Lo switch troppo veloce

Le reti di dati sono composte essenzialmente da tre tipi di dispositivi.

  • Le macchine come i computer e i server
  • I dispositivi attivi come gli switch e i router
  • I dispositivi passivi come i cavi e le fibre

Ognuno di questi dispositivi ha, tra le sue caratteristiche, la velocità massima di trasmissione sulla rete.

Un computer medio ha una scheda di rete da 1Gbps (Gigabit per secondo)

Gli switch di classe bassa viaggiano a 100Mbps (Megabit per secondo), quelli di classe media arrivano a 1Gbps, poi ci sono quelli più veloci, che non hanno il classico cavo di rame che conosciamo tutti e che fanno 40, 100, 400Gbps, esatto, sono davvero molto veloci.

Un’altra caratteristica di questi Switch è la banda passante totale, che equivale alla quantità di traffico totale gestibile. Se uno switch ha 48 porte da 1Gbps, ci si aspetti, che con tutte le porte piene sia in grado di gestire 1Gbps per direzione, upload e download, per ogni porta, pari a circa 100Gbps, ma non sempre è vero, così se tutte le porte chiedono la banda massima, lo switch va in sofferenza e questa viene diminuita per tutte le porte.

I router, semplificando moltissimo, ruotano il traffico tra reti con indirizzamento diverso, fanno comunicare tra loro reti tra loro scollegate, hanno porte esattamente come gli switch, che hanno velocità differenti, ma la loro caratteristica fondamentale è la larghezza di banda ruotando il traffico. Magari tra le porte della stessa rete riescono a reggere bene il carico delle porte a 1Gbps, ma poi la larghezza di banda massima verso la porta esterna è più bassa. Ci si accorga di questo con router economici e connettività in fibra a 1Gbps, non si va mai oltre i 300Mbps. Semplicemente perché il router nonnce la fa.

Poi ci sono i cavi. Anche loro hanno una banda passante massima che è definita in base al tipo di cavo, alla qualità, alla schermatura, alla lunghezza e al posto dove sono, se hanno dei disturbi cala.

I cavi di rame patiscono moltissimo, i cavi in fibra ottica molto di meno, a meno che no siano rotti, abbiano i connettori sporchi o siano piegati troppo.

Adesso avete un’idea di massima di dove passano i dati da quando escono dal vostro computer e vanno da qualche altra parte.

Scheda di rete, cavo di rete, porta dello switch, altra porta, cavo, porta del router, porta WAN (esterna) del router, fibra o rame, Service provider e così via.

La velocità massima che raggiungerete sarà sempre pari alla velocità massima che si potrà permettere il dispositivo più lento che avete in mezzo a tutta questa catena di dispositivi.

Mi è capitato più di una volta che, andando in qualche negozio che si lamentava “eh, ho messo la fibra, mi hanno detto che va a un giga, ma io a più di 90 mega non vado, secondo lo speedtest”. Il problema era un vecchio switch a 100Mbps in mezzo alla rete. Cambiato quello con uno decente a 1Gbps e tutto andava come ci si aspettasse.

Adesso voi immaginate di avere un appartamento dentro il quale avete fatto una rete tutta a 1Gbps, cavi, switch, tutti i dispositivi con le porte a 1Gbps e fila tutto liscio come l’olio. Poi avete un giardino e al di là del giardino avete una casetta dove andate a lavorare il legno e ci avete messo uno switch a 100Mbps e un vecchio computer.

Come colleghereste le due zone?

Opzione A:

Una coppia di antenne economiche WiFi a 54Mbps, una in casa e una nella casetta, sapete che la velocità massima per accedere ad Internet dalla casetta sarà 54Mbps, ma non dovete scavare e il costo dell’impianto è gestibile, intorno ai 200€) e in un pomeriggio avete fatto tutto

Opzione B:

Comprate due Switch da 40Gbps con le porte in fibra, fate uno scavo lungo tutto il giardino, passate le fibre e installate i due switch uno a casa e uno nella casetta remota, spendete circa 15.000€, passate una settimana a scavare a e sistemare il giardino per avere una tratta velocissima che non sarà mai usata a piena velocità perché le reti a casa e nella casetta dei lavori sono nettamente inferiori.

Mille parole e una breve (o lunga) lezione sulle reti di dati per dirvi che il nostro Governo ha riaperto la società che dovrebbe pensare a realizzare il ponte sullo Stretto di Messina, realizzando in pratica l’opzione B detta prima, per collegare Sicilia e Calabria, due delle regioni con la peggior viabilità in Italia, con un ponte inutilmente ed esageratamente costoso e veloce, di fatto inutile.

Intanto abbiamo le scuole che cadono a pezzi, gli ospedali anche, non abbiamo medici e stanno togliendo i soldi alle famiglie povere.

Schifo, credo sia la parola più azzeccata per tutto questo.

Ciao! Grazie per aver letto questo post!
Se vuoi rimanere in contatto con me e commentarlo, mi trovi in giro per Internet, seguendo questi link:
– Il canale Telegram dedicato ai commenti “Le Cose
– Sul mio podcast Pillole di Bit e relativo gruppo Telegram
Twitter (se non chiude) e Mastodon

Un consiglio per l’albero di Natale

Per chi non è in anticipo, l’8 di dicembre si avvicina e magari dovete ancora comprare l’albero per svariati motivi.

Noi lo abbiamo comprato nuovo perché quello vecchio era troppo largo a terra e ci occupava troppo spazio, abbiamo dovuto optare per uno slim, di quelli un po’ più spioventi e con il diametro a terra ridotto.

Leggi tutto “Un consiglio per l’albero di Natale”

Senza Twitter

Mettiamo da parte tutta la serie di cose che stanno succedendo all’interno di Twitter in questi giorni e immaginiamo che una mattina ci alziamo e Twitter è morto, non c’è più. Il sito apre su un un errore e nessuna app si aggiorna.

Ok, passata l’incredulità, è il caso di fare i conti con la realtà e capire cosa abbiamo perso e cosa non potremo più fare.

“Seh, morto un Social ne facciamo un altro, anzi, ce ne sono già altri, che problema c’è?”

Mi sono posto qualche domanda e forse di problemi ce ne sono più di uno.

Il primo è che sono scomparsi tutti i vostri contenuti, che avete caricato su una piattaforma che non era vostra e che adesso non esiste più. Spariti come nebbia al sole. Potete farne backup adesso, finché la cosa funziona.

Ma sono spariti i contenuti di tutti gli altri milioni di utenti. Magari contenuti che vi eravate salvati su Twitter tra i preferiti perché erano interessanti. Oppure contenuti che hanno fatto la storia, come video pubblicati in determinati eventi da persone che erano lì proprio in quel momento. Video che attualmente sono ancora ricercabili e che non esisteranno più.

Perdere il contenuto di Twitter vuol dire perdere una enorme parte di quel “Internet non dimentica” perché vi voglio a cercare qualcosa su un social di Mark, anche solo che vi è passato sotto al naso qualche ora fa, è impossibile da ritrovare. Invece quando il tal politico fa un’affermazione in contrasto con una che ha fatto 4 anni fa, una rapida ricerca su Twitter ed ecco che salta fuori l’affermazione. Il mondo resterà parzialmente lobotomizzato, con un pezzo di memoria rimosso.

Spariranno tutte le reti di contatti, tutti quelli che vi seguivano, se non avete dato altri contatti, non vi troveranno più. Tutte le persone che seguivate, anche se le reputavate amiche, se non avete un altro contatto, le avrete perse, soprattutto se le conoscevate solo per nickname. Nell’esportazione c’è il nickname, non altro. Se non volete perdere i contatti con qualcuno, trovate il modo di avere un sistema di contatto di scorta.

Vi renderete conto presto che Mastodon non è una completa alternativa a Twitter. Gli admin delle istanze hanno già iniziato a ricordare che lo spazio non è infinito, che certi tipi di contenuti non si possono caricare e che certi atteggiamenti non sono tollerati, ma anche la dinamica non è la stessa e non si possono fare gli stessi numeri.

I numeri. Pensate a chi con i numeri su Twitter ci aveva fatto del business, sparito il business, dalla sera alla mattina. Eh, anche quelli comprati e fasulli.

Avremmo perso un posto dove, in base ai nostri gusti e scelte affinati nel tempo, arrivavano le informazioni che ci interessavano, dalle nostre fonti preferite e delle quali ci fidavamo.

Ci renderemo conto che affidare tutte queste cose ad una sola entità, che sarebbe poi potuta essere venduta ad un matto, non sarebbe stata poi una grande idea, adesso che è sparito tutto.

E adesso, cosa si può fare?

Tornare da Mark, per me è escluso. Prima o poi farà una fine simile, non perché io sia un chiaroveggente, ma perché il suo grande impegno nel metaverso, lo vedo come una corsa molto costosa verso un muro. Ma non sono un economista, eh?

Andare in Mastodon? Come detto prima, non è la stessa cosa, gli utenti se ne accorgeranno e in breve tempo tornerà ad essere come era prima, un social di nicchia. Senza gli RT con citazione, con le istanze che ti bacchettano se carichi troppi dati e ti dicono di farti la tua a pagamento (devo pagare per un social? ma sei matto?), senza timeline organizzate e senza tutto quello che serve per renderlo attrattivo. È stato fatto apposta così.

Io mi auguro ritornino i feed RSS. Che erano e continuano ed essere la cosa più democratica del mondo digitale.

Se sei una persona che crea contenuti li crei nei tuoi spazi che paghi e mantieni, per questo ci metterai più cura. Chi vuole seguirti si iscrive al tuo feed RSS e legge quello che pubblichi man mano che lo pubblichi.

Senza piattaforme in mezzo

Senza un ordinamento dei feed pianificato, ma solo in ordine cronologico

Senza compravendita di followers

Dimenticavo, non è detto che sia tutto un male, senza Twitter, niente più bot e compagne elettorali manovrate dalla Russia, o almeno, molto di meno. Niente più fake news, credo, molte di meno.

Mi manca già, ma so che ci potremo organizzare in modo diverso.

Ciao! Grazie per aver letto questo post!
Se vuoi rimanere in contatto con me e commentarlo, mi trovi in giro per Internet, seguendo questi link:
– Il canale Telegram dedicato ai commenti “Le Cose
– Sul mio podcast Pillole di Bit e relativo gruppo Telegram
Twitter (se non chiude) e Mastodon

Sei licenziato

Il proprietario di una grande azienda ha detto in pubblico che il software che ha trovato quando è arrivato è lento e ne ha dato motivazione.

Un dipendente di quell’azienda, che lavora proprio in quell’ambito, vista l’esternazione pubblica, ha risposto in pubblico (in tono tutt’altro che sgarbato, direi)

A fronte di questo commento, il proprietario della grande azienda ha licenziato il dipendente, sempre in pubblico.

Non ho preso lo screen dal Social perché il proprietario della grande azienda ha pensato bene di cancellare il tweet.

Il licenziamento è diventato effettivo da lì a poco perché il Mac del dipendente si è bloccato (le grandi aziende hanno i sistemi di gestione del parco PC, non come le piccole aziende che se un dipendente si porta a casa il PC e non lo riposta in azienda è praticamente impossibile riaverlo e bloccarne l’utilizzo)

A questo punto ci sono le due linee di pensiero. Quelli che dicono che i panni sporchi si lavano in famiglie e che il dipendente avrebbe dovuto dire al capo come stanno le cose, ma in privato, sui canali interni aziendali e quelli che dicono che ha fatto bene a rispondere in pubblico visto che la prima segnalazione, evidentemente sbagliata, secondo il dipendente, è stata fatta in pubblico.

Io aggiungerei che un capo che dice una cosa simile del prodotto della sua azienda in pubblico non è un buon capo, anche se è arrivato da poco, anche se si sorvola su tutto quello che ha fatto da tre settimane a questa parte.
Entrare in una azienda qualunque e dire ai quattro venti “il prodotto della mia azienda è una merda”, beh, è peggio del dipendente che ti corregge quando dici in pubblico una cosa non vera sul prodotto che non conosci e che non puoi conoscere perché non sei un tecnico e perché sei lì da troppo poco.

Il dipendente sapeva perfettamente a cosa sarebbe andato incontro, secondo me. E lo ha fatto di proposito. Visto che da tre settimane lavora in una azienda dove se dici qualcosa che non piace al capo, anche sui canali interni, vieni licenziato.

Link al thread, che è interessante.

Non deve essere affatto piacevole lavorare in una azienda dove se non sei d’accordo col capo, anche se questo non è proprio l’immagine della sanità mentale, rischi di essere lasciato a casa dalla sera alla mattina. Capo che dopo ti prende anche in giro sul Social Network di sua proprietà

Continuo a sperare che una mattina troviamo Twitter spento, Musk con il cerino in mano e con i 44 miliardi di dollari da recuperare in qualche modo.

E mi spiace immensamente per tutti i dipendenti che si trovano in questa spiacevole situazione e quelli che sono stati lasciati a casa.

Ciao! Grazie per aver letto questo post!
Se vuoi rimanere in contatto con me e commentarlo, mi trovi in giro per Internet, seguendo questi link:
– Il canale Telegram dedicato ai commenti “Le Cose
– Sul mio podcast Pillole di Bit e relativo gruppo Telegram
Twitter (se non chiude) e Mastodon

Twitter e la privacy

Dall’avvento di Musk in Twitter girano liste di cose da fare per mettere al sicuro propri account, pare, prima della catastrofe. Queste liste sono fatte pressapoco così.

  1. Fare download dei propri dati
  2. Cancellare i DM, soprattutto quelli con dati “sensibili”
  3. Attivare l’autenticazione a due fattori
  4. Rimuovere la geolocalizzazione
  5. Impostare “no” sulla condivisione dei propri dati

Tutto questo, come se fossero il paracadute per la salvezza da Musk. Vorrei analizzarli un attimo

Fare il download dei propri dati

Twitter è un servizio gratuito dentro il quale si mettono moltissimi dati, scrivendo testi, caricando contenuti multimediali, indicando chi seguiamo, chi blocchiamo e via dicendo. Tutte queste informazioni sono all’interno di server che non sono nel nostro controllo e che potrebbero sparire dal un giorno all’altro. Vale per ogni servizio cloud che usiamo, gratuito o a pagamento che sia. Lo avete fatto per i vostri dati sui social di Mark? O per i vostri dati nei servizi cloud dove mettete i vostri file importantissimi o dai vostri password manager? Lì non c’è Musk, ma dovreste farlo lo stesso, regolarmente. E tenere questi backup al sicuro.
Per Twitter si fa da qui: https://twitter.com/settings/download_your_data

Cancellare i DM

Questa è una delle cose più assurde della lista.
iDM in Twitter sono sempre stati senza crittografia Ent to End, vuol dire che sui server di Twitter il loro contenuto è in chiaro. Chiunque abbia accesso ai server dove transitano può vedere mittente, destinatario e contenuto.
Cosa che succede su Telegram, a meno che non abbiate fatto una chat riservata, ma non su Whatsapp e su Signal.
Questo significa che già di principio non avreste dovuto mandarvi messaggi con riservatezza di un certo tipo.
Cancellarli adesso non vuol dire toglierli dalle disponibilità di Twitter, perché potrebbero averne fatto un backup. Magari anche più di uno.
E perché con l’avvento di Musk, non cambiando la tecnologia, adesso dovrebbero essere più a rischio? Qual è il rischio aggiunto?
Per i messaggi di un certo tipo, già da prima non avreste dovuto usare Twitter.

Attivare la 2FA

Mi spiace dirvelo, ma arrivate tardi. Musk o no. La 2FA andava attivata prima. La 2FA va attivata su ogni servizio che la prevede, appena vi iscrivete, non solo se il capo di un certo servizio è il diavolo in persona. Magari, se è il diavolo, cancellate l’account e ve ne andate.
Con la 2FA non impedite a chi sta nel backend, dove si fa manutenzione, di accedere al vostro account.

Rimuovere la geolocalizzazione

Questa potrebbe essere l’unica mossa ragionevole. Non voglio più fornire i miei dati di localizzazione in tempo reale ad una azienda che è diventata maligna. Il capo è maligno. Che se ne fa dei miei dati della localizzazione? Li potrebbe vendere? A chi? In che posizione potrebbe mettermi?
Che domande vi siete fatti prima di pensare a questo?
Vi siete anche chiesti a chi altri date la vostra posizione?
Prima di fare le cose di impulso fermatevi e riflettete.

Impostare no alla condivisione dei dati

Boh, questa opzione è quella che tipicamente nei fogli privacy mettiamo no a meno che il foglio non esca già stampato con sì (e allora dovremmo farcelo ristampare). Davvero non capisco cosa cambi con l’avvento di Musk.
Pensate piuttosto di andare a rivedere, anche questo è indipendente da Musk, a quante app spazzatura avete dato accesso, quante sessioni avete attive delle quali avete ormai perso traccia, e su quanti dispositivi è attivo il vostro account, tre attività molto più utili. Questi controlli valgono per ogni social.

Twitter sta cadendo a pezzi? Secondo me sì. Facciamo cose furbe, non attività inutili e avventate solo perché le leggiamo in giro.

Verrà il giorno

Verrà il giorno in cui noi, popolazione ricca, benestante e bianca, dovremo lasciare le nostre case, portandoci dietro poche cose scelte in fretta, lasciando tutto quello che abbiamo, per scappare da una guerra, una catastrofe climatica o da altro.

Se non saremo noi, saranno i nostri figli o i loro figli. Ma succederà.

A questo punto ci sarà qualcuno che, durante la nostra fuga, credendosi superiore, ci tratterà come persone reiette.

Ci chiuderanno in prigione e ci tortureranno senza un’accusa o un processo

Ci lasceranno morire lungo la strada, di fame, di freddo, di caldo o annegati.

Se la prenderanno con le persone che impiegheranno i loro soldi, le loro energie e il loro tempo per cercare di salvarci.

Ci tratteranno come cose e non come persone.

Forti del “prima i bambini” divideranno le nostre famiglie per sempre.

Ci rimanderanno a casa nostra, senza immaginare, che casa nostra, quella per la quale noi abbiamo vissuto e lavorato per tutta una vita, non esiste più.

Ci diranno “state a casa vostra, che vi aiutiamo lì” quando a casa nostra non c’è da mangiare, non c’è una casa o c’è chi ci ammazza o ci tortura.

E poi, queste persone, la domenica, andranno nelle loro chiese a pregare il loro dio dicendo che sono state buone, che credono nei valori della famiglia e autoperdonandosi per tutte le nefandezze fatte a noi, che cercavamo solo un luogo sicuro dove stare.

Se il vostro dio esiste, queste cose se le segna e poi ve le farà scontare. Ma dio non esiste, per questo, nel nome di una divinità inesistente voi fate delle cose umanamente deplorevoli a delle persone che hanno come unica colpa quella di essere nati nella parte sbagliata del mondo e di voler cercare di andare nella parte meno sbagliata. E la sera andate a dormire tranquilli, perché siete privi di coscienza, e al suo posto siete pieni di parole e propaganda, utili solo a mantenervi il posto dove siete adesso, perché comodo e redditizio.

I nuovi social network

L’avvento di quella schifezza di persona in Twitter, unico social che uso (o usavo?) regolarmente, mi ha dato molto da pensare.

Entrare e fare piazza pulita di circa 5000 persone in una settimana fa schifo. Fa schifo per loro, per le famiglie coinvolte, per la copertura assicurativa che non si trovano più dalla sera alla mattina, per il fatto che in un Paese dove se non lavori sei un “reietto” e loro è come se fossero diventati subito tali. Alcuni li ha richiamati, spero che gli abbiano fatto tutti il gesto dell’ombrello. (Bravi)

Leggi tutto “I nuovi social network”

Terra Matrigna

Avete presente quando si dice “predicare bene e razzolare male”? Bene, l’evento Terra Madre 2022 è stato un esempio perfettamente calzante per questo modo di dire.

L’evento da sempre sponsorizza il cibo sano, prodotto in modo rispettoso per la terra e per le persone che lo producono, da chi coltiva, per tutta la filiera. È un progetto molto interessante di Slow Food ed è in forma di fiera, dove si va e si conoscono produttori che arrivano da ogni parte di Italia e del mondo, con cibo di ottima qualità e rispettoso della terra dalla quale viene prodotto.

Lo slogan di questo 2022 era “Food Regeneration”

Essendo una fiera, di solito veniva fatto in un centro fieristico, come Torino Lingotto.

Quest’anno è stato deciso di farlo in un parco pubblico, nello specifico Parco Dora, un parco ricavato da un’ex area industriale, con un enorme capannone sotto il quale ci sono uno skate park, campi da calcetto, tennis, pallavolo e intorno ci sono prati e alberi.

Qual è la differenza tra fare l’evento in un parco e farlo in un centro fieristico? La principale è che non devi pagare l’esagerato affitto del centro fieristico.

Per questo motivo, a fronte dell’evento programmato dal 22 al 26 settembre 2022, i primi TIR con il materiale per montare i capannoni sono arrivati poco dopo ferragosto. Abito proprio lì vicino, li ho visti.

Se in un centro fieristico inizi ad occupare lo spazio un mese prima, l’affitto è talmente altro che forse non ti puoi permettere di fare l’evento.

Nell’arco di un mese, gli abitanti della zona, abituati ad andare al parco, hanno perso gradualmente l’accesso allo stesso, occupato dai tendoni e da tutto il materiale espositivo.

Nell’ultima settimana prima dell’evento il parco è stato completamente chiuso al pubblico. È rimasta accessibile solo la parte oltre il fiume, meno della metà.

Sono andato alla fiera.

Era dichiarata aperta dalle 10 alle 23.

Ma alle 20 chiudevano tutti gli espositori e rimanevano aperti solo i banchetti dello street food, cosa che non era stata comunicata al pubblico. Parlando con alcuni espositori, loro non sapevano di dover fare 10-23, ma molto di meno.

L’ingresso era gratuito, ma vigilato, per questo, a fronte di un perimetro, malcontato, di 4km, c’erano 3 ingressi, uno dei quali, a caso, veniva trasformato in sola uscita.

Cosa manca al parco rispetto ad un centro fiere? L’energia elettrica.

Così la fiera dedicata al rispetto della Terra era costellata di generatori diesel per alimentare tutti i servizi dell’evento. Tra generatori classici e pali della luce con il generatore dedicato, boh, ne avrò contati tra 15 e 20.

I generatori puzzano e fanno rumore, oltre ad inquinare (ma non potevano attaccarsi a una cabina di Iren?).

Poi noi in città, se abbiamo un’auto diesel che ha più di 6-7 anni non possiamo usarla. Loro 15 generatori a combustione accesi 13 ore al giorno per 5 giorni senza nessun problema.

Potrei sorvolare sugli studenti volontari obbligatori, perché per questi eventi, dove girano una marea di soldi si continua a prendere gente non pagata, definendoli volontari, invece di pagare le persone per il lavoro che fanno, anche fosse indicare dove gettare l’immondizia nelle isole ecologiche per pare la corretta differenziata. Ecco, non ho sorvolato.

Poi la fiera è finita.

Chi lavora in fiera sa perfettamente che si deve smontare alla velocità della luce, sempre per la questione dell’affitto.

Al parco no, chi se ne frega, tanto lo usano solo i cittadini.

Lo hanno smontato tutto in 5 persone, mettendoci 3 settimane.

3 settimane durante le quali il parco è stato parzialmente inagibile perché per motivi di sicurezza non si poteva far correre i bambini vicino ai muletti e dove per 3 settimane non è stata fatta la pulizia, con immondizia sparsa per ogni dove.

Alla fine se ne sono andati, hanno tolto tutte le transenne ed il parco è tornato fruibile.

Senza prati, perché dove c’erano i tendoni, i WC mobili, dove sono passati camion e muletti adesso c’è solo terra brulla con i segni degli pneumatici

Con tutti i buchi dove sono stati piantati i chiodi per i tiranti dei tendoni.

E per l’anno prossimo l’evento è confermato di nuovo a Parco Dora, dove, cari organizzatori, vi consiglio di stendere una colata di cemento al posto dei prati, così se piove i visitatori non si infangano le scarpe e non avete più niente da rovinare

Grazie Slow Food
Grazie Comune di Torino
Grazie Circoscrizione V di Torino
Grazie Regione Piemonte

Quanto mi costa di corrente

Ho notato che non è chiaro come calcolare quanto costa tenere acceso un dispositivo. Visto che con il costo della corrente in costante crescita, questa è una cosa sulla quale è necessario porre più attenzione del solito, potrebbe essere interessante sapere, a grandi linee, quanto costa un dispositivo che consuma X e viene usato per Y tempo.

Innanzitutto serve sapere quanto pachiamo la corrente. Questa è la prima cosa difficile. Nel contratto abbiamo il costo della componente energia, che non comprende tutta una serie di altri costi accessori, oltre che l’IVA. Senza andare tanto per il sottile, con l’ultima bolletta in mano fate questa cosa.

  • Prendete il totale dell’importo da pagare
  • Togliete l’importo del canone TV che è ben specificato
  • Dividete l’importo ottenuto per il numero di kWh fatturati
  • Avete ottenuto quanto pagate, tutto incluso, il singolo kWh

Lo so, ho incluso spese fisse che non variano con il consumo, ma per il nostro conto va bene così

Esempio

  • Fatturato: 300€
  • Importo canone TV: 20€
  • kWh fatturati: 690

(300€ – 20€) / 690kWh
280€ / 690kWh = 0,405€/kWh

Questo è l’importo che useremo per i nostri calcoli

Ogni dispositivo ha un consumo espresso in Watt. Questo è il consumo istantaneo del dispositivo. In fattura, però, viene fatturato il consumo per il tempo, espresso in kWatt Ora (kWh).

Se un dispositivo consuma 500W e sta acceso per 2h dopo le 2 ore avrà consumato 500W x 2h = 1000Wh = 1kWh.

La formula è facile.

potenza impegnata x tempo = energia fatturata

La realtà è che un dispositivo non consuma sempre la stessa energia e soprattutto non consuma quello che è indicato sulla sua etichetta. Sull’etichetta c’è scritto il consumo massimo al quale potrebbe arrivare. Sull’etichetta energetica invece è indicato un consumo medio in kWh basato su una certa quantità di cicli di utilizzo o di ore di accensione.

Come si fa? Si deve misurare.

Vendono dei dispositivi che si mettono tra la presa a muro e l’elettrodomestico che vogliamo misurare che ci dicono quanto consuma. Vi lascio due link di uno semplice e uno smart (ma lo scopo di questo articolo non è insegnarvi a usarli e configurarli).

Una volta scoperto quanto consuma un dispositivo, dobbiamo capire per quanto tempo rimane acceso nell’anno o nel mese, per scoprire poi quanto consuma e quanto ci costa.

L’esempio più facile è la lampadina. Quando è accesa consuma sempre, ad esempio, 10W. Se io so che questa lampadina la accendo tutte le sere alle 20 e la spengo a mezzanotte, sarà accesa 4h al giorno per tutti i giorni dell’anno.

10W x 4h x 365gg = 14.600Wh = 14,6kWh all’anno

Per sapere quanto costa sulla bolletta, il conto è facile. Si moltiplicano i kWh per il loro costo

14,6kWh x 0,405€/kWh = 5,91€ all’anno

Una TV moderna in stand-by consuma circa 0,5W, ammettendo (semplificando) di non accenderla mai, in un anno consumerà

0,5W x 24h x 365gg = 4.380W = 4,38kWh

Per un costo totale di

4,38kWh x 0,405€/kWh = 2,19€

Per un grande elettrodomestico è più difficile, perché il consumo non è sempre costante durante il ciclo. La lavatrice ad esempio, consuma tantissimo quando scalda l’acqua all’inizio e poi molto meno. Se deve scaldarla a 40 gradi o a 90 fa cambiare considerevolmente il consumo. Con un dispositivo di misura sappiamo, per esempio, che un lavaggio ECO a 40 gradi consuma 0,3 kWh (questo l’ho misurato). Facendo, ipoteticamente 3 cicli per ciascuna delle 52 settimane dell’anno il consumo annuale sarà

0,3kWh x 3 x 52 = 46,8kWh

Pari a un costo di

46,8kWh x 0,405€/kWh = 18,95€

Adesso avete gli strumenti per capire cosa costa circa ogni cosa che accendete, in base a quanto consuma (misuratelo) e per quanto tempo lo usate.

Fate attenzione che i costi cambiano a seconda di quanto pagate la corrente, di mese in mese o di bolletta in bolletta, i contratti sono tutti profondamente diversi, ormai.

Risparmiare energia

Oggi (6 settembre 2022) il Governo, nella figura del Ministro Cingolani (sigh!), ha fatto una lista di cose che ognuno di noi potrebbe fare per risparmiare energia in previsione di questo inverno che sarà un disastro. Si sono svegliati un po’ tardi, eh? Ecco la lista (con qualche mio commento mezzo ironico tra parentesi).

  • Fare le docce più corte (no, amici, vi dovete LAVARE)
  • Usare il forno per meno tempo (così le cose vengono poco cotte?)
  • Usare lavatrice e lavastoviglie a pieno carico (chi non lo faceva prima già era un po’ fesso)
  • Staccare la TV invece dello stand-by (forse non sa quanto consuma lo stand-by di una TV abbastanza moderna)
  • Staccare dalla presa gli elettrodomestici quando non sono in uso (comodo, certo)
  • Abbassare il gas durante la cottura (premesso che funziona solo per la cottura della pasta dopo averla buttata, se si abbassa il gas durante qualsiasi altra cottura se ne allunga il tempo e di solito, non mangiamo solo pasta a pranzo e a cena)

Se avete fretta, questo il riassunto

  • Lavatevi, magari con acqua tiepida, ma lavatevi, chi puzza fa schifo
  • Staccare la TV è inutile e le fa male. Spegnetela se non la usate, al bando schermi accesi con lo screensaver (anche del PC)
  • Lavate panni e stoviglie a bassa temperatura con il ciclo ECO, abbatte drasticamente i consumi. I nuovi modelli, rispetto a quelli di molti anni fa, riducono i consumi fino a 2/3 in meno
  • Non scaldatevi con sistemi a resistenza elettrica
  • Provate la Airfryer al posto del forno, meno tempo e consumi meno della metà
  • Abbassare il gas è inutile, a volte deleterio
  • Il ferro da stiro consuma un botto, andare in giro stropicciati non ha mai ucciso nessuno

Bene, appurato che sono mediamente tutte fesserie e che, in generale sono tutte cose che nessuno potrà mai controllare, mi permetto, dopo che ho preso un po’ di misure sui consumi di svariati elettrodomestici, di consigliarvi alcune cose da fare per risparmiare in modo da impattare in modo positivo sulla vostra bolletta, anche se nessuno vi controlla. Questo, ovviamente si ribalterà sul fatto che si consuma meno energia, che viene prevalentemente prodotta con il gas, risorsa diventata cara e preziosa.

Ok, prima di ogni cosa, lavatevi. Non smettete di lavarvi e non lavatevi di meno (la gente che puzza fa schifo). Se possibile e avete una caldaia che lo permette, abbassate la temperatura dell’acqua calda, magari lavatevi senza mettere la levetta del miscelatore tutto verso l’acqua bollente. Per gli uomini che si radono con la lametta/rasoio si può riempire una scodella di acqua tiepida e radersi senza acqua calda corrente.

Un televisore moderno in stand-by consuma mezzo watt. Sull’anno sono circa 4,5kWh, con un costo lordo di 0,40€/kWh (varia a seconda del vostro contratto) costa 1,80€ all’anno. Davvero? Siamo sicuri che fa la differenza? Un appartamento medio consuma circa 6-10kWh al giorno, che fanno 2.200-3.650kWh all’anno. Davvero, lo standby non fa differenza. Fa differenza se a furia di staccare e riattaccare corrente alla TV la rompete.
Fa la differenza spegnerla tutte le volte che non la si usa invece di far intervenire il salvaschermo, ad esempio.
La stessa cosa vale per il monitor del computer, al bando il salvaschermo, se non siete davanti al PC, mandate il monitor in stand-by

Avete una vecchia TV (magari di 10-12 anni) e un decoder? Fatti i dovuti conti di consumo, vi conviene portarli all’ecocentro e prendere una TV nuova che consuma di meno della somma dei due vecchi e rientrate della spesa in qualche anno, oltre ad avere uno schermo molto più bello. Lo so si devono fare i conti con il portafogli, ma è una cosa da sapere.

Parliamo della lavatrice. La parte che consuma tanta energia è scaldare l’acqua. Smettete di lavare le cose a 90°C e lavatele a 40°C. Ecco che la cosa cambia. I panni vengono bene lo stesso, si sciupano di meno e consumate la metà. Se ne avete una vecchia di più di 10-15 anni potreste pensare, anche qui, facendo i dovuti conti, a cambiarla. La mia vecchia lavatrice economica, per un lavaggio standard a 40°C consumava 1,2kWh. Quella che ho preso l’anno scorso, con il ciclo ECO, più lungo a temperatura sensibilmente più bassa, per un ciclo consuma 0,4kWh.
Due conti facili.
Se faccio 3 cicli a settimana, con la vecchia consumo 187 kWh in un anno, con la nuova 63kWh. Sempre a 0,40/kWh il risparmio è di 50€ all’anno. Altro che 2€ dello stand by della TV. Consuma anche molta meno acqua.
Vale la pena cambiarla? È una cosa alla quale dovete pensare voi. (fa anche molto meno rumore)

La stessa cosa vale per la lavastoviglie. Fate il ciclo ECO. Ci mette di più, usa l’acqua a temperatura più bassa e consuma molto di meno degli altri cicli. Anche qui, gli elettrodomestici moderni, consumano meno della metà di quelli più vecchi.
Ricordate, comunque, che lavare a mano i piatti di un ciclo della lavastoviglie a pieno carico, consuma più acqua e molto, moltissimo gas, se avete la lavastoviglie, usatela.

Se volete metodi alternativi ai termosifoni per scaldarvi, fatelo per voi, non usate niente di diverso dal sistema a pompa di calore. Tutto quello che funziona a resistenza vi ammazza il portafogli. Per fare un facile esempio il termoventilatore che scalda in pochi minuti il bagno al mattino e alla sera consuma 2000W, se lo usate 2h al giorno per i 4 mesi più freddi fa un totale di 480 kWh, quasi 200€ in un anno. Se avete questi mostri metteteli in cantina e non usateli mai più.

Il forno. Se una pietanza cuoce in 40 minuti a 230°C non si può fare diversamente, ci va quella temperatura e quel tempo. L’unica alternativa è non cuocerla e fare altro. Anche qui vale la regola che un vecchio forno consuma di più, ma la soluzione per risparmiare davvero un sacco di energia è spegnere il forno e usare la Airfryer. Che è un fornetto ventilato piccolo e potente.
Senza scendere troppo nel dettaglio. Se per fare pollo e patate per 2 con il forno normale ci va circa 1h per un consumo indicativo di 2 kWh (li ho misurati), nella Airfryer ci va la metà del tempo e visto che consuma anche di meno, il consumo totale è di circa 0,6 kWh. Una Airfryer costa 130€, un pensiero credo si possa fare. Questo consiglio è molto valido se siete in due. In 4 diventa un po’ più complicato.

Passiamo ai fornelli.
Per cuocere la pasta, la grande energia è portare l’acqua a ebollizione. Se abbassate la fiamma ci va più tempo, se la abbassate troppo non bollirà mai, sprecando gas. Vero, dopo che avete buttato la pasta, per quei 5-13 minuti potete abbassare la fiamma o anche spegnerla in certe situazioni e la pasta verrà cotta lo stesso.
Ma in genere non mangiamo pasta 2 volte al giorno tutti i giorni. E non mangiamo pasta scondita.
Il gas serve anche per fare il condimento. E se il ragù deve pippiare 4h, il fuoco sotto deve essere quello giusto, se no non cuoce.
Per le altre pietanze, qualunque esse siano, se il tempo di cottura è quello e la fiamma deve essere ad un certo livello non si può barare, se la tenete troppo bassa o cuociono in più tempo o vengono male. Pensate a un pezzo di carne che deve fare la reazione di Maillard e fare la crosticina, se la padella non è bel calda, non la farà.
E ricordate che l’induzione non è la soluzione a tutti i mali. Sì, l’acqua, consumando 4500W, bolle in 40”, ma la pasta per cuocere ci metterà sempre 5-13 minuti, il sugo dovrà pippiare sempre 4h e l’arrosto dovrà stare in pentola tutte le sue ore.

Voi sapete che il ferro da stiro consuma costantemente 2000W? Stirare 3h per 2 volte a settimana incide sulla bolletta per 624kWh, pari a 250€ all’anno.
Io sono del partito “stropicciato non fa male a nessuno” e da tempo stendo e piego il meglio possibile jeans, t-shirt e felpe, così da stirare il meno possibile. Ridurre anche solo della metà è un bel colpo, ci sta una cena per due in un bel ristorante.

Risparmiare si può. Stare attenti è un dovere civico per la bolletta, per il portafogli, per la società intera. Lo è ora come lo era prima (ok, adesso lo è un po’ di più). Lo spreco di energia è sempre una pessima cosa. Spegnete le luci delle stanze dove non ci siete, non esagerate con le temperature in casa, fate la guerra in condominio per abbassare la temperatura del riscaldamento centralizzato.
Facciamo le cose giuste e non le fesserie, ecco, solo questo.

Ah, giusto per non scordarvelo. Non limitate le docce, LA-VA-TE-VI.

Un ultimo consiglio elettrico che vale per quasi ogni dispositivo. Continuare a attaccarlo e staccarlo dalla corrente mette sotto stress la componentistica interna quando lo riattaccate. Magari non succede niente, magari si rompe o si rovina. Non vale la pena rischiare, no?

E se volete sapere come si calcola il consumo elettrico di un dispositivo, c’è un post dedicato, facile facile

Un nuovo lavoro

Dopo molti anni a fare il sistemista, quella strana figura che in azienda fa tutto, dai server, ai PC, al Bluetooth del telefono con la macchina del Direttore Generale, avevo raggiunto una fase che mi diceva di cercare una nuova via, soprattutto perché, seppur essendo il papà di ogni oggetto IT all’interno dell’azienda dove stavo (infrastruttura server, rete, WiFi, VPN, PC client, …), essere l’unica persona che chiamavano per ogni minimo problema, sempre, iniziava ad essere antipatico.

Un giorno, un amico mi fa notare un annuncio di una grande (ma grande davvero, eh!) azienda che cerca un tecnico di datacenter in Torino.

Tecnico di datacenter di una grande azienda vuol dire due cose importanti:

  • Avere a che fare con i server e basta, cosa molto specializzata e verticale, senza più dover gestire tutto il resto, sopratutto gli utenti.
  • Essere all’interno di una realtà molto strutturata, talmente strutturata che sì, conto sicuramente di meno, ma che quando esco ci sarà qualcuno che sa fare le stesse cose che faccio io. Anche quando sono malato o in ferie.

Ma la grande azienda non è italiana.

E io non ho il Curriculum scritto in inglese.

Valentina, letto l’annuncio mi dice “ehi, guarda che stanno cercando esattamente te, scrivi ‘sto Resume in inglese e invialo. Subito.”

In 3h ho fatto e ho inviato.

Sapete com’è. Mandi il CV e questo cade in un buco nero. Esiste un enorme buco nero, più grande di quello che hanno trovato all’interno della Via Lattea, dove vanno a finire tutti i CV che si inviano agli annunci trovati su Internet (non è vero: il mio primo lavoro in IT l’ho trovato rispondendo a un annuncio su Yahoo lavoro nel 2001)

E invece. A inizio novembre mi scrive una gentile ragazza da Dublino, per fissare una call conoscitiva. Ehi! Davvero! Da quella un colloquio tecnico, poi un altro, poi ancora e sono arrivato così a 6 colloqui, tutti online, in ambito reti, Linux, Windows e hardware. Tutto in Inglese, eh! Anche uno relativo a come e quanto fossi compatibile con l’azienda.

Passano le feste, cambia l’anno e a metà gennaio mi chiama un numero con prefisso +353 che mi fa grandi congratulazioni perché sono stato scelto per il ruolo di tecnico di datacenter in Torino. Mi fa elenco dei benefit e mi dice che mi manderà il contratto da firmare.

Ok, lo devo dire. Non ci credevo. Ci ho messo un po’ a rendermene conto. Anche mentre firmavo il contratto, mentre accedevo al pannello dell’onboarding, mentre davo le dimissioni. No, non poteva essere vero.

Dal primo novembre sono passati 7 mesi. Di cui 4 di preavviso (chi mi segue su Twitter lo sa). Oggi inizio il nuovo lavoro, sono in ansia, non poco e ho già almeno 2 call fissate con il mio nuovo manager, che lavora in Belgio, più una per altre attività.

Da oggi il mio lavoro è tecnico di datacenter per loro, spero di essere all’altezza. Magari ci aggiorniamo tra qualche mese, ma come potrete immaginare non posso sbottonarmi troppo.

Cambiare lavoro

Oggi termino un contratto di lavoro di 11 anni presso la stessa azienda di consulenza, il più lungo della mia carriera. Quasi 10 di questi (da settembre 2012) in una sola società, dentro la quale, in questi molti mesi, ho creato tutto quello che ora la manda avanti, quasi da solo o in collaborazione con fornitori:

  • Infrastruttura di rete interna (con circa mille VLAN)
  • Infrastruttura di virtualizzazione con tutti i server che ci sono dentro (circa 60)
  • Connettività ridondata e failover
  • infrastruttura di rete con le sedi esterne, VPN, backup della loro connettività e controlli
  • Backup multi livello
  • Migrazione a Google Workspace
  • Gestione PC
  • Sicurezza

Di tutto ho redatto documentazione e l’ho sempre trattata, budget e competenze permettendo, come una mia creatura. Anche in ferie e anche in malattia (sì, lo so, non è cosa saggia, ma quando sei solo e ci tieni fai anche le cose sbagliate).

Oggi me ne vado, lascio tutto questo in altre mani e non sarà più cosa che mi riguarda.

Sono sollevato, niente più ticket, niente più segnalazioni da Zabbix o da Uptime Robot, niente più problemi “guarda che questo è vecchio, da aggiornare e non mi dai il budget per aggiornarlo”, mi aspettano un po’ di giorni prima di entrare nella nuova, grande, enorme azienda (arriverà post, stei tiuned). Giorni di cervello lavorativamente spento, finalmente.

Ma l’infrastruttura che ho messo su con fatica e bestemmie e della quale mi sono preso cura un po’ mi mancherà.

Solo un po’. (davvero!)

Ciao vecchio lavoro, ciao ex colleghi, ciao ex fornitori, è ora di andare avanti.

Vi ho lasciato tutto funzionate, ben oliato e il manuale di istruzioni, cercate di non fare troppi danni, il mio numero di telefono, se vi serve è… ah, no, non c’è nessun numero di telefono.

Im Out Goodbye GIF - Im Out Goodbye Bye Bye Bye GIFs

Le esclusive nei podcast

Qualche tempo fa, su Pillole di Bit, il mio podcast di tecnologia, vi avevo caldamente consigliato l’ascolto di Stories di Cecilia Sala. Dal 9 Maggio 2022 questo podcast passerà in esclusiva su una sola piattaforma, questa cosa mi ha fatto uscire di testa. Con calma, perché con il rant mi sono fatto sospendere da Twitter per 12 ore, vi spiego perché.

I podcast, dall’inizio, hanno avuto un canale standard di diffusione: il feed RSS.

Il feed RSS è un sistema open, a disposizione di tutti, per farci un po’ quello che ti pare.

Per questo motivo sono nati gli aggregatori RSS che, presi i feed RSS da più fonti, li aggregano in modo organico. Se sono articoli, permettono di avere una sorta di rassegna stampa personale, se sono file audio, la propria stazione radio personalizzata.

Quando ho iniziato ad ascoltare podcast, erano i tempi di Tecnica Arcana e RockCast Italia, ciao Carlo e Franco, non avevo connessione dati in mobilità, avevo un iPod nano e potevo dire a iTunes di sincronizzare i podcast sul mio PC e poi lui scaricava le tracce audio sull’iPod, andavo in macchina e avevo di che ascoltare.

Con il tempo è arrivato internet sulla SIM, gli smartphone e le app specifiche per aggregare i podcast.

Queste app, che nel tempo hanno fatto passi da gigante, si iscrivono ai feed RSS dei vari podcast, scaricano le tracce audio quando queste escono e io telefono è in WiFi, fanno le playlist, permettono di mettere alcuni podcast con priorità, in modo che siano da ascoltare prima degli altri, anche se sono usciti dopo, Stories era tra questi, e molte altre opzioni, come ascoltarli più velocemente o più lentamente, equalizzare in modo diverso la voce, taglia inizio o fine a seconda di sigle o pezzi ripetitivi, il tutto personalizzato per singolo podcast.

Insomma, il massimo della personalizzazione dell’ascolto delle trasmissioni preferite.

Mi abbono e poi l’app fa tutto da sola, la mattina salgo in auto, ma potrebbe essere sui mezzi o andando a correre o facendo le pulizie, apro l’app, faccio play ed è già tutto pronto.

Poi sono arrivate le piattaforme proprietarie e hanno deciso di entrare nel mondo dei podcast, spaccando tutto.

Premetto che so perfettamente che non viviamo nel mondo fatato, che le produzioni di un certo pregio hanno bisogno di soldi, sapete che anche io ho dei costi per il mio piccolo podcast, e ci va qualcuno che in cambio dei soldi che investe ne abbia un ritorno.

Le grandi piattaforme evidentemente ci guadagnano dalla pubblicità, dagli abbonamenti, dai dati che ricavano dagli ascoltatori, un po’ come fanno tutti i fornitori di servizi digitali gratuiti.

In cambio l’unico modo per ascoltare i podcast in esclusiva è quello di passare dalla loro app.

L’esperienza però cambia. Per me il primo problema è questo.

Per ascoltare i podcast in esclusiva su altre piattaforme devo rimbalzare tra la mia app di podcast preferita e quelle loro, magari mentre sto guidando o mentre sto correndo, o con le mani sporche perché sto facendo le pulizie. Per essere preciso, io non corro, era un esempio.

Tra le altre cose, allo stato attuale, le app che non sono dedicate solo all’ascolto dei podcast sono molto indietro rispetto alle app specifiche, se non ha scaricato offline devo ascoltare il podcast in streaming e magari nel tragitto casa lavoro ho una zona dove non c’è segnale o non ho tutti questi dati da consumare tutti i giorni. Anche in fatto di miglioramento dell’ascolto e personalizzazione del singolo podcast, rispetto ad Overcast, app che uso io, è mille anni indietro.

La frammentazione, come è successo già con film e serie TV, porterà le persone ad ascoltare meno roba, invece di espandere gli ascolti e allargare le conoscenze.

Tra app private di servizi che fanno i loro podcast, servizi a pagamento, esclusive, per ascoltare i podcast tra un po’ si deve fare come quando si sceglie un film.

Da che app partiamo oggi?

Overcast, Il post, Storitel, Audible o Spotify? E intanto si arriva tardi in ufficio, perché passarle tutte per vedere che podcast sono usciti quella mattina richiede tempo.

La grossa differenza è che fatta la scelta per un film, poi sto tranquillo per 2 ore. Pensate invece ai podcast che durano 15-20 minuti. Cambiare app di continuo.

Esco, metto su l’app del Post perché voglio ascoltare Morning, finito, prendo in mano il telefono, passo a Spotify e cerco Stories, nah adesso no, è diventato verde, al prossimo semaforo, finito Stories apro Overcast dove c’è Dee Giallo e gli altri che seguo da feed RSS. Capite che è un disastro?

Lo so che il mio è un discorso inutile, ogni servizio, ormai, deve trattenere gli utenti sulla sua piattaforma per monetizzare, permettetemi però di dire che questo ha snaturato l’idea della diffusione dei podcast e fa schifo.

Perché allora Pillole di Bit sta su tutte le piattaforme?

Perché così chi ascolta da una certa piattaforma lo trova anche lì, senza avere l’obbligo di passare ad un’altra app, per vedere se è uscito o per poterlo ascoltare. Cerco di stare dalla parte di chi ascolta, almeno ci provo a rendervi la vita un po’ più facile.

Non ho alcuna intenzione di darlo in esclusiva, con i miei numeri nessuno lo vorrebbe, comunque, e non ho intenzione di metterlo su piattaforme a pagamento.

Se siete arrivati fin qui, scusate per lo sfogo e grazie per l’ascolto, ci sentiamo la settimana prossima. 

Ah, da lunedì prossimo sarò disoccupato, ma per poco, così mi riprendo un attimo prima di iniziare il nuovo lavoro.

Viaggiare senza reflex

L’ho fatto. Sono partito per le ferie e non mi sono portato la reflex (Canon 7D), cosa che non facevo da almeno 12 anni. Incredibilmente le vacanze sono andate bene, mi sono divertito e ho portato a casa un po’ di belle foto (fatte con l’iPhone 7).

Ok, qui ci va una premessa importante. So perfettamente cosa può fare una reflex in confronto ad un telefono, seppur di fascia alta. Visto che mi piace essere chiaro, queste sono le cose che la reflex può fare e che il telefono proprio no.

Leggi tutto “Viaggiare senza reflex”

Registro un nuovo podcast su Torino

Se vuoi, il tempo lo trovi per fare qualunque cosa. Quindi ho deciso di lanciarmi in questa nuova avventura “vocale”.

Ho realizzato una nuovo podcast, non tecnologico (strano, eh?), sulla città di Torino. Un cosa vedere-fare-mangiare dal mio punto di vista. le cose le provo e poi ne parlo, non sono sponsorizzate e il commento è sincero. Se ne parlo, vuol dire che ne vale la pena.

Dove lo trovate? Su Spreaker (al momento), ma poi su tutte le consuete piattaforme di podcasting in giro per Internet.

Informazioni dettagliate sono nella pagina dedicata su questo stesso blog.

Quindi adesso, anche se non siete nerd o troppo tecnologici, potete avvicinarvi a un mio podcast. E se non sapete come ascoltare un podcast, beh, è il momento giusto per imparare 🙂

La mobilità sostenibile, è davvero sostenibile?

Passeggiando al parco mi è venuto in mente “ma se io prendessi un bicicletta e andassi l lavoro con quella più il bus?”

Attualmente lavoro in un’azienda fuori Torino, il percorso da bicicletta, oltre ad essere lungo (15Km), attraversa delle strade un po’ pericolose, quindi ho pensato:

  • vado in bici fino alla fermata del bus
  • piego la bici, prendo il bus fino alla fermata più vicina all’ufficio
  • vado in bici nell’ultimo km che mi separa dall’ufficio
  • piego la bici e la posto in ufficio.

Ho fatto un po’ di calcoli economici.

L’attuale tragitto in auto è lungo 20Km, il costo al Km è di circa 0.06€, per un totale di 2,40€ al giorno. Contando 48 settimane lavorative all’anno, fa 576€ di carburante. Sono poco meno di 10.000Km, quindi 1/3 del tagliando che costa circa 300€, quindi ci metto anche, per eccesso tra tagliando, gomme e altro, 200€ di manutenzione. Alla fine andare in ufficio con l’auto mi costa 776€ all’anno. Non conto svalutazione, bollo e assicurazione, perché anche se non andassi in auto al lavoro, non la venderei e la userei per altre attività.

Una bicicletta pieghevole degna di tale nome (Brompton) costa circa 1.200€. L’abbonamento GTT per arrivare fino a dove serve a me costa 508,50€/anno.

Con il solo abbonamento (quindi senza usare la bicicletta), risparmierei 776-508,50 = 267,50€. Ammortizzerei la spesa della bicicletta in 1200/267,50 = 4,5 anni.

Il tutto a patto di andare sempre al lavoro in bici, anche con pioggia, neve e gelo.

L’abbonamento si può scaricare al 19% sull’IRPEF. Quindi posso togliere dal mio redito lordo circa 97€. facendo un conto rapido e poco preciso, se la mia aliquota IRPEF è del 27% con un reddito lordo di 20.000€/anno risparmierei circa 26€.

Poi ho fatto un po’ di conti di tempo.

Attualmente, pur con il cantiere più grosso del mondo (esagero, ok) sul percorso casa-lavoro, per il tragitto casa-lavoro ci impiego 35 minuti ad andare a 50 a tornare per un totale di 1h25′. In un anno fanno 340h.

In un calcolo spannometrico, per andare con l’autobus ci metterei 2h15′ al giorno (al netto delle attese in fermata, ma non le contiamo). In un anno fanno 540h. La differenza è di 200h.

Ognuno dà un valore soggettivo al proprio tempo e chiedere ad una persona “quanto valuti in valore economico una tua ora?” non produrrà certamente un valore, ma un bel “boh!”. Se lo chiedete ad un professionista lui vi dirà istantaneamente il valore netto che guadagna in un’ora di lavoro (la metà di quel che fattura al netto dell’IVA, a spanne). Facciamo un professionista medio che chiede 40€ all’ora se ne mette in tasca 20. In 200 ore fanno 4.000€ in un anno.

Fatti questi conti a me risulta che la mobilità sostenibile non è affatto sostenibile per il portafogli e neanche per il tempo.

le cose cambierebbero se si rinunciasse al possedere un’auto, ma non avere l’auto, almeno a Torino nel 2019, è impossibile.

  • Andare a fare la spesa sarebbe impossibile, dove abito io non ci sono supermercati decenti a portata di piedi
  • Alzarsi e pensare “oggi andiamo a farci un giro in montagna” sarebbe improponibile, se non con adeguata pianificazione e con possibilità limitate.
  • Pensare a un qualunque spostamento al di fuori della città diventerebbe molto complicato.

A chiusura di tutto questo, alcuni dettagli del mio lavoro mi impediscono di poter pensare di non avere l’auto (sono un consulente, mi potrei dover spostare in luoghi diversi con preavviso di meno di un giorno, non tutti facilmente raggiungibili con i mezzi pubblici. E soprattutto non potrei portarmi 40 tablet o 2 stampanti o 15 PC in bicicletta o sul bus. Senza dimenticare che capita di entrare alle 8:30 dal cliente e uscirne in un orario compreso tra le 18 e le 24. E se sei con i mezzi, che fai?

Vorrei poter riprendere questo post tra due anni e cambiare i conti in modo tale che almeno tempo e soldi tra auto di proprietà e servizio pubblico + bicicletta siano comparabili.

Maker Faire Roma 2018 – il giorno dopo

Devo ancora finire di smaltire la stanchezza e i Km, ma alla fine sono molto soddisfatto di come sia andata la fiera. Sicuramente nei prossimi giorni potrò essere un po’ più preciso e prolisso, ma a conti fatti è stata una gran bella esperienza.

Ho incontrato centinaia di persone, ho raccontato centinaia di volte come funziona il mio progetto, da dove è partito, come mai non lo vendo.

In molti mi hanno dato nuove idee o spunti, altri erano interessati a collaborazioni professionali, ho ricevuto moltissimi complimenti sull’idea e sulle modalità di implementazione.

Ho finito 400 bigliettini da visita (no, 397, che 3 me li sono tenuti) e circa 500 depliant, al punto che a fine mattinata di domenica ho dovuto dire di fare la foto all’ultimo depliant rimasto sul tavolo per prendere le informazioni. Ho finito la voce, ovviamente.

Molti amici di Twitter e ascoltatori dei podcast sono passati a fare un saluto, ne sono rimasto davvero felice.

Ho qualche decina di follower in più su Twitter e un sacco di reazioni, like e commenti, non sono mica abituato a tutta questo movimento.

Grazie a tutti, davvero!

Adesso del progetto La Domotica fai-da-me cosa ne faccio? Vado avanti, lo miglioro e o rendo più fruibile. Nei 700 Km in auto da Roma a Torino ho già progettato tutte le migliorie che potrei fare (durante le notti insonni, ovviamente, come ogni Maker/Nerd che si rispetti.

All’interno del sito manca un po’ di documentazione (sigh!) per poter fare il progetto completamente in autonomia, nei prossimi giorni aggiorno e pubblico tutte le modifiche e le novità.

Roma Maker Faire 2018

Spoiler per chi non ha voglia di leggere tutto lo sproloquio: espongo il mio progetto La Domotica fai-da-me alla Maker Faire di Roma dal 12 al 14 Ottobre 2018!

L’esperienza della Torino Mini Maker Faire 2018 mi ha in qualche modo esaltato, è passata un sacco di gente, in molti hanno chiesto e si sono mostrati interessati. Ho persino trovato nuovi contatti professionali. Insomma, un sacco di energia spesa (dopo i 2 giorni ero completamente morto) con un ritorno assolutamente inaspettato.

Due giorni dopo mi sono accorto che c’era la call per i maker per partecipare alla Roma Maker Faire.

Nel nome manca il “mini”, questo perché è organizzata direttamente dall’ente Maker Faire ed è una fiera europea.

Ho presentato la candidatura e, inspiegabilmente (no, non avevo pensato che potesse succedere), mi hanno accettato.

Quindi ho rispolverato la casetta presentata a Torino, l’ho portata ad arredare, così che adesso è molto più gradevole alla vista, e ho ripreso tutto il progetto.

Tutto questo per dire che da venerdì 12/10/2018 (al pomeriggio) fino a domenica 14/10/2018 sarò presso la Fiera di Roma con il mio progetto in uno stand tutto mio.

Quindi, se volete, vi aspetto numerosi!

Visto che bello il nuovo logo che mi ha fatto Alex?

Con l’occasione ho rivisto la pagina relativa al progetto, con più dettagli e spiegata in modo più chiaro. La trovate anche direttamente al dominio www.ladomoticafaidame.it.

A breve pubblicherò anche la revisione dei post con l’aggiornamento dei componenti e del codice (se siete abbonati al feed avrete le notifiche come di consueto).

Sto lavorando a degli e-book che permettono anche a chi non è esperto, di creare il sistema a casa propria. Riceverete news anche su questo. 

La smetto e vado a prepararmi, che qui c’è un’ansia che non si spiega.

Partecipare ad una fiera

Scrivo questo post a caldo, ancora stanco dei due giorni di fiera, dove in circa 20h ho percorso 20Km stando dietro al mio tavolo 160×80 (questo è quello che mi hanno detto l’orologio e i muscoli delle gambe).

L’esperienza della fiera è stressante. Prima perché hai paura che non funzioni un tubo di quello che hai preparato (Murphy è sempre lì che aleggia), poi perché devi essere all’altezza di quello che presenti, devi essere sicuro di te e lo devi spiegare (circa 3740378404783 volte) a chi vuole saperne di più.

D’altro canto la soddisfazione a fine evento è stata esaltante, un sacco di gente si è fermata, ha chiesto, incuriosita, ha voluto vedere il sistema all’opera e mi ha chiesto se lo vendevo (no, non è pronto per essere venduto).

Sono passati un sacco di amici a salutare, anche lontani. Grazie di cuore a tutti.

Si sono fermati molti bambini, in questo caso ho capito che devo studiarmi un modo di descrivere il progetto a loro misura, anche se in effetti non è un giocattolo.

Mi ha stupito molto, ma si sono fermate molte ragazze a chiedere informazioni, addirittura in una coppia, lui stava tirando dritto e lei lo ha fermato per chiedermi come funzionasse.

Il sistema ha sempre funzionato, anche se la pessima connettività (sovraffollamento di reti WiFi e della cella 3G piena all’inverosimile) ha giocato contro.

Molta gente è passata, ha preso le caramelle e non mi ha neanche guardato in faccia (vabbé, pazienza).

Ho ripetuto la descrizione del progetto moltissime volte, al punto tale che adesso modifico la pagina relativa al progetto scrivendo quel che dicevo in fiera.

Le slide che proiettavo sul monitor attiravano lo sguardo, ma poca gente le ha guardate tutte, le devo ripensare un attimo.

Devo modificare la casetta, perché alcune funzionalità erano davvero poco visibili, tra le quali una delle più importanti: il controllo dei consumi elettrici. Devo aggiungere un controllo extra, magari una pompa per l’irrigazione, dovrei modificare il bot in modo che risponda alle chiamate telegram degli avventori. In ogni caso usare la casa delle bambole di Ikea (idea di Valentina) è stato geniale per attirare le persone.

Ho anche trovato, forse, un po’ di possibilità di business e un modello che potrebbe funzionare per far fruttare qualche soldo da questo sistema (che non è minimamente pronto per essere venduto a chiunque, è facile da usare, ma decisamente complesso da installare).

Nei prossimi giorni aggiornerò tutti gli articoli relativi al progetto, perché per fare la casa da esporre ho modificato e migliorato alcune parti. Abbiate pazienza che arriva il tutto.

Visto come è andato il tutto, sto per fare l’application alla Maker Faire di Roma (fate il tifo per me!)

Il testamento digitale

Il pensiero di questo post mi è venuto quando mi hanno chiesto una consulenza “per accedere al PC di un amico che è morto e  ha lasciato molta roba dentro”.

Sì, è un post con un fondo di tristezza, ma tutti sappiamo che prima o poi ce ne andremo da questa Terra e in qualche modo lasceremo una traccia o, più precisamente, una marea di roba che chi rimane dovrà gestire.

Oltre ad abiti, contratti, armadi, bollette, proprietà, da un po’ di tempo, e sempre in maggior quantità, si lasciano informazioni digitali sparse qua e là, a volte a disposizione di tutti, altre protette da password. Se avete fatto i bravi, nessuno conosce le vostre password e nessuno potrà accedere ai dati.

E quindi come si può fare?

E’ davvero una roba complicata, soprattutto se si deve iniziare a chiedere l’accesso della mail di un defunto a Google o a Facebook. Già da tempo, prima della richiesta di cui sopra, l’ho gestita in questo modo.

  • Ho preso una chiavetta USB e l’ho legata alle chiavi dell’auto (così le possibilità di smarrimento sono molto molto basse), l’ho formattata in FAT, così è leggibile da qualunque computer con tutti i sistemi operativi.
  • Ho scaricato il programma VeraCrypt e ho messo l’installer per Windows, Linux e Mac nella chiavetta.
  • Ho creato un file crittografato (con VeraCrypt) da poche centinaia di MB (300) con una password lunga che non uso MAI in nessun altro sistema e me la sono segnata.
  • Dentro al file crittografato ho messo gli installer del programma KeePass (ci sono versioni per ogni sistema operativo) e ho fatto copia del mio file KeePass dove memorizzo tutte le mie password.
  • Sempre nel file crittografato ho lasciato un file con alcune indicazioni per chi avrà accesso a questi dati protetti.
  • Nella parte non crittografata ho messo un file di testo chiamato “se hai trovato questa chiavetta leggimi” indicando i miei contatti e i contatti della persona da me incaricata (lo so che eventuali soccorsi hanno altre priorità prima di leggere il contenuto di una chiavetta USB)
  • Ho stampato su carta la password del file crittografato con due rapide istruzioni su come si accede al file e dove lo si trova. Ho dato una busta chiusa con queste informazioni alla persona che dovrà gestire le cose. Di questa persona ho piena e cieca fiducia, ma non credo sia necessario ribadirlo.

Questa mia azione da quasi malato psichiatrico permetterà alla persona incaricata (sempre che ne abbia voglia), dopo la mia dipartita, di accedere a tutti i miei dispositivi e a tutti i miei account in modo da poterli chiudere, svuotare, cancellare o prendere ciò che interessa.

Nel caso in cui si voglia cambiare la persona incaricata è sufficiente modificare la master password del file sulla chiavetta, cambiare i riferimenti nel file esterno e consegnare la nuova busta chiusa.

Sì, ho un file crittografato dove tengo tutte le mie password
Sì, ho tutte password diverse per i vari servizi
Sì, le mie password non le conosce nessuno, neanche mia moglie (è la persona di cui mi fido di più)
Sì, ho blocchi con password su tutti i miei PC e telefoni
Sì, ogni mese aggiorno il contenuto della chiavetta con le nuove password.

Adesso la domanda da porsi è: “cosa lascerò nel mondo digitale quando morirò?” e quella dopo “che fine voglio che facciano tutti i miei dati?”

E se ho dei dati che nessuno deve vedere? Semplice, un altro disco crittografato con VeraCrypt, una password diversa che non avete scritto da nessuna parte e il vostro file resterà una cassaforte digitale per sempre (a meno che non si scopra una vulnerabilità del software di crittografia che permetta l’accesso senza conoscere la password.

Ricordate inoltre che, a meno che non abbiate attivato la crittografia sul disco del vostro PC (tutti i sistemi operativi permettono di farlo ormai), in assenza della password di accesso al PC basta smontare il disco, attaccarlo a un altro PC per avere accesso a tutto il suo contenuto. Paura, eh?

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: