Ridimensionare un file immagine del Raspberry Pi

Il problema delle immagini del Raspberry Pi ritorna ogni volta che mi tocca usarne uno. Per questo sto iniziando ad odiare questa scheda. Anzi, odio le memorie microSD.

Il modo più sicuro di fare un backup offline (cioè a sistema spento e scheda collegata da un’altra parte) è ottenere un file immagine, tipicamente con estensione IMG. Se si deve ripristinare il sistema a causa di un guasto (tipicamente la microSD che si corrompe) sarà sufficiente “masterizzare” questa immagine su una nuova scheda microSD.

La procedura qui indicata è fatta con un PC Windows, se avete altri sistemi operativi sarà necessario modificare leggermente le cose (ad esempio non c’è Rufus per Mac)

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Un semplice analizzatore della rete su Raspberry Pi (per noob)

Il progetto che realizzeremo insieme in questo post mi è servito in ufficio, anzi, nelle sedi remote, per capire un po’ com’è lo stato della rete di un singolo punto rete. Se perde pacchetti, se la VPN con la sede funziona e a quanto va Internet. Il tutto da dare a qualcuno che di tecnologia non capisce nulla: lo collega, lo accende e fa la foto del risultato.

Il sistema in funzione. Prima senza cavo e poi con.

Lista della spesa

Per poter realizzare il progetto servono anche degli accessori che saranno usati solo per la configurazione

  • Monitor esterno HDMI
  • Tastiera USB
  • Un PC di appoggio
  • Un adattatore per collegare la microSD al PC
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Sensore di temperatura con batteria LiPo

Questo post fa parte del progetto La Domotica Fai-da-me, è l’evoluzione del sensore di temperatura a batteria, lo migliora in tre punti fondamentali:

  • Il sensore è un SHT30 e non un DHT22, questo sensore è molto più preciso ed affidabile, oltre che lavora su bus I2C ed è semplicissimo da interfacciare
  • La batteria è una LiPo, collegata allo shield apposito, dovrebbe durare molto di più ed è più piccola del kit di tre pile stilo AA che uso adesso.
  • La trasmissione dei dati è basata su MQTT e non più su http (dovrei aver ridotto il consumo vita la leggerezza del protocollo)

Il post esce quando il sensore è operativo da meno di un mese, l’effettiva durata della batteria l’ho provata abbassando il periodo di deep sleep da 30′ a 4”. Il sensore ha inviato la lettura circa 25000 volte prima che la batteria si scaricasse. A una lettura ogni mezz’ora fa una durata stimata di più di 3un anno. Non male, le tre stilo della versione precedente durano meno di 3 mesi.

La lista della spesa (da prendere con le pinze, le schede cambiano e si aggiornano, se trovate schede aggiornate potreste aver bisogno di fare saldature diverse o cambiare leggermente il codice).

Come per tutti gli altri progetti è necessario saldare i connettori sulle schede, io ho messo, in ordine dal basso verso l’alto:

  • Scheda D1 Mini (sotto a tutte)
  • Shield batteria (in mezzo)
  • Shield SHT30 (in alto, all’aria aperta)
Questi sono i piedini da saldare sulle tre schede (in foto c’è la D1 Mini Lite, ma la cosa funziona anche con la standard)
I PIN devono essere saldati in questo modo sulle tre parti.
Il sistema intero montato e operativo (si vede che il connettore della batteria non combacia con quello della scheda?)
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Programmare una WeMos D1 Mini Lite

Perché c’è bisogno di questo post? perché mi sono trovato tra le mani una di queste schede (ricordate che WeMos adesso si chiama Lolin) e ho avuto una difficoltà incredibile nel programmarla.

Quando con l’IDE di Arduino si deve programmare una scheda, è necessario dirgli qual è la scheda che si sta usando, perché lui cambia una serie di parametri che permettono al codice di funzionare correttamente per ogni tipo di scheda.

Da bravo furbo pensavo di programmare la D1 Mini Lite esattamente come la D1 Mini, visto che nel menu c’è solo quella

E invece no. Si deve avere la scheda D1 Mini Lite. E ho perso un’intera serata a capire come fare ad averla. Lo segno qui a futura memoria e per chi si sconterà sullo stesso problema.

Ci sono riuscito solo in Windows, quindi se qualcuno riesce anche a farlo sul Mac lo scriva nei commenti e io lo metterò nel post, oltre a ringraziare tantissimo!

Si deve aprire il file “Boards.txt” che si trova in questo percorso (attenzione che la cartella “AppData” è nascosta):

C:\Users\[utente]\AppData\Local\Arduino15\
packages\esp8266\hardware\esp8266\2.4.1

All’interno si deve incollare tutto il contenuto di questo file (dovesse mai venire cancellato, ho una copia proprio qui sul blog: scaricalo).

Chiudendo e riaprendo l’IDE di Arduino la scheda finalmente comparirà e la si potrà utilizzare.

Mettere i dati dei sensori in un DB, usando MQTT

Questo articolo fa parte del progetto La Domotica fai-da-me ed è il naturale proseguimento dell’articolo sul server/broker MQTT.

Una volta realizzato il server è necessario intercettare i dati inviati dai sensori per memorizzarli nel DB.

Esatto, il DB. per poter lavorare con il database è necessario crearne uno. Io uso SQLite perché è facile, leggero e nativamente integrato in Python. Per installarlo basta usare il solito comando su Ubuntu

sudo apt-get install sqlite3

Per creare il DB è sufficiente accedere a sqlite indicando il nome del DB da creare

sqlite3 /percorso/domotica.db

Una volta dentro si devono creare le tabelle necessarie per memorizzare i dati, la struttura che ho pensato io è basata su tre tabelle:

  • I luoghi dei quali mi servono i dati
  • Le temperature
  • I consumi di corrente (questa tabella è usata dal progetto del misuratore di corrente)

Queste sono le tabelle da creare

CREATE TABLE Luoghi 
(
  ID INTEGER PRIMARY KEY ASC, 
  Descrizione TEXT NOT NULL
);

CREATE TABLE Temperature
(
  ID INTEGER PRIMARY KEY ASC, 
  Timestamp TIMESTAMP DEFAULT CURRENT_TIMESTAMP NOT NULL,
  Luogo INTEGER,
  Temp REAL,
  Umid REAL,
  Vbatt REAL
);

Una volta create le due tabelle è necessario inserire i vari luoghi che si vogliono monitorare con delle semplici INSERT

INSERT INTO Luoghi (Descrizione) VALUES ('[nome ambiente');

L’identificativo del campo “ID” viene messo automaticamente, per vederlo basta fare una SELECT sulla tabella

SELECT * FROM Luoghi;

Il risultato dovrebbe essere una cosa tipo questa

sqlite> select * from luoghi; 
1|Camera
2|Balcone Strada
3|Cucina
4|Sala

Per comodità è bene prendere nota di questi valori, perché ci serviranno per programmare i sensori e fare le varie query.

Il programma è scritto ovviamente in Python e può essere trovato nella pagina GitHub del progetto. Per poter funzionare sono necessarie alcune librerie, una di queste, che sicuramente manca nel server è la libreria PAHO-MQTT, che permette di gestire MQTT con Python. Si installa con il comando:

pip install paho-mqtt

Il programma va eseguito all’avvio del sistema, se no i sensori troveranno il server, manderanno i loro dati, ma questi non saranno salvati da nessuna parte. Per fare questo è necessario modificare il crontab con il comando

crontab -e

A questo punto si deve inserire la riga

# avvio del sistema che salva i dati vai MQTT al boot
@reboot python /percorso/mqtt_to_db.py >/percorso/mqtt_to_db_std.log 2>&1

per salvare il crontab basta fare Ctrl+X, S (o Y a seconda della lingua del sistema) e poi INVIO

Giusto per capire cosa abbiamo appena scritto:

  • le righe che iniziano con il cancelletto # sono commenti (usare bene i commenti è obbligatorio, sempre!)
  • @reboot: questa cosa va eseguita all’avvio del sistema
  • python /percorso/programma.py: esecuzione del programma
  • >/percorso/log: redirige lo standard output su un file di log invece che a video
  • 2>&1: redirige sullo stesso file di log anche l’output degli errori

Adesso mancano solo più i sensori!

Il progetto è rilasciato con licenza GPL V.3 (Open Source), quindi puoi prenderlo, fartelo a casa, modificarlo e pubblicarlo a nome tuo. Se lo condividi modificato devi citare questo sito (www.ladomoticafaidame.it) come fonte principale.
Se sei bloccato, non riesci a fare qualcosa, non funziona o vuoi apportare delle modifiche, puoi richiedere il mio supporto, acquistando le ore di consulenza (via Skype o Hangout) direttamente da qui.

La mobilità sostenibile, è davvero sostenibile?

Passeggiando al parco mi è venuto in mente “ma se io prendessi un bicicletta e andassi l lavoro con quella più il bus?”

Attualmente lavoro in un’azienda fuori Torino, il percorso da bicicletta, oltre ad essere lungo (15Km), attraversa delle strade un po’ pericolose, quindi ho pensato:

  • vado in bici fino alla fermata del bus
  • piego la bici, prendo il bus fino alla fermata più vicina all’ufficio
  • vado in bici nell’ultimo km che mi separa dall’ufficio
  • piego la bici e la posto in ufficio.

Ho fatto un po’ di calcoli economici.

L’attuale tragitto in auto è lungo 20Km, il costo al Km è di circa 0.06€, per un totale di 2,40€ al giorno. Contando 48 settimane lavorative all’anno, fa 576€ di carburante. Sono poco meno di 10.000Km, quindi 1/3 del tagliando che costa circa 300€, quindi ci metto anche, per eccesso tra tagliando, gomme e altro, 200€ di manutenzione. Alla fine andare in ufficio con l’auto mi costa 776€ all’anno. Non conto svalutazione, bollo e assicurazione, perché anche se non andassi in auto al lavoro, non la venderei e la userei per altre attività.

Una bicicletta pieghevole degna di tale nome (Brompton) costa circa 1.200€. L’abbonamento GTT per arrivare fino a dove serve a me costa 508,50€/anno.

Con il solo abbonamento (quindi senza usare la bicicletta), risparmierei 776-508,50 = 267,50€. Ammortizzerei la spesa della bicicletta in 1200/267,50 = 4,5 anni.

Il tutto a patto di andare sempre al lavoro in bici, anche con pioggia, neve e gelo.

L’abbonamento si può scaricare al 19% sull’IRPEF. Quindi posso togliere dal mio redito lordo circa 97€. facendo un conto rapido e poco preciso, se la mia aliquota IRPEF è del 27% con un reddito lordo di 20.000€/anno risparmierei circa 26€.

Poi ho fatto un po’ di conti di tempo.

Attualmente, pur con il cantiere più grosso del mondo (esagero, ok) sul percorso casa-lavoro, per il tragitto casa-lavoro ci impiego 35 minuti ad andare a 50 a tornare per un totale di 1h25′. In un anno fanno 340h.

In un calcolo spannometrico, per andare con l’autobus ci metterei 2h15′ al giorno (al netto delle attese in fermata, ma non le contiamo). In un anno fanno 540h. La differenza è di 200h.

Ognuno dà un valore soggettivo al proprio tempo e chiedere ad una persona “quanto valuti in valore economico una tua ora?” non produrrà certamente un valore, ma un bel “boh!”. Se lo chiedete ad un professionista lui vi dirà istantaneamente il valore netto che guadagna in un’ora di lavoro (la metà di quel che fattura al netto dell’IVA, a spanne). Facciamo un professionista medio che chiede 40€ all’ora se ne mette in tasca 20. In 200 ore fanno 4.000€ in un anno.

Fatti questi conti a me risulta che la mobilità sostenibile non è affatto sostenibile per il portafogli e neanche per il tempo.

le cose cambierebbero se si rinunciasse al possedere un’auto, ma non avere l’auto, almeno a Torino nel 2019, è impossibile.

  • Andare a fare la spesa sarebbe impossibile, dove abito io non ci sono supermercati decenti a portata di piedi
  • Alzarsi e pensare “oggi andiamo a farci un giro in montagna” sarebbe improponibile, se non con adeguata pianificazione e con possibilità limitate.
  • Pensare a un qualunque spostamento al di fuori della città diventerebbe molto complicato.

A chiusura di tutto questo, alcuni dettagli del mio lavoro mi impediscono di poter pensare di non avere l’auto (sono un consulente, mi potrei dover spostare in luoghi diversi con preavviso di meno di un giorno, non tutti facilmente raggiungibili con i mezzi pubblici. E soprattutto non potrei portarmi 40 tablet o 2 stampanti o 15 PC in bicicletta o sul bus. Senza dimenticare che capita di entrare alle 8:30 dal cliente e uscirne in un orario compreso tra le 18 e le 24. E se sei con i mezzi, che fai?

Vorrei poter riprendere questo post tra due anni e cambiare i conti in modo tale che almeno tempo e soldi tra auto di proprietà e servizio pubblico + bicicletta siano comparabili.

Il kit del tecnico informatico

Ho rivisto e aggiornato questo articolo, visto che la prima versione era di circa 5 anni fa…

I link di Amazon sono tutti sponsorizzati

Girando per clienti/amici/parenti e trovandomi davanti a problemi sempre diversi, ho iniziato a realizzare una borsa che potesse contenere tutto il necessario per poter lavorare in ogni occasione senza dover dire “non ho proprio questo che mi sarebbe servito”. Sono riuscito a compattare tutto in un desissimo zaino per il MacBookAir 11”. Ecco cosa ci ho messo dentro.

  • MacBook Air 11” (del 2011) con il suo alimentatore (un PC piccolo, leggero che mi permetta di scaricare tool, software e cose simili nel caso in cui il PC dell’utente sia completamente fermo). Se siete anti-Mac va bene anche un piccolo PC, nessun problema. Occhio solo che abbia la possibilità di connettersi a Internet, di avere un po’ di spazio disco, qualche porta USB per chiavette varie e la batteria ben carica (la durata necessaria è di almeno 3-4 ore). Un Chromebook NON va bene. Importantissimo avere la scheda di rete o un adattatore Ethernet-USB, il WiFi, benché molto diffuso, non c’è dappertutto e non tutti vi daranno accesso.
  • Saponetta 3G con batteria carica in modo da avere una connessione ad Internet di scorta (va anche bene il cellulare con il tethering attivo e un buon plafond dati)
  • Un alimentatore piccolo con almeno 2 uscite USB da almeno 1-2A di corrente (carico la maggior parte dei dispositivi e i battery-pack)
  • Cavetti USB di ogni genere e specie (miniUSB, MicroUSB, USB3, USB-C, vecchio connettore Apple, nuovo connettore Apple). Mille connettori di versi per mille dispositivi, se ce ne si dimentica uno, sarà quello che serve.
  • Auricolari (di quelli con il microfono). Perché non tutti i PC hanno le casse e provare se l’audio funziona è impossibile senza cuffie.
  • 3-4 cavi di rete (anche di bassa qualità, è solo per le emergenze)
  • Cavo adattatore USB-SATA per dischi da 2.5” (l’ho trovato in una fiera a 3€). Credo sia il miglior amico di chi ha il sistema operativo che non parte più. Se avete paura di incontrare dischi SATA da 3.5” allora ci va questo
  • Adattatore M2-USB, visto che ora molti dischi interni hanno gli SSD con questo connettore.
  • HD USB3 con la copia completa di tutti i miei dati (perché? mai sentito di delocalizzare il backup? Se sono in giro e succede qualcosa a casa, ho tutto), un kit di programmi essenziali, un po’ di spazio per eventuali backup dell’utente da cui state andando.
  • Una chiavetta USB bootable con una distribuzione di linux live. ormai ci sono tantissimi PC che non hanno più il lettore CD, una chiavetta USB avviabile è indispensabile. E’ importante aggiornarla, almeno una volta all’anno.
  • Una chiavetta USB di media dimensioni (32-128GB) formattabile secondo necessità. Perché così grande? perché gli utenti non vi diranno mai ho 2GB di dati, ma vi diranno “ho solo le foto e la musica”, e in 2GB ci stanno quelle di mezza estate, insomma, per avere un po’ di polmone per salvare un po’ di dati senza dover collegare il disco.
  • Un cacciavite piccolo, con punte intercambiabili, le viti sono ovunque e sono con mille teste diverse. Se avete il taglio, la stella e la torx dovreste essere a posto per il 90% dei casi
  • Batteria di scorta per ricaricare il telefono. Con un battery pack da 20.000mAh dovreste essere a posto anche con un blackout di 3 giorni. Ovviamente, dovete tenerlo sempre carico, se no è un peso inutile.
  • Due penne e una matita (la carta si trova sempre)
  • Una torcia elettrica almeno decente (non avete idea degli angoli bui che si possono trovare in giro)

Queste invece sono cose meno importanti, ma che sarebbe furbo tenere in una borsa separata sempre in auto, da raggiungere in base alle necessità.

  • Switch Ethernet 5 porte con alimentatore e 5 cavi di rete. Le porte di rete non sono mai abbastanza. Questo switch è gestito e si può mettere una porta in mirror con un’altra, così da usare Wireshark e analizzare il traffico di rete (questa è una cosa davvero interessante!)
  • Cavo seriale per Switch tipo CISCO. Oppure questa cosa fighissima!
  • Adattatore USB-RS232 con i drivers installati sul PC, se no è inutile
  • Guanti di lattice. Lo sporco vive nei PC, sotto, di lato, vicino, negli armadi di rete, …
  • Pennarello indelebile scuro
  • Nastro di carta (quello degli imbianchini) per etichettare in modo temporaneo ogni cosa
  • Una multipresa con 2 italiane ed una tedesca, una ciabatta sarebbe meglio, ma occupa più spazio
  • Un paio di tronchesine, non avete idea di quante fascette siano state usate nel mondo

A questo punto, buon lavoro!

Registrare i dati dei sensori via MQTT

Nel progetto La Domotica fai-da-me ho inserito alcuni sensori che leggono i dati ambientali di casa e li trasmettono al server in mo tale che questo possa memorizzarli in un DB. Tutti i sensori sviluppati fin qui inviando i dati facendo una chiamata web, nello specifico una http-GET di questo tipo:

http://[ip_server]/?tipo=temperatura&luogo=bagno&dato=22,5

Sul server è attivo un server web che riceve la chiamata, legge i dati e li memorizza nel DB. Tutto facile, anche a livello di codice.

Esiste però un protocollo, sviluppato specificamente per i sensori IoT, che ha alcune caratteristiche molto interessanti:

  • E’ molto molto facile da implementare lato server
  • E’ molto molto facile da implementare su qualunque dispositivo (nel mio caso sulle schede ESP8266), ci sono milioni di librerie
  • Ha pochissimo overhead di dati (vedi dopo)
  • La trasmissione del dato consuma molta meno energia di una chiamata http. Questo allunga la durata delle batterie, cosa molto interessante
  • Funziona su qualunque mezzo di trasmissione.
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Videosorveglianza con Foscam FI9816P

Questo articolo fa parte del sistema La Domotica Fai-da-me. L’intento era quello di estendere le modalità di ripresa video, senza dover essere per forza limitati dalla piattina della videocamera del Raspberry Pi o dal cavo USB della Webcam collegata sulla centralina.

Per fare questo ho usato una Foscam FI9816P (il link è sponsorizzato). La guida si riferisce a questo specifico modello, perché a seconda dei modelli e dei produttori le configurazioni potrebbero essere sensibilmente (a volte molto) diverse.

L’intento è sempre quello di usare un sistema sul quale abbiamo il pieno controllo e che non è dipendente da servizi esterni, qudini questa videocamera non sarà in alcune modo collegata ad Internet o a servizi di terze parti (lo vedremo più avanti)

Usare una videocamera IP ha alcuni punti a favore e altri contro, prima di scegliere, li analizziamo, per capire se vale la pena correre questi rischi.

Perché una videocamera IP è una buona scelta:

  • La posso mettere dove voglio, se è WiFi serve solo che sia vicina ad una presa di alimentazione (e sotto copertura wifi)
  • Se cambio il sistema di sorveglianza non la devo riconfigurare, come è stata configurata così resterà anche per il sistema nuovo
  • E’ indipendente dalla centralina, sarà sempre e solo raggiungibile via rete
  • Cambiarla con un’altra non porta a dover riscrivere mezzo progetto perché le specifiche cambiano, i protocolli video sono sempre quelli

Perché una videocamera IP non è una buona scelta:

  • Se è WiFi, con un jammer il segnale verrebbe disturbato e lo stream video non arriverebbe più alla centralina (i jammer sono fuori legge, ma lo è anche forzare la porta di ingresso di un appartamento altrui)
  • Dovrebbe essere alimentata con un UPS, in modo che con la mancanza di corrente non smetta di trasmettere il video alla centralina

Se avete deciso che fa ancora per voi, potete continuare a leggere, se a questo punto pensate che la sicurezza non sia più la stessa, potete fare le vostre scelte (è domotica fai-da-me nel senso che ve la fate voi come più vi piace).

Leggi tutto “Videosorveglianza con Foscam FI9816P”

Che alimentatore posso usare

Aggiornamento dicembre 2018: ho rivisto completamente l’articolo e l’ho reso un po’ più chiaro, per questo ve lo siete trovato di nuovo nei feed.

Aggiornamento di maggio 2016: informo tutti i lettori che questo è un articolo informativo su come funziona un alimentatore, dopo 150 commenti di richieste di consulenza ho deciso che non risponderò più alle richieste tecniche, se non alle condizioni indicate in calce all’articolo.

Sempre più spesso sento persone che si domandano se un certo alimentatore va bene con un qualunque dispositivo, in modo da farlo funzionare correttamente e non romperlo. Questo articolo è per chi non sa cosa scegliere e non sa cosa vogliano dire i dati di targa di un alimentatore.

Un alimentatore ha solitamente questi dati, che ne identificano le caratteristiche:

  • V Input (tensione in ingresso)
  • V output (tensione in uscita)
  • A output (corrente massima in uscita)
  • Watt (potenza massima erogabile)

Input (o ingresso)

E’ la tensione della linea elettrica al quale lo dovete attaccare. Indipendentemente dalla forma della presa a muro solitamente le tensioni sono due: 220V in corrente alternata in Europa e 110V in corrente alternata in America, informatevi bene però prima di partire, se dovete andare in Paesi “poco comuni”.

Se è scritto 110-220V 50-60Hz lo potete usare indicativamente in tutto il mondo, se è indicato solo 110V 60Hz o 220V 50Hz fate attenzione a dove lo attaccate, potreste fare danni, soprattutto se c’è scritto 110V 60Hz e lo attaccate in Europa, potrebbe fare un bel “BUM!”

Tensione in uscita

La tensione in uscita è solitamente espressa in Volt (simbolo V), questa deve corrispondere esattamente (sì, proprio uguale uguale) alla tensione che richiede il dispositivo. La cosa è semplice, se si applica una tensione superiore a quella richiesta dal dispositivo il risultato è un dispositivo guasto e una sgradevole puzza di bruciato nella stanza, se vi va male una bella esplosione. Se invece mettete un alimentatore con una tensione minore di quella richiesta il dispositivo non funzionerà o funzionerà male.

Corrente in uscita

Qui si sentono i maggiori strafalcioni. La corrente in uscita è espressa in Ampere (A) o milli Ampere (mA) dove 1A = 1000mA.

L’Ampere è la grandezza che misura l’intensità di una corrente. Possimao fare un esempio con le automobili. 220Km/h è la velocità massima dell’auto. L’auto può anche andare a molto meno, se no è necessario. Con la corrente è la stessa cosa, se sul dispositivo è indicato 10A, questa sarà la corrente massima che potrà assorbire, ma potrebbe anche assorbirne di meno, a seconda del suo funzionamento. Un motorino elettrico consumerà pochissimo se lo si fa girare a vuoto a bassa velocità e consumerà molto di più se si aumenta la velocità e/o si applica una forza che ne contrasta la rotazione.

Se il dispositivo indica un assorbimento massimo di 10 A andrà bene un alimentatore da 10 A o superiore, anche da 100A, semplicemente non li utilizzerete tutti. Se invece mettete un alimentatore che eroga meno corrente di quella richiesta dal dispositivo, questo, una volta raggiunta la corrente massima erogabile dall’alimentatore inizierà a non funzionare bene.

Potenza

Si esprime in Watt (W) ed è solitamente il prodotto tra tensione e corrente, quindi VxA. Se rispettate l’inderogabile regola che la tensione deve essere quella richiesta, vale lo stesso discorso della corrente. Se la potenza dell’alimentatore è maggiore di quella che richiede il dispositivo non ci sarà nessun problema. Se invece è minore, avrete il dispositivo che funzionerà male e l’alimentatore che si surriscalderà e rischierà di rompersi

Ultimo discorso, ma comunque di elevata importanza: la polarità.

Tutti i dispositivi solitamente sono alimentati in corrente continua, questo prevede che ci sia un cavo con la tensione e un cavo con la “massa” o “terra”, indicati solitamente rispettivamente con i simboli “+” e “-“. La polarità va rispettata, sempre. Se si inverte il dispositivo non funzionerà e/o si romperà.

Riassunto

 DispositivoAlimentatore
V (tensione)X (es 12V)X (12V obbligatorio)
A (corrente)X (es 2A)X (2A max)
maggiore di X (5A max)
W (potenza)X (es 40W)X (40W)
maggior di X (50W)

Spero di aver dipanato i vostri dubbi e ricordate che mai potrò essere responsabile di dispositivi bruciati a causa di uso incorretto di alimentatori prima, dopo o durante la lettura di questo articolo.

Vuoi una consulenza dedicata per la scelta di un alimentatore? Non c’è problema, però è un servizio a pagamento, puoi andare alla pagina dedicata all’acquisto e comprare una o più ore in assistenza remota per ottenere tutto l’aiuto che ti serve

Misurare la corrente che si consuma, con ESP8266

Questo post è un’evoluzione di quello fatto qualche anno fa, con lo stesso scopo, ma utilizzando una (non proprio economica) scheda Arduino Yun. All’epoca non conoscevo le ESP e avevo la scheda inutilizzata a casa, con l’esperienza e il senno del poi ho abbassato il prezzo del progetto di oltre metà.

Nota importante e fondamentale: con questo progetto si lavora vicino alla corrente elettrica 220V, toccare la 220V è pericoloso, ci si può far male o si può morire. Se non sai quel che fai chiedi aiuto. Non sono responsabile per qualsiasi danno a persone, cose, animali o qualunque altra cosa.

Il progetto è rilasciato con licenza GPL V.3 (Open Source), quindi puoi prenderlo, fartelo a casa, modificarlo e pubblicarlo a nome tuo. Se lo condividi modificato devi citare questo sito (www.ladomoticafaidame.it) come fonte principale.
Se sei bloccato, non riesci a fare qualcosa, non funziona o vuoi apportare delle modifiche, puoi richiedere il mio supporto, acquistando le ore di consulenza (via Skype o Hangout) direttamente da qui.

Questo progetto si inserisce all’interno del lavoro La Domotica fai-da-me, migliora il progetto precedente fatto con Arduino o si aggiunge per rendere il controllo dei consumi più preciso mettendone uno su ogni elettrodomestico.

Prima di tutto, la lista della spesa, che senza materiale non si va da nessuna parte.

Poi ci va la lista dell’attrezzatura necessaria

  • Un PC su cui installare e usare il software (qualsiasi sistema operativo)
  • Un cavetto micro USB di quelli per il cellulare
  • Un saldatore e lo stagno
  • Un paio di forbici
  • Un cacciavite a taglio e uno a stella
  • Un multimetro digitale
  • Un phon (per i test)

Il progetto si basa sulle funzionalità che servono in casa a me, c’è ovviamente la possibilità di adattarlo alle proprie esigenze, lavorando senza WiFi, senza display o aggiungendo un buzzer che suona in caso di consumo anomalo (vedi al fondo).

Il sistema memorizza i dati in una centralina, presente sempre in casa e basata su Linux, con il protocollo MQTT. Sicuramente ci sarà un post specifico per la centralina.

Assemblare i componenti

Una volta ricevuti i componenti è necessario fare qualche saldatura prima di poter usare il tutto. Se hai qualche dubbio sulla saldatura compra una shield millefori e dei piedini in più, saldali tutti facendo in modo di non creare dei cortocircuiti.

Iniziamo dal display, che dovrà essere saldato ai piedini da collegare al microcontrollore. Visto che è il pezzo che dovrà essere a vista, è quello da montare sopra tutto, quindi si devono usare i piedini che hanno il solo connettore maschio. La saldatura va fatta sulla parte corta, che va saldata dal lato del display lasciando i piedini lunghi sotto.

Il secondo livello sarà il microcontrollore, la scheda WeMos D1 Mini, dovranno essere saldati i piedini che hanno la femmina da una parte (da mettere in alto) e i maschi dall’altra, in basso. In modo che sopra la D1 Mini si possa mettere il display OLED saldato prima.

Prima di saldare i PIN della millefori, sulla quale si dovrà collegare la pinza amperometrica, è bene mettere i componenti e fare le giuste connessioni.

Da questo schema “Arduino A2” diventa “WeMos A0” e “Arduino 5V” diventa “WeMos 3,3V”

Saldati i componenti si possono saldare i PIN, questa volta solo il connettore femmina, in modo che la scheda millefori sia sotto alla D1 Mini

La logica di funzionamento del sistema è abbastanza semplice: la pinza amperometrica, che va installata “intorno” al filo della fase o del neutro (solo uno, non entrambi, e non sulla terra giallo/verde) capta la variazione del campo magnetico intorno al filo in base a quanta corrente passa.
La lettura del campo magnetico viene convertita in una tensione elettrica, nel caso di questa pinza, tra 0 e 1V per correnti tra 0 e 30A.
In un appartamento il contratto della corrente standard prevede un massimo di 16A (3,5KW), ovviamente se hai una potenza maggiore potresti non farcela con i 30A (che sono 6,6KW) e serve quindi cambiare la pinza e qualche altro dettaglio.

Adesso è il caso di pensare al software

L’hardware è pronto, adesso è necessario passare al software. La scheda D1 Mini si programma con l’Arduino IDE, che si può scaricare e installare gratuitamente per qualsiasi piattaforma. Per poterla usare correttamente è necessario seguire la guida sul sito di WeMos.

Il codice (chiamato comunemente sketch) da caricare sulla scheda WeMos si trova su GitHub, alla pagina del progetto.

Come si prosegue?

Il test operativo è abbastanza semplice. Ma c’è bisogno di qualcuno che sappia fare un po’ di lavori da elettricista. Non smetterò mai di dire che la 220V, se usata male, è mortale, quindi attenzione. Se non sai come fare, fatti aiutare, ad esempio dal negoziante dove vai a comprare i fili e le prese/spine volanti (nei negozi piccoli, non nei centri commerciali)

Adesso è necessario creare una mini prolunga elettrica da 20cm circa. Con il cacciavite apri la presa e la spina. Collega i tre fili elettrici, facendo bene attenzione che il filo giallo/verde parta e arrivi dal centro delle due, gli altri fili saranno collegati ad uno dei due lati, non fa differenza.
Con il tester verifica che non ci siano corto circuiti tra i 3 fili.

Fai passare uno dei due fili colorati (non il giallo/verde) dentro la pinza amperometrica che è collegata alla scheda. Collega la spina ad una presa a muro. Collega alla presa il phon
Accendi il circuito e leggerai sul display una piccola corrente, che tenderà ad essere zero. Adesso accendi il Phon a velocità minima. Guarda quanto sta consumando. Adesso passalo alla velocità massima. Tipicamente sarà intorno ai 2000W. Se spegni la parte che scalda l’aria e la fa solo girare vedrai la potenza crollare. Bene, funziona.

Stacca tutto e vai al quadro elettrico principale dell’appartamento.

Vale sempre la regola: la 220V è mortale, se non lo sai fare chiedi aiuto.

E’ necessario installare la pinza intorno alla fase o al neutro subito a monte o a valle dell’interruttore generale di casa. Ovviamente è necessario alimentare la scheda con un alimentatore a 5V. Le batterie non durerebbero abbastanza. Se l’elettricista ti fornisce due fili a 5V dentro il quadro basta saldarli alla D1 mini ai pin GND e 5V (questo limita di molto l’occupazione di spazio all’interno del quadro, visto che solitamente sono spazi ristrewtti, non può che fare bene.).

E la scatola?

Purtroppo mi manca, cerca qualcosa che sia adattabile e sia gradevole alla vista. Se sei bravo e attrezzato potresti fartela stampare in 3D.

Alcune note finali

  • Che la 220V sia molto pericolosa l’ho già detto? Non lo dico mai abbastanza.
  • La lettura della potenza impegnata non è precisa, in quanto la vera potenza la si calcola sapendo corrente e tensione, nel nostro caso sappiamo solo la corrente, ma non la tensione, che potrebbe oscillare tra 210 e 240V, quindi nella lettura c’è un minimo errore.
  • Il contatore non scatta istantaneamente al superamento dei 3500W, c’è quindi un po’ di tempo per intervenire prima di rimanere al buio. Se si assorbe invece un picco molto più alto, il contatore salta in pochi secondi.
  • Alcuni componenti sono da acquistare in Cina, è bene sapere che i tempi di consegna sono tra 30 e 60 giorni e che gli ordini da più di 20€ (circa) comprese le spese di spedizione sono tassati dalla dogana.
  • Con il passare del tempo i componenti potrebbero cambiare, smettere di essere prodotti o sostituiti da altri (Le D1 Mini in 3 anni sono cambiate 4 volte).

Adesso parliamo del software. Lo sketch proposto si integra con un server MQTT che registra le letture e le archivia da qualche parte per farci poi delle statistiche. Se il sistema è stand-alone si può aggiungere un LED che si accenda al superamento di una certa soglia o un buzzer che suoni al superamento della fatidica soglia.

Per fare queste attività è sufficiente collegare il dispositivo (LED o buzzer) a uno dei PIN Dx della WeMos (cercate sempre i datasheet per capire come si collegano) e mettere nel codice una IF che se l’assorbimento è troppo, eccita il pin che alimenta il dispositivo

// mettere in cima la dichiarazione che il PIN in uso è il 16 (quindi D0)
pinMode(16, OUTPUT);

// una volta tolte le parti di connessione a MQTT e invio a MQTT si può
// usare la variabile "wattTrasmettere" per capire se c'è l'allarme
// da attivare
if (wattTrasmettere > 3200) //si attiva se al potenza è > di 3200 Watt
{
// attiva il pin (mette 3,3V)
digitalWrite(16, HIGH);
}
else
{
// disattiva il pin (mette 0V)
digitalWrite(16, LOW);
}

Regalare un computer portatile

Molti, in questo periodo soprattutto, mi chiedono “voglio regalare un computer portatile a [persona/parente/amico], ma non so cosa prendergli, cosa mi consigli?”

Partiamo dal fatto che è come chiedere “devo regalare una cosa che trovo in un supermercato a una persona che non conosci, cosa le potrei regalare?” Insomma, senza elementi non è facile dare il consiglio giusto (ho difficoltà a scegliere i regali per le persone che conosco, figuriamoci per quelle che non conosco).

La mia risposta è semplice e lapidaria, dopo aver posto alcune domande fondamentali:

  • Usa programmi 3D specifici (CAD, rendering, …)? No. (perché se avesse queste necessità se lo sarebbe già comprato per i fatti suoi secondo le sue esigenze)
  • L’attività principale saranno i videogames? No. (idem come sopra. Chi gioca sa esattamente marca, modello e optional del PC che gli servirà)
  • Deve fare altre attività con software molto particolare tipo Mathlab, Photoshop, …? No. (idem come le altre due)

Quindi, avendo avuto il “no” a queste domande, dico sempre e solo una cosa: “vai al supermercato/negozio di elettronica di consumo, fissati un budget massimo e scegli, tra i PC che sono lì, quello che ti piace di più e che rientra nel tuo budget

Nota aggiuntiva: Se si vogliono velocità elevate si può puntare a un PC con SSD e se si guardano spesso film (o si ha la vista ancora buona), è necessaria almeno una risoluzione FullDH

Per un utilizzo normale che comprende navigazione Internet, posta elettronica, archivio fotografie, ascoltare musica e vedere i film in streaming, un qualunque PC attualmente sul mercato va più che bene. Davvero, proprio tutti!

Alcune caratteristiche devono essere tenute in considerazione, ma sono visibili e molto semplici da capire:

  • Il peso. Solitamente più è leggero, più è caro, ma è comodo se lo si deve portare molto in giro
  • La dimensione dello schermo. Grande è comodo, ma lo rende meno portatile. Piccolo potrebbe essere scomodo per fare alcune attività, ma rende anche il PC più piccolo e maneggevole
  • La durata della batteria. Ovviamente più è lunga, meglio è, ma si deve trovare il giusto compromesso, se dura tanto è perché il PC è progettato meglio (= costa di più) o ha la batteria più grande (= pesa di più)

A questo punto non mi resta che augurarvi buoni acquisti. Nessun link sponsorizzato di Amazon è stato usato né maltrattato in questo post (nessun link perché le linee dei portatili cambiano così in fretta che un link messo alla pubblicazione non sarà più buono già dopo una settimana)

Raspberry, Arduino o ESP?

Durante la Maker Faire di Roma, mentre raccontavo come funziona il mio progetto La Domotica fai-da-me mi sono  trovato spesso a rispondere alla domanda “ma perché non usi Arduino al posto del Raspberry?”. Semplicemente perché sono due cose completamente diverse.

Vediamo se riesco a farlo capire anche a quelli che “Arduino cosa?”.

In questo articolo affronterò anche le differenze tra Arduino ed ESP, altra spiegazione data circa 1000 volte agli avventori della fiera. Tutti affamati di sapere, dovete sempre chiedere e fate sempre bene.

Da sinistra a destra: Raspberry Pi Zero, Raspberry Pi Mod 3B, Arduino Duemilanove (uno dei primi messi in commercio), WeMos D1 Mini con ESP8266 (è la scheda scura più piccola che si vede sulla scheda blu) e una scheda Arduino di nuova concezione, della serie MKR.

Il Raspberry Pi non è altro che un piccolo computer. Fa (quasi) le stesse cose che può fare un PC comune con Linux installato. E’ una scheda che contiene una CPU, della memoria RAM, una scheda video, una scheda audio, alcune porte USB, un’interfaccia di rete e uno slot per metterci la memoria da usare come disco per il sistema operativo. La nuova serie 3B può montare una versione specifica di Windows.

E allora, perché non usi un PC normale e parli di Raspberry Pi?

Questa è un’ottima domanda. Vediamo tutti i perché

  • E’ tutto in unico pezzo (alimentatore a parte).
  • Costa poco (da 10 a 30€ a seconda della versione).
  • Consuma poco (nell’ordine dei 10W o anche meno).
  • Ha la possibilità di interagire un po’ con il mondo reale usando i PIN di GPIO. Ci si possono collegare sensori o dispositivi seriali, cose che solitamente con un PC non si possono fare.

Ok, il Raspberry Pi è un piccolo PC, quindi perché al posto suo non usi Arduino che è comunque piccolo?

Perché sono due schede profondamente diverse. Se sul Raspberry Pi posso avviare un sistema operativo, utilizzare programmi, avere un DB e mille altre cose, con Arduino tutto questo non è possibile. Arduino è un semplice microcontrollore.

Arduino ha un suo firmware, è programmabile e una volta programmato eseguirà le operazioni che gli sono state impartite per sempre, a meno che non venga riprogrammato. La programmazione di Arduino avviene con un suo sistema di sviluppo (si chiama IDE) e il codice che si scrive è in un linguaggio molto simile al C.

Arduino accede al mondo fisico (sensori) in maniera molto più diretta, senza dover passare per svariati strati software o la schedulazione della CPU, che potrebbe rallentare di molto le letture o le scritture.

Visto che le cose sono già complicate così, sul mercato c’è un’altra scheda, un piccolo microcontrollore, che fa grossa guerra ad Arduino: la famigerata scheda ESP8266.

In fiera, per capire il livello delle persone con cui parlavo, chiedevo “Conosci il Raspberry? Conosci Arduino? Conosci la ESP8266?” Normalmente l’ultima non la conosceva nessuno. Quando andavano via capivo di aver tolto un cliente ad Arduino (scusami Banzi)

La scheda ESP8266 ha alcuni punti interessanti rispetto ad Arduino, per il quale è diretta concorrente:

  • Costa molto meno (3€ contro i 25€ per la più piccola Arduino)
  • E’ più piccola (davvero molto piccola)
  • Ha meno ingressi/uscite digitali
  • Non ha uscite analogiche
  • Ha un solo ingresso analogico
  • Ha il WiFi integrato
  • Si programma con lo stesso linguaggio e usando lo stesso software di Arduino

La scheda base è davvero semplice e limitata, ad esempio non si può programmare con la USB, ma ci va un adattatore USB-seriale. Per ovviare a questo ci sono molti produttori che le hanno montate su schedine un po’ più grandi per poterle usare più facilmente. Io uso da un po’ di tempo le schede WeMos che hanno anche una struttura a shield (letteralmente scudo), praticamente delle schede già assemblate che permettono di impilare alcuni accessori, come sensori e display, sul microcontrollore, evitando fili vari sparsi in giro.

Ma, dopo tutta questa manfrina, io cosa devo usare per i miei progetti?

Non lo posso sapere, ma quel che ti consiglio è questo:

Se devi interagire solo con sensori e attuatori scegli i microcontrollori. Inizia comprando il kit base di Arduino (visto, Banzi, che te li mando lo stesso?) e fai tutti i progetti. A questo punto sei pronto per passare alle ESP.

Se invece il tuo sistema è più complesso, con sensori distribuiti, gestione di un DB, accessi web e quant’altro, prendi in considerazione il Raspberry Pi, se il tuo progetto richiede molto utilizzo della CPU devi ripiegare su qualche scheda “fruttata” più potente (Banana Pi, Orange Pi, Odroid, Udoo …) o direttamente un mini PC. Se hai bisogno di qualche sensore o qualche accessorio particolare il mini PC potrebbe però non essere la scelta giusta.

Dai, voglio iniziare, dove spendo i miei soldi?

Per tutto quello che riguarda Raspberry io uso i siti ufficiali PiMoroni e The Pi Hut
Arduino lo puoi comprare sullo store ufficiale o su Amazon (<– link sponsorizzato)
ESP di solito si acquista direttamente in Cina, se ti perdi tra Aliexpress o Banggod, puoi aprire il sito ufficiale di WeMos (ora Lolin) e poi andare sul loro shop. Se compri in Cina adeguati ai tempi di consegna e attento che sopra circa 20€ (spese di spedizione comprese) compaiono le spese doganali.

Maker Faire Roma 2018 – il giorno dopo

Devo ancora finire di smaltire la stanchezza e i Km, ma alla fine sono molto soddisfatto di come sia andata la fiera. Sicuramente nei prossimi giorni potrò essere un po’ più preciso e prolisso, ma a conti fatti è stata una gran bella esperienza.

Ho incontrato centinaia di persone, ho raccontato centinaia di volte come funziona il mio progetto, da dove è partito, come mai non lo vendo.

In molti mi hanno dato nuove idee o spunti, altri erano interessati a collaborazioni professionali, ho ricevuto moltissimi complimenti sull’idea e sulle modalità di implementazione.

Ho finito 400 bigliettini da visita (no, 397, che 3 me li sono tenuti) e circa 500 depliant, al punto che a fine mattinata di domenica ho dovuto dire di fare la foto all’ultimo depliant rimasto sul tavolo per prendere le informazioni. Ho finito la voce, ovviamente.

Molti amici di Twitter e ascoltatori dei podcast sono passati a fare un saluto, ne sono rimasto davvero felice.

Ho qualche decina di follower in più su Twitter e un sacco di reazioni, like e commenti, non sono mica abituato a tutta questo movimento.

Grazie a tutti, davvero!

Adesso del progetto La Domotica fai-da-me cosa ne faccio? Vado avanti, lo miglioro e o rendo più fruibile. Nei 700 Km in auto da Roma a Torino ho già progettato tutte le migliorie che potrei fare (durante le notti insonni, ovviamente, come ogni Maker/Nerd che si rispetti.

All’interno del sito manca un po’ di documentazione (sigh!) per poter fare il progetto completamente in autonomia, nei prossimi giorni aggiorno e pubblico tutte le modifiche e le novità.

E’ giunto il momento della Maker Faire

Ci siamo, oggi vado a montare lo stand del mio progetto La domotica fai-da-me alla fiera di Roma.

Se volete avere aggiornamenti in tempo (quasi) reale potete seguirmi su Twitter o su Facebook.

Se invece volete passare a trovarmi sarò al padiglione 8, stand B7 (non ho la cartina dettagliata della disposizione dei padiglioni, così potete farvi un giro per cercarmi) da venerdì alle 14 a domenica alle 19.

Vi aspetto!

Roma Maker Faire 2018

Spoiler per chi non ha voglia di leggere tutto lo sproloquio: espongo il mio progetto La Domotica fai-da-me alla Maker Faire di Roma dal 12 al 14 Ottobre 2018!

L’esperienza della Torino Mini Maker Faire 2018 mi ha in qualche modo esaltato, è passata un sacco di gente, in molti hanno chiesto e si sono mostrati interessati. Ho persino trovato nuovi contatti professionali. Insomma, un sacco di energia spesa (dopo i 2 giorni ero completamente morto) con un ritorno assolutamente inaspettato.

Due giorni dopo mi sono accorto che c’era la call per i maker per partecipare alla Roma Maker Faire.

Nel nome manca il “mini”, questo perché è organizzata direttamente dall’ente Maker Faire ed è una fiera europea.

Ho presentato la candidatura e, inspiegabilmente (no, non avevo pensato che potesse succedere), mi hanno accettato.

Quindi ho rispolverato la casetta presentata a Torino, l’ho portata ad arredare, così che adesso è molto più gradevole alla vista, e ho ripreso tutto il progetto.

Tutto questo per dire che da venerdì 12/10/2018 (al pomeriggio) fino a domenica 14/10/2018 sarò presso la Fiera di Roma con il mio progetto in uno stand tutto mio.

Quindi, se volete, vi aspetto numerosi!

Visto che bello il nuovo logo che mi ha fatto Alex?

Con l’occasione ho rivisto la pagina relativa al progetto, con più dettagli e spiegata in modo più chiaro. La trovate anche direttamente al dominio www.ladomoticafaidame.it.

A breve pubblicherò anche la revisione dei post con l’aggiornamento dei componenti e del codice (se siete abbonati al feed avrete le notifiche come di consueto).

Sto lavorando a degli e-book che permettono anche a chi non è esperto, di creare il sistema a casa propria. Riceverete news anche su questo. 

La smetto e vado a prepararmi, che qui c’è un’ansia che non si spiega.

Il software originale

Mi è arrivata una richiesta del tipo “non riesco ad attivare Windows 10 e Office 2013, ho provato con [nome di generatore di product key], ma non funziona, so che sei bravo con i computer, mi aiuti?”

Per chi non ha voglia di leggere, la risposta è semplice: NO.

Per chi vuole continuare, argomento la risposta.

NO, perché è illegale e non è etico, l’ho imparato da qualche tempo, se mi serve un software davvero, allora lo compro e pago chi lo ha sviluppato che, come me, sicuramente avrà delle bollette e un affitto da pagare. Se reputo il costo troppo alto, non lo compro.

NO, perché non è sicuro. Avere un sistema operativo pirata vuol dire che non si possono fare gli aggiornamenti. non avere gli aggiornamenti espone allo stesso pericolo di viaggiare in un quartiere malfamato con un Rolex da 10.000€ al polso indossando una maglietta con scritto “l’orologio che ho al polso vale diecimila Euro”. Quanto vale il rischio di perdere i propri dati o avere le password rubate e accessi fraudolenti ai servizi che usiamo?

NO, perché comprare Windows 10 e Microsoft Office non è un prezzo assurdo, ci vanno 145€ per Windows e 69€/anno o 149€ in acquisto singolo per Office. Le licenze che si trovano su Amazon a 10€ è ovvio che non sono affatto legali (anche se poi funzionano)

NO, perché se non ti puoi permettere di spendere 300€ per il tuo computer, puoi sempre utilizzare un sistema operativo gratuito come Linux o una suite da ufficio come LibreOffice

NO, perché non ho la più pallida idea di come si faccia (ho altre attività più interessanti da fare nella vita).

Linux. Certe volte no.

Dopo la Maker Faire ho pensato bene di cambiare la distribuzione sul portatile DELL piccolino perché la Lubuntu ha una pessima gestione del monitor esterno e avevo la necessità di gestire in modo furbo una presentazione.

Sono partito con tutte le migliori intenzioni e con molta calma, più o meno come faccio quando ho da configurare un nuovo server.

Ho scaricato Ubuntu Budgie, ho fatto la chiavetta, ho seguito tutta la procedura, cancellando completamente il sistema operativo precedente  e al riavvio il PC mi ha detto “no boot device”.

Sono andato a controllare che le configurazioni di UEFI fossero a posto e per scrupolo, le ho provate tutte:

  • UEFI attivo, Secure Boot attivo
  • UEFI attivo, Secure Boot non attivo
  • Legacy

Non è cambiato nulla.

Bene, allora provo un’altra versione di Ubuntu, scarico la ufficiale con Gnome, metto la chiavetta e non si avvia. Avevo lasciato il boot con il Secure Boot attivo. Ok, lo cambio.

Parte, cancello di nuovo tutto il disco, installo, finisco, riavvio.

No boot device.

Apro la lista dei santi e la tengo a portata di mano.

Dai, avrò sbagliato qualcosa, faccio partire la live e da lì installo, sempre cancellando il disco.

No boot device.

Apro Google, trovo una procedura per ripristinare il settore di boot da una Live, faccio tutta la procedura, il messaggio è positivo, riavvio.

No boot device.

Prendo la lista, parto da Abaco Martire e arrivo a Bacco Martire.

Sclero un po’ su Twitter, alcuni amici mi rispondono consigliando di provare altre distribuzioni. Dai proviamo Arch Linux.

Scarico la ISO, la metto sulla pennetta USB, avvio e scopro che l’installer di Arch è solo da riga di comando. Per me è troppo.

Baino di Thérouanne – Burcardo di Würzburg

In ogni caso a me piace più la Debian, proviamo con quella originale, non la Ubuntu che è sua derivata. Scarico la net-install che è più piccolina e scopro che no, la mia scheda di rete non ha drivers “free”, quindi devo caricare un pacchetto a parte oppure la ISO che comprende anche i drivers non-free. Scarico la ISO totale globale con i drivers non-free. Niente, la scheda di rete non viene installata, mancano i drivers.

Cadfan – Dafrosa di Roma

Dai, provo Fedora. Scarico la ISO, installo, faccio tutta la procedura e magicamente parte, ho un PC con Linux funzionante!

Inizio a installare le cose che normalmente uso (poche, davvero) e mi accorgo che proprio Fedora non è una distribuzione che mi piace, scomoda e per ogni cosa devo andare a cercare procedure strane. E’ figlia di RedHat, che odio, meglio lasciar perdere.

No, voglio avere Debian.

Scarico di nuovo la ISO (man mano che fallivano cancellavo le ISO scaricate) e la metto sulla pennetta USB, avvio l’installazione e ignoro l’errore della scheda di rete, farò dopo. Il setup termina, riavvio.

Pausa, per tenere alta l’ansia di te che leggi.

Il sistema parte.

Parte Debian!

Incredibbol!

Ok, allora adesso è necessario installare i maledetti drivers.

Il sistema vede la scheda WiFi, vado a cercare il pacchetto dei drivers, trovo la pagina e ci metto circa 20 minuti a capire dove sta il link per scaricare il pacchetto, che trasferisco con una USB da un PC al portatile. Lo installo (vi evito il fatto che ne ho trovate 3 versioni prima, da compilare manualmente, che mi hanno fatto andare avanti allegramente nella lista dei santi), riavvio e finalmente la scheda di rete funziona!

Finalmente un sistema dove ho un po’ di manualità, configuro le solite cazzatine, installo Chrome così ho la mia G Suite appresso e poi cerco di installare Telegram.

Scarica, scompatta, copialo in un’altra cartella usando la shell con i diritti di root, fai un link simbolico, aggiungi manualmente al menu il pulsante per avviarlo. Il tutto perché le cose facili mai.

Dai, adesso mettiamo OpenVPN. Solita lista alla mano inizio.

Installarla in modo semplice no perché chiede due dipendenze che non funzionano e non si installano.

Allora scarico i sorgenti per compilarlo. Certo, manca il compilatore, che nella modalità normale non si installa, ma devi andare a capire quale installare e come.

Sono arrivato all’ultimo, Zotico di Nicomedia, ho chiuso tutto e ho messo via.

Passata qualche ora ho ripreso il PC in mano e ho aperto di nuovo la lista dei santi dalla A, pronta per essere usata.

Apro Chrome e mi dice che non c’è. Perché? Perché nel sistemare le dipendenze che mancavano, il sistema ha pensato di rimuovere Chrome invece di installare le suddette dipendenze. Scopro dopo che nei percorsi dove il sistema cerca le dipendenze, c’era un solo repository, invece di 6.

Abaco martire – Appio lo Stilita

Aggiungo a mano i repository, installo le dipendenze, ma una di queste si porta dietro altre 3 dipendenze.

Allio di Bobbio – Andrea il Calibita

Le installo tutte a mano, l’errore non compare più.

Installo OpenVPN e, magicamente, (‘sti cavoli, magciamente) si installa.

Voglio creare la connessione verso la rete aziendale, ma la gui non mi fa importare un banale file OpenVPN, devo quindi avviarla da console (da root)

Non sono un super esperto di Linux, lo ammetto, ma dover spendere una giornata e mezza per poter installare un sistema operativo consumando energie e pazienza, nel 2018, non è accettabile.

Ho questo PC Linux perché mi serve proprio questo sistema operativo, ma se non ne avessi avuto bisogno, mi sarei scaricato la ISO di Windows 10 e avrei risparmiato tempo, energie e stress. Abbondantemente.

No, Linux non è pronto per andare in mano a tutti gli utenti. O almeno io non sono più pronto per tollerare un sistema che per essere installato necessita di 10h

Giusto per concludere, il secondo monitor lo gestisce in modo decente (Windows e Mac lo fanno molto meglio, in ogni caso)

 

 

Partecipare ad una fiera

Scrivo questo post a caldo, ancora stanco dei due giorni di fiera, dove in circa 20h ho percorso 20Km stando dietro al mio tavolo 160×80 (questo è quello che mi hanno detto l’orologio e i muscoli delle gambe).

L’esperienza della fiera è stressante. Prima perché hai paura che non funzioni un tubo di quello che hai preparato (Murphy è sempre lì che aleggia), poi perché devi essere all’altezza di quello che presenti, devi essere sicuro di te e lo devi spiegare (circa 3740378404783 volte) a chi vuole saperne di più.

D’altro canto la soddisfazione a fine evento è stata esaltante, un sacco di gente si è fermata, ha chiesto, incuriosita, ha voluto vedere il sistema all’opera e mi ha chiesto se lo vendevo (no, non è pronto per essere venduto).

Sono passati un sacco di amici a salutare, anche lontani. Grazie di cuore a tutti.

Si sono fermati molti bambini, in questo caso ho capito che devo studiarmi un modo di descrivere il progetto a loro misura, anche se in effetti non è un giocattolo.

Mi ha stupito molto, ma si sono fermate molte ragazze a chiedere informazioni, addirittura in una coppia, lui stava tirando dritto e lei lo ha fermato per chiedermi come funzionasse.

Il sistema ha sempre funzionato, anche se la pessima connettività (sovraffollamento di reti WiFi e della cella 3G piena all’inverosimile) ha giocato contro.

Molta gente è passata, ha preso le caramelle e non mi ha neanche guardato in faccia (vabbé, pazienza).

Ho ripetuto la descrizione del progetto moltissime volte, al punto tale che adesso modifico la pagina relativa al progetto scrivendo quel che dicevo in fiera.

Le slide che proiettavo sul monitor attiravano lo sguardo, ma poca gente le ha guardate tutte, le devo ripensare un attimo.

Devo modificare la casetta, perché alcune funzionalità erano davvero poco visibili, tra le quali una delle più importanti: il controllo dei consumi elettrici. Devo aggiungere un controllo extra, magari una pompa per l’irrigazione, dovrei modificare il bot in modo che risponda alle chiamate telegram degli avventori. In ogni caso usare la casa delle bambole di Ikea (idea di Valentina) è stato geniale per attirare le persone.

Ho anche trovato, forse, un po’ di possibilità di business e un modello che potrebbe funzionare per far fruttare qualche soldo da questo sistema (che non è minimamente pronto per essere venduto a chiunque, è facile da usare, ma decisamente complesso da installare).

Nei prossimi giorni aggiornerò tutti gli articoli relativi al progetto, perché per fare la casa da esporre ho modificato e migliorato alcune parti. Abbiate pazienza che arriva il tutto.

Visto come è andato il tutto, sto per fare l’application alla Maker Faire di Roma (fate il tifo per me!)

Torino Mini Maker Faire 2018

La Maker Faire è un evento organizzato in diverse parti del mondo dove maker (e tutto il mondo nerd che ci gira intorno) portano le loro realizzazioni per mostrarle o venderle al numeroso pubblico che viene attirato dall’evento.

Sono andato a vedere la fiera per molti anni, in quanto a Torino, da qualche anno, viene organizzata la Mini Maker Faire (mini perché è un evento della community). Qui ho sempre trovato spunti davvero interessanti e idee a tratti geniali.

Quest’anno ho fatto il grande passo e ho proposto il mio progetto di casa controllata dalla centralina che ho sviluppato io. Mi hanno accettato, quindi sarò presente come espositore 🙂

Se vi interessa vedere il sistema de “la domotica fai-da-me” funzionante (con un sacco di nuove funzionalità che ho sviluppato a discapito delle ore di sonno, in questi giorni) passate a trovarmi. Ne sarei davvero felice!

Dove?

Torino, Via Egeo 18, presso i locali del FabLab di Torino e Toolbox

Quando?

Sabato 2 e domenica 3 giugno 2018 dalle 10 alle 18:30

La Maker Faire ha anche un sacco di altri eventi come talk e laboratori, dalle 10 alle 20 di entrambi i giorni, secondo me un giro vale comunque la pena.

Ci vediamo lì?