Quanto mi costa di corrente

Ho notato che non è chiaro come calcolare quanto costa tenere acceso un dispositivo. Visto che con il costo della corrente in costante crescita, questa è una cosa sulla quale è necessario porre più attenzione del solito, potrebbe essere interessante sapere, a grandi linee, quanto costa un dispositivo che consuma X e viene usato per Y tempo.

Innanzitutto serve sapere quanto pachiamo la corrente. Questa è la prima cosa difficile. Nel contratto abbiamo il costo della componente energia, che non comprende tutta una serie di altri costi accessori, oltre che l’IVA. Senza andare tanto per il sottile, con l’ultima bolletta in mano fate questa cosa.

  • Prendete il totale dell’importo da pagare
  • Togliete l’importo del canone TV che è ben specificato
  • Dividete l’importo ottenuto per il numero di kWh fatturati
  • Avete ottenuto quanto pagate, tutto incluso, il singolo kWh

Lo so, ho incluso spese fisse che non variano con il consumo, ma per il nostro conto va bene così

Esempio

  • Fatturato: 300€
  • Importo canone TV: 20€
  • kWh fatturati: 690

(300€ – 20€) / 690kWh
280€ / 690kWh = 0,405€/kWh

Questo è l’importo che useremo per i nostri calcoli

Ogni dispositivo ha un consumo espresso in Watt. Questo è il consumo istantaneo del dispositivo. In fattura, però, viene fatturato il consumo per il tempo, espresso in kWatt Ora (kWh).

Se un dispositivo consuma 500W e sta acceso per 2h dopo le 2 ore avrà consumato 500W x 2h = 1000Wh = 1kWh.

La formula è facile.

potenza impegnata x tempo = energia fatturata

La realtà è che un dispositivo non consuma sempre la stessa energia e soprattutto non consuma quello che è indicato sulla sua etichetta. Sull’etichetta c’è scritto il consumo massimo al quale potrebbe arrivare. Sull’etichetta energetica invece è indicato un consumo medio in kWh basato su una certa quantità di cicli di utilizzo o di ore di accensione.

Come si fa? Si deve misurare.

Vendono dei dispositivi che si mettono tra la presa a muro e l’elettrodomestico che vogliamo misurare che ci dicono quanto consuma. Vi lascio due link di uno semplice e uno smart (ma lo scopo di questo articolo non è insegnarvi a usarli e configurarli).

Una volta scoperto quanto consuma un dispositivo, dobbiamo capire per quanto tempo rimane acceso nell’anno o nel mese, per scoprire poi quanto consuma e quanto ci costa.

L’esempio più facile è la lampadina. Quando è accesa consuma sempre, ad esempio, 10W. Se io so che questa lampadina la accendo tutte le sere alle 20 e la spengo a mezzanotte, sarà accesa 4h al giorno per tutti i giorni dell’anno.

10W x 4h x 365gg = 14.600Wh = 14,6kWh all’anno

Per sapere quanto costa sulla bolletta, il conto è facile. Si moltiplicano i kWh per il loro costo

14,6kWh x 0,405€/kWh = 5,91€ all’anno

Una TV moderna in stand-by consuma circa 0,5W, ammettendo (semplificando) di non accenderla mai, in un anno consumerà

0,5W x 24h x 365gg = 4.380W = 4,38kWh

Per un costo totale di

4,38kWh x 0,405€/kWh = 2,19€

Per un grande elettrodomestico è più difficile, perché il consumo non è sempre costante durante il ciclo. La lavatrice ad esempio, consuma tantissimo quando scalda l’acqua all’inizio e poi molto meno. Se deve scaldarla a 40 gradi o a 90 fa cambiare considerevolmente il consumo. Con un dispositivo di misura sappiamo, per esempio, che un lavaggio ECO a 40 gradi consuma 0,3 kWh (questo l’ho misurato). Facendo, ipoteticamente 3 cicli per ciascuna delle 52 settimane dell’anno il consumo annuale sarà

0,3kWh x 3 x 52 = 46,8kWh

Pari a un costo di

46,8kWh x 0,405€/kWh = 18,95€

Adesso avete gli strumenti per capire cosa costa circa ogni cosa che accendete, in base a quanto consuma (misuratelo) e per quanto tempo lo usate.

Fate attenzione che i costi cambiano a seconda di quanto pagate la corrente, di mese in mese o di bolletta in bolletta, i contratti sono tutti profondamente diversi, ormai.

Risparmiare energia

Oggi (6 settembre 2022) il Governo, nella figura del Ministro Cingolani (sigh!), ha fatto una lista di cose che ognuno di noi potrebbe fare per risparmiare energia in previsione di questo inverno che sarà un disastro. Si sono svegliati un po’ tardi, eh? Ecco la lista (con qualche mio commento mezzo ironico tra parentesi).

  • Fare le docce più corte (no, amici, vi dovete LAVARE)
  • Usare il forno per meno tempo (così le cose vengono poco cotte?)
  • Usare lavatrice e lavastoviglie a pieno carico (chi non lo faceva prima già era un po’ fesso)
  • Staccare la TV invece dello stand-by (forse non sa quanto consuma lo stand-by di una TV abbastanza moderna)
  • Staccare dalla presa gli elettrodomestici quando non sono in uso (comodo, certo)
  • Abbassare il gas durante la cottura (premesso che funziona solo per la cottura della pasta dopo averla buttata, se si abbassa il gas durante qualsiasi altra cottura se ne allunga il tempo e di solito, non mangiamo solo pasta a pranzo e a cena)

Se avete fretta, questo il riassunto

  • Lavatevi, magari con acqua tiepida, ma lavatevi, chi puzza fa schifo
  • Staccare la TV è inutile e le fa male. Spegnetela se non la usate, al bando schermi accesi con lo screensaver (anche del PC)
  • Lavate panni e stoviglie a bassa temperatura con il ciclo ECO, abbatte drasticamente i consumi. I nuovi modelli, rispetto a quelli di molti anni fa, riducono i consumi fino a 2/3 in meno
  • Non scaldatevi con sistemi a resistenza elettrica
  • Provate la Airfryer al posto del forno, meno tempo e consumi meno della metà
  • Abbassare il gas è inutile, a volte deleterio
  • Il ferro da stiro consuma un botto, andare in giro stropicciati non ha mai ucciso nessuno

Bene, appurato che sono mediamente tutte fesserie e che, in generale sono tutte cose che nessuno potrà mai controllare, mi permetto, dopo che ho preso un po’ di misure sui consumi di svariati elettrodomestici, di consigliarvi alcune cose da fare per risparmiare in modo da impattare in modo positivo sulla vostra bolletta, anche se nessuno vi controlla. Questo, ovviamente si ribalterà sul fatto che si consuma meno energia, che viene prevalentemente prodotta con il gas, risorsa diventata cara e preziosa.

Ok, prima di ogni cosa, lavatevi. Non smettete di lavarvi e non lavatevi di meno (la gente che puzza fa schifo). Se possibile e avete una caldaia che lo permette, abbassate la temperatura dell’acqua calda, magari lavatevi senza mettere la levetta del miscelatore tutto verso l’acqua bollente. Per gli uomini che si radono con la lametta/rasoio si può riempire una scodella di acqua tiepida e radersi senza acqua calda corrente.

Un televisore moderno in stand-by consuma mezzo watt. Sull’anno sono circa 4,5kWh, con un costo lordo di 0,40€/kWh (varia a seconda del vostro contratto) costa 1,80€ all’anno. Davvero? Siamo sicuri che fa la differenza? Un appartamento medio consuma circa 6-10kWh al giorno, che fanno 2.200-3.650kWh all’anno. Davvero, lo standby non fa differenza. Fa differenza se a furia di staccare e riattaccare corrente alla TV la rompete.
Fa la differenza spegnerla tutte le volte che non la si usa invece di far intervenire il salvaschermo, ad esempio.
La stessa cosa vale per il monitor del computer, al bando il salvaschermo, se non siete davanti al PC, mandate il monitor in stand-by

Avete una vecchia TV (magari di 10-12 anni) e un decoder? Fatti i dovuti conti di consumo, vi conviene portarli all’ecocentro e prendere una TV nuova che consuma di meno della somma dei due vecchi e rientrate della spesa in qualche anno, oltre ad avere uno schermo molto più bello. Lo so si devono fare i conti con il portafogli, ma è una cosa da sapere.

Parliamo della lavatrice. La parte che consuma tanta energia è scaldare l’acqua. Smettete di lavare le cose a 90°C e lavatele a 40°C. Ecco che la cosa cambia. I panni vengono bene lo stesso, si sciupano di meno e consumate la metà. Se ne avete una vecchia di più di 10-15 anni potreste pensare, anche qui, facendo i dovuti conti, a cambiarla. La mia vecchia lavatrice economica, per un lavaggio standard a 40°C consumava 1,2kWh. Quella che ho preso l’anno scorso, con il ciclo ECO, più lungo a temperatura sensibilmente più bassa, per un ciclo consuma 0,4kWh.
Due conti facili.
Se faccio 3 cicli a settimana, con la vecchia consumo 187 kWh in un anno, con la nuova 63kWh. Sempre a 0,40/kWh il risparmio è di 50€ all’anno. Altro che 2€ dello stand by della TV. Consuma anche molta meno acqua.
Vale la pena cambiarla? È una cosa alla quale dovete pensare voi. (fa anche molto meno rumore)

La stessa cosa vale per la lavastoviglie. Fate il ciclo ECO. Ci mette di più, usa l’acqua a temperatura più bassa e consuma molto di meno degli altri cicli. Anche qui, gli elettrodomestici moderni, consumano meno della metà di quelli più vecchi.
Ricordate, comunque, che lavare a mano i piatti di un ciclo della lavastoviglie a pieno carico, consuma più acqua e molto, moltissimo gas, se avete la lavastoviglie, usatela.

Se volete metodi alternativi ai termosifoni per scaldarvi, fatelo per voi, non usate niente di diverso dal sistema a pompa di calore. Tutto quello che funziona a resistenza vi ammazza il portafogli. Per fare un facile esempio il termoventilatore che scalda in pochi minuti il bagno al mattino e alla sera consuma 2000W, se lo usate 2h al giorno per i 4 mesi più freddi fa un totale di 480 kWh, quasi 200€ in un anno. Se avete questi mostri metteteli in cantina e non usateli mai più.

Il forno. Se una pietanza cuoce in 40 minuti a 230°C non si può fare diversamente, ci va quella temperatura e quel tempo. L’unica alternativa è non cuocerla e fare altro. Anche qui vale la regola che un vecchio forno consuma di più, ma la soluzione per risparmiare davvero un sacco di energia è spegnere il forno e usare la Airfryer. Che è un fornetto ventilato piccolo e potente.
Senza scendere troppo nel dettaglio. Se per fare pollo e patate per 2 con il forno normale ci va circa 1h per un consumo indicativo di 2 kWh (li ho misurati), nella Airfryer ci va la metà del tempo e visto che consuma anche di meno, il consumo totale è di circa 0,6 kWh. Una Airfryer costa 130€, un pensiero credo si possa fare. Questo consiglio è molto valido se siete in due. In 4 diventa un po’ più complicato.

Passiamo ai fornelli.
Per cuocere la pasta, la grande energia è portare l’acqua a ebollizione. Se abbassate la fiamma ci va più tempo, se la abbassate troppo non bollirà mai, sprecando gas. Vero, dopo che avete buttato la pasta, per quei 5-13 minuti potete abbassare la fiamma o anche spegnerla in certe situazioni e la pasta verrà cotta lo stesso.
Ma in genere non mangiamo pasta 2 volte al giorno tutti i giorni. E non mangiamo pasta scondita.
Il gas serve anche per fare il condimento. E se il ragù deve pippiare 4h, il fuoco sotto deve essere quello giusto, se no non cuoce.
Per le altre pietanze, qualunque esse siano, se il tempo di cottura è quello e la fiamma deve essere ad un certo livello non si può barare, se la tenete troppo bassa o cuociono in più tempo o vengono male. Pensate a un pezzo di carne che deve fare la reazione di Maillard e fare la crosticina, se la padella non è bel calda, non la farà.
E ricordate che l’induzione non è la soluzione a tutti i mali. Sì, l’acqua, consumando 4500W, bolle in 40”, ma la pasta per cuocere ci metterà sempre 5-13 minuti, il sugo dovrà pippiare sempre 4h e l’arrosto dovrà stare in pentola tutte le sue ore.

Voi sapete che il ferro da stiro consuma costantemente 2000W? Stirare 3h per 2 volte a settimana incide sulla bolletta per 624kWh, pari a 250€ all’anno.
Io sono del partito “stropicciato non fa male a nessuno” e da tempo stendo e piego il meglio possibile jeans, t-shirt e felpe, così da stirare il meno possibile. Ridurre anche solo della metà è un bel colpo, ci sta una cena per due in un bel ristorante.

Risparmiare si può. Stare attenti è un dovere civico per la bolletta, per il portafogli, per la società intera. Lo è ora come lo era prima (ok, adesso lo è un po’ di più). Lo spreco di energia è sempre una pessima cosa. Spegnete le luci delle stanze dove non ci siete, non esagerate con le temperature in casa, fate la guerra in condominio per abbassare la temperatura del riscaldamento centralizzato.
Facciamo le cose giuste e non le fesserie, ecco, solo questo.

Ah, giusto per non scordarvelo. Non limitate le docce, LA-VA-TE-VI.

Un ultimo consiglio elettrico che vale per quasi ogni dispositivo. Continuare a attaccarlo e staccarlo dalla corrente mette sotto stress la componentistica interna quando lo riattaccate. Magari non succede niente, magari si rompe o si rovina. Non vale la pena rischiare, no?

E se volete sapere come si calcola il consumo elettrico di un dispositivo, c’è un post dedicato, facile facile

Un nuovo lavoro

Dopo molti anni a fare il sistemista, quella strana figura che in azienda fa tutto, dai server, ai PC, al Bluetooth del telefono con la macchina del Direttore Generale, avevo raggiunto una fase che mi diceva di cercare una nuova via, soprattutto perché, seppur essendo il papà di ogni oggetto IT all’interno dell’azienda dove stavo (infrastruttura server, rete, WiFi, VPN, PC client, …), essere l’unica persona che chiamavano per ogni minimo problema, sempre, iniziava ad essere antipatico.

Un giorno, un amico mi fa notare un annuncio di una grande (ma grande davvero, eh!) azienda che cerca un tecnico di datacenter in Torino.

Tecnico di datacenter di una grande azienda vuol dire due cose importanti:

  • Avere a che fare con i server e basta, cosa molto specializzata e verticale, senza più dover gestire tutto il resto, sopratutto gli utenti.
  • Essere all’interno di una realtà molto strutturata, talmente strutturata che sì, conto sicuramente di meno, ma che quando esco ci sarà qualcuno che sa fare le stesse cose che faccio io. Anche quando sono malato o in ferie.

Ma la grande azienda non è italiana.

E io non ho il Curriculum scritto in inglese.

Valentina, letto l’annuncio mi dice “ehi, guarda che stanno cercando esattamente te, scrivi ‘sto Resume in inglese e invialo. Subito.”

In 3h ho fatto e ho inviato.

Sapete com’è. Mandi il CV e questo cade in un buco nero. Esiste un enorme buco nero, più grande di quello che hanno trovato all’interno della Via Lattea, dove vanno a finire tutti i CV che si inviano agli annunci trovati su Internet (non è vero: il mio primo lavoro in IT l’ho trovato rispondendo a un annuncio su Yahoo lavoro nel 2001)

E invece. A inizio novembre mi scrive una gentile ragazza da Dublino, per fissare una call conoscitiva. Ehi! Davvero! Da quella un colloquio tecnico, poi un altro, poi ancora e sono arrivato così a 6 colloqui, tutti online, in ambito reti, Linux, Windows e hardware. Tutto in Inglese, eh! Anche uno relativo a come e quanto fossi compatibile con l’azienda.

Passano le feste, cambia l’anno e a metà gennaio mi chiama un numero con prefisso +353 che mi fa grandi congratulazioni perché sono stato scelto per il ruolo di tecnico di datacenter in Torino. Mi fa elenco dei benefit e mi dice che mi manderà il contratto da firmare.

Ok, lo devo dire. Non ci credevo. Ci ho messo un po’ a rendermene conto. Anche mentre firmavo il contratto, mentre accedevo al pannello dell’onboarding, mentre davo le dimissioni. No, non poteva essere vero.

Dal primo novembre sono passati 7 mesi. Di cui 4 di preavviso (chi mi segue su Twitter lo sa). Oggi inizio il nuovo lavoro, sono in ansia, non poco e ho già almeno 2 call fissate con il mio nuovo manager, che lavora in Belgio, più una per altre attività.

Da oggi il mio lavoro è tecnico di datacenter per loro, spero di essere all’altezza. Magari ci aggiorniamo tra qualche mese, ma come potrete immaginare non posso sbottonarmi troppo.

Cambiare lavoro

Oggi termino un contratto di lavoro di 11 anni presso la stessa azienda di consulenza, il più lungo della mia carriera. Quasi 10 di questi (da settembre 2012) in una sola società, dentro la quale, in questi molti mesi, ho creato tutto quello che ora la manda avanti, quasi da solo o in collaborazione con fornitori:

  • Infrastruttura di rete interna (con circa mille VLAN)
  • Infrastruttura di virtualizzazione con tutti i server che ci sono dentro (circa 60)
  • Connettività ridondata e failover
  • infrastruttura di rete con le sedi esterne, VPN, backup della loro connettività e controlli
  • Backup multi livello
  • Migrazione a Google Workspace
  • Gestione PC
  • Sicurezza

Di tutto ho redatto documentazione e l’ho sempre trattata, budget e competenze permettendo, come una mia creatura. Anche in ferie e anche in malattia (sì, lo so, non è cosa saggia, ma quando sei solo e ci tieni fai anche le cose sbagliate).

Oggi me ne vado, lascio tutto questo in altre mani e non sarà più cosa che mi riguarda.

Sono sollevato, niente più ticket, niente più segnalazioni da Zabbix o da Uptime Robot, niente più problemi “guarda che questo è vecchio, da aggiornare e non mi dai il budget per aggiornarlo”, mi aspettano un po’ di giorni prima di entrare nella nuova, grande, enorme azienda (arriverà post, stei tiuned). Giorni di cervello lavorativamente spento, finalmente.

Ma l’infrastruttura che ho messo su con fatica e bestemmie e della quale mi sono preso cura un po’ mi mancherà.

Solo un po’. (davvero!)

Ciao vecchio lavoro, ciao ex colleghi, ciao ex fornitori, è ora di andare avanti.

Vi ho lasciato tutto funzionate, ben oliato e il manuale di istruzioni, cercate di non fare troppi danni, il mio numero di telefono, se vi serve è… ah, no, non c’è nessun numero di telefono.

Im Out Goodbye GIF - Im Out Goodbye Bye Bye Bye GIFs

Le esclusive nei podcast

Qualche tempo fa, su Pillole di Bit, il mio podcast di tecnologia, vi avevo caldamente consigliato l’ascolto di Stories di Cecilia Sala. Dal 9 Maggio 2022 questo podcast passerà in esclusiva su una sola piattaforma, questa cosa mi ha fatto uscire di testa. Con calma, perché con il rant mi sono fatto sospendere da Twitter per 12 ore, vi spiego perché.

I podcast, dall’inizio, hanno avuto un canale standard di diffusione: il feed RSS.

Il feed RSS è un sistema open, a disposizione di tutti, per farci un po’ quello che ti pare.

Per questo motivo sono nati gli aggregatori RSS che, presi i feed RSS da più fonti, li aggregano in modo organico. Se sono articoli, permettono di avere una sorta di rassegna stampa personale, se sono file audio, la propria stazione radio personalizzata.

Quando ho iniziato ad ascoltare podcast, erano i tempi di Tecnica Arcana e RockCast Italia, ciao Carlo e Franco, non avevo connessione dati in mobilità, avevo un iPod nano e potevo dire a iTunes di sincronizzare i podcast sul mio PC e poi lui scaricava le tracce audio sull’iPod, andavo in macchina e avevo di che ascoltare.

Con il tempo è arrivato internet sulla SIM, gli smartphone e le app specifiche per aggregare i podcast.

Queste app, che nel tempo hanno fatto passi da gigante, si iscrivono ai feed RSS dei vari podcast, scaricano le tracce audio quando queste escono e io telefono è in WiFi, fanno le playlist, permettono di mettere alcuni podcast con priorità, in modo che siano da ascoltare prima degli altri, anche se sono usciti dopo, Stories era tra questi, e molte altre opzioni, come ascoltarli più velocemente o più lentamente, equalizzare in modo diverso la voce, taglia inizio o fine a seconda di sigle o pezzi ripetitivi, il tutto personalizzato per singolo podcast.

Insomma, il massimo della personalizzazione dell’ascolto delle trasmissioni preferite.

Mi abbono e poi l’app fa tutto da sola, la mattina salgo in auto, ma potrebbe essere sui mezzi o andando a correre o facendo le pulizie, apro l’app, faccio play ed è già tutto pronto.

Poi sono arrivate le piattaforme proprietarie e hanno deciso di entrare nel mondo dei podcast, spaccando tutto.

Premetto che so perfettamente che non viviamo nel mondo fatato, che le produzioni di un certo pregio hanno bisogno di soldi, sapete che anche io ho dei costi per il mio piccolo podcast, e ci va qualcuno che in cambio dei soldi che investe ne abbia un ritorno.

Le grandi piattaforme evidentemente ci guadagnano dalla pubblicità, dagli abbonamenti, dai dati che ricavano dagli ascoltatori, un po’ come fanno tutti i fornitori di servizi digitali gratuiti.

In cambio l’unico modo per ascoltare i podcast in esclusiva è quello di passare dalla loro app.

L’esperienza però cambia. Per me il primo problema è questo.

Per ascoltare i podcast in esclusiva su altre piattaforme devo rimbalzare tra la mia app di podcast preferita e quelle loro, magari mentre sto guidando o mentre sto correndo, o con le mani sporche perché sto facendo le pulizie. Per essere preciso, io non corro, era un esempio.

Tra le altre cose, allo stato attuale, le app che non sono dedicate solo all’ascolto dei podcast sono molto indietro rispetto alle app specifiche, se non ha scaricato offline devo ascoltare il podcast in streaming e magari nel tragitto casa lavoro ho una zona dove non c’è segnale o non ho tutti questi dati da consumare tutti i giorni. Anche in fatto di miglioramento dell’ascolto e personalizzazione del singolo podcast, rispetto ad Overcast, app che uso io, è mille anni indietro.

La frammentazione, come è successo già con film e serie TV, porterà le persone ad ascoltare meno roba, invece di espandere gli ascolti e allargare le conoscenze.

Tra app private di servizi che fanno i loro podcast, servizi a pagamento, esclusive, per ascoltare i podcast tra un po’ si deve fare come quando si sceglie un film.

Da che app partiamo oggi?

Overcast, Il post, Storitel, Audible o Spotify? E intanto si arriva tardi in ufficio, perché passarle tutte per vedere che podcast sono usciti quella mattina richiede tempo.

La grossa differenza è che fatta la scelta per un film, poi sto tranquillo per 2 ore. Pensate invece ai podcast che durano 15-20 minuti. Cambiare app di continuo.

Esco, metto su l’app del Post perché voglio ascoltare Morning, finito, prendo in mano il telefono, passo a Spotify e cerco Stories, nah adesso no, è diventato verde, al prossimo semaforo, finito Stories apro Overcast dove c’è Dee Giallo e gli altri che seguo da feed RSS. Capite che è un disastro?

Lo so che il mio è un discorso inutile, ogni servizio, ormai, deve trattenere gli utenti sulla sua piattaforma per monetizzare, permettetemi però di dire che questo ha snaturato l’idea della diffusione dei podcast e fa schifo.

Perché allora Pillole di Bit sta su tutte le piattaforme?

Perché così chi ascolta da una certa piattaforma lo trova anche lì, senza avere l’obbligo di passare ad un’altra app, per vedere se è uscito o per poterlo ascoltare. Cerco di stare dalla parte di chi ascolta, almeno ci provo a rendervi la vita un po’ più facile.

Non ho alcuna intenzione di darlo in esclusiva, con i miei numeri nessuno lo vorrebbe, comunque, e non ho intenzione di metterlo su piattaforme a pagamento.

Se siete arrivati fin qui, scusate per lo sfogo e grazie per l’ascolto, ci sentiamo la settimana prossima. 

Ah, da lunedì prossimo sarò disoccupato, ma per poco, così mi riprendo un attimo prima di iniziare il nuovo lavoro.

LED RGB dentro una lampada Ikea

Questo progetto è parte del più grande La domotica fai-da-me, che trovi sempre all’interno di questo sito. Avevo bisogno di una luce “salva-mignolino” per la notte in camera. Al posto di andare a comprarmi un banale segna passo in un negozio, ho realizzato questo progetto integrando un LED RGB (può visualizzare 16 milioni di colori, uno per volta) all’interno del sistema più grande. Posso comandarlo dal bot di Telegram, posso automatizzarlo in base a vari parametri della mia centralina, oppure posso cambiare il colore con un semplice link web.

Nota importante e fondamentale: con questo progetto si lavora vicino alla corrente elettrica 220V, toccare la 220V è pericoloso, ci si può far male o si può morire. Se non sai quel che fai chiedi aiuto. Non sono responsabile per qualsiasi danno a persone, cose, animali o qualunque altra cosa.

Il progetto è rilasciato con licenza GPL V.3 (Open Source), quindi puoi prenderlo, fartelo a casa, modificarlo e pubblicarlo a nome tuo. Se lo condividi modificato devi citare questo sito (www.iltucci.com) come fonte principale.

Il LED prima era nudo, con una mezza pallina da ping-pong a fare da diffusore. Non il massimo in estetica. Passando da Ikea ho trovato una lampada molto economica dentro cui metterlo: la lampada LAMPAN da 5€.

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Tutte le informazioni su un display

Avere un sistema che memorizza informazioni su un appartamento è poco utile se queste informazioni non possono essere lette o consultate.

Nel mio progetto di domotica ho sviluppato alcune funzioni del bot su Telegram che mi permettessero di leggere i dati dei sensori di temperatura con pochi facili comandi, ma non è proprio una cosa comoda, in più i dati numerici dicono poco se non sono rappresentati almeno con un piccolo grafico.

Allora ho installato Home Assistant, gli ho fatto prendere i dati dal DB e li ho fatti presentare in un modo un po’ più fruibile.

La grafica, anche se semplice, è più accattivante di un messaggio di testo, ma c’è sempre il problema che per poterli vedere devo avere un PC sotto mano o devo tirare fuori il telefono dalla tasca.

Così ho aperto il cassetto della disperazione, quello dove noi nerd/maker mettiamo tutto quello che compriamo, le “cose che sono bellissime e che prima o poi useremo”, e ho tirato fuori due componenti:

  • Un Raspberry Pi 3 (ma per il progetto vanno bene dal 2 in poi, basta che abbia il connettore a 40PIN) con gli accessori base: alimentatore e scheda SD (il link sponsorizzato porta al 4, attualmente in commercio)
  • Un display e-ink da 4” fatto apposta per il Raspberry e venduto, che io sappia, solo da Pimoroni

Adoro i display e-ink, per questo avevo quel bellissimo display, comprato in un momento in cui il sito Pimoroni faceva gli sconti al 20%

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Se non ti arriva la notifica su Apple Watch

Da parecchi anni ho dato un taglio alle notifiche che mi arrivano sul telefono, la regola generale è che non me ne arriva nessuna, se voglio vedere cosa mi è arrivato, sblocco il telefono, vedo i pallini e paro le app per leggere. Odio le continue interruzioni alla mia vita per messaggi o altro.

Ovviamente ci sono delle eccezioni e alcune notifiche è necessario che mi arrivino, come i messaggi diretti a me, le notifiche della banca, l’antifurto e poche altre.

Per questo motivo, ogni volta che installo un’app sul telefono (iPhone), vado a disattivare tutte le notifiche, per attivarle solo se mi servono davvero.

Nel mio gioco di togliere le notifiche ho anche fatto in modo che il mio telefono non emetta mai suoni e tutto sia spostato sull’orologio che vibra soltanto (e vorrei che tutto il mondo facesse così, ma non sono il dittatore del mondo e non posso obbligare nessuno).

In ogni caso, per fare tutti questi giochi, a un certo punto, mi sono accorto che alcune app non mi mandavano la notifica su Apple Watch, il telefono vibrava, ma l’orologio niente, nessuna notifica scritta, nessuna vibrazione.

Per caso, installando l’ultima app per comunicare con altre persone, Keybase (no, non usatela, per il vostro benessere psicofisico), mi sono accorto che prima mi mandava le notifiche all’orologio, poi ho fatto un po’ di modifiche e le notifiche che mi servivano sono sparite.

Odio. Ma almeno sapevo dove avevo toccato. E ho scoperto l’arcano.

In iOS, almeno nella versione 13, per far sì che la notifica arrivi all’orologio, deve essere abilitato il banner, se questo non è abilitato, la notifica non arriva.
Se volete che l’orologio vibri anche all’arrivo della notifica allora si deve abilitare il suono.

Viaggiare senza reflex

L’ho fatto. Sono partito per le ferie e non mi sono portato la reflex (Canon 7D), cosa che non facevo da almeno 12 anni. Incredibilmente le vacanze sono andate bene, mi sono divertito e ho portato a casa un po’ di belle foto (fatte con l’iPhone 7).

Ok, qui ci va una premessa importante. So perfettamente cosa può fare una reflex in confronto ad un telefono, seppur di fascia alta. Visto che mi piace essere chiaro, queste sono le cose che la reflex può fare e che il telefono proprio no.

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Un avviso quando manca la corrente a casa

Questo progetto fa parte del più grande La Domotica fai-da-me, anche se non parla con la centralina dove accentro tutto. Può essere anche realizzato da solo, funzionerà senza problemi.

Perché un sistema che mi avvisa quando manca corrente? Perché se manca corrente in casa quando non ci sono so che devo intervenire entro poche ore per evitare, ad esempio, di dover cambiare l’intero frigo perché la carne nel freezer si scongela e marcisce (no, non potete sapere lo schifo della puzza di carne marcia se non lo avete mai sentito) oppure perché smette di funzionare il mio antifurto.

Può essere comodo in box, nella casa in montagna, in ufficio, nella sala server dell’azienda dove si lavora, …

Le specifiche di questo progetto sono molto semplici: deve funzionare in caso di blackout e non si deve appoggiare alla connessione Internet (senza corrente il router si spegne). In più, mi deve avvisare quando la corrente torna.

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Registro un nuovo podcast su Torino

Se vuoi, il tempo lo trovi per fare qualunque cosa. Quindi ho deciso di lanciarmi in questa nuova avventura “vocale”.

Ho realizzato una nuovo podcast, non tecnologico (strano, eh?), sulla città di Torino. Un cosa vedere-fare-mangiare dal mio punto di vista. le cose le provo e poi ne parlo, non sono sponsorizzate e il commento è sincero. Se ne parlo, vuol dire che ne vale la pena.

Dove lo trovate? Su Spreaker (al momento), ma poi su tutte le consuete piattaforme di podcasting in giro per Internet.

Informazioni dettagliate sono nella pagina dedicata su questo stesso blog.

Quindi adesso, anche se non siete nerd o troppo tecnologici, potete avvicinarvi a un mio podcast. E se non sapete come ascoltare un podcast, beh, è il momento giusto per imparare 🙂

Ridimensionare un file immagine del Raspberry Pi

Il problema delle immagini del Raspberry Pi ritorna ogni volta che mi tocca usarne uno. Per questo sto iniziando ad odiare questa scheda. Anzi, odio le memorie microSD.

Il modo più sicuro di fare un backup offline (cioè a sistema spento e scheda collegata da un’altra parte) è ottenere un file immagine, tipicamente con estensione IMG. Se si deve ripristinare il sistema a causa di un guasto (tipicamente la microSD che si corrompe) sarà sufficiente “masterizzare” questa immagine su una nuova scheda microSD.

La procedura qui indicata è fatta con un PC Windows, se avete altri sistemi operativi sarà necessario modificare leggermente le cose (ad esempio non c’è Rufus per Mac)

Leggi tutto “Ridimensionare un file immagine del Raspberry Pi”

Un semplice analizzatore della rete su Raspberry Pi (per noob)

Il progetto che realizzeremo insieme in questo post mi è servito in ufficio, anzi, nelle sedi remote, per capire un po’ com’è lo stato della rete di un singolo punto rete. Se perde pacchetti, se la VPN con la sede funziona e a quanto va Internet. Il tutto da dare a qualcuno che di tecnologia non capisce nulla: lo collega, lo accende e fa la foto del risultato.

Il sistema in funzione. Prima senza cavo e poi con.

Lista della spesa

Per poter realizzare il progetto servono anche degli accessori che saranno usati solo per la configurazione

  • Monitor esterno HDMI
  • Tastiera USB
  • Un PC di appoggio
  • Un adattatore per collegare la microSD al PC
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Sensore di temperatura con batteria LiPo

Questo post fa parte del progetto La Domotica Fai-da-me, è l’evoluzione del sensore di temperatura a batteria, lo migliora in tre punti fondamentali:

  • Il sensore è un SHT30 e non un DHT22, questo sensore è molto più preciso ed affidabile, oltre che lavora su bus I2C ed è semplicissimo da interfacciare
  • La batteria è una LiPo, collegata allo shield apposito, dovrebbe durare molto di più ed è più piccola del kit di tre pile stilo AA che uso adesso.
  • La trasmissione dei dati è basata su MQTT e non più su http (dovrei aver ridotto il consumo vita la leggerezza del protocollo)

Il post esce quando il sensore è operativo da meno di un mese, l’effettiva durata della batteria l’ho provata abbassando il periodo di deep sleep da 30′ a 4”. Il sensore ha inviato la lettura circa 25000 volte prima che la batteria si scaricasse. A una lettura ogni mezz’ora fa una durata stimata di più di 3un anno. Non male, le tre stilo della versione precedente durano meno di 3 mesi.

La lista della spesa (da prendere con le pinze, le schede cambiano e si aggiornano, se trovate schede aggiornate potreste aver bisogno di fare saldature diverse o cambiare leggermente il codice).

Come per tutti gli altri progetti è necessario saldare i connettori sulle schede, io ho messo, in ordine dal basso verso l’alto:

  • Scheda D1 Mini (sotto a tutte)
  • Shield batteria (in mezzo)
  • Shield SHT30 (in alto, all’aria aperta)
Questi sono i piedini da saldare sulle tre schede (in foto c’è la D1 Mini Lite, ma la cosa funziona anche con la standard)
I PIN devono essere saldati in questo modo sulle tre parti.
Il sistema intero montato e operativo (si vede che il connettore della batteria non combacia con quello della scheda?)
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Programmare una WeMos D1 Mini Lite

Perché c’è bisogno di questo post? perché mi sono trovato tra le mani una di queste schede (ricordate che WeMos adesso si chiama Lolin) e ho avuto una difficoltà incredibile nel programmarla.

Quando con l’IDE di Arduino si deve programmare una scheda, è necessario dirgli qual è la scheda che si sta usando, perché lui cambia una serie di parametri che permettono al codice di funzionare correttamente per ogni tipo di scheda.

Da bravo furbo pensavo di programmare la D1 Mini Lite esattamente come la D1 Mini, visto che nel menu c’è solo quella

E invece no. Si deve avere la scheda D1 Mini Lite. E ho perso un’intera serata a capire come fare ad averla. Lo segno qui a futura memoria e per chi si sconterà sullo stesso problema.

Ci sono riuscito solo in Windows, quindi se qualcuno riesce anche a farlo sul Mac lo scriva nei commenti e io lo metterò nel post, oltre a ringraziare tantissimo!

Si deve aprire il file “Boards.txt” che si trova in questo percorso (attenzione che la cartella “AppData” è nascosta):

C:\Users\[utente]\AppData\Local\Arduino15\
packages\esp8266\hardware\esp8266\2.4.1

All’interno si deve incollare tutto il contenuto di questo file (dovesse mai venire cancellato, ho una copia proprio qui sul blog: scaricalo).

Chiudendo e riaprendo l’IDE di Arduino la scheda finalmente comparirà e la si potrà utilizzare.

Mettere i dati dei sensori in un DB, usando MQTT

Questo articolo fa parte del progetto La Domotica fai-da-me ed è il naturale proseguimento dell’articolo sul server/broker MQTT.

Una volta realizzato il server è necessario intercettare i dati inviati dai sensori per memorizzarli nel DB.

Esatto, il DB. per poter lavorare con il database è necessario crearne uno. Io uso SQLite perché è facile, leggero e nativamente integrato in Python. Per installarlo basta usare il solito comando su Ubuntu

sudo apt-get install sqlite3

Per creare il DB è sufficiente accedere a sqlite indicando il nome del DB da creare

sqlite3 /percorso/domotica.db

Una volta dentro si devono creare le tabelle necessarie per memorizzare i dati, la struttura che ho pensato io è basata su tre tabelle:

  • I luoghi dei quali mi servono i dati
  • Le temperature
  • I consumi di corrente (questa tabella è usata dal progetto del misuratore di corrente)

Queste sono le tabelle da creare

CREATE TABLE Luoghi 
(
  ID INTEGER PRIMARY KEY ASC, 
  Descrizione TEXT NOT NULL
);

CREATE TABLE Temperature
(
  ID INTEGER PRIMARY KEY ASC, 
  Timestamp TIMESTAMP DEFAULT CURRENT_TIMESTAMP NOT NULL,
  Luogo INTEGER,
  Temp REAL,
  Umid REAL,
  Vbatt REAL
);

Una volta create le due tabelle è necessario inserire i vari luoghi che si vogliono monitorare con delle semplici INSERT

INSERT INTO Luoghi (Descrizione) VALUES ('[nome ambiente');

L’identificativo del campo “ID” viene messo automaticamente, per vederlo basta fare una SELECT sulla tabella

SELECT * FROM Luoghi;

Il risultato dovrebbe essere una cosa tipo questa

sqlite> select * from luoghi; 
1|Camera
2|Balcone Strada
3|Cucina
4|Sala

Per comodità è bene prendere nota di questi valori, perché ci serviranno per programmare i sensori e fare le varie query.

Il programma è scritto ovviamente in Python e può essere trovato nella pagina GitHub del progetto. Per poter funzionare sono necessarie alcune librerie, una di queste, che sicuramente manca nel server è la libreria PAHO-MQTT, che permette di gestire MQTT con Python. Si installa con il comando:

pip install paho-mqtt

Il programma va eseguito all’avvio del sistema, se no i sensori troveranno il server, manderanno i loro dati, ma questi non saranno salvati da nessuna parte. Per fare questo è necessario modificare il crontab con il comando

crontab -e

A questo punto si deve inserire la riga

# avvio del sistema che salva i dati vai MQTT al boot
@reboot python /percorso/mqtt_to_db.py >/percorso/mqtt_to_db_std.log 2>&1

per salvare il crontab basta fare Ctrl+X, S (o Y a seconda della lingua del sistema) e poi INVIO

Giusto per capire cosa abbiamo appena scritto:

  • le righe che iniziano con il cancelletto # sono commenti (usare bene i commenti è obbligatorio, sempre!)
  • @reboot: questa cosa va eseguita all’avvio del sistema
  • python /percorso/programma.py: esecuzione del programma
  • >/percorso/log: redirige lo standard output su un file di log invece che a video
  • 2>&1: redirige sullo stesso file di log anche l’output degli errori

Adesso mancano solo più i sensori!

Il progetto è rilasciato con licenza GPL V.3 (Open Source), quindi puoi prenderlo, fartelo a casa, modificarlo e pubblicarlo a nome tuo. Se lo condividi modificato devi citare questo sito (www.iltucci.com) come fonte principale.

La mobilità sostenibile, è davvero sostenibile?

Passeggiando al parco mi è venuto in mente “ma se io prendessi un bicicletta e andassi l lavoro con quella più il bus?”

Attualmente lavoro in un’azienda fuori Torino, il percorso da bicicletta, oltre ad essere lungo (15Km), attraversa delle strade un po’ pericolose, quindi ho pensato:

  • vado in bici fino alla fermata del bus
  • piego la bici, prendo il bus fino alla fermata più vicina all’ufficio
  • vado in bici nell’ultimo km che mi separa dall’ufficio
  • piego la bici e la posto in ufficio.

Ho fatto un po’ di calcoli economici.

L’attuale tragitto in auto è lungo 20Km, il costo al Km è di circa 0.06€, per un totale di 2,40€ al giorno. Contando 48 settimane lavorative all’anno, fa 576€ di carburante. Sono poco meno di 10.000Km, quindi 1/3 del tagliando che costa circa 300€, quindi ci metto anche, per eccesso tra tagliando, gomme e altro, 200€ di manutenzione. Alla fine andare in ufficio con l’auto mi costa 776€ all’anno. Non conto svalutazione, bollo e assicurazione, perché anche se non andassi in auto al lavoro, non la venderei e la userei per altre attività.

Una bicicletta pieghevole degna di tale nome (Brompton) costa circa 1.200€. L’abbonamento GTT per arrivare fino a dove serve a me costa 508,50€/anno.

Con il solo abbonamento (quindi senza usare la bicicletta), risparmierei 776-508,50 = 267,50€. Ammortizzerei la spesa della bicicletta in 1200/267,50 = 4,5 anni.

Il tutto a patto di andare sempre al lavoro in bici, anche con pioggia, neve e gelo.

L’abbonamento si può scaricare al 19% sull’IRPEF. Quindi posso togliere dal mio redito lordo circa 97€. facendo un conto rapido e poco preciso, se la mia aliquota IRPEF è del 27% con un reddito lordo di 20.000€/anno risparmierei circa 26€.

Poi ho fatto un po’ di conti di tempo.

Attualmente, pur con il cantiere più grosso del mondo (esagero, ok) sul percorso casa-lavoro, per il tragitto casa-lavoro ci impiego 35 minuti ad andare a 50 a tornare per un totale di 1h25′. In un anno fanno 340h.

In un calcolo spannometrico, per andare con l’autobus ci metterei 2h15′ al giorno (al netto delle attese in fermata, ma non le contiamo). In un anno fanno 540h. La differenza è di 200h.

Ognuno dà un valore soggettivo al proprio tempo e chiedere ad una persona “quanto valuti in valore economico una tua ora?” non produrrà certamente un valore, ma un bel “boh!”. Se lo chiedete ad un professionista lui vi dirà istantaneamente il valore netto che guadagna in un’ora di lavoro (la metà di quel che fattura al netto dell’IVA, a spanne). Facciamo un professionista medio che chiede 40€ all’ora se ne mette in tasca 20. In 200 ore fanno 4.000€ in un anno.

Fatti questi conti a me risulta che la mobilità sostenibile non è affatto sostenibile per il portafogli e neanche per il tempo.

le cose cambierebbero se si rinunciasse al possedere un’auto, ma non avere l’auto, almeno a Torino nel 2019, è impossibile.

  • Andare a fare la spesa sarebbe impossibile, dove abito io non ci sono supermercati decenti a portata di piedi
  • Alzarsi e pensare “oggi andiamo a farci un giro in montagna” sarebbe improponibile, se non con adeguata pianificazione e con possibilità limitate.
  • Pensare a un qualunque spostamento al di fuori della città diventerebbe molto complicato.

A chiusura di tutto questo, alcuni dettagli del mio lavoro mi impediscono di poter pensare di non avere l’auto (sono un consulente, mi potrei dover spostare in luoghi diversi con preavviso di meno di un giorno, non tutti facilmente raggiungibili con i mezzi pubblici. E soprattutto non potrei portarmi 40 tablet o 2 stampanti o 15 PC in bicicletta o sul bus. Senza dimenticare che capita di entrare alle 8:30 dal cliente e uscirne in un orario compreso tra le 18 e le 24. E se sei con i mezzi, che fai?

Vorrei poter riprendere questo post tra due anni e cambiare i conti in modo tale che almeno tempo e soldi tra auto di proprietà e servizio pubblico + bicicletta siano comparabili.

Il kit del tecnico informatico

Ho rivisto e aggiornato questo articolo, visto che la prima versione era di circa 5 anni fa…

I link di Amazon sono tutti sponsorizzati

Girando per clienti/amici/parenti e trovandomi davanti a problemi sempre diversi, ho iniziato a realizzare una borsa che potesse contenere tutto il necessario per poter lavorare in ogni occasione senza dover dire “non ho proprio questo che mi sarebbe servito”. Sono riuscito a compattare tutto in un desissimo zaino per il MacBookAir 11”. Ecco cosa ci ho messo dentro.

  • MacBook Air 11” (del 2011) con il suo alimentatore (un PC piccolo, leggero che mi permetta di scaricare tool, software e cose simili nel caso in cui il PC dell’utente sia completamente fermo). Se siete anti-Mac va bene anche un piccolo PC, nessun problema. Occhio solo che abbia la possibilità di connettersi a Internet, di avere un po’ di spazio disco, qualche porta USB per chiavette varie e la batteria ben carica (la durata necessaria è di almeno 3-4 ore). Un Chromebook NON va bene. Importantissimo avere la scheda di rete o un adattatore Ethernet-USB, il WiFi, benché molto diffuso, non c’è dappertutto e non tutti vi daranno accesso.
  • Saponetta 3G con batteria carica in modo da avere una connessione ad Internet di scorta (va anche bene il cellulare con il tethering attivo e un buon plafond dati)
  • Un alimentatore piccolo con almeno 2 uscite USB da almeno 1-2A di corrente (carico la maggior parte dei dispositivi e i battery-pack)
  • Cavetti USB di ogni genere e specie (miniUSB, MicroUSB, USB3, USB-C, vecchio connettore Apple, nuovo connettore Apple). Mille connettori di versi per mille dispositivi, se ce ne si dimentica uno, sarà quello che serve.
  • Auricolari (di quelli con il microfono). Perché non tutti i PC hanno le casse e provare se l’audio funziona è impossibile senza cuffie.
  • 3-4 cavi di rete (anche di bassa qualità, è solo per le emergenze)
  • Cavo adattatore USB-SATA per dischi da 2.5” (l’ho trovato in una fiera a 3€). Credo sia il miglior amico di chi ha il sistema operativo che non parte più. Se avete paura di incontrare dischi SATA da 3.5” allora ci va questo
  • Adattatore M2-USB, visto che ora molti dischi interni hanno gli SSD con questo connettore.
  • HD USB3 con la copia completa di tutti i miei dati (perché? mai sentito di delocalizzare il backup? Se sono in giro e succede qualcosa a casa, ho tutto), un kit di programmi essenziali, un po’ di spazio per eventuali backup dell’utente da cui state andando.
  • Una chiavetta USB bootable con una distribuzione di linux live. ormai ci sono tantissimi PC che non hanno più il lettore CD, una chiavetta USB avviabile è indispensabile. E’ importante aggiornarla, almeno una volta all’anno.
  • Una chiavetta USB di media dimensioni (32-128GB) formattabile secondo necessità. Perché così grande? perché gli utenti non vi diranno mai ho 2GB di dati, ma vi diranno “ho solo le foto e la musica”, e in 2GB ci stanno quelle di mezza estate, insomma, per avere un po’ di polmone per salvare un po’ di dati senza dover collegare il disco.
  • Un cacciavite piccolo, con punte intercambiabili, le viti sono ovunque e sono con mille teste diverse. Se avete il taglio, la stella e la torx dovreste essere a posto per il 90% dei casi
  • Batteria di scorta per ricaricare il telefono. Con un battery pack da 20.000mAh dovreste essere a posto anche con un blackout di 3 giorni. Ovviamente, dovete tenerlo sempre carico, se no è un peso inutile.
  • Due penne e una matita (la carta si trova sempre)
  • Una torcia elettrica almeno decente (non avete idea degli angoli bui che si possono trovare in giro)

Queste invece sono cose meno importanti, ma che sarebbe furbo tenere in una borsa separata sempre in auto, da raggiungere in base alle necessità.

  • Switch Ethernet 5 porte con alimentatore e 5 cavi di rete. Le porte di rete non sono mai abbastanza. Questo switch è gestito e si può mettere una porta in mirror con un’altra, così da usare Wireshark e analizzare il traffico di rete (questa è una cosa davvero interessante!)
  • Cavo seriale per Switch tipo CISCO. Oppure questa cosa fighissima!
  • Adattatore USB-RS232 con i drivers installati sul PC, se no è inutile
  • Guanti di lattice. Lo sporco vive nei PC, sotto, di lato, vicino, negli armadi di rete, …
  • Pennarello indelebile scuro
  • Nastro di carta (quello degli imbianchini) per etichettare in modo temporaneo ogni cosa
  • Una multipresa con 2 italiane ed una tedesca, una ciabatta sarebbe meglio, ma occupa più spazio
  • Un paio di tronchesine, non avete idea di quante fascette siano state usate nel mondo

A questo punto, buon lavoro!

Registrare i dati dei sensori via MQTT

Nel progetto La Domotica fai-da-me ho inserito alcuni sensori che leggono i dati ambientali di casa e li trasmettono al server in mo tale che questo possa memorizzarli in un DB. Tutti i sensori sviluppati fin qui inviando i dati facendo una chiamata web, nello specifico una http-GET di questo tipo:

http://[ip_server]/?tipo=temperatura&luogo=bagno&dato=22,5

Sul server è attivo un server web che riceve la chiamata, legge i dati e li memorizza nel DB. Tutto facile, anche a livello di codice.

Esiste però un protocollo, sviluppato specificamente per i sensori IoT, che ha alcune caratteristiche molto interessanti:

  • E’ molto molto facile da implementare lato server
  • E’ molto molto facile da implementare su qualunque dispositivo (nel mio caso sulle schede ESP8266), ci sono milioni di librerie
  • Ha pochissimo overhead di dati (vedi dopo)
  • La trasmissione del dato consuma molta meno energia di una chiamata http. Questo allunga la durata delle batterie, cosa molto interessante
  • Funziona su qualunque mezzo di trasmissione.
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Videosorveglianza con Foscam FI9816P

Questo articolo fa parte del sistema La Domotica Fai-da-me. L’intento era quello di estendere le modalità di ripresa video, senza dover essere per forza limitati dalla piattina della videocamera del Raspberry Pi o dal cavo USB della Webcam collegata sulla centralina.

Per fare questo ho usato una Foscam FI9816P (il link è sponsorizzato). La guida si riferisce a questo specifico modello, perché a seconda dei modelli e dei produttori le configurazioni potrebbero essere sensibilmente (a volte molto) diverse.

L’intento è sempre quello di usare un sistema sul quale abbiamo il pieno controllo e che non è dipendente da servizi esterni, qudini questa videocamera non sarà in alcune modo collegata ad Internet o a servizi di terze parti (lo vedremo più avanti)

Usare una videocamera IP ha alcuni punti a favore e altri contro, prima di scegliere, li analizziamo, per capire se vale la pena correre questi rischi.

Perché una videocamera IP è una buona scelta:

  • La posso mettere dove voglio, se è WiFi serve solo che sia vicina ad una presa di alimentazione (e sotto copertura wifi)
  • Se cambio il sistema di sorveglianza non la devo riconfigurare, come è stata configurata così resterà anche per il sistema nuovo
  • E’ indipendente dalla centralina, sarà sempre e solo raggiungibile via rete
  • Cambiarla con un’altra non porta a dover riscrivere mezzo progetto perché le specifiche cambiano, i protocolli video sono sempre quelli

Perché una videocamera IP non è una buona scelta:

  • Se è WiFi, con un jammer il segnale verrebbe disturbato e lo stream video non arriverebbe più alla centralina (i jammer sono fuori legge, ma lo è anche forzare la porta di ingresso di un appartamento altrui)
  • Dovrebbe essere alimentata con un UPS, in modo che con la mancanza di corrente non smetta di trasmettere il video alla centralina

Se avete deciso che fa ancora per voi, potete continuare a leggere, se a questo punto pensate che la sicurezza non sia più la stessa, potete fare le vostre scelte (è domotica fai-da-me nel senso che ve la fate voi come più vi piace).

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