mag 112013
 

Oggi ho letto questo articolo su La Stampa, nel testo ho trovato (cito testualmente):

” [...] Così, si sono rivolti ai colleghi del Nucleo Investigativo, specializzati in indagini tecniche. Sono stati loro a entrare nella memoria dello «smartphone» per risalire al numero. I dati erano memorizzati in tedesco, ma gli agenti sono riusciti comunque a risalire ad alcuni amici del derubato [...]“

Visto che ho quel telefono (iPhone 4S) mi sono posto alcune domande.

Primo: se il telefono non era protetto da un PIN l’articolo non ha senso, gli “specialisti” sono riusciti a sbloccare il telefono con uno slide verso destra e poi hanno trovato l’icona dei contatti. Direi che avrebbe potuto farlo anche un bambino di 10 anni che sappia usare un qualunque dispositivo tecnologico.

Secondo: se il telefono era bloccato da un PIN e loro, non sapendolo, sono riusciti ad accedere ai contatti, la cosa è preoccupante. A che serve un PIN se in pochi minuti si riesce a bypassare per raggiungere la funzionalità del telefono?

Forse non tutti i lettori del giornale lavorano con bit e byte e non ne hanno una gran dimestichezza, però sarebbe stato sicuramente più interessante sapere che metodo hanno utilizzato per poter accedere al telefono.

PS: nell’articolo la foto è di in iPhone 5, mentre nella didascalia è indicato come se fosse un 4S. Forse tutto questo post è inutile perché il giornalista ha scritto delle parole a caso…

mar 132013
 

A novembre un warning avvisa che su un MacBookPro lo spazio disco si è esaurito. Si deve fare in fretta, per poter continuare a lavorare, e quindi si cerca un HD nuovo da 1TB su Amazon, notoriamente con prezzi molto bassi rispetto ai negozi “reali”.

Il 28/11/2012, alla ragionevole cifra di 90€, ordino un HD presso un rivenditore del marketplace, in 4gg il pezzo è a casa. Tempo di sostituirlo e parte la reinstallazione del sistema operativo, Apple dice che verrà installato in 25 minuti, ma l’operazione termina dopo abbondanti 4 ore. Pensiamo “vabbè, solita stima del tempo sballata, capita anche a Microsoft”.

Il portatile però ha qualcosa che non va: il restore dei dati è davvero lungo, sembra molto lento e i blocchi completi del portatile si susseguono con frequenza sempre maggiore. Preoccupati avviamo un backup completo della macchina con Time Machine. Blocco totale con riavvio necessario tramite pulsante di accensione. Il portatile diventa inutilizzabile.

Sarà il nuovo sistema operativo che fa casini su una macchina un po’ vecchiotta o sarà il disco? E’ talmente tutto piantato che decidiamo di rimettere il disco vecchio. le prestazioni tornano ad essere come quelle di prima, ma resta il problema dello spazio. Con SuperDuper faccio l’immagine del sistema operativo vecchio sul disco nuovo e metto nel Mac quest’ultimo. Vecchio sistema operativo, stessi blocchi del disco nuovo. E’ indubbiamente colpa del disco, provando ad attaccarlo ad un adattatore USB le prestazioni non vanno più in là di 2MBps, contro i 25-35MBps dei dischi che funzionano normalmente. Amazon nella sostituzione dei prodotti è eccellente, poco tempo e avremo il nuovo disco.

E invece no.

Perché l’acquisto è fatto da un rivenditore del marketplace di Amazon e la questione è diversa. Apro il reclamo il 20/01/2013, riassumendo, dopo oltre 40 mail, 5 chat con il supporto Amazon, svariate “parole poco felici” il disco sostituito arriva il 10/03/2013, quasi 50gg dopo la prima segnalazione. Nel frattemtno abbiamo dovuto comprare un altro disco in un negozio, per poter risolvere la questione del disco pieno. Spezzo anche una lancia in favore di Apple, dice che ci vanno 25 minuti per installare il sistema operativo e in effetti la stima è corretta.

Alcune note di colore.

  • Il rivenditore è tedesco, per policy di Amazon deve rispondere in italiano, ma se scrivo in italiano risponde in tedesco e se scrivo in inglese risponde in inglese
  • In una delle sessioni chat con il servizio clienti Amazon mi hanno detto di aprire la richiesta di rimborso che mi è stata negata il giorno dopo
  • Ad ogni mia mail il rivenditore ha risposto con due mail, presumibilmente scritte da due persone diverse, che spesso si negano tra di loro
  • Per spedire il disco guasto ho dovuto pagare io le spese di spedizione
  • Il produttore del disco (WD) mi ha rifiutato l’intervento in garanzina, in quanto il rivenditore è classificato come produttore OEM e ci si deve rivolgere solo a lui
  • Il modulo per il reso in garanzia mi è stato fornito solo in tedesco
  • Quando mi hanno spedito il disc,o il tracking della spedizione era con la data sbagliata, non era quindi ricercabile sul sito delle poste tedesche e mi hanno dettoc he avrebbero controllato, l’ho scoperto io per caso
  • Amazon, a parte le chattate con il servizio clienti, se n’è bellamente lavato le mani, limitandosi a scrivere in italiano al fornitore una semplice mail che avrei potuto scrivere anche io.

Tutto questo per porre la vostra attenzione su un dettaglio: se comprate da Amazon assicuratevi che spedisca Amazon e che non sia di uno dei suoi rivenditori, in quest’ultimo caso leggete bene le condizioni di vendita e reso, sono diverse da quelle di Amazon e sono diverse tra rivenditore e rivenditore

Ringrazio Valentina (@valefatina) per la pazienza dimostrata mentre le smontavo il PC e tutte le volte che si è bloccato, Franco (@dokfranco) per la dritta su SuperDuper, Robert (@roberthodapp) per il supporto tecnico.

dic 192012
 

Azienda con 200 persone, molte delle quali usano il PC per lavorare collegandosi ad un server dove è installato il gestionale. Se il server si ferma, possono tutti giocare al solitario, anche se è stato rimosso da tutti i PC.

Questo server, fondamentale per l’azienda ha indirizzo IP 192.168.1.1. Nessun problema, all’interno di una rete un IP vale l’altro. E invece no.

Il server smette di funzionare, ma risponde correttamente al PING. Come se tutte le connessioni fossero chiuse, nessuno lo raggiunge più. Vabbè, lo riavvii. Niente. non riesci a collegarti neanche per la gestione. Ti alambicchi il cervello e poi decidi di avviare il network scanner per capire quali porte sono rimaste chiuse sul server. Fai la scansione e ti accorgi che il nome del server “PRODUZIONE” è diventato “ALICEMODEM”.

ALICEMODEM. ALICEMODEM!!!! (parolacce a piacere a profusione)

Apri l’interfaccia web e in effetti un fantastico modem di Alice ti chiede la password di accesso. Scrivi “admin” ed entri.

Per i non avvezzi alle questioni di rete faccio una piccola spiegazione. In una rete gli indirizzi IP devono essere univoci, non è ammesso un indirizzo IP duplicato, se no i pacchetti di dati non sanno dove andare. Immaginate se vi dicessero di andare in via Roma 15 e il navigatore vi chiedesse “in via roma 15 o in via roma 15?” non sapreste dove andare. Altra nozione tecnica: solitamente i router che di mettono a casa per la connessione ad internet hanno indirizzo IP assegnato pari a 192.168.1.1. Avete fatto 1+1?

Ecco questo è il problema. Ma non il solo. Perché un normale router ha anche una funzione che si chiama “DHCP server“; quando un PC viene acceso lui si presenta in rete e chiede “che indirizzo devo utilizzare?” il DHCP server gli risponde “Usa questo indirizzo: 192.168.1.x” e il PC lo usa. Ma se i DHCP server in rete son due, chi assegnerà l’indirizzo? Il primo che capita. Quindi indirizzi duplicati in giro per tutta la rete.

Dove eravamo rimasti? Ah, sì, entrato con la password “admin”. Fatto accesso alle impostazioni di rete, cambiato l’indirizzo IP in uno completamente diverso tipo 192.168.252.15 e disabilitato il DHCP. Salvate le impostazioni e magicamente il server “PRODUZIONE” ha ripreso a funzionare.

L’idea di dare al server più importante dell’azienda l’indirizzo 192.168.1.1 non è stata proprio furba, ma se becco chi si è portato il proprio router di casa in azienda attaccandolo alla rete gli vorrei tanto riservare uno speciale trattamento.

 

nov 062012
 

Ho fatto il passaggio. Questo è un articolo, il più oggettivo possibile, di confronto tra i due sistemi. Mi asterrò da ogni commento sulla consueta guerra Apple vs quellochevolete.

Prima: Samsung Galaxy S con Android versione 2.4 e poi aggiornato a 4.0 (dopo aver fatto l’operazione di “root” del telefono)
Dopo: iPhone 4S con iOS versione 6

Partiamo da quello che mi manca.

Non ci sono i widget, questa è la cosa che patisco di più. Non posso abilitare o disabilitare alcune funzioni direttamnte dalla pagina pinrcipale, ma devo obbligatoriamente entrare nelle impostazioni. Oppure avere il colpo d’occhio sul calendario. Alla fine è pigrizia, perché con 2-3 tap in più si raggiunge ogni cosa, ma lo trovo un po’ scomodo. Perché non mettere i bottoncini nell’area di notifica come fatto per il calendario?

Forse è un po’ una fesseria, ma lo sfondo che scorre insieme alle pagine delle applicazioni era davvero bellino

Google talk e generalmente tutta l’integrazione con i servizi Google (contatti, ccalendario, mail, …), a cui sono molto legato (= ho tutto lì). questo si sente moltissimo

La libertà di modificare la quantità di icone sul display (solo con Android 4.0). Ero disposto ad averle un po’ più piccole, ma averne 5×5 e non 4×4 (nove icone in più sono davvero tante)

Il play store, essendo su web, è molto più comodo. Prendi l’app navigando su un bel monitor ampio e il sistema la installa automaticamente sul telefono

L’app che salva in automatico SMS e cronologia chiamate su gMail

Personalizzazione in ogni singolo dettaglio, molto più di iPhone.

La tastiera. Su Android ho comprato la Swift che analizza e corregge in tempo reale tutte le parole, quella di iPhone non è minimamente paragonabile. Credevo fosse bella come quella di ipad, e invece…

Adesso le cose che mi piacciono un sacco

Il telefono è veloce e reattivo, in ogni situazione (non è l’ultimo arrivato, ma va un gran bene)

La batteria! Staccare il telefono dal carica batterie alle 7, andare in ufficio, lasciarlo su tavolo, usarlo un po’ a pranzo, lasciare tutte le notifiche attive (mail, messenger, whatsapp, …) e arrivare alle 19 a casa con il 60% disponibile. Per me era un sogno. Con l’altro telefono, stesso utilizzo, alle 12.30 la batteria era, nei casi fortunati, al 20%.

La fotocamera è velocissima, schiacci il bottone e lei scatta, niente attese fastidiose. Per quanto riguarda la qualità, mi astengo, visto l’uso che ne faccio. Per le foto vere uso la reflex.

L’antenna GPS è velocissima a prendere il segnale, nessuna esitazione.

Parliamo della connessione in macchina con il sistema Blue&me di FIAT. Ho comprato anni fa l’adattatore specifico per l’iPod, l’ho attaccato all’iPhone e ho connesso l’iPhone anche al bluetooth. Il telefono è come se entrasse a far parte dell’auto. Chiamate vocali alla perfezione, Siri si interfaccia con il bluetooth: parlo e sento dagli altoparlati dell’auto. Il telefono si carica e posso sentire musica e podcast. Insomma l’auto diventa davvero multimediale e fa la mia felicità

C’è finalmente un client decente per Twitter. Diciamo che l’acquisto del telefono è giustificato per il solo fatto di poter usare TweetBot (ok, è esagerato, ma per Android non ci sono client a quel livello)

Siri è di una comodità pazzesca. Raramente sbaglia ad interpretare le richieste e si può chiedere di tutto (anche “teletrasportami”). Però devo ammettere che ancora non ho provato Google Now!

Esce un update e lo puoi installare. Subito. Su Android o hai il Nexus oppure puoi aspettare “l’infinito ed oltre” (cit.) prima di averlo, per mettere la nuova versione sul mio telefono ho dovuto prendere i diritti di root ed installare una mod. L’aggiornamento del sistema fa sì che il telefono invecchi molto più lentamente.

iCloud funziona. Funziona molto bene, su iPad, iPhone, Mac e web. Non fa cose complicatisime, ma sincronizza quello che deve

Appurato che sono molto contento del telefono, questi sono alcuni difetti che ho riscontrato nell’uso comune.

Apple, Steve, Tim! Fate qualcosa!! I cavi da 80cm per ricaricare il telefono sono sempre troppo corti!
Il pulsante dello standby è comodo, ma tutte le volte che infilo il telefono in tasca lo schiaccio
Con il bumper installato, il bottoncino per il muto è da cercare con uno stuzzicadenti, per me che mi mangio le unghie. E, porcazozza, manca l’icona sulla barra in alto quando è attiva la modalità silenziosa.

per quanto riguarda l’impossibilità di espandere la memoria, al momento non vedo alcun problema. Ho tutte le applicazioni che mi servono, un po’ di musica e un po’ di podcast. Su 16GB nel ho liberi ancora quasi 9

Sono contento dell’acquisto, ma forse lo avevo già detto.

E il prossimo? magari, tra qualche anno, sarà un Windows Phone

ott 262012
 

Parliamo di materiale digitale ovviamente. la cosa mi sembra alquanto grave ed è bene sottolineare come si sta muovendo il mercato.

Nell’era pre-iTunes/amazon/etc se volevo compare musica, mi recavo in negozio, sceglievo il CD, pagavo e me lo portavo a casa. E’ mio! Che ci faccio se è mio? Lo ascolto milioni di volte, su qualunque dispositivo, anche lo stereo di un amico, lo posso prestare e in ogni caso, fino a quando non lo getterò via, il CD resterà nella mia collezione.

Adesso è più facile, basta aprire il programma, dare il numero di carta di credito e scegliere il CD (che non è più un CD) da scaricare. Pago, in pochi minuti lo scarico ed è mio! E invece… no. La “sottile differenza” è che non è mio, ma il venditore me ne concede l’uso in licenza, come se me lo noleggiasse a tempo indeterminato. ma se lo voglio prestare ad un amico non posso, non posso ascoltarlo in un dispositivo non registrato a nome mio e non potrò tenerlo per sempre nel mio scaffale digitale. perché se il venditore lo desidera, me ne può togliere il diritto d’uso ed io non lo avrò più. Senza avere i soldi indietro, ovviamente.

La stessa cosa vale per i libri, come venuto alla ribalta con il recente caso di Amazon che ha cancellato un account senza addurre motivazioni e, di fatto, cancellando tutti i libri comprati senza restituire i soldi spesi. Il caso in questione è fumoso e non chiarissimo, ma il concetto basilare è il seguente: Mi paghi, ti concedo di leggere il libro e, a mio insindacabile giudizio, posso toglierti il libro senza rimborso. E tu non potrai farci nulla.

E’ come dare le chiavi di casa al libraio, in modo che lui possa venire in qualsiasi momento in casa tua a riprendersi il libro. Paura?

Come fare per evitare tutto questo?

  1. Non compare più nulla di digitale e tornare al vecchio stile
  2. Comprare in digitale e togliere il DRM, che è il sistema che permette al venditore di riprendersi un file che ti ha ceduto in licenza.

Il secondo punto non è legale, che sia chiaro. Ma permette di mettersi al riparo dalla “restituzione forzata”

set 212012
 

Questo post mi gira per la testa da un po’ di tempo, ed è dedicato a tutti coloro che ogni tanto si trovano a dover mettere le mani sul PC di qualche amico/parente/cliente e puntualmente pensano “porcamiseria, mi sarebbe servito <oggetto> e l’ho lasciato a casa!”. Tra “tutti coloro” mi ci trovo anche io, ovviamente.

Partiamo dalle basi, il necessario per un normale PC casalingo

  • Assicurarsi che ci sia un secondo PC, perfettamente funzionante, con accesso ad Internet. Può essere un altro PC a casa della persona o il proprio portatile con la possibilità di connettersi alla rete o con una chiavetta 3G/4G o la tecnologia del momento. Il secondo PC deve essere dotato di un buon antivirus aggiornato con scansione in tempo reale attiva
  • Sembrerà strano, ma una presa multipla o una ciabatta potrebbero rivelarsi molto utili. Con gli adattatori per essere usate nelle prese Italiane da 10A, 16A o le tedesche
  • Un disco USB “sacrificabile”, nel senso che potrebbero finirci sopra una serie di dati comprensivi di virus. Più è grande, meglio è
  • Qualche cavo di rete
  • Un piccolo switch ethernet, per aggiungere qualche porta extra alla rete del cliente (per usarlo ricordate che il conto dei cavi di rete è sempre uno per lo switch e uno per ogni dispositivo da connettere)
  • Un cacciavite a stella medio
  • Un po’ di scottex, non immaginate la polvere che ci può essere dentro un PC
  • Un adattatore da IDE-SATA ad USB. Indispensabile
  • Tools avviabili da CD o chiavetta USB per poter accedere al sistema senza avviare il suo sistema operativo o per diagnostica (Linux DSL, Ubuntu Live, Hiren’s Boot CD, …)
  • CD avviabili dei vari sistemi operativi (XP, Win 7, Win Vista, …)
  • Software avviabile da pennetta USB per fare un minimo di diagnostica o intervento (TreeSize, robocopy, un browser Internet, un antivirus, uno scanner di rete, un distruttore di malware…)
  • Carta e penna
  • Una torcia elettrica
  • Una chiavetta USB sacrificabile (= formattabile, ripartizionabile, …)
  • Qualche CD/DVD vuoto
  • Un CD e un DVD riscrivibili

Se ci si sposta in realtà più ampie ci sono alcuni oggetti da aggiungere

  • Cavo seriale tipo CISCO
  • Adattatore da seriale ad USB (testatelo prima!)
  • Giacchetta pesante se prevedete di stare in sala server per più di mezz’ora
  • Cavi e cavetti di ogni genere. Il cliente non avrà mai l’unico cavo che serve

Gli extra, che potrebbero sempre tornare utili

  • Fascette non troppo grandi
  • Cacciavite multipunta
  • Punte per cacciavite di tipo torx
  • Guanti di lattice o di vinile per ambienti molto sporchi
  • Se avete uno smartphone, un SW per analizzare le reti WiFi intorno a voi

Se credete di dover tornare in futuro dal cliente salvatevi TUTTE le password che incontrate lungo il vostro intervento. Lui le avrà dimenticate e voi sarete pronti ad essergli nuovamente di aiuto.

Il tutto deve stare in uno zaino/borsa facile da trasportare (pesa!) e con tutto il materiale necessario facile da raggiungere. Presentarsi bene attrezzati è professionale e fa un’ottima impressione. Farsi trovare senza il pezzo necessario fa clalare tantissimo la stima che il cliente ripone in voi.

Per il resto, dovete avere ben chiare le idee su cosa fare, ma non vi posso dire come, ogni PC e ogni cliente hanno loro problemi, sempre diversi. Questi sono gli strumenti, sul come usarli io non mi prendo nessuna responsabilità, che sia chiaro. I link indicati per gli oggetti da acquistare non sono relativi agli strumenti che uso io, ma sono solo a scopo illustrativo sul tipo di oggetto da cercare.

ago 112012
 

Oggi parliamo di Apple e del suo sistema operativo. Ho aggiornato Mac OS all’ultima versione e poi ho scoperto, grazie ad alcuni amici su Twitter che c’è una roba incredibile e devastante nella funzionalità del “Salva con nome”.

La procedura standard è questa:

  • Apro il file “primo.txt” dentro il quale c’è scritto PIPPO
  • Modifico il contenuto del file in PAPERINO
  • Faccio Salva con nome e salvo il nuovo file “secondo.txt”

A questo punto ho il file “primo.txt” con all’interno PIPPO e il file “secondo.txt” con all’interno PAPERINO

Ma Apple non è “standard”, quindi il risultato di questa operazione è che nel file “primo.txt” il contenuto è PAPERINO e nel file “secondo.txt” il contenuto è PAPERINO.

Nessuno nota la differenza e il dramma?

Sarà per questo motivo che la funzione Salva con nome non è immediata da raggiungere?

ago 072012
 

Sento e leggo sempre più spesso di persone disperate perchè hanno perso i propri dati dai PC che normalmente utilizzano. Foto, documenti, musica, tesi di laurea… La perdita di dati è qualcosa che fa sempre male e alla quale normalmente nessuno è preparato, ci si prepara solo dopo averli persi.

Partiamo dal conetto basilare: il dato digitale non è un dato persistente, rispetto all’oggetto fisico (disco musicale, foto stampata, documento scritto su carta,…) ha moltissime possibilità in più che ne determinano la perdita. Un piccolo elenco (un po’ di sano terrorismo, sì):

  • Perdita del supporto (le chiavette usb sono facilissime da perdere, la mia è attaccata alle chiavi della macchina, se la perdo almeno ho altre preoccupazioni)
  • Furto del supporto (un portatile, un tablet o un cellulare sono molto ambiti)
  • Danneggiamento proprio del supporto (semplicemente si rompe)
  • Danneggiamento esterno del supporto (acqua sul portatile, cadute,…)
  • Perdita logica (cancellato per errore o sovrascritto con una versione sbagliata per errore)

Adesso che vi ho messo un po’ di paura vediamo dove si può memorizzare il dato e come se ne può fare copia in modo sicuro e strutturato. Strutturato. Perché avere 6 versioni diverse della propria tesi di laurea, senza sapere qual è l’ultima è peggio che non averne nessuna.

I vari sistemi operativi hanno già delle funzionalità che permettono il salvataggio dei dati, in questi casi non è necessario capire nel profondo come funzionano, ma solo decidere se fidarsi o no. Ebbene sì, il backup è un fatto di fiducia (e di test di ripristino ogni tanto).

Indipendentemente dal sistema utilizzato, queste sono le dritte che mi sento di consigliarvi e che nel mio caso funzionano molto bene da anni.

Materiale necessario:

  • Sapere di quanti dati si sta parlando e soprattuto dove sono
  • Due dischi USB di adeguata capacità (anche le chiavette USB vanno bene, a patto che ci stia tutta la vostra roba)
  • Un account di un servizio di cloud storage (dropbox, gDrive, Sky Drive, …)

Come fare i backup:

  • Tutti i giorni o almeno una volta a settimana: salvataggio di tutti i dati sul primo dei dischi USB, sovrascrivendo i vecchi backup
  • Tutti i giorni, per i dati più importanti: una copia sulla cartella del servizio di cloud storage (se non vi fidate della sicurezza, usate un sistema di crittografia dei dati che caricherete sul server)
  • Almeno una volta al mese: salvataggio di tutti i dati sul secondo disco USB, sovrascrivendo i vecchi backup. Questo disco USB va portato in un luogo fisicamente diverso da quello dove normalmente usate il PC. In ufficio, dalla zia omda qualunque altra parte, basta che nessuno ci possa accedere quando voi non ci siete.

Altro punto per aumentare al sicurezza: cambiate i dischi USB ogni 3 anni (comunque andrannomad essere sempre più pieni di cose)

Altra cosa, che NON è backup, sono le versioni dei singoli file, per poter tornare indietro nel caso in cui si salvi erroneamente un file. Per questa funzionalità le Windows Shadow Copies (Win 7 pro o ultimate) e Time Machine (Mac OS) sono eccezionali

Spero almeno di avervi messo la pulce nell’orecchio…

lug 012012
 

Questa è una necessità di chi gestisce più siti web e vuole periodicamente farne il download completo da tenere sul proprio PC. La soluzione facile è quella di scaricare Filezilla client, configurare la connessione e trascinare l’intero sito web sul proprio PC. Ma quando lo si deve/vuole fare ad intervalli regolari e per più di un sito web alla volta, questo può diventare noioso.

Ed ecco che arriva in nostro soccorso Wget, che fa esattamente quello che a noi serve da riga do comando, così da poter creare un bel file batch da lanciare (o schedulare) tutte le volte che vogliamo eseguire un download completo di un sito. Ovviamente dobbiamo disporre delle credenziali per l’accesso FTP, non lo si può fare per scaricare chessò, l’intero sito de La Stampa.

Scaricate (per Windows, o per il vostro sistema operativo) ed installate il programmino, è gratis ed open Source.

Ed ecco il comando da lanciare (il percorso è riferito ad un Windows 64bit):

"c:\program files (x86)\gnuwin32\bin\wget.exe" --ftp-user=[utente ftp] --ftp-password=[password ftp] -m ftp://[nome server ftp]/[cartella completa di cui fare il download]/* -X "/[cartella da escludere]/, /[cartella da escludere]/" -nv -o "[percorso e nome file di log]"

Qualche indicazione

[utente ftp] –> Utente fornito dal servizio di hosting per accedere all’area FTP
[password ftp] –> Password associata all’utente di cui sopra
[nome server ftp] –> Nome del server al quale collegarsi, di solito fornito dal provider, normalmente è “ftp.nomedominio.com”
[cartella completa di cui fare il download] –> cartella radice da cui parte il download. Ad esempio per aruba è  ”www.nomedominio.estensione”, per alri servizi potrebbe essere “public_html”
[cartella da escludere] –> cartella della quale non si vuole che venga eseguito il download, percorso completo a partire dalla radice del dominio, ad esempio per Aruba “www.nomedominio.estensione/nonlasalvo”
[percorso e nome file di log] –> file locale nel quale verrà salvato il log del download, ad esempio “C:\log.txt”

A seconda di dove lanciate il comando verrà fatta in quella specifica locazione una cartella “ftp.nomesito.estensione” con tutto il download all’interno

Nella documentazione di Wget ci sono ovviamente altre milioni di opzioni ed impostazioni, è interessante, molto

giu 132012
 

Post tecnico e forse noioso, ma utile (almeno per me) se Google non dà i risultati sperati :)

Potrebbe capitare di avere la necessità di sapere qual è l’indirizzo IP della persona che si è connessa alla vostra sessione TeamViewer per i più disparati motivi, Io ci ho speso una giornata buona per capirlo (anche con l’aiuto del pubblico), qui la soluzione.

Andate a cercare il file di log TeamViewer7_Logfile.log nella cartella %programfiles%\TeamViewer\Version7

Adesso apritelo e cercate questa coppia di righe

CT32 CT.Receive.CMD_UDPPING From=AAAAAAAAA To=BBBBBBBBB L=80
CT32 GWT.CmdUDPPing.PunchReceived, a=DDD.DDD.DDD.DDD, p=12345

Nella riga c’è anche data e ora della connessione.

Avete trovato le seguenti informazioni:

  • AAAAAAAAA => Identificativo TeamViewer di chi si collega
  • BBBBBBBBB => Identificativo TeamViewer di chi fa da server (il vostro)
  • DDD.DDD.DDD.DDD => indirizzo IP pubblico di chi si sta connettendo

Ovviamente questo non è una prova per dire a qualcuno “sei stato tu!!”, ma può essere un buon punto di partenza per capire da dove proviene la connessione e poterlo usare in caso di necessità, associato a data ed ora. I provider hanno un log di tutti gli IP assegnati quando e a chi.

 

giu 032012
 

La storia del materiale digitale (musica, film, videogiochi, libri, …) è sempre stata la stessa:

  1. Niente digitale: tutti tranquilli
  2. Evoluzione verso il digitale
  3. Cavoli, si potrebbe copiare!
  4. Proteggiamo da copia, con la cattiveria massima
  5. Chi compra: casini inenarrabili con la protezione. Chi sprotegge: fa come prima e vive tranquillo
  6. Nuova protezione
  7. Torna al punto 5

Quindi la domanda che ci si pone è: ma davvero devo proteggere il materiale digitale con sistemi complessissimi perché così la gente non può più copiarla?

La risposta è che la gente, dopo un po’, si scoccia di dover fare battaglie con i sistemi di protezione per un prodotto comprato con i propri soldi, quando con un po’ di sbattimento, e gratis, diventa tutto più facile. Posso fare alcuni esempi vissuti sulla mia pelle negli anni:

  • Comprato un videogioco per Natale: passate 2h per cercare la sprotezione per farlo funzionare su un PC  con vecchio lettore CD-ROM
  • Comparto un CD audio, poi scaricato da Internet per poterlo ascoltare in auto.

Poi, ogni tanto, alcuni “illuminati” si accorgono della cosa, tolgono il DRM e si accorgono che, magicamente, vendono persino di più. Un esempio: iTunes. Niente canzoni protette da DRM, solo il nome di chi ha comprato nei dati del file audio. Funziona tutto alla grande e le vendite non sono calate.

E nel periodo dove alcuni giochi, se non sei connesso ad Internet, non si avviano neanche, c’è qualcuno si muove controcorrente.

Cinque videogiochi Indie. Nessuna protezione con DRM. Download anche da Torrent. Colonna sonora in MP3 o in formato “loseless” senza perdita di qualità. Prezzo ad offerta libera, da 0,01$ in su. Disponibile per Windows, Linux e Mac, potete scaricarli anche in tutte le versioni. Chiavi di attivazione per giocare in Steam. Ecco, loro in 24 ore hanno venduto per duemilionididollari. 2 milioni. 2.000.000,00

Fare un buon prodotto e renderlo appetibile e utilizzabile in modo facile fa sì che la gente lo compri. E non lo passi ad altri, anche se la copia non è protetta (no, non vi passo il link torrent)

Questo è Humble Indie Bundle. Ecco, adesso andate e compratevi i videogiochi al prezzo che ritenete più giusto :) Che ci fate ancora qui?

giu 012012
 

Forse questo post è un po’ troppo tecnico, ma è più che altro un promemoria per me e per chi si imbatterà in questo problema

Problema

E’ necessario fare il restore di una casella di posta di Exchange su un file PST, salvata tramite IBM Tivoli Storage Manager con TDP for Exchange. Il restore procede correttamente e il file PST cresce fino ad arrivare a 2GB, poi non cresce più. Al termine del restore sono presenti 2 errori: ACN0151E e ACN5935W.

Soluzione

Il restore della mail su file PST con il TDP for Exchange ha un limite: il PST non può essere più grande di 2GB (vecchia struttura del PST, formato Outlook 2000), quindi l’unico modo per fare il restore è farlo direttamente sul server Exchange, magari su una casella di posta diversa da quella di origine, giusto per non incasinare le cose.

La casella di posta di destinazione deve però già essere sul server e deve essere stata sottoposta a backup almeno una volta. Crearla nuova per restorare direttamente su di essa non funzionerà.

apr 212012
 

Il nettop Asus eeebox PC è un ottimo piccolo PC da usare per compiti poco gravosi, dove contano le dimansioni piccole, il bassissimo rumore e il bassissimo consumo. Solo che questo nettop viene solitamente venduto con 1GB di RAM, un po’ poco per qualunque tipo di applicazione ormai. Ne ho espansi quindici, portandoli a 2GB. Visto che per fare il primo ho dovuto “inventare” un po’ come fare. Vi propongo qui una piccola guida fotografica.

Ricordo sempre e comunque, che per qualsiasi danno provocato al PC in questione, la colpa sarà solo vostra e non mia. Se è tutto chiaro potete proseguire

Materiale necessario:

  • Cacciavite a stella piccolo
  • Cacciavite a taglio piccolo
  • Cacciavite grande (o qualunque cosa che vi possa permettere di fare leva)

Continue reading »

apr 162012
 

Nota molto bene: la procedura qui indicata, se eseguita male o se in condizioni diverse da quelle riportate nel post potrebbe portare alla perdita di tutti i vostri dati (e del sistema operativo) del vostro PC. Che sia chiaro, non è colpa mia!

Tutto chiaro del testo qui sopra? Sì? Bene, possiamo cominciare.

Situazione: accendi il PC e al posto di partire Windows si vede una sfilza di geroglifici (=caratteri ASCII a caso) in testo rosso e poi una piccola serie in verde. Il PC fa un “bip” dallo speaker interno. In alternativa compare un messaggio in formato testo, sempre in rosso, che dice che il vostro disco è bloccato e che verrà sbloccato solo dopo il pagamento di 100€.

Vi siete beccati un “ransomware”, in pratica qualcuno ha sequestrato il vostro disco fisso e non ve lo restiutirà dopo aver ricevito il pagamento, così voi pagate e siete sicuri che tutto tornerà come prima.  se se se…

Immagino che tutti voi abbiate un backup di tutti i vostri amati dati, in modo che nel momento del disastro siate pronti a perdre il disco, con la certezza di recuperare tutto ciò che vi serve. No? Ahi…

Fare il backup, giusto così per sicurezza:

  • Da un altro PC, scaricatevi una distribuzione “Live” di Linux, una qualsiasi, ad esempio questa
  • Masterizzate il file ISO su un CD
  • Fate partire il PC sequestrato con questo CD e attaccateci un disco USB abbastanza capiente da contenere tutti i vostri dati
  • Selezionate l’opzione “prova Linux da CD” e non “Installa Linux“, se no avete davvro perso tutto (ma avrete un nuovissimo sistema operativo Open Source sul PC!!)
  • Districandovi un po’ nel nuovo desktop che assomigia a Windows, ma è sensibilmente diverso, andate a carcare tuti i vostri dati sul disco di sistema e copiateli sul disco USB. Di solito salvare la cartella “disco\Document and Settings\[nome_utente]” (per XP) o “disco\Users\[nome_utente]“  (per Vista e Win 7) è un ottimo modo per salvare tutto, a meno che non abbiate messo i file su altri 2, 3 o 4 dischi fissi all’interno del PC. Dovete salvare solo i vostri dati che sono dentro al disco fisso in cui c’è la partizione C:

Spegnere il PC, backup fatto. Prima del recupero una messa in sicurezza:

  • Spegnete il PC e staccate il cavo della corrente
  • Toccate un oggetto metallico con messa a terra, giusto per non avere elettricità statica addosso
  • Aprite il PC e scollegate (cavo dati e cavo di alimentazione) tutti i dischi fissi, tranne quello su cui c’è il sistema operativo. Se avete più di un disco è facile che li abbiate aggiunti voi, quindi dovreste sapere quali sono

Adesso il recupero:

  • Procuratevi un Cd di installazione di Windows 7 (quello di XP, se avete un disco SATA, non riconoscerà tale disco)
  • Riavviate il PC con il DVD di Windows 7
  • Invece di fare “Installa” selezionate la voce “Ripara il mio computer
  • Dalla finestra successiva fare click su “prompt dei comandi” (o una cosa simile)
  • Arrivati al Prompt dare questo comando (attenzione agli spazi, non mettete la cosa tra parentesi, ovviamente
    • bootsect /nt60 c: /mbr (se avete Windows Vista o Windows 7)
    • bootsect /nt56 c: /mbr (se avete Windows XP)

Riavviate. Tutto è tornato a posto e il PC parte di nuovo, con tutti i vostri dati.

Il backup appena fatto tenetelo, che non si sa mai.

Perché non fare il backup appoggiandosi ad un secondo PC con Windows al quale attaccare il disco o con una Windows Live? Perché con la MBR rovinata, questi dischi non saranno visibili a Windows.

Spero di essere stato di aiuto. Se perdete dati o fate qualche pasticcio, tornate a rileggere le prime righe di questo post.

mar 132012
 

Cos’è? Una TV, anzi, una Smart TV. Ha una parte in più, rispetto alla normale televisione, che le permette di collegarsi ad Internet e di avere quindi una serie di servizi extra che i normali canali televisivi non hanno.

37” per 9,5 Kg, spessa 3cm al massimo, direi un concentrato di tecnologia, nel vero senso della parola.

Adesso parliamo di cosa sono riuscito a fare e testare, in effetti il vero obiettivo di questo post, visto che tutte le altre informazioni di targa si possono tranquillamente trovare sul sito Samsung.

Materiale necessario:

  • Connessione ad Internet, possibilmente con un cavo di rete che possa raggiungere la TV e con il WiFi
  • Un HD USB di buone prestazioni e buona capacità
  • Un PC/server/storage di rete, raggiungibile dalla TV, sempre via cavo
  • Un po’ di film da vedere in formato digitale.
  • Uno smartphone o un tablet (se sono un Galaxy S2 o un Galaxy Tab è meglio, ma anche gli altri vanno bene)

Continue reading »

feb 122012
 

La tecnologia corre, si sa. E’ difficile starle dietro e non tutti hanno tempo/voglia/necessità/capacità di aggiornarsi. Ma alcuni dovrebbero, almeno per motivi professionali.

Prendi un aereo, al decollo ti intimano, quasi con le armi, di spegnere tutti i dispositivi elettronici, perché no, neanche la modalità aereo va bene. Qesti potranno essere poi accesi una volta raggiunta l’altezza di crociera. Per un volo nazionale significa poterli usare circa 20 minuti.

Ora definiamo “dispositivi elettronici”. Si dividono in due grandi categorie: quelli che emettono onde elettromagnetiche e queli che semplicemente funzionano.

Telefono cellulare, tablet tra i primi. Orologi, lettori MP3, calcolatrici tra i secondi.

Visto che mi fai spegnere tutto, perché non mi fai togliere la batteria dal mio orologio digitale che fa anche il caffè?

Poi vedi che ho in mano il Kindle e mi dici che lo devo spegnere. Amico del sole, il Kindle non si spegne, ma si manda in stand-by che equivale a sfogliare una pagina e poi non sfogliarne più. Perché ti devi accanire? Poi, dopo attenta riflessione sentenzi “questi li dobbiamo trattare come le calcolatrici”.

A parte che il mio Kindle si è profondamente offeso per essere stato paragonato ad una banale calcolatrice, ti rendi conto di quello che hai detto? No, e non lo capirai.

E io continuerò a non poter leggere in decollo e in atterraggio.

giu 242011
 

Ogni tanto mi chiedo cosa giri nella testa dei direttori delle grandi aziende multinazionali, soldi a parte. Il mondo del lavoro ormai gira solo intorno al concetto “dobbiamo fare più soldi”, ignorando deliberatamente tutto il resto.

E cos’è questo “resto”?

E’ la stabilità psicofisica del lavoratore, compresa una piccola dose di felicità (basta poco, anche solo un grazie quando una cosa è stata fatta bene) durante il lavoro. E’ la tranquillità di non dover rischiare di perdere il posto ogni tre mesi, perché “bisogna essere flessibili” (la flessibilità è un concetto ampio, non solo quello di chinarsi verso il basso). E’ il pensiero che il lavoratore è il mezzo con il quale il proprietario diventa ricco, senza il quale anche lui dovrebbe fare un lavoro flessibile e senza certezze. E’ la professionalità che in una persona dovrebbe essere esaltata e non demonizzata o ignorata; un lavoratore che sa fare bene il proprio mestiere rende molto di più di una persona che ogni 3 mesi cambia completamente mansione.

In questo resto mi ci sono trovato in mezzo.

Lavoro in una azienda multinazionale nel settore ICT, gestisco tutta l’infrastruttura della sede Italiana con alcuni colleghi e vanto più di 10 anni di lavoro nel settore (non è per tirarmela, ma per far capire il livello a cui sono arrivato). Lunedì è arrivato dalle “stanze alte” il nuovo capo del mio capo che ci ha presentato la nuova struttura organizzativa dell’Ente ICT all’interno del gruppo e della nostra sede italiana. Molte parole e molti sorrisi, questo è il succo:

Voi farete parte del supporto utenti, avrete tutti la stessa formazione e sarete in grado di intervenire anche su utenti di altre sedi del mondo.

Bhe, che posso dire a questo punto? Grazie per avermi tagliato le gambe, per aver fermato la mia crescita professionale e per avermi trasformato nel tuo call center aziendale interno, a sentire utenti che si lamentano per cavi di rete staccati o perché Gmail non ha la ricevuta di ritorno. Prendo i 10 anni di attività informatica (rete, server, infrastruttura) e li butto nel cesso. Potevi dirmi che non servo più e assumevi un 18enne appena uscito dalle superiori con 3 neuroni funzionanti ed un account su FB.

Ovviamente quando ho cercato di capre meglio cosa non avrei più fatto, al vedere la mia faccia dopo avermi detto che non ci saranno più server per me,  mi è stato detto “non vogliamo farti fuori, a noi tu servi per far funzionare l’azienda”. Sì, davvero. Ci credo e ne sono assolutamente convinto. L’azienda la farai funzionare, mentre io crescerò professionalmente andando a lavorare da un’altra parte. Da settembre.

mag 022011
 

Sei un grosso fornitore di servizi web e decanti da anni la tecnologia della tua server farm dove molta gente ha riposto fiducia e server. I server contengono di solito dati ai quali si deve sempre avere accesso e vengono riposti da un fornitore con la sicurezza che lì sia tutto controllato.

E’ controllato e monitorato, ma una notte scoppia un incendio (non un principio di incendio, visto che Ansa dice che i VVF ci hanno messo 3 ore) e tutto si spegne. Si è spenta una server farm intera. Nessun sito, nè server sono raggiungibili, neanche il sito istituzionale.

La notizia trapela da Internet, suppongo per un passaparola tra social network. Alle 7 circa tu fornitore apri un account su Twitter dicendo che tutta la server farm si è spenta.

I server si riaccendono a singhiozzo venerdì, sono raggiungibili a tratti tutto il fine settimana e il servizio riprende dopo il fine settimana. Con 14 tweet per l’aggiornamento e niente altro.

Nessun cliente è stato avvisato direttamente (ho svariati siti e svariati tipi di servizi presso di loro: hosting, mail, server virtuali). La home page del sito non è cambiata con la comunicazione del problema e per trovare le informazioni si deve accedere all’area di Assistenza tecnica. Al momento nessuna mail è stata mandata ai clienti, né con le spiegazioni, né con le scuse.

Caro fornitore, così non si fa. Tutti possono avere dei problemi, ma con un evento di questa gravità, la comunicazione non può mancare, soprattutto se fai della connettività il punto forte. Durante il ripristino credo poco che l’ufficio Marketing/PR/Ewbmaster del sito ufficiale fossero lì a ripristinare gli UPS, si sarebbe potuto fare qualcosa in più…

 

 

apr 052011
 

Questa è la domanda che mi sono posto a settembre scorso, mentre pacioccavo con l’iPad all’Apple Store di Grugliasco (TO). Sono uscito poi con la scatola dell’iPad nel sacchetto, un bel po’ di quattrini in meno sul contro e molte aspettative.

Siamo ad aprile e ormai lo uso da più di 6 mesi e posso dire di essere in grado di tirare le conclusioni, per capire se sono soldi ben spesi oppure no.

La risposta è “assolutamente sì”, ma adesso cercherò di spiegare il perché, per coloro che sono interessati a questa “profonda disquisizione”. Ovviamente mi riferisco all’iPad di prima generazione e non all’evoluzione per la quale un sacco di gente completamente pazza ha fatto più di 24 ore di attesa davanti ai negozi.

Io sto facendo il discorso per il tablet specifico, credo che, con alcune lievi differenze, la stessa cosa si più affermare per altri tablet, visto che ne stanno uscendo in quantità industriali.

Continue reading »