Un nuovo lavoro

Dopo molti anni a fare il sistemista, quella strana figura che in azienda fa tutto, dai server, ai PC, al Bluetooth del telefono con la macchina del Direttore Generale, avevo raggiunto una fase che mi diceva di cercare una nuova via, soprattutto perché, seppur essendo il papà di ogni oggetto IT all’interno dell’azienda dove stavo (infrastruttura server, rete, WiFi, VPN, PC client, …), essere l’unica persona che chiamavano per ogni minimo problema, sempre, iniziava ad essere antipatico.

Un giorno, un amico mi fa notare un annuncio di una grande (ma grande davvero, eh!) azienda che cerca un tecnico di datacenter in Torino.

Tecnico di datacenter di una grande azienda vuol dire due cose importanti:

  • Avere a che fare con i server e basta, cosa molto specializzata e verticale, senza più dover gestire tutto il resto, sopratutto gli utenti.
  • Essere all’interno di una realtà molto strutturata, talmente strutturata che sì, conto sicuramente di meno, ma che quando esco ci sarà qualcuno che sa fare le stesse cose che faccio io. Anche quando sono malato o in ferie.

Ma la grande azienda non è italiana.

E io non ho il Curriculum scritto in inglese.

Valentina, letto l’annuncio mi dice “ehi, guarda che stanno cercando esattamente te, scrivi ‘sto Resume in inglese e invialo. Subito.”

In 3h ho fatto e ho inviato.

Sapete com’è. Mandi il CV e questo cade in un buco nero. Esiste un enorme buco nero, più grande di quello che hanno trovato all’interno della Via Lattea, dove vanno a finire tutti i CV che si inviano agli annunci trovati su Internet (non è vero: il mio primo lavoro in IT l’ho trovato rispondendo a un annuncio su Yahoo lavoro nel 2001)

E invece. A inizio novembre mi scrive una gentile ragazza da Dublino, per fissare una call conoscitiva. Ehi! Davvero! Da quella un colloquio tecnico, poi un altro, poi ancora e sono arrivato così a 6 colloqui, tutti online, in ambito reti, Linux, Windows e hardware. Tutto in Inglese, eh! Anche uno relativo a come e quanto fossi compatibile con l’azienda.

Passano le feste, cambia l’anno e a metà gennaio mi chiama un numero con prefisso +353 che mi fa grandi congratulazioni perché sono stato scelto per il ruolo di tecnico di datacenter in Torino. Mi fa elenco dei benefit e mi dice che mi manderà il contratto da firmare.

Ok, lo devo dire. Non ci credevo. Ci ho messo un po’ a rendermene conto. Anche mentre firmavo il contratto, mentre accedevo al pannello dell’onboarding, mentre davo le dimissioni. No, non poteva essere vero.

Dal primo novembre sono passati 7 mesi. Di cui 4 di preavviso (chi mi segue su Twitter lo sa). Oggi inizio il nuovo lavoro, sono in ansia, non poco e ho già almeno 2 call fissate con il mio nuovo manager, che lavora in Belgio, più una per altre attività.

Da oggi il mio lavoro è tecnico di datacenter per loro, spero di essere all’altezza. Magari ci aggiorniamo tra qualche mese, ma come potrete immaginare non posso sbottonarmi troppo.

Cambiare lavoro

Oggi termino un contratto di lavoro di 11 anni presso la stessa azienda di consulenza, il più lungo della mia carriera. Quasi 10 di questi (da settembre 2012) in una sola società, dentro la quale, in questi molti mesi, ho creato tutto quello che ora la manda avanti, quasi da solo o in collaborazione con fornitori:

  • Infrastruttura di rete interna (con circa mille VLAN)
  • Infrastruttura di virtualizzazione con tutti i server che ci sono dentro (circa 60)
  • Connettività ridondata e failover
  • infrastruttura di rete con le sedi esterne, VPN, backup della loro connettività e controlli
  • Backup multi livello
  • Migrazione a Google Workspace
  • Gestione PC
  • Sicurezza

Di tutto ho redatto documentazione e l’ho sempre trattata, budget e competenze permettendo, come una mia creatura. Anche in ferie e anche in malattia (sì, lo so, non è cosa saggia, ma quando sei solo e ci tieni fai anche le cose sbagliate).

Oggi me ne vado, lascio tutto questo in altre mani e non sarà più cosa che mi riguarda.

Sono sollevato, niente più ticket, niente più segnalazioni da Zabbix o da Uptime Robot, niente più problemi “guarda che questo è vecchio, da aggiornare e non mi dai il budget per aggiornarlo”, mi aspettano un po’ di giorni prima di entrare nella nuova, grande, enorme azienda (arriverà post, stei tiuned). Giorni di cervello lavorativamente spento, finalmente.

Ma l’infrastruttura che ho messo su con fatica e bestemmie e della quale mi sono preso cura un po’ mi mancherà.

Solo un po’. (davvero!)

Ciao vecchio lavoro, ciao ex colleghi, ciao ex fornitori, è ora di andare avanti.

Vi ho lasciato tutto funzionate, ben oliato e il manuale di istruzioni, cercate di non fare troppi danni, il mio numero di telefono, se vi serve è… ah, no, non c’è nessun numero di telefono.

Im Out Goodbye GIF - Im Out Goodbye Bye Bye Bye GIFs

Le esclusive nei podcast

Qualche tempo fa, su Pillole di Bit, il mio podcast di tecnologia, vi avevo caldamente consigliato l’ascolto di Stories di Cecilia Sala. Dal 9 Maggio 2022 questo podcast passerà in esclusiva su una sola piattaforma, questa cosa mi ha fatto uscire di testa. Con calma, perché con il rant mi sono fatto sospendere da Twitter per 12 ore, vi spiego perché.

I podcast, dall’inizio, hanno avuto un canale standard di diffusione: il feed RSS.

Il feed RSS è un sistema open, a disposizione di tutti, per farci un po’ quello che ti pare.

Per questo motivo sono nati gli aggregatori RSS che, presi i feed RSS da più fonti, li aggregano in modo organico. Se sono articoli, permettono di avere una sorta di rassegna stampa personale, se sono file audio, la propria stazione radio personalizzata.

Quando ho iniziato ad ascoltare podcast, erano i tempi di Tecnica Arcana e RockCast Italia, ciao Carlo e Franco, non avevo connessione dati in mobilità, avevo un iPod nano e potevo dire a iTunes di sincronizzare i podcast sul mio PC e poi lui scaricava le tracce audio sull’iPod, andavo in macchina e avevo di che ascoltare.

Con il tempo è arrivato internet sulla SIM, gli smartphone e le app specifiche per aggregare i podcast.

Queste app, che nel tempo hanno fatto passi da gigante, si iscrivono ai feed RSS dei vari podcast, scaricano le tracce audio quando queste escono e io telefono è in WiFi, fanno le playlist, permettono di mettere alcuni podcast con priorità, in modo che siano da ascoltare prima degli altri, anche se sono usciti dopo, Stories era tra questi, e molte altre opzioni, come ascoltarli più velocemente o più lentamente, equalizzare in modo diverso la voce, taglia inizio o fine a seconda di sigle o pezzi ripetitivi, il tutto personalizzato per singolo podcast.

Insomma, il massimo della personalizzazione dell’ascolto delle trasmissioni preferite.

Mi abbono e poi l’app fa tutto da sola, la mattina salgo in auto, ma potrebbe essere sui mezzi o andando a correre o facendo le pulizie, apro l’app, faccio play ed è già tutto pronto.

Poi sono arrivate le piattaforme proprietarie e hanno deciso di entrare nel mondo dei podcast, spaccando tutto.

Premetto che so perfettamente che non viviamo nel mondo fatato, che le produzioni di un certo pregio hanno bisogno di soldi, sapete che anche io ho dei costi per il mio piccolo podcast, e ci va qualcuno che in cambio dei soldi che investe ne abbia un ritorno.

Le grandi piattaforme evidentemente ci guadagnano dalla pubblicità, dagli abbonamenti, dai dati che ricavano dagli ascoltatori, un po’ come fanno tutti i fornitori di servizi digitali gratuiti.

In cambio l’unico modo per ascoltare i podcast in esclusiva è quello di passare dalla loro app.

L’esperienza però cambia. Per me il primo problema è questo.

Per ascoltare i podcast in esclusiva su altre piattaforme devo rimbalzare tra la mia app di podcast preferita e quelle loro, magari mentre sto guidando o mentre sto correndo, o con le mani sporche perché sto facendo le pulizie. Per essere preciso, io non corro, era un esempio.

Tra le altre cose, allo stato attuale, le app che non sono dedicate solo all’ascolto dei podcast sono molto indietro rispetto alle app specifiche, se non ha scaricato offline devo ascoltare il podcast in streaming e magari nel tragitto casa lavoro ho una zona dove non c’è segnale o non ho tutti questi dati da consumare tutti i giorni. Anche in fatto di miglioramento dell’ascolto e personalizzazione del singolo podcast, rispetto ad Overcast, app che uso io, è mille anni indietro.

La frammentazione, come è successo già con film e serie TV, porterà le persone ad ascoltare meno roba, invece di espandere gli ascolti e allargare le conoscenze.

Tra app private di servizi che fanno i loro podcast, servizi a pagamento, esclusive, per ascoltare i podcast tra un po’ si deve fare come quando si sceglie un film.

Da che app partiamo oggi?

Overcast, Il post, Storitel, Audible o Spotify? E intanto si arriva tardi in ufficio, perché passarle tutte per vedere che podcast sono usciti quella mattina richiede tempo.

La grossa differenza è che fatta la scelta per un film, poi sto tranquillo per 2 ore. Pensate invece ai podcast che durano 15-20 minuti. Cambiare app di continuo.

Esco, metto su l’app del Post perché voglio ascoltare Morning, finito, prendo in mano il telefono, passo a Spotify e cerco Stories, nah adesso no, è diventato verde, al prossimo semaforo, finito Stories apro Overcast dove c’è Dee Giallo e gli altri che seguo da feed RSS. Capite che è un disastro?

Lo so che il mio è un discorso inutile, ogni servizio, ormai, deve trattenere gli utenti sulla sua piattaforma per monetizzare, permettetemi però di dire che questo ha snaturato l’idea della diffusione dei podcast e fa schifo.

Perché allora Pillole di Bit sta su tutte le piattaforme?

Perché così chi ascolta da una certa piattaforma lo trova anche lì, senza avere l’obbligo di passare ad un’altra app, per vedere se è uscito o per poterlo ascoltare. Cerco di stare dalla parte di chi ascolta, almeno ci provo a rendervi la vita un po’ più facile.

Non ho alcuna intenzione di darlo in esclusiva, con i miei numeri nessuno lo vorrebbe, comunque, e non ho intenzione di metterlo su piattaforme a pagamento.

Se siete arrivati fin qui, scusate per lo sfogo e grazie per l’ascolto, ci sentiamo la settimana prossima. 

Ah, da lunedì prossimo sarò disoccupato, ma per poco, così mi riprendo un attimo prima di iniziare il nuovo lavoro.

Viaggiare senza reflex

L’ho fatto. Sono partito per le ferie e non mi sono portato la reflex (Canon 7D), cosa che non facevo da almeno 12 anni. Incredibilmente le vacanze sono andate bene, mi sono divertito e ho portato a casa un po’ di belle foto (fatte con l’iPhone 7).

Ok, qui ci va una premessa importante. So perfettamente cosa può fare una reflex in confronto ad un telefono, seppur di fascia alta. Visto che mi piace essere chiaro, queste sono le cose che la reflex può fare e che il telefono proprio no.

Leggi tutto “Viaggiare senza reflex”

Registro un nuovo podcast su Torino

Se vuoi, il tempo lo trovi per fare qualunque cosa. Quindi ho deciso di lanciarmi in questa nuova avventura “vocale”.

Ho realizzato una nuovo podcast, non tecnologico (strano, eh?), sulla città di Torino. Un cosa vedere-fare-mangiare dal mio punto di vista. le cose le provo e poi ne parlo, non sono sponsorizzate e il commento è sincero. Se ne parlo, vuol dire che ne vale la pena.

Dove lo trovate? Su Spreaker (al momento), ma poi su tutte le consuete piattaforme di podcasting in giro per Internet.

Informazioni dettagliate sono nella pagina dedicata su questo stesso blog.

Quindi adesso, anche se non siete nerd o troppo tecnologici, potete avvicinarvi a un mio podcast. E se non sapete come ascoltare un podcast, beh, è il momento giusto per imparare 🙂

La mobilità sostenibile, è davvero sostenibile?

Passeggiando al parco mi è venuto in mente “ma se io prendessi un bicicletta e andassi l lavoro con quella più il bus?”

Attualmente lavoro in un’azienda fuori Torino, il percorso da bicicletta, oltre ad essere lungo (15Km), attraversa delle strade un po’ pericolose, quindi ho pensato:

  • vado in bici fino alla fermata del bus
  • piego la bici, prendo il bus fino alla fermata più vicina all’ufficio
  • vado in bici nell’ultimo km che mi separa dall’ufficio
  • piego la bici e la posto in ufficio.

Ho fatto un po’ di calcoli economici.

L’attuale tragitto in auto è lungo 20Km, il costo al Km è di circa 0.06€, per un totale di 2,40€ al giorno. Contando 48 settimane lavorative all’anno, fa 576€ di carburante. Sono poco meno di 10.000Km, quindi 1/3 del tagliando che costa circa 300€, quindi ci metto anche, per eccesso tra tagliando, gomme e altro, 200€ di manutenzione. Alla fine andare in ufficio con l’auto mi costa 776€ all’anno. Non conto svalutazione, bollo e assicurazione, perché anche se non andassi in auto al lavoro, non la venderei e la userei per altre attività.

Una bicicletta pieghevole degna di tale nome (Brompton) costa circa 1.200€. L’abbonamento GTT per arrivare fino a dove serve a me costa 508,50€/anno.

Con il solo abbonamento (quindi senza usare la bicicletta), risparmierei 776-508,50 = 267,50€. Ammortizzerei la spesa della bicicletta in 1200/267,50 = 4,5 anni.

Il tutto a patto di andare sempre al lavoro in bici, anche con pioggia, neve e gelo.

L’abbonamento si può scaricare al 19% sull’IRPEF. Quindi posso togliere dal mio redito lordo circa 97€. facendo un conto rapido e poco preciso, se la mia aliquota IRPEF è del 27% con un reddito lordo di 20.000€/anno risparmierei circa 26€.

Poi ho fatto un po’ di conti di tempo.

Attualmente, pur con il cantiere più grosso del mondo (esagero, ok) sul percorso casa-lavoro, per il tragitto casa-lavoro ci impiego 35 minuti ad andare a 50 a tornare per un totale di 1h25′. In un anno fanno 340h.

In un calcolo spannometrico, per andare con l’autobus ci metterei 2h15′ al giorno (al netto delle attese in fermata, ma non le contiamo). In un anno fanno 540h. La differenza è di 200h.

Ognuno dà un valore soggettivo al proprio tempo e chiedere ad una persona “quanto valuti in valore economico una tua ora?” non produrrà certamente un valore, ma un bel “boh!”. Se lo chiedete ad un professionista lui vi dirà istantaneamente il valore netto che guadagna in un’ora di lavoro (la metà di quel che fattura al netto dell’IVA, a spanne). Facciamo un professionista medio che chiede 40€ all’ora se ne mette in tasca 20. In 200 ore fanno 4.000€ in un anno.

Fatti questi conti a me risulta che la mobilità sostenibile non è affatto sostenibile per il portafogli e neanche per il tempo.

le cose cambierebbero se si rinunciasse al possedere un’auto, ma non avere l’auto, almeno a Torino nel 2019, è impossibile.

  • Andare a fare la spesa sarebbe impossibile, dove abito io non ci sono supermercati decenti a portata di piedi
  • Alzarsi e pensare “oggi andiamo a farci un giro in montagna” sarebbe improponibile, se non con adeguata pianificazione e con possibilità limitate.
  • Pensare a un qualunque spostamento al di fuori della città diventerebbe molto complicato.

A chiusura di tutto questo, alcuni dettagli del mio lavoro mi impediscono di poter pensare di non avere l’auto (sono un consulente, mi potrei dover spostare in luoghi diversi con preavviso di meno di un giorno, non tutti facilmente raggiungibili con i mezzi pubblici. E soprattutto non potrei portarmi 40 tablet o 2 stampanti o 15 PC in bicicletta o sul bus. Senza dimenticare che capita di entrare alle 8:30 dal cliente e uscirne in un orario compreso tra le 18 e le 24. E se sei con i mezzi, che fai?

Vorrei poter riprendere questo post tra due anni e cambiare i conti in modo tale che almeno tempo e soldi tra auto di proprietà e servizio pubblico + bicicletta siano comparabili.

Maker Faire Roma 2018 – il giorno dopo

Devo ancora finire di smaltire la stanchezza e i Km, ma alla fine sono molto soddisfatto di come sia andata la fiera. Sicuramente nei prossimi giorni potrò essere un po’ più preciso e prolisso, ma a conti fatti è stata una gran bella esperienza.

Ho incontrato centinaia di persone, ho raccontato centinaia di volte come funziona il mio progetto, da dove è partito, come mai non lo vendo.

In molti mi hanno dato nuove idee o spunti, altri erano interessati a collaborazioni professionali, ho ricevuto moltissimi complimenti sull’idea e sulle modalità di implementazione.

Ho finito 400 bigliettini da visita (no, 397, che 3 me li sono tenuti) e circa 500 depliant, al punto che a fine mattinata di domenica ho dovuto dire di fare la foto all’ultimo depliant rimasto sul tavolo per prendere le informazioni. Ho finito la voce, ovviamente.

Molti amici di Twitter e ascoltatori dei podcast sono passati a fare un saluto, ne sono rimasto davvero felice.

Ho qualche decina di follower in più su Twitter e un sacco di reazioni, like e commenti, non sono mica abituato a tutta questo movimento.

Grazie a tutti, davvero!

Adesso del progetto La Domotica fai-da-me cosa ne faccio? Vado avanti, lo miglioro e o rendo più fruibile. Nei 700 Km in auto da Roma a Torino ho già progettato tutte le migliorie che potrei fare (durante le notti insonni, ovviamente, come ogni Maker/Nerd che si rispetti.

All’interno del sito manca un po’ di documentazione (sigh!) per poter fare il progetto completamente in autonomia, nei prossimi giorni aggiorno e pubblico tutte le modifiche e le novità.

Roma Maker Faire 2018

Spoiler per chi non ha voglia di leggere tutto lo sproloquio: espongo il mio progetto La Domotica fai-da-me alla Maker Faire di Roma dal 12 al 14 Ottobre 2018!

L’esperienza della Torino Mini Maker Faire 2018 mi ha in qualche modo esaltato, è passata un sacco di gente, in molti hanno chiesto e si sono mostrati interessati. Ho persino trovato nuovi contatti professionali. Insomma, un sacco di energia spesa (dopo i 2 giorni ero completamente morto) con un ritorno assolutamente inaspettato.

Due giorni dopo mi sono accorto che c’era la call per i maker per partecipare alla Roma Maker Faire.

Nel nome manca il “mini”, questo perché è organizzata direttamente dall’ente Maker Faire ed è una fiera europea.

Ho presentato la candidatura e, inspiegabilmente (no, non avevo pensato che potesse succedere), mi hanno accettato.

Quindi ho rispolverato la casetta presentata a Torino, l’ho portata ad arredare, così che adesso è molto più gradevole alla vista, e ho ripreso tutto il progetto.

Tutto questo per dire che da venerdì 12/10/2018 (al pomeriggio) fino a domenica 14/10/2018 sarò presso la Fiera di Roma con il mio progetto in uno stand tutto mio.

Quindi, se volete, vi aspetto numerosi!

Visto che bello il nuovo logo che mi ha fatto Alex?

Con l’occasione ho rivisto la pagina relativa al progetto, con più dettagli e spiegata in modo più chiaro. La trovate anche direttamente al dominio www.ladomoticafaidame.it.

A breve pubblicherò anche la revisione dei post con l’aggiornamento dei componenti e del codice (se siete abbonati al feed avrete le notifiche come di consueto).

Sto lavorando a degli e-book che permettono anche a chi non è esperto, di creare il sistema a casa propria. Riceverete news anche su questo. 

La smetto e vado a prepararmi, che qui c’è un’ansia che non si spiega.

Partecipare ad una fiera

Scrivo questo post a caldo, ancora stanco dei due giorni di fiera, dove in circa 20h ho percorso 20Km stando dietro al mio tavolo 160×80 (questo è quello che mi hanno detto l’orologio e i muscoli delle gambe).

L’esperienza della fiera è stressante. Prima perché hai paura che non funzioni un tubo di quello che hai preparato (Murphy è sempre lì che aleggia), poi perché devi essere all’altezza di quello che presenti, devi essere sicuro di te e lo devi spiegare (circa 3740378404783 volte) a chi vuole saperne di più.

D’altro canto la soddisfazione a fine evento è stata esaltante, un sacco di gente si è fermata, ha chiesto, incuriosita, ha voluto vedere il sistema all’opera e mi ha chiesto se lo vendevo (no, non è pronto per essere venduto).

Sono passati un sacco di amici a salutare, anche lontani. Grazie di cuore a tutti.

Si sono fermati molti bambini, in questo caso ho capito che devo studiarmi un modo di descrivere il progetto a loro misura, anche se in effetti non è un giocattolo.

Mi ha stupito molto, ma si sono fermate molte ragazze a chiedere informazioni, addirittura in una coppia, lui stava tirando dritto e lei lo ha fermato per chiedermi come funzionasse.

Il sistema ha sempre funzionato, anche se la pessima connettività (sovraffollamento di reti WiFi e della cella 3G piena all’inverosimile) ha giocato contro.

Molta gente è passata, ha preso le caramelle e non mi ha neanche guardato in faccia (vabbé, pazienza).

Ho ripetuto la descrizione del progetto moltissime volte, al punto tale che adesso modifico la pagina relativa al progetto scrivendo quel che dicevo in fiera.

Le slide che proiettavo sul monitor attiravano lo sguardo, ma poca gente le ha guardate tutte, le devo ripensare un attimo.

Devo modificare la casetta, perché alcune funzionalità erano davvero poco visibili, tra le quali una delle più importanti: il controllo dei consumi elettrici. Devo aggiungere un controllo extra, magari una pompa per l’irrigazione, dovrei modificare il bot in modo che risponda alle chiamate telegram degli avventori. In ogni caso usare la casa delle bambole di Ikea (idea di Valentina) è stato geniale per attirare le persone.

Ho anche trovato, forse, un po’ di possibilità di business e un modello che potrebbe funzionare per far fruttare qualche soldo da questo sistema (che non è minimamente pronto per essere venduto a chiunque, è facile da usare, ma decisamente complesso da installare).

Nei prossimi giorni aggiornerò tutti gli articoli relativi al progetto, perché per fare la casa da esporre ho modificato e migliorato alcune parti. Abbiate pazienza che arriva il tutto.

Visto come è andato il tutto, sto per fare l’application alla Maker Faire di Roma (fate il tifo per me!)

Il testamento digitale

Il pensiero di questo post mi è venuto quando mi hanno chiesto una consulenza “per accedere al PC di un amico che è morto e  ha lasciato molta roba dentro”.

Sì, è un post con un fondo di tristezza, ma tutti sappiamo che prima o poi ce ne andremo da questa Terra e in qualche modo lasceremo una traccia o, più precisamente, una marea di roba che chi rimane dovrà gestire.

Oltre ad abiti, contratti, armadi, bollette, proprietà, da un po’ di tempo, e sempre in maggior quantità, si lasciano informazioni digitali sparse qua e là, a volte a disposizione di tutti, altre protette da password. Se avete fatto i bravi, nessuno conosce le vostre password e nessuno potrà accedere ai dati.

E quindi come si può fare?

E’ davvero una roba complicata, soprattutto se si deve iniziare a chiedere l’accesso della mail di un defunto a Google o a Facebook. Già da tempo, prima della richiesta di cui sopra, l’ho gestita in questo modo.

  • Ho preso una chiavetta USB e l’ho legata alle chiavi dell’auto (così le possibilità di smarrimento sono molto molto basse), l’ho formattata in FAT, così è leggibile da qualunque computer con tutti i sistemi operativi.
  • Ho scaricato il programma VeraCrypt e ho messo l’installer per Windows, Linux e Mac nella chiavetta.
  • Ho creato un file crittografato (con VeraCrypt) da poche centinaia di MB (300) con una password lunga che non uso MAI in nessun altro sistema e me la sono segnata.
  • Dentro al file crittografato ho messo gli installer del programma KeePass (ci sono versioni per ogni sistema operativo) e ho fatto copia del mio file KeePass dove memorizzo tutte le mie password.
  • Sempre nel file crittografato ho lasciato un file con alcune indicazioni per chi avrà accesso a questi dati protetti.
  • Nella parte non crittografata ho messo un file di testo chiamato “se hai trovato questa chiavetta leggimi” indicando i miei contatti e i contatti della persona da me incaricata (lo so che eventuali soccorsi hanno altre priorità prima di leggere il contenuto di una chiavetta USB)
  • Ho stampato su carta la password del file crittografato con due rapide istruzioni su come si accede al file e dove lo si trova. Ho dato una busta chiusa con queste informazioni alla persona che dovrà gestire le cose. Di questa persona ho piena e cieca fiducia, ma non credo sia necessario ribadirlo.

Questa mia azione da quasi malato psichiatrico permetterà alla persona incaricata (sempre che ne abbia voglia), dopo la mia dipartita, di accedere a tutti i miei dispositivi e a tutti i miei account in modo da poterli chiudere, svuotare, cancellare o prendere ciò che interessa.

Nel caso in cui si voglia cambiare la persona incaricata è sufficiente modificare la master password del file sulla chiavetta, cambiare i riferimenti nel file esterno e consegnare la nuova busta chiusa.

Sì, ho un file crittografato dove tengo tutte le mie password
Sì, ho tutte password diverse per i vari servizi
Sì, le mie password non le conosce nessuno, neanche mia moglie (è la persona di cui mi fido di più)
Sì, ho blocchi con password su tutti i miei PC e telefoni
Sì, ogni mese aggiorno il contenuto della chiavetta con le nuove password.

Adesso la domanda da porsi è: “cosa lascerò nel mondo digitale quando morirò?” e quella dopo “che fine voglio che facciano tutti i miei dati?”

E se ho dei dati che nessuno deve vedere? Semplice, un altro disco crittografato con VeraCrypt, una password diversa che non avete scritto da nessuna parte e il vostro file resterà una cassaforte digitale per sempre (a meno che non si scopra una vulnerabilità del software di crittografia che permetta l’accesso senza conoscere la password.

Ricordate inoltre che, a meno che non abbiate attivato la crittografia sul disco del vostro PC (tutti i sistemi operativi permettono di farlo ormai), in assenza della password di accesso al PC basta smontare il disco, attaccarlo a un altro PC per avere accesso a tutto il suo contenuto. Paura, eh?

Viaggiare 2.0 – cosa devo mettere in valigia?

Pessimo titolo, lo so, ma non sapevo cos’altro mettere :). Il sottotitolo sarebbe “un elenco di cose alle quali fare attenzione quando si viaggia, in questa nuova era digitale“.

Ognuno fa la valigia come gli torna più comodo, decide quante mutande portare, se prendere il maglione di lana o la felpa, se portare un paio di scarpe in più, questo da sempre. Ma da un po’ di tempo ci si porta dietro anche un po’ di armamentario tecnologico, per questo la valigia dovrebbe cambiare un po’ per adattarsi a queste nuove tendenze. In questo elenco cercherò di essere il più esaustivo possibile, ma tenete conto che sono le mie idee basate su quello che mi porto io, per ognuno le necessità potrebbero cambiare (come il secondo paio di scarpe, per intenderci)

Ricarica

  • Un carica batterie per ogni tipo di batteria che dovrete usare – fate attenzione che se andate in paesi come gli USA la tensione cambia, conviene verificare che sul dispositivo sia indicato 110-220VAC 50-60Hz.
  • Una ciabatta con un po’ di prese – in albergo le prese di corrente sono sempre troppo poche.
  • Un adattatore dalla presa del Paese dove sarete e la spina italiana della ciabatta di cui sopra – io me ne sono fatta una che vale in un po’ tutta Europa, togliendo il pin della terra da una italiana 10A. Non usare la terra è pericoloso, ma solitamente tutti i carica batteria ne fanno già a meno, il problema quindi non sussiste.
  • Un alimentatore con 4-5 porte USB, tipo questo
  • Cavi e cavetti per la ricarica di cellulari e simili – due per tipo, che non si sa mai, verificate di avere tutti i connettori di cui avrete necessità (lightning, mini USB, micro USB, USB-C, …)
  • Almeno un battery-pack, se ha 2-3 uscite USB è sicuramente più comodo, come questo

Fotografia

  • Macchina fotografica – indispensabile.
  • Almeno 2 batterie di scorta – capita sempre che la batteria ci lasci sul più bello
  • Carica batterie – per ovvi motivi
  • Una scheda di memoria di scorta – che se la prima si riempie non è sempre così immediato trovarne un’altra
  • Un sistema di backup per le foto (PC portatile o HD esterno che si colleghi direttamente alla macchina fotografica) – se vi rubano la macchina fotografica a metà viaggio, o se vi cade da un ponte o altre disgrazie simili, se non avete fatto il backup delle foto avete perso anche loro.
  • Un posto dove tenerla che sia impermeabile – fanno un sacco di borse e zaini con la fodera impermeabile in caso di pioggia

Telefonia

  • Lo smartphone – ovviamente
  • Due cavi di ricarica – in vacanza ci si deve portare mille cose, tutte in tasca, è facile che un cavetto si rovini o si perda.
  • Un condom-USB – evita che una presa USB sconosciuta possa avere accesso fisico al telefono per rubare dati o installare un malware.
  • La consapevolezza delle tariffe telefoniche e di Internet in roaming in base al Paese da visitare – prima di decollare disattivate il roaming e la rete dati, così per sicurezza
  • Una saponetta WiFi dentro cui mettere una SIM del posto – è il modo migliore per avere Internet ad un costo ragionevole, l’ho fatto in Gran Bretagna, Madagascar, Danimarca. Ormai le SIM dati per i turisti si trovano facilmente. Preferisco la saponetta piuttosto che cambiare la SIM del telefono perché così resta attivo il numero di telefono che tutti conoscono e gli account delle app di messaggistica che fanno riferimento al numero stesso.
  • Un battery-pack aggiuntivo per la saponetta WiFi – se la tenete sempre accesa, ricordate il cavo di ricarica
  • Un’app per fare la VPN dal telefono e/o dal PC – Le reti WiFi libere sono sempre più diffuse, ma quelle senza password non proteggono il traffico che generate con lo smartphone, insomma, tenere le cose che fate non alla luce del sole è meglio (non è bello se vi rubano gli accessi della banca mentre usate l’app per vedere l’estratto conto). Io uso questa che va benissimo, è facile e ha un costo assolutamente accettabile. Informatevi prima se nel paese dove andate l’utilizzo delle VPN sia permesso dalle leggi vigenti.

Muoversi (un po’ di app da tenere con sé)

  • Google Maps è indispensabile, potete crearvi le Vs mappe con le cose da visitare facilmente a casa per poi averle sul telefono. In molti paesi vi calcola anche i percorsi con i mezzi pubblici, c’è anche l’opportunità di scaricare in offline intere aree.
  • TripAdvisor può tornare molto utile per la ricerca dei posti dove andare a mangiare.
  • Se volete memorizzare tutti i percorsi fatti, un’app che memorizzi le posizioni GPS da importare su Google maps una volta tornati a casa è indispensabile – ricordate che consuma un sacco di batteria, è bene avere un dispositivo dedicato, come un vecchio cellulare. Ci sono software che assegnano le coordinate alle fotografie fatte con dispositivi senza antenna GPS in automatico in base al tracciato memorizzato.

Tutto pronto? Mettete l’indispensabile nel bagaglio a mano

  • Macchina foto
  • battery pack
  • Adattatore di presa elettrica
  • caricatore USB
  • cavetti

e buona vacanza!

Oggi ci sposiamo!

Un anno fa, al Castello di Tintagel (UK), quando mi disse di , questo giorno ci sembrava così lontano, “abbiamo un sacco di tempo per preparare tutto” dicevamo, con gli occhi che brillavano, su questa scogliera maestosa sull’oceano.

Vale e Fra a Tintagel
Un anno fa a Tintagel

Un anno di preparativi è volato ed eccoci qui, marito e moglie, pronti ad affrontare la nostra vita insieme!

(La bellissima foto degli anelli è di Valentina, mia moglie)

Satispay

Premessa: questo non è un articolo sponsorizzato, solo il link al termine, se lo usate per registrarvi, mi regala 5€.

Ho installato Satispay appena uscito, mi pare due anni fa, perché tra tutte le startup di trasferimento di denaro mi pareva la più promettente (tutto merito dell’ascolto del podcast di 2024). Odio girare e usare il contante, fosse per me pagherei sempre con il bancomat, anche il caffè al bar, ma gli attuali sistemi elettronici hanno commissioni troppo elevate per rendere questa cosa vantaggiosa per i negozianti.

Come funziona Satispay?

Facilissimo: si installa, si sceglie un PIN e si fornisce loro l’IBAN, questo li autorizzerà a creare un RID sul vostro conto (come una bolletta, per capirci) per prelevare e depositare denaro. A questo punto si deve scegliere un budget settimanale che può essere usato per fare acquisti, la prima volta l’importo viene prelevato dal conto e reso disponibile nell’app, così si può spendere. Essendo un movimento di tipo SEPA non è istantaneo come una carta di credito, ma dopo un po’ di utilizzo questo ritardo non si patisce, a patto di avere un budget adeguato alle spese.

Ogni settimana il budget verrà ripristinato al valore scelto, visto che si possono anche ricevere soldi dagli altri, il ripristino potrebbe anche essere un bonifico sul conto.

Sì, se i vostri amici hanno l’app potete trasferire denaro tra di voi istantaneamente e senza costi, come quando si va a cena insieme “io ho 50€, io posso darti 3€ in moneta, a me serve il resto di 42 centesimi, …”, insomma una comodità al di là dell’immaginabile.

Ogni trasferimento tra amici è gratuito, il pagamento nei negozi convenzionati è gratuito, le attività SEPA sul conto corrente bancario sono gratuite, a meno che non abbiate una banca particolarmente antipatica. L’unica persona coinvolta nelle transazioni che deve sostenere un costo è il negoziante, ma solo per importi superiori ad una certa cifra, mi pare 10 o 20€, quindi se pagate un caffè lui non avrà commissioni e accetterà il pagamento senza problemi.

Il problema iniziale erano i negozi convenzionati: nessuno o quasi. Il mio budget di 20€ è rimasto lì fermo per un sacco di mesi, poi, finalmente, Satispay ha iniziato a fare una campagna pubblicitaria molto importante (ho sentito che ha ricevuto un cospicuo investimento) convenzionando un sacco di negozi, adesso lo uso più spesso con grande soddisfazione.

L’utilizzo dell’app è rapido ed intuitivo, la transazione avviene in meno di un secondo, ovviamente dovete avere connessione dati sullo smartphone per poter inviare denaro. Trasferire denaro in questo modo batte in velocità qualunque altro metodo, carte o contanti, che prevedono l’estrazione del portafogli dalla tasca e la ricerca della scheda o del denaro, aspettando il resto (e i maledetti centesimini). Siamo andati a “C’è Fermento” a Saluzzo qualche settimana fa e non abbiamo neanche fatto coda per entrare, c’era la corsia dedicata.

E’ gratis, se lo attivate vi regalano 5€ (4 caffè, non male, direi) e potete farlo da questo link

Fotografare le Frecce Tricolori

Domenica prossima (03/07/2016) alle 18 ci sarà l’esibizione delle Frecce Tricolori sui cieli di Torino, da quel che ho visto ieri nelle prove, lo spazio usato per le loro splendide esibizioni è vasto, quindi saranno visibili da gran parte della città. Se volete fare qualche foto, questi sono i miei consigli da fotografo assolutamente NON professionista.
  • con la reflex è meglio
  • procuratevi una scheda di memoria capiente, veloce e vuota (farete tante tante foto)
  • batterie cariche (più di una è meglio)
  • usate un obiettivo sufficientemente lungo (da 200mm in su, volano molto alte, io uso un 120-400 che mi permette di fare buone foto anche quando si avvicinano)
  • regolate l’ISO in automatico (se c’è il sole starà stabile a 100, se è nuvolo sarà alto, ma meglio una foto un po’ sgranata che mossa)
  • impostate la macchina a priorità di tempi con lo scatto a 1/1000 (volano, non è una natura morta)
  • abilitate la modalità raffica veloce (in una raffica di 20-30 scatti troverete sicuramente la foto giusta)
  • impostate le foto in JPG e non in RAW (ne farete tante, il JPG occupa meno e potete fare raffiche più lunghe senza sovraccaricare la macchina e avere rallentamenti dovuti alla scrittura sulla scheda)
  • impostate l’autofocus in modalità continua sul singolo punto centrale (mette continuamente a fuoco quello che sta guardando, così non perdete quel mezzo secondo che vi farà perdere la scena
Non resta che puntare i velivoli, quando la scena vi piace, via con la raffica!
Nota 1: fate qualche prova prima, giusto per non arrivare a fine esibizione e cestinare 1500 scatti
Nota 2: alcune esibizioni sono belle da vedere senza un obiettivo davanti (la caduta libera dopo lo stallo, il volo sconclusionato rasoterra, il cuore con l’aereo che passa in mezzo, …), ogni tanto lasciate la macchina ferma e godetevi lo spettacolo

Perché usare l’autenticazione a due fattori

Internet è un posto pericoloso, l’autenticazione a due fattori forse lo rende meno user friendly, ma aumenta tantissimo la sicurezza. Cercherò di essere breve e semplice, convincendovi ad utilizzarla per più servizi possibili su Internet.

processo autenticazione a due fattori

Partiamo dall’inizio.

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Il mio programma elettorale

No, non voglio entrare in politica, la cosa mi farebbe parecchio ribrezzo, visto quel che sento di quell’ambiente. Però vivo in uno Stato dove le leggi non sono proprio a tutela del cittadino e sicuramente non aiutano a vivere in modo semplice.

Ecco, in un ipotetico mondo dove io potrei candidarmi, questo sarebbe il mio programma a grandi linee; sicuramente non coprirebbe tutte le necessità nella nostra Italia, ma magari ci farebbe vivere un po’ meglio.

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Come proteggersi da TeslaCrypt e ransomware vario

Un post di poche (vabbè, ci speravo, dai) parole e tanti contenuti. Lo faccio per voi, poi non ditemi che non vi avevo avvisato. Vi spiego come proteggersi da TeslaCrypt e ransomware vario, che stanno arrivando a ondate in tutte le mail.

Vi arrivano queste mail che sono scritte bene e all’apparenza arrivano da mittenti conosciuti (Enel, vostri amici, corrieri,…), dentro c’è un allegato Office. Nell’allegato Office c’è una macro che scarica un malware che si attiva e passa in rassegna tutti i file del vostro PC (e se ce li avete, della rete, del NAS e dei dischi USB collegati). Prende ogni singolo file, lo cripta e vi impedisce l’accesso. Poi lascia un messaggio in varie copie in ogni cartella dove, banalmente, c’è scritto “se vuoi riavere i tuoi file devi pagare”. Ed è vero, non c’è molto da fare. Avete un backup o pagate (oppure, ovviamente, perdete tutti i dati).

Quindi torniamo indietro nel tempo, prima dell’arrivo di questa mail. Ecco cosa dovete fare, in pochi e semplici passi.

Compratevi un disco esterno sufficientemente capiente. Spendete 100€, se serve. I vostri dati valgono più di 100€, non ho dubbi. Non potete tornare a fare la foto a New York dieci anni fa quando vostro figlio nel passeggino stava divorando un hot-dog preso al carretto per la strada.

Cercate un programma che faccia il backup di tutti i vostri dati, ce ne sono un’infinità, anche gratuiti. Fate anche il backup dentro alle cartelle di Google Drive, Dropbox e simili, che doverli recuperare a mano singolarmente diventa lunga davvero..

Collegate il disco e fate il backup, al termine staccate il disco e mettetelo in un cassetto. Ho detto staccate, quel disco non va lasciato collegato al PC.

Adesso impostate un allarme sul vostro smartphone o scrivetevi sull’agenda “tutti i lunedì sera attacca il disco e fai il backup, poi staccalo”. Ripetete tutte le settimane dell’anno e tutti gli anni. Durante il backup non scaricate mail e non aprite allegati strani.

Ogni tanto, ad esempio una volta al mese, prendete il disco e provate a recuperare un po’ di file, perché un backup ben fatto è un backup dal quale si recuperano i dati.

Ogni 3 anni cambiate il disco.

E se vi accorgete di aver preso il virus? Anche qui decisi e senza paura:

  • Staccate subito la corrente al PC, lo avete perso. Spegnerlo subito permette di salvare i file della rete
  • Verificate, con un altro PC, che i dati sul NAS o sui dischi esterni siano salvi
  • Formattate il PC e rimettete i dati dal backup. Se non sapete come fare chiamate il vostro tecnico di fiducia.

Ad occhio le seguenti categorie dovrebbero essere salve (ma mai dire mai, occhi aperti sempre):

  • Computer con MacOS
  • Computer con Linux
  • Computer con le macro di Office disattivate

Internet è una giungla ed è pericolosa, a volte stare attenti non basta, quindi bisogna essere preparati.

Guidare nel Regno Unito

In questo settembre sono andato in vacanza in Inghilterra e lì ho noleggiato un’auto per poter scorrazzare un po’ per la Cornovaglia. Mai guidato “al contrario”, mi sono trovato in po’ in difficoltà su alcune cose, che riassumo qui, così almeno se vi dovesse capitare di dover guidare da quelle parti siete già informati.

In macchina si sale dall’altra parte, il cambio lo avete alla mano sinistra e potete tirare fuori dal finestrino il gomito di destra, fin qui mi pare tutto abbastanza chiaro. Ma non è tutto.

Il cambio non è speculare, quindi la prima sarà sempre in alto a sinistra (sì, se potete permettervi un’auto con il cambio automatico è tutto più facile) i pedali anche, frizione a sinistra, acceleratore e freno a destra.

Le prime 20, 25 volte che entrerete in auto cercherete la cintura di sicurezza voltandovi a sinistra. No, è dall’altra parte, dovete voltarvi a sinistra per guardare dietro mentre fate retromarcia. Per la retro io non mi giro e uso gli specchietti (retaggio della guida dell’ambulanza), quello centrale è a alla vostra sinistra, non continuate a fissare il montante della portiera! Ultima cosa sulla posizione: l’auto non finisce subito alla vostra sinistra, quindi attenzione alle dimensioni esterne (ho battuto almeno 15 volte sui marciapiedi a sinistra)

In strada dovete stare a sinistra, sempre. E’ dura, davvero. Soprattutto nelle strade a doppio senso dove ogni volta che incrociate qualcuno vi viene un colpo al cuore “oddio, è in contromano!”. Questa cosa non l’ho superata.

Credevo che la difficoltà fosse prendere le rotonde al contrario, invece il vero problema è che dovete sapere a quale uscita la dovrete lasciare, in base a questo si deve prendere la corretta corsia prima dell’imbocco, mettere la freccia a SX se uscite alla prima e a DX se uscite alle successive, inoltre c’è da seguire la segnaletica orizzontale che vi porterà all’uscita giusta nel modo corretto. Pare una follia, ma tutti rispettano questa cosa e funzionano alla grande. Meno male che funzionano, se da noi le rotonde sono tante, lì sono molte di più, ogni uscita di una strada statale è una rotonda, non so quante ne ho fatte in 2500Km

L’immissione da una strada ad un’altra è una di quelle cose da cardiopalma. Vi avvicinate, guardate a sinistra, non arriva nessuno, vi sporgete ed ecco che invece qualcuno arriva, ma da destra. Non fatelo, anche in questo caso è tutto al contrario. Sulle rampe in autostrada è molto più semplice, senza ombra di dubbio.

Le distanze sono espresse in Miglia ed in Yarde, ma attenzione che 1 miglio equivale a 1760 yarde, evitate di fare i conti, non lo fanno neanche loro, usano i quarti di miglio. La velocità è espressa quindi in Miglia all’ora, anche sul tachimetro della macchina, Andare a 130 è male (209Km/h) e rischiate grosso. Ci sono autovelx ovunque, quasi da ansia. Quando arrivate in prossimità di un cartello di limite 30 fate in modo di essere a quella velocità quando lo superate. la multa è di un migliaio di Sterline, non ne vale la pena. Se non ci sono i limiti indicati, sulle strade ad una corsia per senso di marcia si viaggia a 60Mph e in quelle a doppia corsia (normali o autostrade, con o senza corsia di emergenza o spartitraffico) a 70Mph. Se trovate dei tratteggi perpendicolari al senso di marcia in centro alla corsia, come se fosse un metro, state passando sotto l’occhio di un autovelox.

Il guidatore inglese, in media, è tranquillo e non ha moti di aggressività o attacchi di clackson acuti, è il caso di adeguarsi, così magari tornando sarete un po’ più pacati alla guida. Con me ha funzionato.

In molti parcheggi a pagamento è richiesto il “registration number”, che non è altro che la targa dell’auto (per me non è stato immediato capirlo), attenzione che le targhe delle auto sono composte da 2 lettere, 2 numeri e poi 3 caratteri finali che possono essere lettere e numeri, la stanghetta verticale è sempre un 1 (per ‘sta cosa mi sa che ho preso una multa). Lo fanno per evitare il prestito dei tagliandi di parcheggio.

Parcometro

La dimensione delle strade è identificata dalla lettera che ne precede il numero identificativo. M è l’autostrada, A le strade principali, B quelle locali. Le B potrebbero essere molto strette, quasi da film dell’orrore. Il GPS che usavamo noi (Here, che aveva la gran comodità di scaricare le mappe per una guida offline ed era gratuito) ci ha fatto fare le strade più strette della Cornovaglia con alti muri/siepi ai lati e le piante che toccano il veicolo su entrambe le fiancate, strada a doppio senso. I panorami non sono contemplati nella viabilità della Cornovaglia

In autostrada non c’è pedaggio, quindi per le aree di sosta si esce, si affronta un’immensa rotonda dotata di semafori e si accede all’area di sosta, unica per entrambi i sensi di marcia. Si paga il parcheggio se ci si ferma per più di 2h. L’area di sosta è grande come un nostro centro commerciale, potreste quindi perdere più tempo del dovuto, attenzione.

Nei paesi la sosta è permessa a bordo strada (dove manca una doppia striscia gialla continua), ma visto che la larghezza delle strade è quella giusta per 2 auto, se ci sono auto parcheggiate la strada diventa a senso unico alternato. Ho incrociato altre auto, bus e trattori. La fretta non fa parte dell’automobilista inglese. Ci sono anche i dossi per farti rallentare, quasi come se ce ne fosse bisogno. In certi paesi non c’è il dosso, ma la strada viene stretta al punto da doversi fermare per dare la precedenza a chi esce dal paese stesso. Poi c’è il cartello “grazie per aver guidato con attenzione”, quasi come presa in giro.

Il parcheggio lato strada che occupa la corsia e il dosso più antipatico al mondo
Il parcheggio lato strada che occupa la corsia e il dosso più antipatico al mondo

Potreste trovare i cartelli con il pericolo di attraversamento carri armati, per fortuna nessun carro armato ci è passato davanti o ci ha fatto i fari.

Per concludere, guidare nel Regno Unito, con questa “piccola” differenza del lato sbagliato, mette in difficoltà le prime ore, poi è assolutamente affrontabile, ma sempre con grande attenzione, che sbagliare il lato, in un momento di distrazione, magari di notte, è fin troppo facile.

Torno dall’Inghilterra, dopo aver guidato una tamarrissima Vauxall (Opel) Corsa verde acido con i cerchi lucidi neri, dotata di display da 7”, bluetooth, DAB, cruise control e limitatore di velocità massima. Voglio anche io una macchina così. Ci stavano le nostre due valigie nel baule senza che si vedessero. Nella mia 500 non ci sta neanche la spesa.

Vauxall Corsa

L’angolo TV

L’altro giorno (anzi, notte) mi sono trovato a dover mettere mano agli impianti (se così si possono definire, dietro al televisore a casa, tra le parolacce e la polvere accumulata ho fatto una riflessione che, nel caso dovessi mai avere una casa mia, applicherei all’angolo TV.

Fino ad un po’ di anni fa l’angolo della televisione era semplice. Un televisore, un lettore di DVD. Quindi 2 prese di corrente e una per l’antenna.

Oggi non è più così e chi progetta gli impianti delle case dovrebbe avere un po’ più di riguardo di questo angolo ad alto contenuto tecnologico. Tra amici e parenti, l’angolo della TV adesso contiene qualche dispositivo in più.

  1. TV smart
  2. Lettore BluRay smart
  3. Almeno una console
  4. Amplificatore
  5. Impianto audio o sound bar
  6. Decoder satellitare
  7. Router ADSL o switch

Fatti un po’ di conti servono un po’ di prese, alcune di queste con interruttore remoto in ottica di risparmio energetico.

Prese della corrente:

  1. TV
  2. BluRay
  3. Console 1
  4. Console 2
  5. Amplificatore audio/soundbar
  6. Decoder satellitare
  7. Dispositivo di rete

Prese di rete dati

  1. TV
  2. BluRay
  3. Console 1
  4. Console 2
  5. Decoder satellitare

Adesso, signori progettisti, volete fare un impianto fatto per bene, magari sezionato con un bell’interruttore differenziale con prese di corrente (almeno 10) e prese di rete (almeno 6) sufficienti?

Se invece dovete fare i lavori a casa, chiedete questa cosa al vostro elettricista. Forse sarà una spesa un po’ più alta, ma ne guadagnerete in sicurezza, pulizia, ordine e operatività.

A casa mia, uno stabile del 2006, ho la presa del telefono, l’antenna terrestre, l’antenna satellitare e UNA SOLA presa elettrica.

Oggi è il SysAdmin Day

Aiuto! Ti sei perso una delle famose giornate-di-qualcosa! Ma di che cosa?

il SysAdmin Day è il giorno di chi è invisibile tutto l’anno, tranne quando qualcosa non funziona e pertanto lo inviti a correre per sistemare il tuo problema. Come se quando tutto funziona lui non esistesse.

Oggi è la giornata degli amministratori di sistema, quelle persone che lavorano nell’ombra (degli armadi di rete), nella polvere (sotto ai tavoli o sotto il pavimento galleggante), al gelo (in sala server), di notte (per far sì che tutto funzioni il giorno successivo) e di cui quasi nessuno ricorda l’esistenza.

Se lavori in una azienda e riesci a lavorare senza problemi tecnici (il tuo PC si accende, il server ti fornisce i file, navighi su Internet, la rete senza fili è attiva e funziona) il merito è dell’amministratore di sistema che controlla e interviene in anticipo prima che il problema tecnico si presenti. O se il problema arriva, quando tu te ne accorgi lui è già lì che ci sta lavorando.

Oggi è la mia festa.

Buon lavoro!

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