Con tanto contante

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Ho aggiornato questo articolo il 05/12/2022 mettendo il report del costo del contante della banca D’Italia

Si discute molto che con la nuova legge di bilancio sia stato fatto un giochino sporco che di fatto non toglie l’obbligo ai commercianti di accettare i pagamenti elettronici, ma sospende le sanzioni. In pratica se dovete fare una transazione sotto i 60€ loro sono liberi di dirvi “no, solo contanti” e voi siete liberi di dire loro “va bene, allora vado da un’altra parte”.

Pare, perché per avere i soldi del PNRR avevamo promesso di combattere l’evasione, e obbligare gli esercenti ad accettare pagamenti elettronici (quindi tracciabili) anche per bassi importi, era una delle mosse per questa lotta. Alzando la soglia dell’obbligo sembra che la Commissione Europea inizi a porre qualche domanda. E non solo la Commissione Europea ha qualcosa da ridire.

Questo odio sconsiderato nei confronti dei pagamenti elettronici viene mascherato con “ma sai quanto mi costa la transazione con il POS?”.

Io lo so quanto costa (ho lavorato per 10 anni nella GDO), ma potete scoprirlo facilmente anche voi.

Se andate sul sito di SumUp la macchinetta a prezzo pieno costa a partire da 40€ (di meno se in promozione) e 1,95% di commissione per ogni transazione.

Se andate sul sito di Moneynet invece si può avere un POS con 50€ di installazione, 45€ di canone mensile e percentuali a zero sulle transazioni. Ovviamente Più si fanno transazioni, meno i 45€ incideranno sulla singola transazione.

MPS sul sito sito dice che un POS costa 15€ al mese e ogni transazione costa 1,2% (+1,5% per le carte particolari e le commerciali). Ma per un certo periodo le transazioni inferiori a 10€ non hanno commissione.

Questi sono i listini. Prima, come ho scritto prima, lavoravo per una catena di supermercati e so che avevano trattato con un fornitore percentuali intorno allo 0.4% per PagoBancomat, 0,6% per le carte standard (Visa e Mastercard), 1,5% per AMEX e commerciali (avevo gestito tutta la parte tecnologica di rete e connessione delle macchinette). Mi chiedo, ad esempio perché le associazioni di negozianti, abili a organizzare le feste commerciali nelle vie, non siano in grado di fare questo tipo di trattative con le banche, o persino le centrali operative dei taxi (oops, l’ho detto). Forse perché non vogliono?

A questo si può anche associare Satispay, che è sempre più diffuso che ha canone e attivazione del servizio nulli, nessuna commissione per transazioni sotto i 10€ e 0,20€ per tutte le altre transazioni. Per creare un conto Satispay Business ci va un totale di 20 minuti e un’app sul cellulare, finito.

Perché ci sono queste spese sulle transazioni?

Perché le banche non sono enti benefici, offrono un servizio e come tale va pagato, per esempio garantiscono la sicurezza della transazione, certificano che la carta è valida, che sul conto di origine ci sono i soldi e li spostano da un conto all’altro in modo sicuro e istantaneo.
I circuiti delle carte di credito (non di debito, sono cose diverse) spostano sul conto del commerciante i soldi prima che questi siano effettivamente prelevati dal conto del cliente, il mese successivo, assumendosi il rischio.
Il cliente che ha la carta non ce l’ha gratis, o almeno non tutti. Si paga un canone per la carta di debito o di credito, si paga sovente anche un canone per il conto.
Tutte queste attività hanno un costo, che piaccia o no. Sì, ok, le banche sono ricche e blah blah, ma non stiamo parlando di questo.

Aggiungo un dettaglio: queste spese a carico dei negozianti, in base alle ultime leggi, si possono detrarre, un po’ come facciamo con le medicine.

Eh, ma allora usiamo il contante che è gratis!

Qui nasce il problema. Il contante non è affatto gratis.

Nella gestione del contante, possono succedere molte cose e altre sono gestite con dei costi fissi.

Il negoziante deve pagare un’assicurazione sulla rapina, se no ne basta una al mese ed ecco che tutte le commissioni bancomat arrivano a costare davvero molto meno.

Notizia del 01/12/2022

Prima di chiudere la cassa è necessario contare tutto il contante, per verificare che collimi con i dati delle operazioni del turno. Questo tempo va pagato. Se ci sono discrepanze, tipicamente per resti sbagliati, sono soldi persi. All’operatore di cassa va pagata l’indennità che copre questo rischio.

È necessario portare il contante in banca a fine giornata. Se lo fa il titolare o un dipendente è tempo lavorativo che ha un costo, se lo fa la società che sposta contanti con il furgone blindato è un servizio che si fa pagare, nessuno, come le banche, lavora gratis. In più le banche, per ritirare il contante, si tengono una percentuale, per costi di sportello.

Non avete idea di quante banconote false girano. Soprattutto 5€ e 20€, puoi stare attento quanto vuoi, ma prima o poi qualcuna ti arriva. Per una transazione media di 25€ con carta con 1,2% di commissione (0,30€) una banconota falsa da 20€ ha annullato 66 transazioni.

Esatto, il contante costa e non costa poco.

Per essere un po’ più preciso, grazie ad alcuni amici, ho trovato il rapporto della Banca D’Italia sul costo del contante, che potete comodamente eleggere la sera prima di andare a dormire. Direi che questo grafico riassume abbastanza bene la situazione e dimostra che la transazione elettronica, per molti esercenti costa di meno.

Aggiungete che tutti gli esercenti che vendono online, 3€ o 2000€ fanno una transazione digitale e pagano molto di più in commissioni.

Sapete quanto si prende PayPal? Il 3,4% + 0,35€ a transazione. Scorrete un po’ più su e andate a controllare quanto costavano i POS. Qualche negoziante online ha mai fatto crociate contro questa cosa? Se non ha PayPal vende molto molto di meno.

La stessa cosa vale per i sistemi di rateizzazione veloce a tre mesi. Per l’acquirente è l’importo diviso 3, pulito, senza alcun interesse. Il negoziante paga una commissione al servizio. E la paga felice, perché vende di più.

Il costo della transazione del POS va inserita nel business plan insieme al costo della bolletta della corrente, del riscaldamento, della pulizia del locale e dell’affitto. Tutte spese delle quali nessuno si è mai lamentato e che nessuna negoziante ha mai detto “le giro al cliente”, fanno parte di quelle spese che devi mettere all’interno del ricarico di quello che vendi. Mi pare che sia obbligatorio per convenzione sociale far trovare il luogo dell’esercizio commerciale pulito e riscaldato/rinfrescato quando entra il cliente, nessuno ha mai detto “non potete obbligarmi a riscaldare e a pulirlo”. Se fa schifo ed è freddo, banalmente, nessuno entrerà più. La stessa cosa vale per chi ha un Taxi o per il professionista che compra l’attrezzatura o l’auto di servizio.

E poi, da ricordare, che pare non sia sufficientemente chiaro, imporre di accettare il pagamento elettronico al negoziante non vieta al cliente di pagare con i contanti se vuole, con i limiti massimi consentiti dalla legge (che cosa dobbiate comprare con 5000€ in una sola transazione in contanti ancora non lo so, ma non importa). Se volete girare con i contanti nessuno ve lo vieta, i borseggiatori sicuramente sono più felici.

Io pago tutto con la carta, anche perché a fine mese, se mi chiedo “ma dove li ho spesi tutti questi soldi?” apro l’app della carta e sfoglio e ho tutte le transazioni. Con i contanti, rotti i 50€, sono finiti e non sai bene dove.

Chi si oppone ai pagamenti elettronici sa che può svicolare facendo qualche (o molti) scontrino in meno, avere il pagamento in contanti facilita il nero, lo scopo è unicamente questo. Anche se le commissioni bancarie fossero azzerate, ci sarebbe qualcuno che continuerebbe a non voler accettare pagamenti elettronici “signora mia, poi la banca sa che ha preso questo mezzo o che ha comprato questa cosa e chissà a chi vende questa informazione”.

Se il bar sotto casa decide di aumentare il caffè da 1 a 1,20€ “così lo puoi pagare col POS” sappiate che anche lo pagaste con SumUP, la tariffa della transazione sarebbe di 0.0195€ non di 0.20€.

Vi ricordo che ogni volta che non ricevete ricevuta, fattura o scontrino, chi ci perde siamo tutti.

Se il servizio era da 30€ IVA compresa, indicativamente, con lo scontrino
– 5,40€ vanno allo Stato di IVA
– Il professionista paga le tasse sul restante 24,60, a seconda del suo scaglione, facciamo una aliquota di mezzo, il 35%, pari a 8,61€. (in effetti di meno, lui scarica dal fatturato imponibile molte spese)
– Il professionista poi, su quello che ha guadagnato, rientra o meno in varie esenzioni su tutta una serie di servizi

Se lo scontrino non viene fatto
– Allo Stato non va niente
– Il professionista si tiene tutto l’importo 30€ invece di 15,99
– Questi soldi non risultano da nessuna parte come reddito, per questo non contribuiscono al calcolo dell’ISEE, il professionista e la sua famiglia risulteranno agli occhi dello Stato meno abbienti e accederanno a ulteriori esenzioni, pagate con i soldi di chi le tasse le ha pagate, e non pagheranno determinati servizi per i quali le gente che ha meno soldi dovrà pagare.
I soldi ricevuti in contanti dovranno essere spesi in contanti, continuando ad alimentare il mercato del nero, perché se sono poche centinaia di € è un conto, ma se il giro del nero è molto alto, alla fine non ci sarà altra via di spenderli se non in nero. E se li porti in banca ti chiedono “e questi da dove arrivano?”
Pensate poi, questi professionisti, pieni di contante da spendere che comprano al nero le materie prime per le cose che poi vi vendono, senza fattura e tracciabilità. Parlo di ingredienti, ma anche materiali per le riparazioni delle auto, materiale per le medicazioni e via dicendo.
Spero vi stia passando la voglia di andare da chi non fa scontrino, fattura o ricevuta.

Per quelli che invece scrivono che il POS è rotto, sappiate che gli istituti bancari e i circuiti dei POS, visto che POS guasto equivale e mancate transazioni, intervengono in giornata o al massimo il giorno dopo. Se il cartello sta lì per più di 48h non ve la stanno contando giusta.

Se vi dicono che manca la connettività, tutti gli operatori, a meno che non sia un guasto grave che coinvolge un intero quartiere e allora tutti i negozianti sono senza POS, intervengono in 48-72h. Molti negozianti, quelli più attenti hanno POS anche con SIM dati, indipendenti dalla connessione fissa o quelli che fanno fallback sulla linea telefonica.

Il guasto capita, ma se vi dicono che non funziona per una settimana consecutiva, vi stanno dicendo una bugia.

E per concludere, che ho scritto anche troppo, ricordatevi che il Codice del Consumo – D.lgs n. 206/2005, all’articolo 62 vieta espressamente di applicare tariffe diverse per chi paga con sistemi digitali. Se lo fanno, chiamate la Guardia di Finanza

Ciao! Grazie per aver letto questo post!
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8 pensieri riguardo “Con tanto contante”

  1. Se dicono che manca la connessione, basta aprire il cell, andare nelle connessioni wifi e se compare una wifi col nome del negozio, visto che spesso rinominano col brand gli SSID, allora la linea c’è e vi stanno fregando!

  2. A volte la WiFi c’è, ma poi manca la portante. Sono possibilista, ma se dopo 3 giorni è ancora “manca Internet” lo divento molto di meno

  3. Ottimo articolo sul quale ho un solo minuscolo appunto.
    Il tempo in più pagato al personale per la gestione del contante in molti casi purtroppo non vale: i piccoli/medi negozianti (ma anche artigiani e studi professionali) che non riconoscono economicamente il tempo lavorato extra, ce ne sono a bizzeffe. Per conoscenza diretta.

  4. Ah, certo, ne sono perfettamente cosciente. Anche quello delle pulizie e del mettere in ordine. Ma qui si apre un capitolo sui diritti del lavoro dove si dovrebbe fare una guerra, altro che un articolo, purtroppo.

Nota importante, da leggere prima di commentare

Questo è un blog scritto per passione, non fornisco quindi risposte di tipo professionale, se avete bisogno di un aiuto tecnico rivolgetevi ad un professionista di fiducia, non offendetevi se mi astengo dal rispondere. Vi ringrazio per la comprensione.

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