Fenomenologia della diva laureanda

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Questo articolo è stato scritto a 4 mani, pertanto lo stile è un po’ diverso dal mio solito. Sicuramente tutto di guadagnato per il lettore che si farà copoise risate immedesimandosi negli scrittori che hanno partecipato a questo evento. Grazie alle altre 2 mani!

Diventare dottori comporta, normalmente, la discussione della tesi, tanti complimenti, una pizza con gli amici e la immediata disoccupazione.

Questo non se sei una diva.

La diva tipo vive a ottocentochilometri, in pieno sud ma, se la conosci, pretende ed esige la tua  presenza, comunica però la data e l’ora della discussione della tesi in anticipo solo se le fai richiesta in carta bollata e gliela presenti in ginocchio sui ceci. Fai il biglietto aereo bloccato e congelato, senza possibilità neanche di cambiare la bibita già scelta per il volo e credi di avercela quasi fatta. Invecennò.

La diva ritratta su data e ora del fatto più o meno una volta ogni otto ore, fastidiosa come l’antibiotico. Nonostante tutto non ti è concesso sfancularla perchè la diva è stressata. Puoi pensare un sacco di parolacce, quindi, ma non puoi dirgliele. Però le pensi, non c’è niente da fare.

Nonostante i di lei tentativi di sviarti riesci ad esserci. E devi esserci. Perchè la diva discute la sua tesi solo se l’aula è stracolma di tutti i suoi parenti/amici/conoscenti/

affini/incontratiunavoltainmetro. Si accompagna a colleghe laureande dive, tutte accomunate dalla medesima camminata dell’incredibile hulk grazie all’ausilio di scarpe dagli improbabili tacchi. Perchè la diva ha i tacchi. Ma solo nelle grandi occasioni. Ed è elegante al limite del kitch. Se la diva diventerà infermiera quasi sempre è gnocca (questo pare assodato, verificato e controllato).In attesa di discutere la diva è tesa ma non risparmia i sorrisi pieni di tensione a favore di camera. Le dive imbronciate non esistono. Abbraccia le altre dive, poichè in presenza di una reflex si manifesta il fenomeno dell’aggregazione spontanea.Le dive discutono le loro tesi pronte e preparate, e non cedono neanche davanti alla stronzissima presidente di commissione cui mancano voglia di lavorare, simpatia e capacità di esprimersi correttamente in lingua italiana. Le dive, una volta proclamate dottoresse, piangono, anche se il voto è centodiecisucentodieci per più dell’ottanta percento delle candidate.

Terminata la discussione la diva diventa come il bianconiglio. La devi inseguire e anche se ha i tacchi lei è più veloce di te. Armato di reflex, ovviamente. Tentando di afferrare un bicchiere di spumante e ingurgitando chili di meravigliosi confetti ripieni di cioccolato bianco ma non devi lasciartela sfuggire, pena la decapitazione al grido di TAGLIATEGLILATESTA! degno della migliore regina di cuori. Tentare di schivare la doccia alcolica di qualche altra diva fuoriditesta sarà inutile. Verrai coperto di bollicine e puzzerai come un beone. Reflex compresa. Sempre che si sia salvata. Anche qui le parolacce che ti frullano in testa e si accavallano, ma te le tieni tra i denti insieme ai resti dei confetti.

Le dive sono preparatissime. Quasi infermiere, ma ne sanno a pacchi di numeri e di percentuali e soprattutto sanno riconoscere lontano a due(mila) chilometri un fotografo. Che ovviamente sta fotografando loro. Tutte. Ogni diva vive al centro di un obiettivo e sotto al flash, il tuo. C’era da farsi pagare e diventare ricchi, altrochè.

Alla diva non basta la laurea, la diva vuole la festa. Le dive non si accontentano. Mai. Roba che ad averlo saputo saresti andato a dar da mangiare agli squali, piuttosto. Ti concede due ore scarse per tentare di darti una rinfrescata in un bagno che di fresco non ha nemmeno l’odore posticcio (se non pulisci almeno investi in ambipùr, cacchio!) e per ricomporti in un vestito da persona per bene. Incazzato come una iena ma elegantissimo. Reflex al collo, ovviamente. La musica preferita della diva è il click.

La diva è così diva che, superiore pure a Maometto e alla sua montagna, non va dal parrucchiere: lui la raggiunge a casa. Per la seconda volta in dodici ore. Perchè ristorante e  popolazione residente invitata in blocco non sono sufficienti. Per una festa da vera diva ci vogliono boccoli freschi, truccatrice e vestito firmatissimo, colorato al limite della crisi epilettica, scollacciato al limite della crisi cardiaca degli astanti di sesso maschile.

La diva festeggia al ristorante. Ti assegna pure il posto a tavola perchè solo a lei è dato di decidere. Sala addobbata a festa, segnaposti coi nomi degli invitati e, al fondo, il tavolo d’onore, per se’ e per i suoi parenti. Senza almeno cinquanta invitati la diva non fa nemmeno l’aperitivo, figurarsi una cena.

Fingendo nonchalance la diva organizza fin nei minimi dettagli il suo ingresso da red carpet, con musica di sottofondo, presentatore microfonato e cameriere pronto a porgere i bicchieri per il brindisi con mamma e papà. Perchè la diva è astemia ma non lo da a vedere. Prova ogni possibile posa e profilo, perchè la foto che immortalerà il momento deve essere perfetta.

Tra l’una e l’altra portata la diva passeggia tra i commensali, le pabblicrelescion sono da sempre il suo forte ma essenzialmente lo fa per autocompiacimento, per esporsi, perchè le *devi* dire che è brava e bella, se non altro per togliertela di torno fino al possimo giro di tavoli (e qui capisci che l’alto numero di presenti può essere un vantaggio). Se poi riesci a scansare con agilità anche il gioco della mazza e le altre amenità propinate a forza dallo sciòmen con tanto di microfono scarpebianchennere laccate e parlantina incessante oltre ogni possibile tolleranza allora sei quasi salvo e ti toccherà nutrirti delle sei (SEI) portate previste *solo* ascoltando la musica del pianobar con ragazza cantereccia che, a volume tale da assicurarsi che la sentano anche sulla luna, ti propone l’intero repertorio delle classiche napoletane interavallato solo dal meglio della musica italiana d’antan. La diva sa come farti divertire.

La diva sa anche che le sei (SEI) portate potrebbero appesantirti e si assicura che tu faccia movimento, così con particolare cura organizza a metà serata, e cioè circa all’una di notte, un discoclub a sorpresa nella sala del ristorante. Con le strobo, perchè lei sa che quelle non devono mancare. I must sono il trenino brigittebbardò, uaiemsiei e, per essere veramente in, i gipsiking. Non ti è concesso tirarti indietro, ne’ lamentarsi ne’ dire a oppure ba. Zitto e balla. La diva sta solo badando al tuo benessere. Siile grato.

Acchiappando al volo la pizza fritta di metà pasto, servita in sostituzione dell’ormai obsoleto sorbettoallimone, ti accodi al trenino, la diva in testa, oppure abbracci un angolo buio e cerchi di mimetizzarti con la parete sperando di non essere notato e attendi con fiducia l’arrivo della torta o almeno degli alieni nella speranza che ti rapiscano per utilizzarti come cavia nell’ambito di uno studio sulla solitudine nello spazio.

La luce in fondo al tunnel si palesa sotto forma di rettangolo di zucchero decorato a mano dalla bossadelletorte in persona che con il marscemalloufandant ci ha fatto pure le pillole e il termometro. Neanche il tempo di addentarne una fetta che partirà il giochino lefotodietrolatorta. La diva si baloccherà (è la sua festa e deve divertirsi anche lei, diamine!) cercando ogni possibile combinazione e permutazione di invitati compartecipanti. Un click per ogni combinazione, cinquanta invitati interscambiabili come omini pleimobì e indovina chi è il fotografo?

Considerata l’ora ti chiedi perchè aver prenotato la camera in hotel quando potevi chiedere un cappuccio e brioche dopo la consegna solenne della bomboniera e tornare direttamente in aereoporto. Sbriciolato torni a casa e sai che ci vorranno almeno dieci giorni per riprenderti e per scrivere questo post.

E a margine di tutto questo si insinua il pensiero spaventoso che, in un futuro, prossimo o meno prossimo, la diva potrebbe decidere di sposarsi. Tum tum tum tù. *musicadafilmdelterrore*

 

2 pensieri riguardo “Fenomenologia della diva laureanda”

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