Auto elettrica, per ora mi sa di no

Io adoro le auto elettriche, ne ho guidate alcune per un po’ di km, sono piene di tecnologia, cosa che a me piace, il motore è pazzesco (quelle di un certo livello, ancora di più) e in città sono silenziosissime. Una favola.

Poi ho iniziato a guardarmi intorno per capire se sarebbe potuta essere una alternativa alla mia auto a GPL.

I punti di vista da analizzare sono parecchi e il post sarà lungo, mettetevi comodi.

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Se è rotto vorrei renderlo

Mi è successa una cosa spiacevole.

Ho avuto un problema con la macchinetta del caffè in ufficio (non abbiamo quella con la chiavetta/app/monetine, ma una con la quale ci facciamo il caffè da soli), la riparazione sarà lunga e avevo bisogno di un muletto. Sono stato autorizzato a prendere una di quelle a cialde e, visto che nel entro commerciale dove ho preso le cialde, c’è un noto negozio di casalinghi, sono entrato e ho chiesto se avessero una macchinetta economica di questo tipo. C’era, 70€, presa e portata in ufficio.

Si sa, al lavoro senza caffè è peggio del lavoro senza corrente, quindi, missione compiuta, tutti felici.

Dopo qualche giorno e qualche decina di caffè ci accorgiamo che sotto la macchinetta si fa un lago d’acqua. Controlliamo di aver messo bene il serbatoio, ma nulla cambia.

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Viaggiare in autostrada

Ho dovuto affrontare quasi 2000 km di autostrada in 5gg e, mio malgrado, mi sono scontrato con un problema enorme: gli automobilisti non sanno guidare in autostrada (anche in città, ma a 130km/h, in tanti insieme, è peggio).

L’autostrada è uno dei posti più noiosi, pericolosi e antipatici dove ci si possa trovare, indipendentemente dal livello del lusso dell’auto dentro la quale si sta viaggiando. Una lunga striscia di asfalto dove si è alla mercé di migliaia di altri automobilisti per molte ore, senza alcun tipo di divertimento, senza potersi distrarre, con l’unico scopo di arrivare da A a B. Guidare in montagna è molto meglio, magari in moto.

Per affrontare questo dramma, è necessario sapere come farlo, farlo bene tutti e partire preparati. Forse posso sembrare un po’ il professorone che vuole spiegare le cose, ma dopo quasi 30 anni di patente (so’ vecchio) e abbondante mezzo milione di km sulle spalle, credo di poter dire qualcosina.

Mettetevi comodi.

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Il controller Elite2 per la Xbox

Avevo preso il controller per la Xbox in edizione limitata in occasione dell’uscita di Forza Horizon. Bellissimo:

Purtroppo ha iniziato ad avere un problema. Il grilletto di sinistra, quello che nei videogiochi di guida si usa per il freno, resta incollato a fondo scala per più del tempo necessario quando lascio il dito, cosa che nel gioco fa casini con le staccate in pista. Con tristezza, ho deciso che non lo posso più usare (lo smonterò per capire se si può pulire)

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Il digitale c’è, ma non si vede

Storie di ordinaria anti digitalizzazione del servizio sanitario in Piemonte.

Ho dovuto fare una terapia in un ospedale in Torino, afferente all’ASL “Città di Torino”, a fine terapia mi sono stati prescritti degli esami del sangue che non mi potevano essere fatti lì, ma dovevo arrangiarmi io per farmeli fare.

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Password, una guida rapida

Avere cura delle proprie password è importante, qui una rapida lista di cose da fare per correre meno pericoli possibili.

  • Dotatevi di un password manager e mettete una password di sblocco lunga e robusta, facile da memorizzare, tipo 4 parole tra di loro scollegate. Inframezzate qualche carattere speciale. Se avete una chiavetta tipo Yubikey per sbloccarlo, meglio.
  • Usate una password diversa per accedere ad ogni sito e servizio.
  • Fate generare le password dal password manager, 24-30 caratteri con tutti i set disponibili (lettere minuscole, maiuscole, numeri, simboli), se le ricorda il password manager e le inserisce lui per voi, non vi preoccupate.
  • Usate l’autenticazione a due fattori ovunque, appoggiandovi a una sistema diverso dal password manager.
  • Se avete una chiavetta per il secondo fattore è ancora meglio dell’app che genera i numeretti.
  • Se dovete usare una password che dovete scrivere spesso, vale la regola di 4-5 parole non collegate tra di loro, in modo che possa essere memorizzata facilmente, ma che sia molto lunga. Inframezzate qualche carattere speciale.
  • Le password non vanno mai condivise con nessuno, un po’ come le mutande o lo spazzolino.
  • Non è necessario fare un cambio regolare di password, a meno che non si venga a conoscenza che queste siano uscite in qualche modo.

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Pagare in digitale è ancora un problema

L’altro giorno sono andato al supermercato a compare quattro cose veloci, in cassa ho tirato fuori il telefono, ho pagato con Apple Pay e sono andato via alla velocità della luce. Ho pensato che rispetto al pagamento con contante, il pagare con telefono. o orologio sia maledettamente più veloce e comodo e ci ho fatto un twweet:

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Pensiamo solo ai soldi

Oggi ho visto questa foto di una pagina di giornale su Twitter

Tutto il contenuto di questa pagina mi ha fatto andare il sangue al cervello. I proprietari dei locali che ci hanno pensato, il giornalista che lo ha scritto, il sindaco di Arbus (VS) che ci ha messo il carico. Tutta gente che lavora e ha uno stipendio, aggiungerei.

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Sistemi esposti, patch e attacchi

Vorrei dire due cose sulla questione che ha tenuto banco mediatico e politico nel primo fine settimana di febbraio 2023: il fantomatico attacco hacker mirato alle istituzioni e altri sistemi informatici Italiani. Potremmo definirla una fake news. Tanto rumore per una normale attività di malware che gira sulla rete.

Partiamo dall’inizio.

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La neve e le automobili

Vivo in una città del nord Italia dove ogni tanto, sempre più raramente, capita che nevichi. È successo proprio giovedì 15 dicembre 2022 e per tornare a casa, pur uscendo prima del solito, al posto dei consueti 25 minuti ci ho messo un’ora e mezza.

Sorvolo sulla pessima gestione del Comune di Torino e della Città Metropolitana di Torino (quello che una volta era la Provincia), completamente impreparato, come se fosse una qualunque città del Madagascar dove la neve neanche sanno cosa sia, vorrei soffermarmi su una cosa importante delle automobili, che spesso tendiamo a sottovalutare: gli pneumatici.

(Sì l’articolo giusto è quello, anche se, secondo me suona male)

Gli pneumatici sono l’unico tramite con il quale l’automobile imprime le forze a terra per accelerare, frenare e mantenere la traiettoria in curva.

Il contatto tra lo pneumatico e l’asfalto, con il conseguente attrito che ne deriva, è l’unico modo che abbiamo per gestire il movimento dei veicolo.

Abbiamo 4 pneumatici che toccano l’asfalto per una superficie totale di circa una carta di credito ciascuno, poi, a seconda della larghezza degli stessi la superficie può cambiare leggermente.

Quando questo contatto viene a mancare, perdiamo il controllo e l’auto va dove le pare (no, non dove le pare, ma dove l’inerzia che ha accumulato la porta, e solitamente la porta a battere da qualche parte, che sia un albero, un guardrail, un fosso, un’altra auto o altro)

È necessario che il contatto pneumatico-asfalto sia sempre mantenuto.

Sull’asciutto è tutto facile, se non si esagera

Sul bagnato le cose diventano più complicate, perché all’aumentare della velocità si accumula dell’acqua tra pneumatico e asfalto, acqua che deve essere smaltita. Ed ecco il motivo per cui gli pneumatici hanno il battistrada, quel disegno fatto di tasselli e solchi. Serve per incanalare l’acqua e non perdere mai il contatto con l’asfalto anche sul bagnato.

Non so se guardate la F1, ma loro, che possono fare quanti cambi gomme vogliono, se è asciutto viaggiano con le gomme lisce, se piove, mettono quelle col battistrada scanalato.

Pian piano, con l’utilizzo, le gomme si consumano, il battistrada diventa più sottile e le scanalature diventano meno profonde, lo smaltimento dell’acqua diminuisce, fino ad essere inefficace e poi si genera l’acquaplaning.

L’acquaplaning è quando lo pneumatico non ha più contatto con l’asfalto e viene diviso da esso da uno strato di acqua, a questo punto, qualunque cosa si faccia (sterzare, accelerare, frenare), non avrà effetto sul comportamento della vettura sulla strada. L’ho provato in un corso di guida sicura (cosa che tutti, a scuola giuda dovrebbero fare) e vi assicuro che anche in un posto controllato, non è piacevole.

Prima cosa importante: quando sono esauriti, gli pneumatici vanno cambiati

Se le gomme non sono gonfiate nel modo giusto, oltre ad avere un’usura anomala, la superficie di contatto diminuisce. Solo la parte centrale se troppo gonfia, solo le due parti laterali se troppo sgonfie. Questo fa sì che la resa cala, oltre ad vere un maggior consumo della gomma e di carburante

Seconda cosa importante: la pressione delle gomme va controllate regolarmente.

Poi arriva l’inverno, con il freddo capita di trovare l’asfalto gelato o innevato.

Le gomme normali, dette comunemente estive, iniziano a soffrire.

Sull’asfalto freddo non riescono a scaldarsi e diminuiscono parecchio l’aderenza

Sulla neve, anche se poca, i solchi del battistrada si riempiono e la gomma diventa di fatto una slick, una gomma liscia, che cerca di mantenere stabile un’auto su una superficie molto scivolosa. Poi succede come l’auto davanti a me l’altro giorno che con pochi cm di neve a terra, a 10 km/h non riusciva a fare neanche una rotonda e andava sempre verso l’esterno.

Quando lo pneumatico perde aderenza i sistemi elettronici dell’auto, come ABS (il sistema che controlla la frenata), ESP (il sistema che evita che l’auto vada in “testacoda”) e ASR (il sistema che limita il pattinamento delle ruote motrici in accelerazione) intervengono. Ma se tutti gli pneumatici hanno perso aderenza, non c’è sistema elettronico che tenga, tenetelo bene a mente.

Che si fa?

Si cambiano le gomme e si mettono quelle invernali, che sono sensibilmente diverse. Sulla gomma c’è l’indicazione “M+S” che sta per Mud + Snow, fango e neve.

Hanno una mescola più morbida e scaldano meglio anche su asfalto freddo, ma ovviamente si consumano prima, se non sono tolte in estate.

Hanno un battistrada differente, fatto in modo che scarichi anche la neve a ogni giro completo (guardate una vettura in montagna con le gomme invernali, non la vedrete con il battistrada intuppato di neve, ma sarà molto più libero)

Il battistrada, inoltre, morde meglio sulla neve, lo si sente proprio, e permette di muoversi sia nella neve fresca che in quella compatta. Non fanno le magie, ma salvano. Nei casi più gravi salvano solo le catene.

Ma cambiare le gomme ogni 6 mesi è una rottura di scatole. La coda dal gommista, ci va un posto dove tenerle, poi invecchiano e così via.

Esistono le gomme 4 stagioni, che vanno bene sempre, sono un po’ più rumorose delle estive, durano un po’ meno (dicono, io ci ho fatto 80.000km), se la cavano bene sul bagnato e salvano sulla neve in città, non fanno le magie, ma permettono di impostare una traiettoria, mantenerla, riuscire a rallentare ed evitare di rimanere impatanati in pochi cm di neve. Ovviamente sono meno specializzate delle invernali e non sono eccellenti come quelle specifiche nelle condizioni più difficili.

Terza cosa importante: in inverno, obbligo o no, montate le gomme giuste, che la neve non avvisa, lei arriva e poi uscire da un fosso non è cosa banale.

Da La Stampa del 17/12/2022, in riferimento alla nevicata del 15/12/2022

Una vecchia pubblicità di pneumatici diceva “la potenza è nulla senza il controllo” (la qualità dei video è penosa, non ho trovato di meglio). Anche se avete solo 50CV, se non avete il controllo, è tutto più pericoloso.

Ricordatevi, se c’è poca aderenza l’acceleratore va accarezzato, si devono usare le marce alte per evitare di scaricare troppa coppia a terra che fa perdere aderenza, i freni si devono usare il meno possibile, usando invece il freno motore e, oltre ad andare piano, senza fare gli splendidi, si deve stare molto distanti dalle auto davanti, perché gli spazi di frenata sono enormemente più lunghi del solito.

Montate le gomme giuste, tenetele alla giusta pressione, cambiatele quando sono vecchie.
Se vi bloccate in mezzo alla strada per la neve, perché non avete le gomme giuste, non solo siete voi ad avere un problema, ma lo state generando a tutti quelli che state bloccando. E magari tra di loro c’è un mezzo di soccorso che è ben attrezzato, potrebbe circolare comodamente e deve raggiungere qualcuno, ma non lo raggiungerà, per colpa vostra.

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Ho spento altro hardware

Visto che la corrente costa, è un po’ di tempo che lavoro per cercare di spegnere più roba possibile, soprattutto di quelle cose che sono accese 24 ore su 24 e che, anche se consumano poco, in un anno incidono parecchio sulla bolletta.

Nella mia infrastruttura casalinga avevo due PC desktop piccoli, tipo Intel NUC, uno con Windows 10 e uno con Windows 11, deputati a server di sviluppo e altre amenità.

Tempo fa sono riuscito a spostare tutto dal Windows 10, che stava sull’hardware più vecchio, quindi più esoso in termini di consumi, al Windows 11.

Così ho spento 45W (sull’anno 394kWh)

Questo secondo PC con Windows 11 però non potevo mai spegnerlo perché mi serviva per alcune attività pianificate, soprattutto quelle che fanno il backup dei siti miei e di alcuni clienti e che poi li spostano su diversi servizi cloud, tramite i loro client interattivi. Roba molto vecchia.

Visto che ho un altro PC su cui gira un sistema di virtualizzazione dove c’è la macchina virtuale di Home Assistant e che c’era ancora della RAM e del disco libero, ho fatto una piccola macchina Linux con su un banale script:

  1. Scarica tutto il sito via FTP(S) a seconda di quello che l’hosting supporta (il backup del DB ce l’ho altrove)
  2. Lo comprime
  3. Lo sposta su Drive con rclone (se non lo conoscete, è il caso di andare a conoscerlo e se lo installate, scaricate l’installer dal sito, quello che c’è nei repository è vecchio)

Ho pianificato il tutto, ho provato e va. Così, usando dell’hardware che era già acceso per fare altro, ho spento un altro piccolo PC che accendo solo se mi serve.

E ho spento altri 40W (sull’anno 350kWh)

Con l’occasione, visto che a casa usiamo molto i computer e siamo affezionati al dual monitor, ho provveduto a sostituire i due più vecchi, un 19” e un 24” DELL, ho preso rispettivamente un 22” HP e un 28” Samsung moderni, risparmiando rispettivamente 40W e 50W.

Il 19” era acceso una media di 10h al giorno, per un risparmio totale di 146kWh

Il 24”, da quando non lavoro più a casa, direi che sta acceso 4h al giorno circa in settimana e 10 nel fine settimana, per un totale di 104kWh risparmiati

Devo ancora dismettere un piccolo Nuc, ma al momento, sull’anno, tra dismissioni e hardware più parco in consumi, dovrei essere arrivato a un risparmio di 994kWh. Al costo attuale dell’energia, che è 0,501€/kWh sono quasi 500€ in meno di componente energia all’anno, sulle 6 bollette, la riduzione è di 80€ a bolletta (attualmente ho una tariffa più bassa perché il contratto è bloccato ed è stato stipulato in un momento fortunato, la mia riduzione dovrebbe essere intorno a 35€ a bolletta).

Per i due monitor nuovi ho speso circa 400€, rientro in circa un anno.

Stavo pensando a quelle aziende che hanno il parco PC e monitor vecchio, al costo di smaltirlo e cambiarlo con roba nuova, più veloce e più parca in consumi, chissà quanti soldi risparmierebbero nei 5 anni di ammortamento dei computer sulla bolletta elettrica.

Immaginiamo di avere 200 PC con relativo monitor.

Un nuovo PC, rispetto a uno di 4-5 anni fa, almeno 35W in meno li consuma. Assumendo 8h di lavoro al giorno per 300 giorni, sono 84kWh a PC, 16MWh in totale risparmiati.

Per il monitor assumiamo altri 40W risparmiati (ma ormai in moltissime aziende hanno 2 monitor), sono 96kWh a PC, per un totale di 19MWh in meno

Arriviamo a un risparmio di 35MWh in un anno, solo cambiando i computer.

Immaginiamo che il costo dell’energia sia lo stesso dei contratti di casa, parliamo di 17.500€ all’anno.

Un desktop con monitor direi che costa 700€, l’investimento è di 140.000€

Per cambiare un PC ci vanno 2h di un tecnico, altri 80€, per un totale di 16.000€

Il cambio dei PC costerebbe 156.000€, ma l’energia per farli funzionare sarebbe abbattuta in 5 anni di 87.500€. Il costo del cambio sarebbe di 68.500€

Ma, con i PC nuovi, gli utenti non sarebbero più obbligati ad aspettare l’avvio, il riavvio, eh, ma è lento, non risponde e così via. Facciamo 15 minuti al giorno a utente? Quanto costa un utente all’azienda, in totale, per un’ora? diciamo 15€ (ho fatto un conto spannometrico da qui prendendo il consto totale e dividendo per 8 ore al giorno per 300 giorni). 3,75€ persi al giorno per 300 giorni all’anno per 5 anni per 200 dipendenti fanno tanti soldi. Conviene avere PC più veloci. (anche se non si risparmiasse niente in energia elettrica)

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Quanto costano le luminarie di Natale

È un periodo energeticamente difficile, lo sappiamo tutti quando ci arriva la bolletta della corrente. Stiamo cercando di risparmiare, ma non vorremmo passare il Natale al buio senza neanche una lucina. È comprensibile.

Magari sarebbe interessante capire quanto costa tenere accese le luci di natale che mettiamo sull’albero, tipicamente oggi lo state portando su dalla cantina e domani lo addobberete, sul presepe o sul balcone, giusto per avere un’idea di massima dell’impatto che avranno sulla prossima bolletta.

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Sei mesi in Google

Sei mesi fa, dopo un percorso un po’ lungo, devo ammetterlo, ho iniziato a lavorare in Google. Sì, come dipendente, assunto da Google, con la mail @google.com

Un po’ lungo perché ho fatto 6 colloqui tecnici, 2 con la recruiter e ho dovuto aspettare 4 interminabili mesi di preavviso. Quando mi hanno chiamato per dirmi che ero stato selezionato ci ho messo 3 giorni per elaborare la cosa.

Mi hanno segnalato l’annuncio (tu che me lo hai indicato, dovrebbero riservarti un posto in paradiso) dove Google cercava un Tecnico di datacenter a Torino e con il pensiero del “seh, figurati se prendono proprio me” ho preparato il curriculum da inviare.

Hanno preso proprio me.

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Con tanto contante

Ho aggiornato questo articolo il 05/12/2022 mettendo il report del costo del contante della banca D’Italia

Si discute molto che con la nuova legge di bilancio sia stato fatto un giochino sporco che di fatto non toglie l’obbligo ai commercianti di accettare i pagamenti elettronici, ma sospende le sanzioni. In pratica se dovete fare una transazione sotto i 60€ loro sono liberi di dirvi “no, solo contanti” e voi siete liberi di dire loro “va bene, allora vado da un’altra parte”.

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Novembre -23% consumi elettrici

Se mi seguite da un po’ sapete che misuro i consumi di casa da tempi non sospetti, prima con un sistema autoprodotto basato su Arduino, con calcoli complessi e non molto stabili e da agosto 2021, a casa nuova con la coppia ShellyHome Assistant con un sistema un po’ più stabile, bello e con grafici molto più interessanti.

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Lo switch troppo veloce

Le reti di dati sono composte essenzialmente da tre tipi di dispositivi.

  • Le macchine come i computer e i server
  • I dispositivi attivi come gli switch e i router
  • I dispositivi passivi come i cavi e le fibre

Ognuno di questi dispositivi ha, tra le sue caratteristiche, la velocità massima di trasmissione sulla rete.

Un computer medio ha una scheda di rete da 1Gbps (Gigabit per secondo)

Gli switch di classe bassa viaggiano a 100Mbps (Megabit per secondo), quelli di classe media arrivano a 1Gbps, poi ci sono quelli più veloci, che non hanno il classico cavo di rame che conosciamo tutti e che fanno 40, 100, 400Gbps, esatto, sono davvero molto veloci.

Un’altra caratteristica di questi Switch è la banda passante totale, che equivale alla quantità di traffico totale gestibile. Se uno switch ha 48 porte da 1Gbps, ci si aspetti, che con tutte le porte piene sia in grado di gestire 1Gbps per direzione, upload e download, per ogni porta, pari a circa 100Gbps, ma non sempre è vero, così se tutte le porte chiedono la banda massima, lo switch va in sofferenza e questa viene diminuita per tutte le porte.

I router, semplificando moltissimo, ruotano il traffico tra reti con indirizzamento diverso, fanno comunicare tra loro reti tra loro scollegate, hanno porte esattamente come gli switch, che hanno velocità differenti, ma la loro caratteristica fondamentale è la larghezza di banda ruotando il traffico. Magari tra le porte della stessa rete riescono a reggere bene il carico delle porte a 1Gbps, ma poi la larghezza di banda massima verso la porta esterna è più bassa. Ci si accorge di questo con router economici e connettività in fibra a 1Gbps, non si va mai oltre i 300Mbps. Semplicemente perché il router non ce la fa.

Poi ci sono i cavi. Anche loro hanno una banda passante massima che è definita in base al tipo di cavo, alla qualità, alla schermatura, alla lunghezza e al posto dove sono, se hanno dei disturbi cala.

I cavi di rame patiscono moltissimo, i cavi in fibra ottica molto di meno, a meno che no siano rotti, abbiano i connettori sporchi o siano troppo piegati.

Adesso avete un’idea di massima di dove passano i dati da quando escono dal vostro computer e vanno da qualche altra parte.

Scheda di rete, cavo di rete, porta dello switch, altra porta, cavo, porta del router, porta WAN (esterna) del router, fibra o rame, Service provider e così via.

La velocità massima che raggiungerete sarà sempre pari alla velocità massima che si potrà permettere il dispositivo più lento che avete in mezzo a tutta questa catena di dispositivi.

Mi è capitato più di una volta che, andando in qualche negozio che si lamentava “eh, ho messo la fibra, mi hanno detto che va a un giga, ma io a più di 90 mega non vado, secondo lo speedtest”. Il problema era un vecchio switch a 100Mbps in mezzo alla rete. Cambiato quello con uno decente a 1Gbps e tutto andava come ci si aspettava.

Adesso voi immaginate di avere un appartamento dentro il quale avete fatto una rete tutta a 1Gbps, cavi, switch, tutti i dispositivi con le porte a 1Gbps e fila tutto liscio come l’olio. Poi avete un giardino e al di là del giardino avete una casetta dove andate a lavorare il legno e ci avete messo uno switch a 100Mbps e un vecchio computer.

Come colleghereste le due zone?

Opzione A:

Una coppia di antenne economiche WiFi a 54Mbps, una in casa e una nella casetta, sapete che la velocità massima per accedere ad Internet dalla casetta sarà 54Mbps, ma non dovete scavare e il costo dell’impianto è gestibile, intorno ai 200€) e in un pomeriggio avete fatto tutto

Opzione B:

Comprate due Switch da 40Gbps con le porte in fibra, fate uno scavo lungo tutto il giardino, passate le fibre e installate i due switch uno a casa e uno nella casetta remota, spendete circa 15.000€, passate una settimana a scavare a e sistemare il giardino per avere una tratta velocissima che non sarà mai usata a piena velocità perché le reti a casa e nella casetta dei lavori sono nettamente inferiori.

Mille parole e una breve (o lunga) lezione sulle reti di dati per dirvi che il nostro Governo ha riaperto la società (update del 17/3/2023: hanno dato l’ok al progetto in CdM) che dovrebbe pensare a realizzare il ponte sullo Stretto di Messina, realizzando in pratica l’opzione B detta prima, per collegare Sicilia e Calabria, due delle regioni con la peggior viabilità in Italia, con un ponte inutilmente ed esageratamente costoso e veloce, di fatto inutile.

Intanto abbiamo le scuole che cadono a pezzi, gli ospedali anche, non abbiamo medici e stanno togliendo i soldi alle famiglie povere.

Schifo, credo sia la parola più azzeccata per tutto questo.

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Un consiglio per l’albero di Natale

Per chi non è in anticipo, l’8 di dicembre si avvicina e magari dovete ancora comprare l’albero per svariati motivi.

Noi lo abbiamo comprato nuovo perché quello vecchio era troppo largo a terra e ci occupava troppo spazio, abbiamo dovuto optare per uno slim, di quelli un po’ più spioventi e con il diametro a terra ridotto.

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Senza Twitter

Mettiamo da parte tutta la serie di cose che stanno succedendo all’interno di Twitter in questi giorni e immaginiamo che una mattina ci alziamo e Twitter è morto, non c’è più. Il sito apre su un un errore e nessuna app si aggiorna.

Ok, passata l’incredulità, è il caso di fare i conti con la realtà e capire cosa abbiamo perso e cosa non potremo più fare.

“Seh, morto un Social ne facciamo un altro, anzi, ce ne sono già altri, che problema c’è?”

Mi sono posto qualche domanda e forse di problemi ce ne sono più di uno.

Il primo è che sono scomparsi tutti i vostri contenuti, che avete caricato su una piattaforma che non era vostra e che adesso non esiste più. Spariti come nebbia al sole. Potete farne backup adesso, finché la cosa funziona.

Ma sono spariti i contenuti di tutti gli altri milioni di utenti. Magari contenuti che vi eravate salvati su Twitter tra i preferiti perché erano interessanti. Oppure contenuti che hanno fatto la storia, come video pubblicati in determinati eventi da persone che erano lì proprio in quel momento. Video che attualmente sono ancora ricercabili e che non esisteranno più.

Perdere il contenuto di Twitter vuol dire perdere una enorme parte di quel “Internet non dimentica” perché vi voglio a cercare qualcosa su un social di Mark, anche solo che vi è passato sotto al naso qualche ora fa, è impossibile da ritrovare. Invece quando il tal politico fa un’affermazione in contrasto con una che ha fatto 4 anni fa, una rapida ricerca su Twitter ed ecco che salta fuori l’affermazione. Il mondo resterà parzialmente lobotomizzato, con un pezzo di memoria rimosso.

Spariranno tutte le reti di contatti, tutti quelli che vi seguivano, se non avete dato altri contatti, non vi troveranno più. Tutte le persone che seguivate, anche se le reputavate amiche, se non avete un altro contatto, le avrete perse, soprattutto se le conoscevate solo per nickname. Nell’esportazione c’è il nickname, non altro. Se non volete perdere i contatti con qualcuno, trovate il modo di avere un sistema di contatto di scorta.

Vi renderete conto presto che Mastodon non è una completa alternativa a Twitter. Gli admin delle istanze hanno già iniziato a ricordare che lo spazio non è infinito, che certi tipi di contenuti non si possono caricare e che certi atteggiamenti non sono tollerati, ma anche la dinamica non è la stessa e non si possono fare gli stessi numeri.

I numeri. Pensate a chi con i numeri su Twitter ci aveva fatto del business, sparito il business, dalla sera alla mattina. Eh, anche quelli comprati e fasulli.

Avremmo perso un posto dove, in base ai nostri gusti e scelte affinati nel tempo, arrivavano le informazioni che ci interessavano, dalle nostre fonti preferite e delle quali ci fidavamo.

Ci renderemo conto che affidare tutte queste cose ad una sola entità, che sarebbe poi potuta essere venduta ad un matto, non sarebbe stata poi una grande idea, adesso che è sparito tutto.

E adesso, cosa si può fare?

Tornare da Mark, per me è escluso. Prima o poi farà una fine simile, non perché io sia un chiaroveggente, ma perché il suo grande impegno nel metaverso, lo vedo come una corsa molto costosa verso un muro. Ma non sono un economista, eh?

Andare in Mastodon? Come detto prima, non è la stessa cosa, gli utenti se ne accorgeranno e in breve tempo tornerà ad essere come era prima, un social di nicchia. Senza gli RT con citazione, con le istanze che ti bacchettano se carichi troppi dati e ti dicono di farti la tua a pagamento (devo pagare per un social? ma sei matto?), senza timeline organizzate e senza tutto quello che serve per renderlo attrattivo. È stato fatto apposta così.

Io mi auguro ritornino i feed RSS. Che erano e continuano ed essere la cosa più democratica del mondo digitale.

Se sei una persona che crea contenuti li crei nei tuoi spazi che paghi e mantieni, per questo ci metterai più cura. Chi vuole seguirti si iscrive al tuo feed RSS e legge quello che pubblichi man mano che lo pubblichi.

Senza piattaforme in mezzo

Senza un ordinamento dei feed pianificato, ma solo in ordine cronologico

Senza compravendita di followers

Dimenticavo, non è detto che sia tutto un male, senza Twitter, niente più bot e compagne elettorali manovrate dalla Russia, o almeno, molto di meno. Niente più fake news, credo, molte di meno.

Mi manca già, ma so che ci potremo organizzare in modo diverso.

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Twitter (se non chiude) e Mastodon

Sei licenziato

Il proprietario di una grande azienda ha detto in pubblico che il software che ha trovato quando è arrivato è lento e ne ha dato motivazione.

Un dipendente di quell’azienda, che lavora proprio in quell’ambito, vista l’esternazione pubblica, ha risposto in pubblico (in tono tutt’altro che sgarbato, direi)

A fronte di questo commento, il proprietario della grande azienda ha licenziato il dipendente, sempre in pubblico.

Non ho preso lo screen dal Social perché il proprietario della grande azienda ha pensato bene di cancellare il tweet.

Il licenziamento è diventato effettivo da lì a poco perché il Mac del dipendente si è bloccato (le grandi aziende hanno i sistemi di gestione del parco PC, non come le piccole aziende che se un dipendente si porta a casa il PC e non lo riposta in azienda è praticamente impossibile riaverlo e bloccarne l’utilizzo)

A questo punto ci sono le due linee di pensiero. Quelli che dicono che i panni sporchi si lavano in famiglie e che il dipendente avrebbe dovuto dire al capo come stanno le cose, ma in privato, sui canali interni aziendali e quelli che dicono che ha fatto bene a rispondere in pubblico visto che la prima segnalazione, evidentemente sbagliata, secondo il dipendente, è stata fatta in pubblico.

Io aggiungerei che un capo che dice una cosa simile del prodotto della sua azienda in pubblico non è un buon capo, anche se è arrivato da poco, anche se si sorvola su tutto quello che ha fatto da tre settimane a questa parte.
Entrare in una azienda qualunque e dire ai quattro venti “il prodotto della mia azienda è una merda”, beh, è peggio del dipendente che ti corregge quando dici in pubblico una cosa non vera sul prodotto che non conosci e che non puoi conoscere perché non sei un tecnico e perché sei lì da troppo poco.

Il dipendente sapeva perfettamente a cosa sarebbe andato incontro, secondo me. E lo ha fatto di proposito. Visto che da tre settimane lavora in una azienda dove se dici qualcosa che non piace al capo, anche sui canali interni, vieni licenziato.

Link al thread, che è interessante.

Non deve essere affatto piacevole lavorare in una azienda dove se non sei d’accordo col capo, anche se questo non è proprio l’immagine della sanità mentale, rischi di essere lasciato a casa dalla sera alla mattina. Capo che dopo ti prende anche in giro sul Social Network di sua proprietà

Continuo a sperare che una mattina troviamo Twitter spento, Musk con il cerino in mano e con i 44 miliardi di dollari da recuperare in qualche modo.

E mi spiace immensamente per tutti i dipendenti che si trovano in questa spiacevole situazione e quelli che sono stati lasciati a casa.

Ciao! Grazie per aver letto questo post!
Se vuoi rimanere in contatto con me e commentarlo, mi trovi in giro per Internet, seguendo questi link:
– Il canale Telegram dedicato ai commenti “Le Cose
– Sul mio podcast Pillole di Bit e relativo gruppo Telegram
Twitter (se non chiude) e Mastodon

Twitter e la privacy

Dall’avvento di Musk in Twitter girano liste di cose da fare per mettere al sicuro propri account, pare, prima della catastrofe. Queste liste sono fatte pressapoco così.

  1. Fare download dei propri dati
  2. Cancellare i DM, soprattutto quelli con dati “sensibili”
  3. Attivare l’autenticazione a due fattori
  4. Rimuovere la geolocalizzazione
  5. Impostare “no” sulla condivisione dei propri dati

Tutto questo, come se fossero il paracadute per la salvezza da Musk. Vorrei analizzarli un attimo

Fare il download dei propri dati

Twitter è un servizio gratuito dentro il quale si mettono moltissimi dati, scrivendo testi, caricando contenuti multimediali, indicando chi seguiamo, chi blocchiamo e via dicendo. Tutte queste informazioni sono all’interno di server che non sono nel nostro controllo e che potrebbero sparire dal un giorno all’altro. Vale per ogni servizio cloud che usiamo, gratuito o a pagamento che sia. Lo avete fatto per i vostri dati sui social di Mark? O per i vostri dati nei servizi cloud dove mettete i vostri file importantissimi o dai vostri password manager? Lì non c’è Musk, ma dovreste farlo lo stesso, regolarmente. E tenere questi backup al sicuro.
Per Twitter si fa da qui: https://twitter.com/settings/download_your_data

Cancellare i DM

Questa è una delle cose più assurde della lista.
iDM in Twitter sono sempre stati senza crittografia Ent to End, vuol dire che sui server di Twitter il loro contenuto è in chiaro. Chiunque abbia accesso ai server dove transitano può vedere mittente, destinatario e contenuto.
Cosa che succede su Telegram, a meno che non abbiate fatto una chat riservata, ma non su Whatsapp e su Signal.
Questo significa che già di principio non avreste dovuto mandarvi messaggi con riservatezza di un certo tipo.
Cancellarli adesso non vuol dire toglierli dalle disponibilità di Twitter, perché potrebbero averne fatto un backup. Magari anche più di uno.
E perché con l’avvento di Musk, non cambiando la tecnologia, adesso dovrebbero essere più a rischio? Qual è il rischio aggiunto?
Per i messaggi di un certo tipo, già da prima non avreste dovuto usare Twitter.

Attivare la 2FA

Mi spiace dirvelo, ma arrivate tardi. Musk o no. La 2FA andava attivata prima. La 2FA va attivata su ogni servizio che la prevede, appena vi iscrivete, non solo se il capo di un certo servizio è il diavolo in persona. Magari, se è il diavolo, cancellate l’account e ve ne andate.
Con la 2FA non impedite a chi sta nel backend, dove si fa manutenzione, di accedere al vostro account.

Rimuovere la geolocalizzazione

Questa potrebbe essere l’unica mossa ragionevole. Non voglio più fornire i miei dati di localizzazione in tempo reale ad una azienda che è diventata maligna. Il capo è maligno. Che se ne fa dei miei dati della localizzazione? Li potrebbe vendere? A chi? In che posizione potrebbe mettermi?
Che domande vi siete fatti prima di pensare a questo?
Vi siete anche chiesti a chi altri date la vostra posizione?
Prima di fare le cose di impulso fermatevi e riflettete.

Impostare no alla condivisione dei dati

Boh, questa opzione è quella che tipicamente nei fogli privacy mettiamo no a meno che il foglio non esca già stampato con sì (e allora dovremmo farcelo ristampare). Davvero non capisco cosa cambi con l’avvento di Musk.
Pensate piuttosto di andare a rivedere, anche questo è indipendente da Musk, a quante app spazzatura avete dato accesso, quante sessioni avete attive delle quali avete ormai perso traccia, e su quanti dispositivi è attivo il vostro account, tre attività molto più utili. Questi controlli valgono per ogni social.

Twitter sta cadendo a pezzi? Secondo me sì. Facciamo cose furbe, non attività inutili e avventate solo perché le leggiamo in giro.