Sei mesi in Google

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Sei mesi fa, dopo un percorso un po’ lungo, devo ammetterlo, ho iniziato a lavorare in Google. Sì, come dipendente, assunto da Google, con la mail @google.com

Un po’ lungo perché ho fatto 6 colloqui tecnici, 2 con la recruiter e ho dovuto aspettare 4 interminabili mesi di preavviso. Quando mi hanno chiamato per dirmi che ero stato selezionato ci ho messo 3 giorni per elaborare la cosa.

Mi hanno segnalato l’annuncio (tu che me lo hai indicato, dovrebbero riservarti un posto in paradiso) dove Google cercava un Tecnico di datacenter a Torino e con il pensiero del “seh, figurati se prendono proprio me” ho preparato il curriculum da inviare.

Hanno preso proprio me.

Non avete idea dell’ansia, prima di iniziare. Ho sempre lavorato in aziende dove io conoscevo tutti e tutti conoscevano me, solo italiane, tendenzialmente piccole.

Google è grande, molto grande, ha più di 150.000 dipendenti, è Americana, la lingua ufficiale è l’Inglese e tra tutti non sei che un piccolo numeretto. Insomma ero un po’ preoccupato.

Il portatile aziendale è arrivato qualche giorno prima dell’inizio con il vincolo di non accenderlo se non il giorno stesso. Da “uomo IT” tutta la procedura di installazione e configurazione del Mac da remoto è stata praticamente magia. Ho desiderato poter tornare indietro nel tempo e poter fare il deploy dei PC aziendali in questo modo in tutti i posti dove ho lavorato.

I primi giorni sono stati un bombardamento di formazione, informazioni e “ohhhhh!” continuativi. Ho scoperto “cose che voi umani” e che ovviamente non vi posso dire perché ho firmato un temibile accordo di non divulgazione. La cosa interessante è stata “non è il caso che vai subito in datacenter, adesso che non sai nulla, fai la formazione al tuo ritmo, ne parliamo tra un po'”.

Ho conosciuto il team con cui lavoro tutti i giorni, una banda di nerd con cui mi trovo gran bene e soprattutto, cosa fondamentale, non ho più a che fare con gli utenti. Ho a che fare con enormi sale piene di server, connessioni di rete, alimentatori e così via.

Le riunioni sono fissate nel calendario, all’ora di inizio, iniziano, all’ora di fine, finiscono. Arrivano tutti puntuali. Rispetto a dove venivo prima, la trovavo una cosa così eccezionale che mi stupiva tutte le volte. Devo dire che ancora adesso non mi capacito di come possa essere sempre così.

Raramente ci si telefona, c’è la chat aziendale, ci si scrive lì per qualsiasi cosa, faccine e GIF animate comprese. Dove lavoravo prima mi telefonavano una media di 30 volte al giorno. Al massimo usavano Whatsapp. Qui non lo usa nessuno, le cose aziendali restano nei tool aziendali.

Se sei in orario di ufficio lavori, puoi prenderti le pause, puoi andare a rifocillarti nelle cucine dove trovi caffè e snack, ma quando sei off, fuori servizio, nessuno ti disturba, mai. A meno che tu non sia reperibile. Che sia la sera o che tua sia in ferie o in malattia. Hai diritto a riposare ed è bene che tu lo faccia. Anche il manager, se è in ferie ti dice chi contattare al posto suo e lui non è raggiungibile. Quanta civiltà.

La vita all’interno dell’azienda è basata sul rispetto reciproco sotto tutti i punti di vista, dal “se vai in trasferta in un altro paese stati attento, alcune battute potrebbero non essere comprese o potrebbero risultare fastidiose per motivi culturali, non farle” al rispetto delle altre persone, che siano di etnia, religione o orientamento sessuale diverso.

Faccio parte di un team, al quale ho fatto mille domande e mi hanno detto “tu chiedi poco, dovresti fare più domande”, team nel quale tutti sappiamo tutto, se uno non c’è gli altri coprono, senza nessun problema.

Il lavoro è interessante, ed è una piccola parte di quello che si può fare in Google, mi definisco un po’ l’operaio di questa enorme azienda composta da migliaia di funzioni diverse. Mi occupo di mantenere efficace il parco macchine dei datacenter, intervenendo in caso di installazioni, dismissioni, guasti o se c’è qualcosa che non va a livello di rete o altri problemi.

Tendenzialmente al mattino controlliamo con i colleghi le cose da fare e definiamo chi va dove a far cosa, in modo da non far scattare i ritardi nei tempi massimi di risposta e di intervento.

Già perché checché si veda su Internet, in Google, oltre a mangiare, andare in palestra, giocare a ping pong, si lavora e sul lavoro ti misurano e ti valutano, pure abbastanza spesso. La cosa diversa, rispetto agli altri posti di lavoro è che, in media, il carico di lavoro non è del 150% del tuo tempo, rendendo così la vita lavorativa molto meno stressante. E vi garantisco che se non sei continuamente carico di cose da fare che tanto sai che non riuscirai mai a fare, lavori meglio e rendi di più.

Se hai bisogno di qualcosa, una volta imparato come cercare la persona che ti serve, la contatti in chat, magari aspetti che nel suo fuso orario inizia a lavorare e, da esperienza personale, chiunque ti risponde, ti aiuta ed è sempre cortese. Mai vista una cosa così in altre aziende. Il rispetto per il colleghi è una cosa tassativa, sempre, in ogni ambito.

Se guardate gli innumerevoli video su YouTube o sugli altri social, si vedono uffici splendidi in giro per il mondo, arredarti in modo stravagante, con cucine spaziali. È tutto vero e con il mio badge posso accedere ovunque. Sì, in tutto il mondo.

Ma dove lavoro io, nei datacenter, può accedere una piccolissima percentuale di dipendenti di Google, alcuni solo se autorizzati e solo per breve tempo, i datacenter, solitamente, sono anonimi e raramente vi diranno dove sono, è tutto molto meno sfarzoso dall’esterno. Anche all’interno. Soprattutto dove lavoro io.

Insomma, dopo 6 mesi di lavoro in Google, sono decisamente soddisfatto della scelta fatta, anche se prima di iniziare ero semplicemente terrorizzato.
Soprattutto sono 6 mesi che la mattina mi alzo e non sono arrabbiato ancora prima di salire in macchina per andare al lavoro, questa, dopo anni, la trovo una conquista epocale.

Ah, non c’è dress code e posso andare in maglietta e pantaloncini anche tutto l’anno (in sala fa caldissimo). Questo alla faccia di quel professore delle superiori che mi disse “all’esame di maturità non puoi venire con i pantaloni corti, poi al lavoro, mica ti faranno andare con i pantaloni corti!”

Tornassi indietro, rifarei l’application? Sì, assolutamente, sono contento di lavorare dove sono e con i colleghi che ho intorno.

Alcune risposte a domande che mi hanno già fatto.

Davvero c’è cibo gratis a volontà? Sì, ovunque, per tutti i dipendenti, vi assicuro che se non ci si regola è un problema. Dove lavoro io abbiamo caffè, bibite e snack, il pranzo lo facciamo fuori. Negli uffici grandi c’è molto di più, basta cercare qualche video in giro.

Davvero si entra e si esce quando si vuole? Quasi. Ai meeting bisogna partecipare, si devono rispettare i tempi di consegna e di risoluzione dei problemi, insomma, si lavora e non è un parco giochi, ma l’ambiente è genericamente molto gradevole. E se è gradevole la produzione è molto elevata.

Che computer si usano in Google? C’è ampia libertà di scelta, abbiamo Mac, Linux, Chromebook, Windows, per l’ultimo, di solito, se lo scegli tutti ti guardano, si fa silenzio in ufficio e uno, in modo solenne, ti chiede “ne sei davvero sicuro?”. Tutti con la tastiera americana, ho passato settimane di sofferenza.

Dove sono i datacenter di Google nel mondo? Questa è un’informazione riservata.

Ma visto che lavori in Google, puoi risolvermi qualsiasi problema/dubbio/necessità riguardante Google o uno dei suoi servizi? No, io metto le mani nei server, ti devi rivolgere al supporto.

Ma visto che metti le mani sui server, vedi i dati che ci sono dentro? No, non ho accesso in alcun modo a quei dati

Ma si può fare un tour guidato nei datacenter di Google? No, non ci possono entrare neanche i dipendenti di Google stessa, puoi guardare questo video, chi fa da guida è il Vice President di tutto il ramo datacenter (confermo, fa caldo e c’è la scansione della retina per accedere)

Servono titoli di studio particolari per entrare in Google? No, basta essere preparati per il ruolo che stanno cercando, sul loro sito ci sono tutte le posizioni aperte.

Devo per forza sapere l’Inglese? La lingua ufficiale è l’Inglese, tutto è scritto in Inglese, i meeting sono in Inglese, tutti i colloqui sono in Inglese. Devi saperlo parlare, capire e scrivere. Non serve una certificazione. Ma se non lo capisci e non ti fai capire, è un problema.

Ma visto che lavori in Google, puoi farmi avere uno sconto su questo o quel servizio? No, mi spiace.

Ma è vero che i dipendenti Google sono coperti di benefit? Ce ne sono molti più che nelle aziende dove sono stato, ma non è l’outlet del tutto gratis per ogni cosa.

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3 pensieri riguardo “Sei mesi in Google”

  1. Complimenti molto bello questo post, spero che sia di ispirazione per tanti giovani menti geniali e preparate che nell’ ambiente aziendale italiano vengono trattati tutto il tempo come sfigati e devono subirsi l’imbarazzante disorganizzazione aziendale italiana.
    Ed auguri per il tuo nuovo lavoro!

  2. “Non fai abbastanza domande!” 🙂
    Lo step successivo è quello di farle nei gruppi internazionali

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