Linux. Certe volte no.

Dopo la Maker Faire ho pensato bene di cambiare la distribuzione sul portatile DELL piccolino perché la Lubuntu ha una pessima gestione del monitor esterno e avevo la necessità di gestire in modo furbo una presentazione.

Sono partito con tutte le migliori intenzioni e con molta calma, più o meno come faccio quando ho da configurare un nuovo server.

Ho scaricato Ubuntu Budgie, ho fatto la chiavetta, ho seguito tutta la procedura, cancellando completamente il sistema operativo precedente  e al riavvio il PC mi ha detto “no boot device”.

Sono andato a controllare che le configurazioni di UEFI fossero a posto e per scrupolo, le ho provate tutte:

  • UEFI attivo, Secure Boot attivo
  • UEFI attivo, Secure Boot non attivo
  • Legacy

Non è cambiato nulla.

Bene, allora provo un’altra versione di Ubuntu, scarico la ufficiale con Gnome, metto la chiavetta e non si avvia. Avevo lasciato il boot con il Secure Boot attivo. Ok, lo cambio.

Parte, cancello di nuovo tutto il disco, installo, finisco, riavvio.

No boot device.

Apro la lista dei santi e la tengo a portata di mano.

Dai, avrò sbagliato qualcosa, faccio partire la live e da lì installo, sempre cancellando il disco.

No boot device.

Apro Google, trovo una procedura per ripristinare il settore di boot da una Live, faccio tutta la procedura, il messaggio è positivo, riavvio.

No boot device.

Prendo la lista, parto da Abaco Martire e arrivo a Bacco Martire.

Sclero un po’ su Twitter, alcuni amici mi rispondono consigliando di provare altre distribuzioni. Dai proviamo Arch Linux.

Scarico la ISO, la metto sulla pennetta USB, avvio e scopro che l’installer di Arch è solo da riga di comando. Per me è troppo.

Baino di Thérouanne – Burcardo di Würzburg

In ogni caso a me piace più la Debian, proviamo con quella originale, non la Ubuntu che è sua derivata. Scarico la net-install che è più piccolina e scopro che no, la mia scheda di rete non ha drivers “free”, quindi devo caricare un pacchetto a parte oppure la ISO che comprende anche i drivers non-free. Scarico la ISO totale globale con i drivers non-free. Niente, la scheda di rete non viene installata, mancano i drivers.

Cadfan – Dafrosa di Roma

Dai, provo Fedora. Scarico la ISO, installo, faccio tutta la procedura e magicamente parte, ho un PC con Linux funzionante!

Inizio a installare le cose che normalmente uso (poche, davvero) e mi accorgo che proprio Fedora non è una distribuzione che mi piace, scomoda e per ogni cosa devo andare a cercare procedure strane. E’ figlia di RedHat, che odio, meglio lasciar perdere.

No, voglio avere Debian.

Scarico di nuovo la ISO (man mano che fallivano cancellavo le ISO scaricate) e la metto sulla pennetta USB, avvio l’installazione e ignoro l’errore della scheda di rete, farò dopo. Il setup termina, riavvio.

Pausa, per tenere alta l’ansia di te che leggi.

Il sistema parte.

Parte Debian!

Incredibbol!

Ok, allora adesso è necessario installare i maledetti drivers.

Il sistema vede la scheda WiFi, vado a cercare il pacchetto dei drivers, trovo la pagina e ci metto circa 20 minuti a capire dove sta il link per scaricare il pacchetto, che trasferisco con una USB da un PC al portatile. Lo installo (vi evito il fatto che ne ho trovate 3 versioni prima, da compilare manualmente, che mi hanno fatto andare avanti allegramente nella lista dei santi), riavvio e finalmente la scheda di rete funziona!

Finalmente un sistema dove ho un po’ di manualità, configuro le solite cazzatine, installo Chrome così ho la mia G Suite appresso e poi cerco di installare Telegram.

Scarica, scompatta, copialo in un’altra cartella usando la shell con i diritti di root, fai un link simbolico, aggiungi manualmente al menu il pulsante per avviarlo. Il tutto perché le cose facili mai.

Dai, adesso mettiamo OpenVPN. Solita lista alla mano inizio.

Installarla in modo semplice no perché chiede due dipendenze che non funzionano e non si installano.

Allora scarico i sorgenti per compilarlo. Certo, manca il compilatore, che nella modalità normale non si installa, ma devi andare a capire quale installare e come.

Sono arrivato all’ultimo, Zotico di Nicomedia, ho chiuso tutto e ho messo via.

Passata qualche ora ho ripreso il PC in mano e ho aperto di nuovo la lista dei santi dalla A, pronta per essere usata.

Apro Chrome e mi dice che non c’è. Perché? Perché nel sistemare le dipendenze che mancavano, il sistema ha pensato di rimuovere Chrome invece di installare le suddette dipendenze. Scopro dopo che nei percorsi dove il sistema cerca le dipendenze, c’era un solo repository, invece di 6.

Abaco martire – Appio lo Stilita

Aggiungo a mano i repository, installo le dipendenze, ma una di queste si porta dietro altre 3 dipendenze.

Allio di Bobbio – Andrea il Calibita

Le installo tutte a mano, l’errore non compare più.

Installo OpenVPN e, magicamente, (‘sti cavoli, magciamente) si installa.

Voglio creare la connessione verso la rete aziendale, ma la gui non mi fa importare un banale file OpenVPN, devo quindi avviarla da console (da root)

Non sono un super esperto di Linux, lo ammetto, ma dover spendere una giornata e mezza per poter installare un sistema operativo consumando energie e pazienza, nel 2018, non è accettabile.

Ho questo PC Linux perché mi serve proprio questo sistema operativo, ma se non ne avessi avuto bisogno, mi sarei scaricato la ISO di Windows 10 e avrei risparmiato tempo, energie e stress. Abbondantemente.

No, Linux non è pronto per andare in mano a tutti gli utenti. O almeno io non sono più pronto per tollerare un sistema che per essere installato necessita di 10h

Giusto per concludere, il secondo monitor lo gestisce in modo decente (Windows e Mac lo fanno molto meglio, in ogni caso)

 

 

Partecipare ad una fiera

Scrivo questo post a caldo, ancora stanco dei due giorni di fiera, dove in circa 20h ho percorso 20Km stando dietro al mio tavolo 160×80 (questo è quello che mi hanno detto l’orologio e i muscoli delle gambe).

L’esperienza della fiera è stressante. Prima perché hai paura che non funzioni un tubo di quello che hai preparato (Murphy è sempre lì che aleggia), poi perché devi essere all’altezza di quello che presenti, devi essere sicuro di te e lo devi spiegare (circa 3740378404783 volte) a chi vuole saperne di più.

D’altro canto la soddisfazione a fine evento è stata esaltante, un sacco di gente si è fermata, ha chiesto, incuriosita, ha voluto vedere il sistema all’opera e mi ha chiesto se lo vendevo (no, non è pronto per essere venduto).

Sono passati un sacco di amici a salutare, anche lontani. Grazie di cuore a tutti.

Si sono fermati molti bambini, in questo caso ho capito che devo studiarmi un modo di descrivere il progetto a loro misura, anche se in effetti non è un giocattolo.

Mi ha stupito molto, ma si sono fermate molte ragazze a chiedere informazioni, addirittura in una coppia, lui stava tirando dritto e lei lo ha fermato per chiedermi come funzionasse.

Il sistema ha sempre funzionato, anche se la pessima connettività (sovraffollamento di reti WiFi e della cella 3G piena all’inverosimile) ha giocato contro.

Molta gente è passata, ha preso le caramelle e non mi ha neanche guardato in faccia (vabbé, pazienza).

Ho ripetuto la descrizione del progetto moltissime volte, al punto tale che adesso modifico la pagina relativa al progetto scrivendo quel che dicevo in fiera.

Le slide che proiettavo sul monitor attiravano lo sguardo, ma poca gente le ha guardate tutte, le devo ripensare un attimo.

Devo modificare la casetta, perché alcune funzionalità erano davvero poco visibili, tra le quali una delle più importanti: il controllo dei consumi elettrici. Devo aggiungere un controllo extra, magari una pompa per l’irrigazione, dovrei modificare il bot in modo che risponda alle chiamate telegram degli avventori. In ogni caso usare la casa delle bambole di Ikea (idea di Valentina) è stato geniale per attirare le persone.

Ho anche trovato, forse, un po’ di possibilità di business e un modello che potrebbe funzionare per far fruttare qualche soldo da questo sistema (che non è minimamente pronto per essere venduto a chiunque, è facile da usare, ma decisamente complesso da installare).

Nei prossimi giorni aggiornerò tutti gli articoli relativi al progetto, perché per fare la casa da esporre ho modificato e migliorato alcune parti. Abbiate pazienza che arriva il tutto.

Visto come è andato il tutto, sto per fare l’application alla Maker Faire di Roma (fate il tifo per me!)

Guidare una vettura GPL

Nota importante: si parla di prezzi di carburanti e di tasse, i dati sono riferiti al terzo trimestre 2017, se leggete dopo, prendete questi dati con le pinze.

Troppi Km ogni anno, troppi pieni di benzina, troppi soldi spesi.

Quindi ho cambiato auto (per raggiunti limiti di età e km) e ne ho presa una con impianto GPL. Queste le mie impressioni, che potrebbero chiarirvi un po’ le idee nel caso in cui stiate pensando di cambiare auto o trasformare quella che avete.

A livello fiscale le cose cambiano: le auto native GPL già dalla fabbrica hanno 5 anni di esenzione bollo e poi un bollo pari al 25% del valore nominale delle altre auto (info al 2017, quando è uscito questo post), se invece installate l’impianto dopo, l’esenzione di 5 anni resta valida, ma allo scadere il bollo si paga per intero. Non mi spiego il perché, ma è così. In molti casi gli impianti montati dalla casa e quelli montati dopo sono esattamente gli stessi (stessi pulsanti aggiunti posticci compresi)

Parliamo di prestazioni. Il 1.4 16V della FIAT Tipo va con il GPL esattamente come va con il benzina, almeno, personalmente, non ho notato differenze apprezzabili in ogni condizione (città, statali, autostrada, montagna, traffico). Il GPL, quando in uso, non puzza allo scarico.

E i consumi? Qui c’è la vera sensazione di gioia per il portafogli. Le indicazioni generali dicono che l’auto a GPL consumi un po’ più di quando va a benzina, ma con il basso costo del GPL (0,6€ contro 1,6€ della benzina) il costo al Km in ogni caso si riduce. Anzi si abbatte.
Con la 500 percorrevo circa 480Km con 49€ di benzina per un costo al Km di 0,10€. Con la Tipo ho percorso 390Km con 22€ di GPL, qui il costo al Km scende a 0,056€. Quasi la metà con un motore più grande e più potente su una macchina più pesante (60CV la 500, 95CV la Tipo).

Fin qui tutto bene, poi arrivano le note meno felici: la gestione del rifornimento (il pieno fa 22€, questa è una nota davvero davvero entusiasmante).

I distributori GPL sono molti meno di quelli benzina e gasolio, nella mia zona ad esempio il primo distributore è a 5Km da casa, mentre nel raggio di 800m ne ho almeno 5 di benzina. In più, per rifornire di GPL è necessario essere serviti, non esiste il self service. Detto questo, cambiano un po’ le abitudini e se si deve fare un viaggio lungo, è necessario sapere prima dove si può rifornire di GPL (male che vada si farà qualche decina di km a benzina). Quindi come si fa?

Si installa la pessima app Prezzi Benzina, si abilita il filtro solo per il GPL e si va a caccia dei distributori.

Non è affatto comoda, perché se si usa il navigatore del telefono (io uso Waze) si deve cambiare App, cercare i distributori nelle vicinanze e cercare di arrivarci. L’app almeno ha i link diretti in Waze, Google Maps e Apple Maps (c’è un “raggiungi distributore”). Dio solo sa quante volte mi è crashata mentre cercavo o impostavo il percorso. Su Android il passaggio delle indicazioni a Waze non ha mai funzionato (ma forse è solo perché ho il cellulare un p’o’ scadente)

Come manutenzione c’è un impianto in più da gestire, quindi presumo prezzi più alti ai tagliandi, ma per questo potrò essere più preciso a 20 o 40 mila km.

Per ora sono soddisfatto, penso soprattutto a “perché non l’ho fatto prima?”

Il testamento digitale

Il pensiero di questo post mi è venuto quando mi hanno chiesto una consulenza “per accedere al PC di un amico che è morto e  ha lasciato molta roba dentro”.

Sì, è un post con un fondo di tristezza, ma tutti sappiamo che prima o poi ce ne andremo da questa Terra e in qualche modo lasceremo una traccia o, più precisamente, una marea di roba che chi rimane dovrà gestire.

Oltre ad abiti, contratti, armadi, bollette, proprietà, da un po’ di tempo, e sempre in maggior quantità, si lasciano informazioni digitali sparse qua e là, a volte a disposizione di tutti, altre protette da password. Se avete fatto i bravi, nessuno conosce le vostre password e nessuno potrà accedere ai dati.

E quindi come si può fare?

E’ davvero una roba complicata, soprattutto se si deve iniziare a chiedere l’accesso della mail di un defunto a Google o a Facebook. Già da tempo, prima della richiesta di cui sopra, l’ho gestita in questo modo.

  • Ho preso una chiavetta USB e l’ho legata alle chiavi dell’auto (così le possibilità di smarrimento sono molto molto basse), l’ho formattata in FAT, così è leggibile da qualunque computer con tutti i sistemi operativi.
  • Ho scaricato il programma VeraCrypt e ho messo l’installer per Windows, Linux e Mac nella chiavetta.
  • Ho creato un file crittografato (con VeraCrypt) da poche centinaia di MB (300) con una password lunga che non uso MAI in nessun altro sistema e me la sono segnata.
  • Dentro al file crittografato ho messo gli installer del programma KeePass (ci sono versioni per ogni sistema operativo) e ho fatto copia del mio file KeePass dove memorizzo tutte le mie password.
  • Sempre nel file crittografato ho lasciato un file con alcune indicazioni per chi avrà accesso a questi dati protetti.
  • Nella parte non crittografata ho messo un file di testo chiamato “se hai trovato questa chiavetta leggimi” indicando i miei contatti e i contatti della persona da me incaricata (lo so che eventuali soccorsi hanno altre priorità prima di leggere il contenuto di una chiavetta USB)
  • Ho stampato su carta la password del file crittografato con due rapide istruzioni su come si accede al file e dove lo si trova. Ho dato una busta chiusa con queste informazioni alla persona che dovrà gestire le cose. Di questa persona ho piena e cieca fiducia, ma non credo sia necessario ribadirlo.

Questa mia azione da quasi malato psichiatrico permetterà alla persona incaricata (sempre che ne abbia voglia), dopo la mia dipartita, di accedere a tutti i miei dispositivi e a tutti i miei account in modo da poterli chiudere, svuotare, cancellare o prendere ciò che interessa.

Nel caso in cui si voglia cambiare la persona incaricata è sufficiente modificare la master password del file sulla chiavetta, cambiare i riferimenti nel file esterno e consegnare la nuova busta chiusa.

Sì, ho un file crittografato dove tengo tutte le mie password
Sì, ho tutte password diverse per i vari servizi
Sì, le mie password non le conosce nessuno, neanche mia moglie (è la persona di cui mi fido di più)
Sì, ho blocchi con password su tutti i miei PC e telefoni
Sì, ogni mese aggiorno il contenuto della chiavetta con le nuove password.

Adesso la domanda da porsi è: “cosa lascerò nel mondo digitale quando morirò?” e quella dopo “che fine voglio che facciano tutti i miei dati?”

E se ho dei dati che nessuno deve vedere? Semplice, un altro disco crittografato con VeraCrypt, una password diversa che non avete scritto da nessuna parte e il vostro file resterà una cassaforte digitale per sempre (a meno che non si scopra una vulnerabilità del software di crittografia che permetta l’accesso senza conoscere la password.

Ricordate inoltre che, a meno che non abbiate attivato la crittografia sul disco del vostro PC (tutti i sistemi operativi permettono di farlo ormai), in assenza della password di accesso al PC basta smontare il disco, attaccarlo a un altro PC per avere accesso a tutto il suo contenuto. Paura, eh?

LEGO Dimensions

E’ un evento raro (o forse unico) che io scriva un post sui videogiochi, ma questo LEGO Dimensions è talmente particolare e interessante che credo valga assolutamente la pena spenderci qualche parola.

Il gioco è disponibile per quasi tutte le piattaforme (Xbox 360, Xbox One, PS3, PS4, Nintendo Wii U) e una volta presa la scatola principale, tutte le espansioni sono valide per ogni piattaforma. Avete letto “espansioni” e pensando a Magic, vi è venuto un brivido lungo la schiena? Esatto, fate bene ad avere paura!

La vera particolarità del gioco è il gamer-pad, un’espansione USB che si attacca alla console e che ha 7 posti con lettori RFID che possono identificare i pupi o gli altri oggetti che si mettono sopra (il “coso” grigio che si vede in foto). Ma partiamo dall’inizio.

Il gioco deve essere installato e poi subito aggiornato (svariati GB, se fate un regalo ai figli, avviate il download la sera prima, soprattutto perché il doppiaggio in Italiano arriva solo con il primo download), si collega il dispositivo USB (il cavo è abbastanza lungo da giocare sul divano in comodità) e si mettono negli spazi bianchi (ma poi cambieranno colore) i personaggi della storia di base: Gandalf, Batman e Lucy.

Ogni volta che si toglie o si mette un personaggio sulla base, questo scompare o compare all’interno del gioco in tempo reale. Eventuali veicoli aggiuntivi dovranno essere montati durante il gioco, quindi attenzione che montare un oggetto LEGO pieno di piccoli pezzetti sul divano può essere problematico. Le istruzioni nella scatola non ci sono, ma Youtube è pieno di video con le istruzioni, così potete montarlo con tranquillità sulla scrivania.

La dinamica del gioco è semplicissima, adatta per i bambini, mai volgare o violento, sempre divertente, il doppiaggio in Italiano è davvero ben fatto. Si devono risolvere piccoli enigmi di logica per arrivare ad un risultato che fa trovare un premio o procedere nella storia.

Vi accorgerete come l’attività principale sia andare in giro a scassare tutto ciò che è fatto in LEGO nei livelli per accumulare punti con i pezzettini tondi 1×1 che cadranno da ogni dove. I livelli della confezione base sono molti per svariate ore di gioco.

Poi ci sono le espansioni.

Qui iniziano i guai o, se preferite, la povertà.

Ci sono 4 tipi di espansione diversi con relative fasce di prezzo.

La prima, da circa 15€ permette di avere due personaggi, senza livelli aggiuntivi o qualche giochino piccolo in più.

La seconda, per circa 20€, offre una confezione con 4 pupini o misto pupi/veicoli, anche qui non c’è molto come livelli extra.

La terza, solitamente con 2 o 3 pupi offre nuovi livelli a tema e ore aggiuntive di divertimento. Costa 30€

La quarta, la più cara, ha un nuovo portale e una nuova avventura molto lunga, costa più di 40€.

Insomma, avete capito che in confronto, i signori di Magic sono dei pivelli. Se il gioco piace si spende e non si spende poco. Fate attenzione su Amazon, a volte trovate i kit molto scontati, ho preso un pack con il livello aggiuntivo da 30€ a 10€.

Tutte le espansioni sono a tema, e i temi sono uno più bello dell’altro.

C’è il Dr. Who, che arriva con il Dottore (Capaldi) e il Tardis, con un’avventura dove si viaggia nel tempo e la cui sigla è quella della serie in TV, ma fatta tutta con i LEGO.

Altra avventura aggiuntiva è Ritorno al Futuro con Marty Mc Fly, la DeLorean e l’hoverboard. Questa è un po’ più corta del Dottore.

Poi si continua con i Goonies, i Simpson, … Il problema serio è che ogni tanto escono nuovi livelli e nuovi pacchetti aggiuntivi.

Ma perché dovrei prenderli tutti? per due buoni motivi:

  1. i personaggi e i veicoli, una volta montati sono bellissimi! (nel senso che varrebbe la pena di prenderli anche solo per poter mettere i personaggi dei film nei quadretti da appendere al muro)
  2. i personaggi e i veicoli hanno caratteristiche speciali che vi permetteranno di trovare oggetti nascosti, altri livelli o di fare più punti nello svolgimento dell’avventura.

Insomma, questo gioco crea dipendenza da acquisti di espansioni. Durante lo svolgimento del gioco spesso vi tornerà utile avere un personaggio che non c’entra un tubo con l’avventura (ad esempio Marty Mc Fly durante l’avventura dei Goonies), quindi quando si gioca è bene avere un posto dove tenete tutti i personaggi, pronti per essere usati.

Spesso, durante l’avventura, alcuni enigmi si devono risolvere spostando i personaggi sulle zone colorate del pad, per eseguire delle sequenze o per mixare dei colori, insomma, il gioco prende una dimensione anche nel mondo reale, questo lo rende profondamente diverso da tutti gli altri giochi per console.

Se avete intenzione di regalarlo a vostro figlio, c’è da fare attenzione ad una cosa che potrebbe generare problemi. Il gioco non si può salvare ovunque, ma solo ai checkpoint, quindi se vostro figlio sta giocando ed è ora di andare a dormire e se ne lamenta, è perché non può salvare in quel momento.

Attenzione allo spazio disco sulla console, ogni espansione chiede un download che varia da 5-700MB fino a 6 GB (l’espansione di Animali Fantastici, ad esempio). Per parlare di spazio, sarà necessario anche uno spazio adeguato per tenere tutti i personaggi e i portali montati. Durante il gioco ho comunque imparato a non mettere il portale sulla base, così da avere meno volume occupato sul tavolino (ne perde un po’ il coinvolgimento, ma non è grave).

Iniziate a chiederlo come regalo di Natale 🙂

PS: questo post NON è sponsorizzato da negozi che vedono LEGO, dalla LEGO, né da WB Games (purtroppo, aggiungerei…)

Supporto per il set fotografico: Valentina

Freelabster e la stampa 3D condivisa

Il mondo evolve, corre e difficilmente gli stiamo dietro, soprattutto se si tratta di tecnologia. Se andiamo a guardare nei settori molto di nicchia la cosa si fa ancora più difficile, come nella stampa 3D.

Sempre più spesso, almeno per noi nerd e makers, nasce la necessità di dover fare dei contenitori per i nostri progetti, perché finché si testa in laboratorio avere i fili non è un problema. Quando la cosa va in produzione in casa, nasce il problema del W.A.F. e tutti i fili devono sparire, deve essere presentabile da mettere in casa e non deve essere troppo visibile (o se si vede, deve essere bello). Insomma, è necessaria assolutamente una stampante 3D.

I prezzi delle stampanti 3D sono in costante calo e ormai quasi tutti potrebbero permettersene una, ci sono però due problemi fondamentali: lo spazio ed essere capaci ad usarle.

Quindi in questo mondo dove è tutto “sharing”, i signori di Freelabster hanno trovato l’Uovo di Colombo: mettiamo in contatto i possessori di stampanti 3D, che hanno tutte le competenze, ma non sanno più cosa stampare, con i maker (o chiunque altro abbia bisogno di un oggetto stampato in 3D) che hanno un progetto e lo vogliono mettere nella giusta scatola.

Come funziona? Di per sé l’attività è semplice: vi iscrivete sul sito, caricate un nuovo progetto con le specifiche, alcuni laboratori vi risponderanno ponendo domande, se necessarie per avere più dettagli, e vi arriveranno le offerte. Quando avete deciso quella che fa più per voi, al via la stampa e la consegna.

Ma la stampa 3D non è facile come stampare un PDF, quindi è necessario fare un po’ di attenzione a due cose:

  • Si deve avere ben chiaro quale potrebbe/dovrebbe essere il risultato finale, fatevi uno schizzo su carta, anche se non sapete usare il CAD. Se il laboratorio deve anche inventarsi la scatola, il progetto costerà molto di più (fino a 10 volte). Ovviamente se sapete usare il CAD 3D e vi disegnate la cosa da stampare, sarà tutto molto più semplice (ed economico)
  • E’ necessario avere le misure precise del dispositivo da inscatolare (o da realizzare), per questo è necessario procurarsi un calibro, misure sbagliate anche solo di mezzo millimetro inficeranno la qualità e la funzionalità del prodotto finale.

Ho sperimentato il servizi con Alvaro, uno dei responsabili dell’area Italia e mi sono fatto realizzare una scatola per mettere il sensore di temperatura in casa senza che si vedessero fili e altre cose brutte. Con il suo supporto sono stato messo in contatto con un laboratorio che, una volta presa la commessa, mi ha fatto mille domande (come non capirlo) per poi spedirmi una scatola semplice ed elegante (è bianca, ho tutti i mobili bianchi in casa, è perfetto).

Per progettare la scatola, stamparla e riceverla a casa, la cifra pattuita è stata di € 33,00, il lavoro è stato fatto dal laboratorio Zenith3D e qui potete scaricare i disegni 3D per farvene fare una uguale, se seguite il mio progetto “La domotica fai da me” sono le scatole giuste per il sensore di temperatura WeMos D1 mini, DHT22 e con la scatola che contiene le 3 pile stilo.

E’ un ottimo servizio per avere i vostri progetti stampati in 3D (ci sono laboratori che non usano solo la plastica e che fanno lavori di superficie con finiture di ogni tipo) senza dover comparare una stampante, avere il posto dove tenerla e imparare ad usarla.

Questo articolo è il risultato di una prova di progettazione e stampa fatta in collaborazione con Freelabster, che mi ha offerto il servizio completo a titolo gratuito. Il link al loro sito è sponsorizzato (ci tengo ad essere trasparente, sempre), quindi se usate il servizio a partire da questo articolo una parte dell’importo mi verrà accreditata e la spenderò per fare altri progetti.

La festa di Aid El Fitr al Parco Dora

La puntavo da un po’, ma questa festa è sempre comunicata la sera per la mattina e raramente capita nel fine settimana, invece quest’anno la fortuna ha voluto che la facessero la domenica mattina.

Parco Dora pieno, pienissimo! (più di Piazza Vittorio per la festa di San Giovanni…)

Colori, bambini, abbigliamento tipico mischiato a quello moderno (c’era gente in tuta), tutti con il loro tappetino e senza scarpe, le donne dietro agli uomini.

Se vi capita di passarci una delle prossime volte, ne vale la pena ed è emozionante.

Fine del Ramadan a Parco Dora
Fine del Ramadan a Parco Dora
Fine del Ramadan a Parco Dora

Passare a Kena Mobile

Sperimento spesso nuove tecnologie e servizi, a volte per sfizio, altre per necessità. Questa volta è per ripicca. Cliente di Tre per la telefonia mobile, mi sono “risentito” del rialzo della mia tariffa da 1,50€ a settimana a 10,99€ ogni 4 settimane. Il momento di andarsere era giusto, ho scoperto il nuovo operatore low-cost di TIM e ho pensato “perché no?”.

Ho raccolto un’offerta che ho visto alle 23:40 e che scadeva alle 00:00, e di istinto l’ho sottoscritta. 5,00€ al mese solare per avere 600 minuti di conversazione e 6GB di traffico dati, compreso il thetering (= usare il telefono per far accedere a Internet un altro dispositivo).

Ma chi è Kena Mobile? E’ un operatore virtuale che quindi si appoggia alle antenne di uno dei 3 gestori “reali”, si appoggia alla rete TIM ed è una società di proprietà di TIM (Noverca vi ricorda qualcosa?). E’ un operatore low-cost, quindi da qualche parte deve tagliare, per costare poco. Questi i limiti chiari a tutti:

  • Pochi negozi, si fa tutto online (non è drammatico)
  • Solo rete 2G e 3G (non 4G)
  • Non c’è la ricarica via internet banking/bancomat o al supermercato, c’è solo Carta di Credito, Paypal o negozi Lottomatica
  • Non ha app per la gestione del proprio conto (ma il sito mobile funziona discretamente)

Ho ordinato la SIM dal sito, ho compilato tutti moduli e contratti e dopo un giorno mi hanno chiamato per la consegna della SIM. Ci sono alcuni vincoli per la consegna che potrebbero essere problematici.

  • Il corriere consegna in una giornata comunicata 1-2gg prima, ma non c’è la fascia oraria
  • Alla consegna dovete esserci voi di persona per far vedere il documento, firmare in 5 posti e consegnare al corriere una fotocopia del documento stesso.

Io l’ho fatto consegnare in ufficio, ma non tutti hanno la possibilità di farlo, potrebbe essere un limite.

Alla consegna il modulo della privacy era spuntata l’accettazione della pubblicità interna di Kena, anche se all’atto della registrazione sono sicuro di aver spuntato la voce “No”, ho comunque corretto sul modulo.

La SIM è una multi-standard, quindi entra in qualsiasi dispositivo.

Dopo l’attivazione ho potuto finalmente provare per davvero questo nuovo operatore. Innanzitutto deve essere chiaro, e per me è stata una sorpresa un po’ amara, che la rete 3G comprende anche la 2G e l’HSDPA/EDGE (2.5G). Mi è capitato sovente di leggere “E” al posto di “3G” sul cellulare. Questo è un ritorno al modem a 56K ed è problematico anche solo per postare una foto su Twitter. Tre non ha rete inferiore al 3G, quindi erano anni che non ricordavo cosa fosse la lentezza sul telefono. Sul telefono del lavoro, in contemporanea alla mia “E” avevo spesso il 4G di TIM. Sono stato anche fuori città e molto spesso, rispetto a Tre che era completamente assente, io avevo la “E”, idem nei luoghi chiusi come i supermercati. Insomma, meglio poca connettività che proprio nulla.

In breve: se con il telefono guardate e mandate molto multimedia, ecco, Kena potrebbe non fare al caso vostro almeno in alcune zone.

Ho avuto a che fare con il call-center, perché mi hanno sbagliato la tariffa (come iniziare bene). La selezione è semplice: si preme 0 e si parla con l’operatore, 5 minuti e il problema è stato risolto. Per le richieste inviate via Twitter in 2 giorni mi hanno richiamato chiarendo ogni mio dubbio e domanda. Non da poco, gli operatori sono tutti Italiani quindi non ci sono problemi di incomprensione.

La tariffa è davvero a 30gg, quindi se inizia il 22/05, finisce il 21/06.

Non c’è l’app, il sito ha una comoda pagina personale con tutte le informazioni relative al proprio piano, le opzioni attivabili, la ricarica e i consumi. Ho salvato il link alla pagina sul telefono e tutto va, ma non è comodo come un’app. Soprattutto, se avete esaurito il credito, per poter accedere al sito e ricaricare, dovete attivare Internet a consumo (che costa 0,5€ per 50MB “consecutivi”.

Il servizio che ti avvisa con un SMS quando si è persa una chiamata è gratuito (almeno al momento), idem la segreteria, la cui consultazione consuma i minuti del proprio piano. I due servizi sono disattivi di default e possono essere attivati dalla propria pagina. Non possono essere attivati contemporaneamente.

La tariffa base, senza offerte attive è un po’ cara, ma le offerte sono molto concorrenziali. La promozione di cui ho usufruito ha 600 minuti di conversazione in Italia e 6GB di traffico, SMS esclusi, fatturati a 0,25€/cad (carissimi). Spendo 5€ al mese.

L’attivazione di tutto ha un costo di 20€ (5€ di SIM, 9€ di attivazione piano, primo mese a 4,99€ e 1,01€ di credito rimanente)

Se si finisce il bundle di dati per la navigazione, questa viene interrotta, la si può riattivare mandando un SMS. La tariffazione base è di 0,50€/50MB, oppure si può attivare l’opzione di 1GB aggiuntivo al mese per 4€.

In caso di credito insufficiente la promozione viene interrotta, videne riattivata alla ricarica, basta che questa venga fatta entro 90gg dalla scadenza, in caso contrario l’offerta decade e deve essere nuovamente corrisposto il costo di attivazione.

Ultima nota molto importante: se volete ricaricare in contanti, c’è solo un modo per farlo: recarsi in un punto Lottomatica, chiedere di fare la ricarica, pagare, ottenere il codice e inserirlo nella pagina web. Se regalate la SIM a vostra nonna, ricordatevi che dovrete sempre ricaricargliela voi (a meno che non abbiate una nonna molto smart).

Nota: tutte le tariffe sono quelle in vigore alla stesura del post, vi conviene andare a controllare sempre prima di attivare la SIM.

Il rispetto delle regole

Qualche giorno fa il nuovo Sindaco di Torino (che è figlia di un movimento politico che non mi piace, che sta facendo un sacco di cose che non condivido alla città e che non voterei mai) ha detto una cosa furba: la malasosta va combattuta (spero che La Stampa non tolga il video). Lo ha detto in termini molto semplici e condivisibili da tutti: se parcheggi male intralci il trasporto pubblico e ritardi lo spostamento di centinaia di persone, se parcheggi male manchi di rispetto a chi parcheggia lontano o aspetta per parcheggiare bene; guardate tutto il video. Le regole ci sono e devono essere rispettate, come dovrebbe essere garantita la certezza della pena. Poco dopo leggo sulla pagina satirica (ma non troppo) FB Chiara Appendino che fa cose questo post:

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e penso che la gente abbia capito davvero poco. La città è fatta in un certo modo, creare parcheggi costa caro e sopratutto non si fa con la bacchetta magica in una giornata, quindi ci si deve adeguare. A San Salvario la soluzione l’hanno trovata: metà della zona di sosta è dedicata ai residenti, il resto ai clienti dei locali. C’è comunque un flusso di auto molto elevato, quindi:

  • Arrivi con adeguato anticipo
  • Parcheggi più lontano (quattro passi non hanno mai fatto male a nessuno)
  • Ti muovi con il servizio pubblico (prendere un taxi in 3 e dividere la tariffa della corsa costa meno che dividersi la multa)
  • Non ci vai

Fossi io al suo posto sarei ancora più cattivo. Spendere i soldi della multa è alla portata di tutti, rientra nel conto finale della serata, se invece, alla terza volta che ti beccano, ti bloccano l’auto in un deposito per 5gg il “disguido” inizierebbe ad essere davvero pesante (divieto di sosta, rimozione, deposito, mancanza di auto per andare a lavorare). Per la sosta su posto per disabili o intralcio del traffico/mezzi pubblici io non aspetterei neanche la terza volta, senza auto per 5gg, sicuro che non lo rifai.

E se abito in una zona dove di parcheggio ce n’è poco? Bel problema, concordo. La macchina è una spesa e lo è anche il suo ricovero, io ho un box, per il quale pago un affitto mensile. Quando ho cercato casa l’ho cercata anche valutando la possibilità di parcheggio, quando vivevo in una zona con poco parcheggio e senza box, dopo 30 minuti di giri andavo a parcheggiare a 15 minuti a piedi. Le soluzioni ci sono, anche se non si può rinunciare all’auto (nel mio contratto di lavoro devo essere automunito, pena la possibile perdita del lavoro).

Questa cosa a Torino dovrebbe essere fatta anche sul passaggio con il rosso agli incroci, altra piaga estesa, pericolosa e tollerata.

Nelle grandi città c’è traffico, c’è poco parcheggio, ci sono troppe auto e c’è inquinamento, se non piace si può sempre cercare casa fuori, ci sono i soliti pro e contro da valutare.

 

 

Oggi ci sposiamo!

Un anno fa, al Castello di Tintagel (UK), quando mi disse di , questo giorno ci sembrava così lontano, “abbiamo un sacco di tempo per preparare tutto” dicevamo, con gli occhi che brillavano, su questa scogliera maestosa sull’oceano.

Vale e Fra a Tintagel
Un anno fa a Tintagel

Un anno di preparativi è volato ed eccoci qui, marito e moglie, pronti ad affrontare la nostra vita insieme!

(La bellissima foto degli anelli è di Valentina, mia moglie)

Satispay

Premessa: questo non è un articolo sponsorizzato, solo il link al termine, se lo usate per registrarvi, mi regala 5€.

Ho installato Satispay appena uscito, mi pare due anni fa, perché tra tutte le startup di trasferimento di denaro mi pareva la più promettente (tutto merito dell’ascolto del podcast di 2024). Odio girare e usare il contante, fosse per me pagherei sempre con il bancomat, anche il caffè al bar, ma gli attuali sistemi elettronici hanno commissioni troppo elevate per rendere questa cosa vantaggiosa per i negozianti.

Come funziona Satispay?

Facilissimo: si installa, si sceglie un PIN e si fornisce loro l’IBAN, questo li autorizzerà a creare un RID sul vostro conto (come una bolletta, per capirci) per prelevare e depositare denaro. A questo punto si deve scegliere un budget settimanale che può essere usato per fare acquisti, la prima volta l’importo viene prelevato dal conto e reso disponibile nell’app, così si può spendere. Essendo un movimento di tipo SEPA non è istantaneo come una carta di credito, ma dopo un po’ di utilizzo questo ritardo non si patisce, a patto di avere un budget adeguato alle spese.

Ogni settimana il budget verrà ripristinato al valore scelto, visto che si possono anche ricevere soldi dagli altri, il ripristino potrebbe anche essere un bonifico sul conto.

Sì, se i vostri amici hanno l’app potete trasferire denaro tra di voi istantaneamente e senza costi, come quando si va a cena insieme “io ho 50€, io posso darti 3€ in moneta, a me serve il resto di 42 centesimi, …”, insomma una comodità al di là dell’immaginabile.

Ogni trasferimento tra amici è gratuito, il pagamento nei negozi convenzionati è gratuito, le attività SEPA sul conto corrente bancario sono gratuite, a meno che non abbiate una banca particolarmente antipatica. L’unica persona coinvolta nelle transazioni che deve sostenere un costo è il negoziante, ma solo per importi superiori ad una certa cifra, mi pare 10 o 20€, quindi se pagate un caffè lui non avrà commissioni e accetterà il pagamento senza problemi.

Il problema iniziale erano i negozi convenzionati: nessuno o quasi. Il mio budget di 20€ è rimasto lì fermo per un sacco di mesi, poi, finalmente, Satispay ha iniziato a fare una campagna pubblicitaria molto importante (ho sentito che ha ricevuto un cospicuo investimento) convenzionando un sacco di negozi, adesso lo uso più spesso con grande soddisfazione.

L’utilizzo dell’app è rapido ed intuitivo, la transazione avviene in meno di un secondo, ovviamente dovete avere connessione dati sullo smartphone per poter inviare denaro. Trasferire denaro in questo modo batte in velocità qualunque altro metodo, carte o contanti, che prevedono l’estrazione del portafogli dalla tasca e la ricerca della scheda o del denaro, aspettando il resto (e i maledetti centesimini). Siamo andati a “C’è Fermento” a Saluzzo qualche settimana fa e non abbiamo neanche fatto coda per entrare, c’era la corsia dedicata.

E’ gratis, se lo attivate vi regalano 5€ (4 caffè, non male, direi) e potete farlo da questo link

Fotografare le Frecce Tricolori

Domenica prossima (03/07/2016) alle 18 ci sarà l’esibizione delle Frecce Tricolori sui cieli di Torino, da quel che ho visto ieri nelle prove, lo spazio usato per le loro splendide esibizioni è vasto, quindi saranno visibili da gran parte della città. Se volete fare qualche foto, questi sono i miei consigli da fotografo assolutamente NON professionista.
  • con la reflex è meglio
  • procuratevi una scheda di memoria capiente, veloce e vuota (farete tante tante foto)
  • batterie cariche (più di una è meglio)
  • usate un obiettivo sufficientemente lungo (da 200mm in su, volano molto alte, io uso un 120-400 che mi permette di fare buone foto anche quando si avvicinano)
  • regolate l’ISO in automatico (se c’è il sole starà stabile a 100, se è nuvolo sarà alto, ma meglio una foto un po’ sgranata che mossa)
  • impostate la macchina a priorità di tempi con lo scatto a 1/1000 (volano, non è una natura morta)
  • abilitate la modalità raffica veloce (in una raffica di 20-30 scatti troverete sicuramente la foto giusta)
  • impostate le foto in JPG e non in RAW (ne farete tante, il JPG occupa meno e potete fare raffiche più lunghe senza sovraccaricare la macchina e avere rallentamenti dovuti alla scrittura sulla scheda)
  • impostate l’autofocus in modalità continua sul singolo punto centrale (mette continuamente a fuoco quello che sta guardando, così non perdete quel mezzo secondo che vi farà perdere la scena
Non resta che puntare i velivoli, quando la scena vi piace, via con la raffica!
Nota 1: fate qualche prova prima, giusto per non arrivare a fine esibizione e cestinare 1500 scatti
Nota 2: alcune esibizioni sono belle da vedere senza un obiettivo davanti (la caduta libera dopo lo stallo, il volo sconclusionato rasoterra, il cuore con l’aereo che passa in mezzo, …), ogni tanto lasciate la macchina ferma e godetevi lo spettacolo

Arduino Day 2016 – Qualche riflessione

Sono andato all’Arduino Day 2016 che si è svolto a Torino al FabLab che è proprio sotto alle Officine Arduino. La concomitanza con il WordCamp torinese proprio lì a fianco (due eventi così, lo stesso giorno dello stesso isolato) ha fatto sì che gli spazi fossero limitati al FabLab.

Cinque makers (sì cinque!), qualche progetto, dei quali uno già visto ad una Mini Maker Faire e un po’ di persone con cui chiacchierare. Solito ambiente di (pochi) nerd e poco più.

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Lo smartphone ci fa male

No, non parlo di onde elettromagnetiche.

Ho fatto un viaggio in treno di circa 6h e ho notato una cosa, presente già adesso ovunque, che mi ha fatto riflettere molto (oltre che istigato all’omicidio di massa, ma ho resistito).

Viviamo (mi ci metto dentro anche io) in un mondo fatto di display LCD dentro cui ci tuffiamo o che siamo pronti a prendere ad ogni piccola notifica, incuranti di dove o con chi siamo.

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Piero

Piero: nome proprio di persona, talvolta utilizzato come sinonimo di “italiano medio”, come nella canzone di Cristicchi

Ero in coda alle poste, dove si ritirano le raccomandate, assieme ad almeno altre quaranta persone. in questi casi, come dal medico, c’è chi attacca bottone, chi risponde, chi si lamenta e così vengono fuori i soliti luoghi comuni. E così si sente un uomo che dice “Da Taranto a qui, nello stesso giorno mi hanno preso 8 volte con il tutor”.

Otto volte con il tutor. Otto.

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Il ransomware e qualche riflessione

Ho già scritto come proteggersi dal ransomware, ma non ho affrontato la questione delle grandi aziende. Il caso dell’ospedale americano che ha pagato 40 Bitcoin di riscatto mi ha fatto pensare molto alle persone alle quali le grandi azienda danno in mano i loro dati.

Da molti anni ormai l’esistenza delle aziende è legata indissolubilmente ai loro dati che sono memorizzati su piattaforma digitale. Tutto, la fatturazione, la produzione, le cartelle cliniche, … Chi ha ancora tutto su carta non è destinato a sopravvivere, oltre al fatto che avere a che fare con la Pubblica Amministrazione obbliga ad avere i dati in formato digitale. E per gli sponsor della carta vorrei ricordare aziende andate a fuoco o a mollo

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Perché usare l’autenticazione a due fattori

Internet è un posto pericoloso, l’autenticazione a due fattori forse lo rende meno user friendly, ma aumenta tantissimo la sicurezza. Cercherò di essere breve e semplice, convincendovi ad utilizzarla per più servizi possibili su Internet.

processo autenticazione a due fattori

Partiamo dall’inizio.

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Si invecchia

Ehi, gli “anta” si avvicinano!

Il mio programma elettorale

No, non voglio entrare in politica, la cosa mi farebbe parecchio ribrezzo, visto quel che sento di quell’ambiente. Però vivo in uno Stato dove le leggi non sono proprio a tutela del cittadino e sicuramente non aiutano a vivere in modo semplice.

Ecco, in un ipotetico mondo dove io potrei candidarmi, questo sarebbe il mio programma a grandi linee; sicuramente non coprirebbe tutte le necessità nella nostra Italia, ma magari ci farebbe vivere un po’ meglio.

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Come proteggersi da TeslaCrypt e ransomware vario

Un post di poche (vabbè, ci speravo, dai) parole e tanti contenuti. Lo faccio per voi, poi non ditemi che non vi avevo avvisato. Vi spiego come proteggersi da TeslaCrypt e ransomware vario, che stanno arrivando a ondate in tutte le mail.

Vi arrivano queste mail che sono scritte bene e all’apparenza arrivano da mittenti conosciuti (Enel, vostri amici, corrieri,…), dentro c’è un allegato Office. Nell’allegato Office c’è una macro che scarica un malware che si attiva e passa in rassegna tutti i file del vostro PC (e se ce li avete, della rete, del NAS e dei dischi USB collegati). Prende ogni singolo file, lo cripta e vi impedisce l’accesso. Poi lascia un messaggio in varie copie in ogni cartella dove, banalmente, c’è scritto “se vuoi riavere i tuoi file devi pagare”. Ed è vero, non c’è molto da fare. Avete un backup o pagate (oppure, ovviamente, perdete tutti i dati).

Quindi torniamo indietro nel tempo, prima dell’arrivo di questa mail. Ecco cosa dovete fare, in pochi e semplici passi.

Compratevi un disco esterno sufficientemente capiente. Spendete 100€, se serve. I vostri dati valgono più di 100€, non ho dubbi. Non potete tornare a fare la foto a New York dieci anni fa quando vostro figlio nel passeggino stava divorando un hot-dog preso al carretto per la strada.

Cercate un programma che faccia il backup di tutti i vostri dati, ce ne sono un’infinità, anche gratuiti. Fate anche il backup dentro alle cartelle di Google Drive, Dropbox e simili, che doverli recuperare a mano singolarmente diventa lunga davvero..

Collegate il disco e fate il backup, al termine staccate il disco e mettetelo in un cassetto. Ho detto staccate, quel disco non va lasciato collegato al PC.

Adesso impostate un allarme sul vostro smartphone o scrivetevi sull’agenda “tutti i lunedì sera attacca il disco e fai il backup, poi staccalo”. Ripetete tutte le settimane dell’anno e tutti gli anni. Durante il backup non scaricate mail e non aprite allegati strani.

Ogni tanto, ad esempio una volta al mese, prendete il disco e provate a recuperare un po’ di file, perché un backup ben fatto è un backup dal quale si recuperano i dati.

Ogni 3 anni cambiate il disco.

E se vi accorgete di aver preso il virus? Anche qui decisi e senza paura:

  • Staccate subito la corrente al PC, lo avete perso. Spegnerlo subito permette di salvare i file della rete
  • Verificate, con un altro PC, che i dati sul NAS o sui dischi esterni siano salvi
  • Formattate il PC e rimettete i dati dal backup. Se non sapete come fare chiamate il vostro tecnico di fiducia.

Ad occhio le seguenti categorie dovrebbero essere salve (ma mai dire mai, occhi aperti sempre):

  • Computer con MacOS
  • Computer con Linux
  • Computer con le macro di Office disattivate

Internet è una giungla ed è pericolosa, a volte stare attenti non basta, quindi bisogna essere preparati.