho aggiornato Mac OS all’ultima versione e poi ho scoperto, grazie ad alcuni amici su Twitter che c’è una roba incredibile e devastante nella funzionalità del “Salva con nome”.

La procedura standard è questa:

  • Apro il file “primo.txt” dentro il quale c’è scritto PIPPO
  • Modifico il contenuto del file in PAPERINO
  • Faccio Salva con nome e salvo il nuovo file “secondo.txt”

A questo punto ho il file “primo.txt” con all’interno PIPPO e il file “secondo.txt” con all’interno PAPERINO

Ma Apple non è “standard”, quindi il risultato di questa operazione è che nel file “primo.txt” il contenuto è PAPERINO e nel file “secondo.txt” il contenuto è PAPERINO.

Nessuno nota la differenza e il dramma?

Sarà per questo motivo che la funzione Salva con nome non è immediata da raggiungere?