Registro un nuovo podcast su Torino

Se vuoi, il tempo lo trovi per fare qualunque cosa. Quindi ho deciso di lanciarmi in questa nuova avventura “vocale”.

Ho realizzato una nuovo podcast, non tecnologico (strano, eh?), sulla città di Torino. Un cosa vedere-fare-mangiare dal mio punto di vista. le cose le provo e poi ne parlo, non sono sponsorizzate e il commento è sincero. Se ne parlo, vuol dire che ne vale la pena.

Dove lo trovate? Su Spreaker (al momento), ma poi su tutte le consuete piattaforme di podcasting in giro per Internet.

Informazioni dettagliate sono nella pagina dedicata su questo stesso blog.

Quindi adesso, anche se non siete nerd o troppo tecnologici, potete avvicinarvi a un mio podcast. E se non sapete come ascoltare un podcast, beh, è il momento giusto per imparare 🙂

La mobilità sostenibile, è davvero sostenibile?

Passeggiando al parco mi è venuto in mente “ma se io prendessi un bicicletta e andassi l lavoro con quella più il bus?”

Attualmente lavoro in un’azienda fuori Torino, il percorso da bicicletta, oltre ad essere lungo (15Km), attraversa delle strade un po’ pericolose, quindi ho pensato:

  • vado in bici fino alla fermata del bus
  • piego la bici, prendo il bus fino alla fermata più vicina all’ufficio
  • vado in bici nell’ultimo km che mi separa dall’ufficio
  • piego la bici e la posto in ufficio.

Ho fatto un po’ di calcoli economici.

L’attuale tragitto in auto è lungo 20Km, il costo al Km è di circa 0.06€, per un totale di 2,40€ al giorno. Contando 48 settimane lavorative all’anno, fa 576€ di carburante. Sono poco meno di 10.000Km, quindi 1/3 del tagliando che costa circa 300€, quindi ci metto anche, per eccesso tra tagliando, gomme e altro, 200€ di manutenzione. Alla fine andare in ufficio con l’auto mi costa 776€ all’anno. Non conto svalutazione, bollo e assicurazione, perché anche se non andassi in auto al lavoro, non la venderei e la userei per altre attività.

Una bicicletta pieghevole degna di tale nome (Brompton) costa circa 1.200€. L’abbonamento GTT per arrivare fino a dove serve a me costa 508,50€/anno.

Con il solo abbonamento (quindi senza usare la bicicletta), risparmierei 776-508,50 = 267,50€. Ammortizzerei la spesa della bicicletta in 1200/267,50 = 4,5 anni.

Il tutto a patto di andare sempre al lavoro in bici, anche con pioggia, neve e gelo.

L’abbonamento si può scaricare al 19% sull’IRPEF. Quindi posso togliere dal mio redito lordo circa 97€. facendo un conto rapido e poco preciso, se la mia aliquota IRPEF è del 27% con un reddito lordo di 20.000€/anno risparmierei circa 26€.

Poi ho fatto un po’ di conti di tempo.

Attualmente, pur con il cantiere più grosso del mondo (esagero, ok) sul percorso casa-lavoro, per il tragitto casa-lavoro ci impiego 35 minuti ad andare a 50 a tornare per un totale di 1h25′. In un anno fanno 340h.

In un calcolo spannometrico, per andare con l’autobus ci metterei 2h15′ al giorno (al netto delle attese in fermata, ma non le contiamo). In un anno fanno 540h. La differenza è di 200h.

Ognuno dà un valore soggettivo al proprio tempo e chiedere ad una persona “quanto valuti in valore economico una tua ora?” non produrrà certamente un valore, ma un bel “boh!”. Se lo chiedete ad un professionista lui vi dirà istantaneamente il valore netto che guadagna in un’ora di lavoro (la metà di quel che fattura al netto dell’IVA, a spanne). Facciamo un professionista medio che chiede 40€ all’ora se ne mette in tasca 20. In 200 ore fanno 4.000€ in un anno.

Fatti questi conti a me risulta che la mobilità sostenibile non è affatto sostenibile per il portafogli e neanche per il tempo.

le cose cambierebbero se si rinunciasse al possedere un’auto, ma non avere l’auto, almeno a Torino nel 2019, è impossibile.

  • Andare a fare la spesa sarebbe impossibile, dove abito io non ci sono supermercati decenti a portata di piedi
  • Alzarsi e pensare “oggi andiamo a farci un giro in montagna” sarebbe improponibile, se non con adeguata pianificazione e con possibilità limitate.
  • Pensare a un qualunque spostamento al di fuori della città diventerebbe molto complicato.

A chiusura di tutto questo, alcuni dettagli del mio lavoro mi impediscono di poter pensare di non avere l’auto (sono un consulente, mi potrei dover spostare in luoghi diversi con preavviso di meno di un giorno, non tutti facilmente raggiungibili con i mezzi pubblici. E soprattutto non potrei portarmi 40 tablet o 2 stampanti o 15 PC in bicicletta o sul bus. Senza dimenticare che capita di entrare alle 8:30 dal cliente e uscirne in un orario compreso tra le 18 e le 24. E se sei con i mezzi, che fai?

Vorrei poter riprendere questo post tra due anni e cambiare i conti in modo tale che almeno tempo e soldi tra auto di proprietà e servizio pubblico + bicicletta siano comparabili.

Maker Faire Roma 2018 – il giorno dopo

Devo ancora finire di smaltire la stanchezza e i Km, ma alla fine sono molto soddisfatto di come sia andata la fiera. Sicuramente nei prossimi giorni potrò essere un po’ più preciso e prolisso, ma a conti fatti è stata una gran bella esperienza.

Ho incontrato centinaia di persone, ho raccontato centinaia di volte come funziona il mio progetto, da dove è partito, come mai non lo vendo.

In molti mi hanno dato nuove idee o spunti, altri erano interessati a collaborazioni professionali, ho ricevuto moltissimi complimenti sull’idea e sulle modalità di implementazione.

Ho finito 400 bigliettini da visita (no, 397, che 3 me li sono tenuti) e circa 500 depliant, al punto che a fine mattinata di domenica ho dovuto dire di fare la foto all’ultimo depliant rimasto sul tavolo per prendere le informazioni. Ho finito la voce, ovviamente.

Molti amici di Twitter e ascoltatori dei podcast sono passati a fare un saluto, ne sono rimasto davvero felice.

Ho qualche decina di follower in più su Twitter e un sacco di reazioni, like e commenti, non sono mica abituato a tutta questo movimento.

Grazie a tutti, davvero!

Adesso del progetto La Domotica fai-da-me cosa ne faccio? Vado avanti, lo miglioro e o rendo più fruibile. Nei 700 Km in auto da Roma a Torino ho già progettato tutte le migliorie che potrei fare (durante le notti insonni, ovviamente, come ogni Maker/Nerd che si rispetti.

All’interno del sito manca un po’ di documentazione (sigh!) per poter fare il progetto completamente in autonomia, nei prossimi giorni aggiorno e pubblico tutte le modifiche e le novità.

Roma Maker Faire 2018

Spoiler per chi non ha voglia di leggere tutto lo sproloquio: espongo il mio progetto La Domotica fai-da-me alla Maker Faire di Roma dal 12 al 14 Ottobre 2018!

L’esperienza della Torino Mini Maker Faire 2018 mi ha in qualche modo esaltato, è passata un sacco di gente, in molti hanno chiesto e si sono mostrati interessati. Ho persino trovato nuovi contatti professionali. Insomma, un sacco di energia spesa (dopo i 2 giorni ero completamente morto) con un ritorno assolutamente inaspettato.

Due giorni dopo mi sono accorto che c’era la call per i maker per partecipare alla Roma Maker Faire.

Nel nome manca il “mini”, questo perché è organizzata direttamente dall’ente Maker Faire ed è una fiera europea.

Ho presentato la candidatura e, inspiegabilmente (no, non avevo pensato che potesse succedere), mi hanno accettato.

Quindi ho rispolverato la casetta presentata a Torino, l’ho portata ad arredare, così che adesso è molto più gradevole alla vista, e ho ripreso tutto il progetto.

Tutto questo per dire che da venerdì 12/10/2018 (al pomeriggio) fino a domenica 14/10/2018 sarò presso la Fiera di Roma con il mio progetto in uno stand tutto mio.

Quindi, se volete, vi aspetto numerosi!

Visto che bello il nuovo logo che mi ha fatto Alex?

Con l’occasione ho rivisto la pagina relativa al progetto, con più dettagli e spiegata in modo più chiaro. La trovate anche direttamente al dominio www.ladomoticafaidame.it.

A breve pubblicherò anche la revisione dei post con l’aggiornamento dei componenti e del codice (se siete abbonati al feed avrete le notifiche come di consueto).

Sto lavorando a degli e-book che permettono anche a chi non è esperto, di creare il sistema a casa propria. Riceverete news anche su questo. 

La smetto e vado a prepararmi, che qui c’è un’ansia che non si spiega.

Partecipare ad una fiera

Scrivo questo post a caldo, ancora stanco dei due giorni di fiera, dove in circa 20h ho percorso 20Km stando dietro al mio tavolo 160×80 (questo è quello che mi hanno detto l’orologio e i muscoli delle gambe).

L’esperienza della fiera è stressante. Prima perché hai paura che non funzioni un tubo di quello che hai preparato (Murphy è sempre lì che aleggia), poi perché devi essere all’altezza di quello che presenti, devi essere sicuro di te e lo devi spiegare (circa 3740378404783 volte) a chi vuole saperne di più.

D’altro canto la soddisfazione a fine evento è stata esaltante, un sacco di gente si è fermata, ha chiesto, incuriosita, ha voluto vedere il sistema all’opera e mi ha chiesto se lo vendevo (no, non è pronto per essere venduto).

Sono passati un sacco di amici a salutare, anche lontani. Grazie di cuore a tutti.

Si sono fermati molti bambini, in questo caso ho capito che devo studiarmi un modo di descrivere il progetto a loro misura, anche se in effetti non è un giocattolo.

Mi ha stupito molto, ma si sono fermate molte ragazze a chiedere informazioni, addirittura in una coppia, lui stava tirando dritto e lei lo ha fermato per chiedermi come funzionasse.

Il sistema ha sempre funzionato, anche se la pessima connettività (sovraffollamento di reti WiFi e della cella 3G piena all’inverosimile) ha giocato contro.

Molta gente è passata, ha preso le caramelle e non mi ha neanche guardato in faccia (vabbé, pazienza).

Ho ripetuto la descrizione del progetto moltissime volte, al punto tale che adesso modifico la pagina relativa al progetto scrivendo quel che dicevo in fiera.

Le slide che proiettavo sul monitor attiravano lo sguardo, ma poca gente le ha guardate tutte, le devo ripensare un attimo.

Devo modificare la casetta, perché alcune funzionalità erano davvero poco visibili, tra le quali una delle più importanti: il controllo dei consumi elettrici. Devo aggiungere un controllo extra, magari una pompa per l’irrigazione, dovrei modificare il bot in modo che risponda alle chiamate telegram degli avventori. In ogni caso usare la casa delle bambole di Ikea (idea di Valentina) è stato geniale per attirare le persone.

Ho anche trovato, forse, un po’ di possibilità di business e un modello che potrebbe funzionare per far fruttare qualche soldo da questo sistema (che non è minimamente pronto per essere venduto a chiunque, è facile da usare, ma decisamente complesso da installare).

Nei prossimi giorni aggiornerò tutti gli articoli relativi al progetto, perché per fare la casa da esporre ho modificato e migliorato alcune parti. Abbiate pazienza che arriva il tutto.

Visto come è andato il tutto, sto per fare l’application alla Maker Faire di Roma (fate il tifo per me!)

Il testamento digitale

Il pensiero di questo post mi è venuto quando mi hanno chiesto una consulenza “per accedere al PC di un amico che è morto e  ha lasciato molta roba dentro”.

Sì, è un post con un fondo di tristezza, ma tutti sappiamo che prima o poi ce ne andremo da questa Terra e in qualche modo lasceremo una traccia o, più precisamente, una marea di roba che chi rimane dovrà gestire.

Oltre ad abiti, contratti, armadi, bollette, proprietà, da un po’ di tempo, e sempre in maggior quantità, si lasciano informazioni digitali sparse qua e là, a volte a disposizione di tutti, altre protette da password. Se avete fatto i bravi, nessuno conosce le vostre password e nessuno potrà accedere ai dati.

E quindi come si può fare?

E’ davvero una roba complicata, soprattutto se si deve iniziare a chiedere l’accesso della mail di un defunto a Google o a Facebook. Già da tempo, prima della richiesta di cui sopra, l’ho gestita in questo modo.

  • Ho preso una chiavetta USB e l’ho legata alle chiavi dell’auto (così le possibilità di smarrimento sono molto molto basse), l’ho formattata in FAT, così è leggibile da qualunque computer con tutti i sistemi operativi.
  • Ho scaricato il programma VeraCrypt e ho messo l’installer per Windows, Linux e Mac nella chiavetta.
  • Ho creato un file crittografato (con VeraCrypt) da poche centinaia di MB (300) con una password lunga che non uso MAI in nessun altro sistema e me la sono segnata.
  • Dentro al file crittografato ho messo gli installer del programma KeePass (ci sono versioni per ogni sistema operativo) e ho fatto copia del mio file KeePass dove memorizzo tutte le mie password.
  • Sempre nel file crittografato ho lasciato un file con alcune indicazioni per chi avrà accesso a questi dati protetti.
  • Nella parte non crittografata ho messo un file di testo chiamato “se hai trovato questa chiavetta leggimi” indicando i miei contatti e i contatti della persona da me incaricata (lo so che eventuali soccorsi hanno altre priorità prima di leggere il contenuto di una chiavetta USB)
  • Ho stampato su carta la password del file crittografato con due rapide istruzioni su come si accede al file e dove lo si trova. Ho dato una busta chiusa con queste informazioni alla persona che dovrà gestire le cose. Di questa persona ho piena e cieca fiducia, ma non credo sia necessario ribadirlo.

Questa mia azione da quasi malato psichiatrico permetterà alla persona incaricata (sempre che ne abbia voglia), dopo la mia dipartita, di accedere a tutti i miei dispositivi e a tutti i miei account in modo da poterli chiudere, svuotare, cancellare o prendere ciò che interessa.

Nel caso in cui si voglia cambiare la persona incaricata è sufficiente modificare la master password del file sulla chiavetta, cambiare i riferimenti nel file esterno e consegnare la nuova busta chiusa.

Sì, ho un file crittografato dove tengo tutte le mie password
Sì, ho tutte password diverse per i vari servizi
Sì, le mie password non le conosce nessuno, neanche mia moglie (è la persona di cui mi fido di più)
Sì, ho blocchi con password su tutti i miei PC e telefoni
Sì, ogni mese aggiorno il contenuto della chiavetta con le nuove password.

Adesso la domanda da porsi è: “cosa lascerò nel mondo digitale quando morirò?” e quella dopo “che fine voglio che facciano tutti i miei dati?”

E se ho dei dati che nessuno deve vedere? Semplice, un altro disco crittografato con VeraCrypt, una password diversa che non avete scritto da nessuna parte e il vostro file resterà una cassaforte digitale per sempre (a meno che non si scopra una vulnerabilità del software di crittografia che permetta l’accesso senza conoscere la password.

Ricordate inoltre che, a meno che non abbiate attivato la crittografia sul disco del vostro PC (tutti i sistemi operativi permettono di farlo ormai), in assenza della password di accesso al PC basta smontare il disco, attaccarlo a un altro PC per avere accesso a tutto il suo contenuto. Paura, eh?

Viaggiare 2.0 – cosa devo mettere in valigia?

Pessimo titolo, lo so, ma non sapevo cos’altro mettere :). Il sottotitolo sarebbe “un elenco di cose alle quali fare attenzione quando si viaggia, in questa nuova era digitale“.

Ognuno fa la valigia come gli torna più comodo, decide quante mutande portare, se prendere il maglione di lana o la felpa, se portare un paio di scarpe in più, questo da sempre. Ma da un po’ di tempo ci si porta dietro anche un po’ di armamentario tecnologico, per questo la valigia dovrebbe cambiare un po’ per adattarsi a queste nuove tendenze. In questo elenco cercherò di essere il più esaustivo possibile, ma tenete conto che sono le mie idee basate su quello che mi porto io, per ognuno le necessità potrebbero cambiare (come il secondo paio di scarpe, per intenderci)

Ricarica

  • Un carica batterie per ogni tipo di batteria che dovrete usare – fate attenzione che se andate in paesi come gli USA la tensione cambia, conviene verificare che sul dispositivo sia indicato 110-220VAC 50-60Hz.
  • Una ciabatta con un po’ di prese – in albergo le prese di corrente sono sempre troppo poche.
  • Un adattatore dalla presa del Paese dove sarete e la spina italiana della ciabatta di cui sopra – io me ne sono fatta una che vale in un po’ tutta Europa, togliendo il pin della terra da una italiana 10A. Non usare la terra è pericoloso, ma solitamente tutti i carica batteria ne fanno già a meno, il problema quindi non sussiste.
  • Un alimentatore con 4-5 porte USB, tipo questo
  • Cavi e cavetti per la ricarica di cellulari e simili – due per tipo, che non si sa mai, verificate di avere tutti i connettori di cui avrete necessità (lightning, mini USB, micro USB, USB-C, …)
  • Almeno un battery-pack, se ha 2-3 uscite USB è sicuramente più comodo, come questo

Fotografia

  • Macchina fotografica – indispensabile.
  • Almeno 2 batterie di scorta – capita sempre che la batteria ci lasci sul più bello
  • Carica batterie – per ovvi motivi
  • Una scheda di memoria di scorta – che se la prima si riempie non è sempre così immediato trovarne un’altra
  • Un sistema di backup per le foto (PC portatile o HD esterno che si colleghi direttamente alla macchina fotografica) – se vi rubano la macchina fotografica a metà viaggio, o se vi cade da un ponte o altre disgrazie simili, se non avete fatto il backup delle foto avete perso anche loro.
  • Un posto dove tenerla che sia impermeabile – fanno un sacco di borse e zaini con la fodera impermeabile in caso di pioggia

Telefonia

  • Lo smartphone – ovviamente
  • Due cavi di ricarica – in vacanza ci si deve portare mille cose, tutte in tasca, è facile che un cavetto si rovini o si perda.
  • Un condom-USB – evita che una presa USB sconosciuta possa avere accesso fisico al telefono per rubare dati o installare un malware.
  • La consapevolezza delle tariffe telefoniche e di Internet in roaming in base al Paese da visitare – prima di decollare disattivate il roaming e la rete dati, così per sicurezza
  • Una saponetta WiFi dentro cui mettere una SIM del posto – è il modo migliore per avere Internet ad un costo ragionevole, l’ho fatto in Gran Bretagna, Madagascar, Danimarca. Ormai le SIM dati per i turisti si trovano facilmente. Preferisco la saponetta piuttosto che cambiare la SIM del telefono perché così resta attivo il numero di telefono che tutti conoscono e gli account delle app di messaggistica che fanno riferimento al numero stesso.
  • Un battery-pack aggiuntivo per la saponetta WiFi – se la tenete sempre accesa, ricordate il cavo di ricarica
  • Un’app per fare la VPN dal telefono e/o dal PC – Le reti WiFi libere sono sempre più diffuse, ma quelle senza password non proteggono il traffico che generate con lo smartphone, insomma, tenere le cose che fate non alla luce del sole è meglio (non è bello se vi rubano gli accessi della banca mentre usate l’app per vedere l’estratto conto). Io uso questa che va benissimo, è facile e ha un costo assolutamente accettabile. Informatevi prima se nel paese dove andate l’utilizzo delle VPN sia permesso dalle leggi vigenti.

Muoversi (un po’ di app da tenere con sé)

  • Google Maps è indispensabile, potete crearvi le Vs mappe con le cose da visitare facilmente a casa per poi averle sul telefono. In molti paesi vi calcola anche i percorsi con i mezzi pubblici, c’è anche l’opportunità di scaricare in offline intere aree.
  • TripAdvisor può tornare molto utile per la ricerca dei posti dove andare a mangiare.
  • Se volete memorizzare tutti i percorsi fatti, un’app che memorizzi le posizioni GPS da importare su Google maps una volta tornati a casa è indispensabile – ricordate che consuma un sacco di batteria, è bene avere un dispositivo dedicato, come un vecchio cellulare. Ci sono software che assegnano le coordinate alle fotografie fatte con dispositivi senza antenna GPS in automatico in base al tracciato memorizzato.

Tutto pronto? Mettete l’indispensabile nel bagaglio a mano

  • Macchina foto
  • battery pack
  • Adattatore di presa elettrica
  • caricatore USB
  • cavetti

e buona vacanza!

Il rispetto delle regole

Qualche giorno fa il nuovo Sindaco di Torino (che è figlia di un movimento politico che non mi piace, che sta facendo un sacco di cose che non condivido alla città e che non voterei mai) ha detto una cosa furba: la malasosta va combattuta (spero che La Stampa non tolga il video). Lo ha detto in termini molto semplici e condivisibili da tutti: se parcheggi male intralci il trasporto pubblico e ritardi lo spostamento di centinaia di persone, se parcheggi male manchi di rispetto a chi parcheggia lontano o aspetta per parcheggiare bene; guardate tutto il video. Le regole ci sono e devono essere rispettate, come dovrebbe essere garantita la certezza della pena. Poco dopo leggo sulla pagina satirica (ma non troppo) FB Chiara Appendino che fa cose questo post:

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e penso che la gente abbia capito davvero poco. La città è fatta in un certo modo, creare parcheggi costa caro e sopratutto non si fa con la bacchetta magica in una giornata, quindi ci si deve adeguare. A San Salvario la soluzione l’hanno trovata: metà della zona di sosta è dedicata ai residenti, il resto ai clienti dei locali. C’è comunque un flusso di auto molto elevato, quindi:

  • Arrivi con adeguato anticipo
  • Parcheggi più lontano (quattro passi non hanno mai fatto male a nessuno)
  • Ti muovi con il servizio pubblico (prendere un taxi in 3 e dividere la tariffa della corsa costa meno che dividersi la multa)
  • Non ci vai

Fossi io al suo posto sarei ancora più cattivo. Spendere i soldi della multa è alla portata di tutti, rientra nel conto finale della serata, se invece, alla terza volta che ti beccano, ti bloccano l’auto in un deposito per 5gg il “disguido” inizierebbe ad essere davvero pesante (divieto di sosta, rimozione, deposito, mancanza di auto per andare a lavorare). Per la sosta su posto per disabili o intralcio del traffico/mezzi pubblici io non aspetterei neanche la terza volta, senza auto per 5gg, sicuro che non lo rifai.

E se abito in una zona dove di parcheggio ce n’è poco? Bel problema, concordo. La macchina è una spesa e lo è anche il suo ricovero, io ho un box, per il quale pago un affitto mensile. Quando ho cercato casa l’ho cercata anche valutando la possibilità di parcheggio, quando vivevo in una zona con poco parcheggio e senza box, dopo 30 minuti di giri andavo a parcheggiare a 15 minuti a piedi. Le soluzioni ci sono, anche se non si può rinunciare all’auto (nel mio contratto di lavoro devo essere automunito, pena la possibile perdita del lavoro).

Questa cosa a Torino dovrebbe essere fatta anche sul passaggio con il rosso agli incroci, altra piaga estesa, pericolosa e tollerata.

Nelle grandi città c’è traffico, c’è poco parcheggio, ci sono troppe auto e c’è inquinamento, se non piace si può sempre cercare casa fuori, ci sono i soliti pro e contro da valutare.

 

 

Oggi ci sposiamo!

Un anno fa, al Castello di Tintagel (UK), quando mi disse di , questo giorno ci sembrava così lontano, “abbiamo un sacco di tempo per preparare tutto” dicevamo, con gli occhi che brillavano, su questa scogliera maestosa sull’oceano.

Vale e Fra a Tintagel
Un anno fa a Tintagel

Un anno di preparativi è volato ed eccoci qui, marito e moglie, pronti ad affrontare la nostra vita insieme!

(La bellissima foto degli anelli è di Valentina, mia moglie)

Satispay

Premessa: questo non è un articolo sponsorizzato, solo il link al termine, se lo usate per registrarvi, mi regala 5€.

Ho installato Satispay appena uscito, mi pare due anni fa, perché tra tutte le startup di trasferimento di denaro mi pareva la più promettente (tutto merito dell’ascolto del podcast di 2024). Odio girare e usare il contante, fosse per me pagherei sempre con il bancomat, anche il caffè al bar, ma gli attuali sistemi elettronici hanno commissioni troppo elevate per rendere questa cosa vantaggiosa per i negozianti.

Come funziona Satispay?

Facilissimo: si installa, si sceglie un PIN e si fornisce loro l’IBAN, questo li autorizzerà a creare un RID sul vostro conto (come una bolletta, per capirci) per prelevare e depositare denaro. A questo punto si deve scegliere un budget settimanale che può essere usato per fare acquisti, la prima volta l’importo viene prelevato dal conto e reso disponibile nell’app, così si può spendere. Essendo un movimento di tipo SEPA non è istantaneo come una carta di credito, ma dopo un po’ di utilizzo questo ritardo non si patisce, a patto di avere un budget adeguato alle spese.

Ogni settimana il budget verrà ripristinato al valore scelto, visto che si possono anche ricevere soldi dagli altri, il ripristino potrebbe anche essere un bonifico sul conto.

Sì, se i vostri amici hanno l’app potete trasferire denaro tra di voi istantaneamente e senza costi, come quando si va a cena insieme “io ho 50€, io posso darti 3€ in moneta, a me serve il resto di 42 centesimi, …”, insomma una comodità al di là dell’immaginabile.

Ogni trasferimento tra amici è gratuito, il pagamento nei negozi convenzionati è gratuito, le attività SEPA sul conto corrente bancario sono gratuite, a meno che non abbiate una banca particolarmente antipatica. L’unica persona coinvolta nelle transazioni che deve sostenere un costo è il negoziante, ma solo per importi superiori ad una certa cifra, mi pare 10 o 20€, quindi se pagate un caffè lui non avrà commissioni e accetterà il pagamento senza problemi.

Il problema iniziale erano i negozi convenzionati: nessuno o quasi. Il mio budget di 20€ è rimasto lì fermo per un sacco di mesi, poi, finalmente, Satispay ha iniziato a fare una campagna pubblicitaria molto importante (ho sentito che ha ricevuto un cospicuo investimento) convenzionando un sacco di negozi, adesso lo uso più spesso con grande soddisfazione.

L’utilizzo dell’app è rapido ed intuitivo, la transazione avviene in meno di un secondo, ovviamente dovete avere connessione dati sullo smartphone per poter inviare denaro. Trasferire denaro in questo modo batte in velocità qualunque altro metodo, carte o contanti, che prevedono l’estrazione del portafogli dalla tasca e la ricerca della scheda o del denaro, aspettando il resto (e i maledetti centesimini). Siamo andati a “C’è Fermento” a Saluzzo qualche settimana fa e non abbiamo neanche fatto coda per entrare, c’era la corsia dedicata.

E’ gratis, se lo attivate vi regalano 5€ (4 caffè, non male, direi) e potete farlo da questo link

Fotografare le Frecce Tricolori

Domenica prossima (03/07/2016) alle 18 ci sarà l’esibizione delle Frecce Tricolori sui cieli di Torino, da quel che ho visto ieri nelle prove, lo spazio usato per le loro splendide esibizioni è vasto, quindi saranno visibili da gran parte della città. Se volete fare qualche foto, questi sono i miei consigli da fotografo assolutamente NON professionista.
  • con la reflex è meglio
  • procuratevi una scheda di memoria capiente, veloce e vuota (farete tante tante foto)
  • batterie cariche (più di una è meglio)
  • usate un obiettivo sufficientemente lungo (da 200mm in su, volano molto alte, io uso un 120-400 che mi permette di fare buone foto anche quando si avvicinano)
  • regolate l’ISO in automatico (se c’è il sole starà stabile a 100, se è nuvolo sarà alto, ma meglio una foto un po’ sgranata che mossa)
  • impostate la macchina a priorità di tempi con lo scatto a 1/1000 (volano, non è una natura morta)
  • abilitate la modalità raffica veloce (in una raffica di 20-30 scatti troverete sicuramente la foto giusta)
  • impostate le foto in JPG e non in RAW (ne farete tante, il JPG occupa meno e potete fare raffiche più lunghe senza sovraccaricare la macchina e avere rallentamenti dovuti alla scrittura sulla scheda)
  • impostate l’autofocus in modalità continua sul singolo punto centrale (mette continuamente a fuoco quello che sta guardando, così non perdete quel mezzo secondo che vi farà perdere la scena
Non resta che puntare i velivoli, quando la scena vi piace, via con la raffica!
Nota 1: fate qualche prova prima, giusto per non arrivare a fine esibizione e cestinare 1500 scatti
Nota 2: alcune esibizioni sono belle da vedere senza un obiettivo davanti (la caduta libera dopo lo stallo, il volo sconclusionato rasoterra, il cuore con l’aereo che passa in mezzo, …), ogni tanto lasciate la macchina ferma e godetevi lo spettacolo

Perché usare l’autenticazione a due fattori

Internet è un posto pericoloso, l’autenticazione a due fattori forse lo rende meno user friendly, ma aumenta tantissimo la sicurezza. Cercherò di essere breve e semplice, convincendovi ad utilizzarla per più servizi possibili su Internet.

processo autenticazione a due fattori

Partiamo dall’inizio.

Leggi tutto “Perché usare l’autenticazione a due fattori”

Il mio programma elettorale

No, non voglio entrare in politica, la cosa mi farebbe parecchio ribrezzo, visto quel che sento di quell’ambiente. Però vivo in uno Stato dove le leggi non sono proprio a tutela del cittadino e sicuramente non aiutano a vivere in modo semplice.

Ecco, in un ipotetico mondo dove io potrei candidarmi, questo sarebbe il mio programma a grandi linee; sicuramente non coprirebbe tutte le necessità nella nostra Italia, ma magari ci farebbe vivere un po’ meglio.

Leggi tutto “Il mio programma elettorale”

Come proteggersi da TeslaCrypt e ransomware vario

Un post di poche (vabbè, ci speravo, dai) parole e tanti contenuti. Lo faccio per voi, poi non ditemi che non vi avevo avvisato. Vi spiego come proteggersi da TeslaCrypt e ransomware vario, che stanno arrivando a ondate in tutte le mail.

Vi arrivano queste mail che sono scritte bene e all’apparenza arrivano da mittenti conosciuti (Enel, vostri amici, corrieri,…), dentro c’è un allegato Office. Nell’allegato Office c’è una macro che scarica un malware che si attiva e passa in rassegna tutti i file del vostro PC (e se ce li avete, della rete, del NAS e dei dischi USB collegati). Prende ogni singolo file, lo cripta e vi impedisce l’accesso. Poi lascia un messaggio in varie copie in ogni cartella dove, banalmente, c’è scritto “se vuoi riavere i tuoi file devi pagare”. Ed è vero, non c’è molto da fare. Avete un backup o pagate (oppure, ovviamente, perdete tutti i dati).

Quindi torniamo indietro nel tempo, prima dell’arrivo di questa mail. Ecco cosa dovete fare, in pochi e semplici passi.

Compratevi un disco esterno sufficientemente capiente. Spendete 100€, se serve. I vostri dati valgono più di 100€, non ho dubbi. Non potete tornare a fare la foto a New York dieci anni fa quando vostro figlio nel passeggino stava divorando un hot-dog preso al carretto per la strada.

Cercate un programma che faccia il backup di tutti i vostri dati, ce ne sono un’infinità, anche gratuiti. Fate anche il backup dentro alle cartelle di Google Drive, Dropbox e simili, che doverli recuperare a mano singolarmente diventa lunga davvero..

Collegate il disco e fate il backup, al termine staccate il disco e mettetelo in un cassetto. Ho detto staccate, quel disco non va lasciato collegato al PC.

Adesso impostate un allarme sul vostro smartphone o scrivetevi sull’agenda “tutti i lunedì sera attacca il disco e fai il backup, poi staccalo”. Ripetete tutte le settimane dell’anno e tutti gli anni. Durante il backup non scaricate mail e non aprite allegati strani.

Ogni tanto, ad esempio una volta al mese, prendete il disco e provate a recuperare un po’ di file, perché un backup ben fatto è un backup dal quale si recuperano i dati.

Ogni 3 anni cambiate il disco.

E se vi accorgete di aver preso il virus? Anche qui decisi e senza paura:

  • Staccate subito la corrente al PC, lo avete perso. Spegnerlo subito permette di salvare i file della rete
  • Verificate, con un altro PC, che i dati sul NAS o sui dischi esterni siano salvi
  • Formattate il PC e rimettete i dati dal backup. Se non sapete come fare chiamate il vostro tecnico di fiducia.

Ad occhio le seguenti categorie dovrebbero essere salve (ma mai dire mai, occhi aperti sempre):

  • Computer con MacOS
  • Computer con Linux
  • Computer con le macro di Office disattivate

Internet è una giungla ed è pericolosa, a volte stare attenti non basta, quindi bisogna essere preparati.

Guidare nel Regno Unito

In questo settembre sono andato in vacanza in Inghilterra e lì ho noleggiato un’auto per poter scorrazzare un po’ per la Cornovaglia. Mai guidato “al contrario”, mi sono trovato in po’ in difficoltà su alcune cose, che riassumo qui, così almeno se vi dovesse capitare di dover guidare da quelle parti siete già informati.

In macchina si sale dall’altra parte, il cambio lo avete alla mano sinistra e potete tirare fuori dal finestrino il gomito di destra, fin qui mi pare tutto abbastanza chiaro. Ma non è tutto.

Il cambio non è speculare, quindi la prima sarà sempre in alto a sinistra (sì, se potete permettervi un’auto con il cambio automatico è tutto più facile) i pedali anche, frizione a sinistra, acceleratore e freno a destra.

Le prime 20, 25 volte che entrerete in auto cercherete la cintura di sicurezza voltandovi a sinistra. No, è dall’altra parte, dovete voltarvi a sinistra per guardare dietro mentre fate retromarcia. Per la retro io non mi giro e uso gli specchietti (retaggio della guida dell’ambulanza), quello centrale è a alla vostra sinistra, non continuate a fissare il montante della portiera! Ultima cosa sulla posizione: l’auto non finisce subito alla vostra sinistra, quindi attenzione alle dimensioni esterne (ho battuto almeno 15 volte sui marciapiedi a sinistra)

In strada dovete stare a sinistra, sempre. E’ dura, davvero. Soprattutto nelle strade a doppio senso dove ogni volta che incrociate qualcuno vi viene un colpo al cuore “oddio, è in contromano!”. Questa cosa non l’ho superata.

Credevo che la difficoltà fosse prendere le rotonde al contrario, invece il vero problema è che dovete sapere a quale uscita la dovrete lasciare, in base a questo si deve prendere la corretta corsia prima dell’imbocco, mettere la freccia a SX se uscite alla prima e a DX se uscite alle successive, inoltre c’è da seguire la segnaletica orizzontale che vi porterà all’uscita giusta nel modo corretto. Pare una follia, ma tutti rispettano questa cosa e funzionano alla grande. Meno male che funzionano, se da noi le rotonde sono tante, lì sono molte di più, ogni uscita di una strada statale è una rotonda, non so quante ne ho fatte in 2500Km

L’immissione da una strada ad un’altra è una di quelle cose da cardiopalma. Vi avvicinate, guardate a sinistra, non arriva nessuno, vi sporgete ed ecco che invece qualcuno arriva, ma da destra. Non fatelo, anche in questo caso è tutto al contrario. Sulle rampe in autostrada è molto più semplice, senza ombra di dubbio.

Le distanze sono espresse in Miglia ed in Yarde, ma attenzione che 1 miglio equivale a 1760 yarde, evitate di fare i conti, non lo fanno neanche loro, usano i quarti di miglio. La velocità è espressa quindi in Miglia all’ora, anche sul tachimetro della macchina, Andare a 130 è male (209Km/h) e rischiate grosso. Ci sono autovelx ovunque, quasi da ansia. Quando arrivate in prossimità di un cartello di limite 30 fate in modo di essere a quella velocità quando lo superate. la multa è di un migliaio di Sterline, non ne vale la pena. Se non ci sono i limiti indicati, sulle strade ad una corsia per senso di marcia si viaggia a 60Mph e in quelle a doppia corsia (normali o autostrade, con o senza corsia di emergenza o spartitraffico) a 70Mph. Se trovate dei tratteggi perpendicolari al senso di marcia in centro alla corsia, come se fosse un metro, state passando sotto l’occhio di un autovelox.

Il guidatore inglese, in media, è tranquillo e non ha moti di aggressività o attacchi di clackson acuti, è il caso di adeguarsi, così magari tornando sarete un po’ più pacati alla guida. Con me ha funzionato.

In molti parcheggi a pagamento è richiesto il “registration number”, che non è altro che la targa dell’auto (per me non è stato immediato capirlo), attenzione che le targhe delle auto sono composte da 2 lettere, 2 numeri e poi 3 caratteri finali che possono essere lettere e numeri, la stanghetta verticale è sempre un 1 (per ‘sta cosa mi sa che ho preso una multa). Lo fanno per evitare il prestito dei tagliandi di parcheggio.

Parcometro

La dimensione delle strade è identificata dalla lettera che ne precede il numero identificativo. M è l’autostrada, A le strade principali, B quelle locali. Le B potrebbero essere molto strette, quasi da film dell’orrore. Il GPS che usavamo noi (Here, che ha la gran comodità di scaricare le mappe per una guida offline ed è gratuito) ci ha fatto fare le strade più strette della Cornovaglia con alti muri/siepi ai lati e le piante che toccano il veicolo su entrambe le fiancate, strada a doppio senso. I panorami non sono contemplati nella viabilità della Cornovaglia

In autostrada non c’è pedaggio, quindi per le aree di sosta si esce, si affronta un’immensa rotonda dotata di semafori e si accede all’area di sosta, unica per entrambi i sensi di marcia. Si paga il parcheggio se ci si ferma per più di 2h. L’area di sosta è grande come un nostro centro commerciale, potreste quindi perdere più tempo del dovuto, attenzione.

Nei paesi la sosta è permessa a bordo strada (dove manca una doppia striscia gialla continua), ma visto che la larghezza delle strade è quella giusta per 2 auto, se ci sono auto parcheggiate la strada diventa a senso unico alternato. Ho incrociato altre auto, bus e trattori. La fretta non fa parte dell’automobilista inglese. Ci sono anche i dossi per farti rallentare, quasi come se ce ne fosse bisogno. In certi paesi non c’è il dosso, ma la strada viene stretta al punto da doversi fermare per dare la precedenza a chi esce dal paese stesso. Poi c’è il cartello “grazie per aver guidato con attenzione”, quasi come presa in giro.

Il parcheggio lato strada che occupa la corsia e il dosso più antipatico al mondo
Il parcheggio lato strada che occupa la corsia e il dosso più antipatico al mondo

Potreste trovare i cartelli con il pericolo di attraversamento carri armati, per fortuna nessun carro armato ci è passato davanti o ci ha fatto i fari.

Per concludere, guidare nel Regno Unito, con questa “piccola” differenza del lato sbagliato, mette in difficoltà le prime ore, poi è assolutamente affrontabile, ma sempre con grande attenzione, che sbagliare il lato, in un momento di distrazione, magari di notte, è fin troppo facile.

Torno dall’Inghilterra, dopo aver guidato una tamarrissima Vauxall (Opel) Corsa verde acido con i cerchi lucidi neri, dotata di display da 7”, bluetooth, DAB, cruise control e limitatore di velocità massima. Voglio anche io una macchina così. Ci stavano le nostre due valigie nel baule senza che si vedessero. Nella mia 500 non ci sta neanche la spesa.

Vauxall Corsa

L’angolo TV

L’altro giorno (anzi, notte) mi sono trovato a dover mettere mano agli impianti (se così si possono definire, dietro al televisore a casa, tra le parolacce e la polvere accumulata ho fatto una riflessione che, nel caso dovessi mai avere una casa mia, applicherei all’angolo TV.

Fino ad un po’ di anni fa l’angolo della televisione era semplice. Un televisore, un lettore di DVD. Quindi 2 prese di corrente e una per l’antenna.

Oggi non è più così e chi progetta gli impianti delle case dovrebbe avere un po’ più di riguardo di questo angolo ad alto contenuto tecnologico. Tra amici e parenti, l’angolo della TV adesso contiene qualche dispositivo in più.

  1. TV smart
  2. Lettore BluRay smart
  3. Almeno una console
  4. Amplificatore
  5. Impianto audio o sound bar
  6. Decoder satellitare
  7. Router ADSL o switch

Fatti un po’ di conti servono un po’ di prese, alcune di queste con interruttore remoto in ottica di risparmio energetico.

Prese della corrente:

  1. TV
  2. BluRay
  3. Console 1
  4. Console 2
  5. Amplificatore audio/soundbar
  6. Decoder satellitare
  7. Dispositivo di rete

Prese di rete dati

  1. TV
  2. BluRay
  3. Console 1
  4. Console 2
  5. Decoder satellitare

Adesso, signori progettisti, volete fare un impianto fatto per bene, magari sezionato con un bell’interruttore differenziale con prese di corrente (almeno 10) e prese di rete (almeno 6) sufficienti?

Se invece dovete fare i lavori a casa, chiedete questa cosa al vostro elettricista. Forse sarà una spesa un po’ più alta, ma ne guadagnerete in sicurezza, pulizia, ordine e operatività.

A casa mia, uno stabile del 2006, ho la presa del telefono, l’antenna terrestre, l’antenna satellitare e UNA SOLA presa elettrica.

Oggi è il SysAdmin Day

Aiuto! Ti sei perso una delle famose giornate-di-qualcosa! Ma di che cosa?

il SysAdmin Day è il giorno di chi è invisibile tutto l’anno, tranne quando qualcosa non funziona e pertanto lo inviti a correre per sistemare il tuo problema. Come se quando tutto funziona lui non esistesse.

Oggi è la giornata degli amministratori di sistema, quelle persone che lavorano nell’ombra (degli armadi di rete), nella polvere (sotto ai tavoli o sotto il pavimento galleggante), al gelo (in sala server), di notte (per far sì che tutto funzioni il giorno successivo) e di cui quasi nessuno ricorda l’esistenza.

Se lavori in una azienda e riesci a lavorare senza problemi tecnici (il tuo PC si accende, il server ti fornisce i file, navighi su Internet, la rete senza fili è attiva e funziona) il merito è dell’amministratore di sistema che controlla e interviene in anticipo prima che il problema tecnico si presenti. O se il problema arriva, quando tu te ne accorgi lui è già lì che ci sta lavorando.

Oggi è la mia festa.

Buon lavoro!

Salone auto all’aperto Parco Valentino

Erano anni che a Torino non si vedeva un evento dedicato all’automobile che non fosse il lancio della FIAT 500 del 2007, il Salone dell’Auto lo abbiamo perso molti anni fa (ricordo ancora il giro sulla pista del lingotto quando andavo alle scuole superiori) e così dopo tante parole, quest’anno è arrivato Paco Valentino, il salone dell’auto all’aperto nell’omonimo parco e una specie di Gran Premio cittadino che è più che altro una sfilata di belle auto per la città. In calce a questo articolo trovate una piccola selezione delle centinaia di foto che ho fatto in questi giorni. Prima di vederle però vi tedio con qualche mio commento sulla manifestazione (se vi annoiate le foto sono proprio qui sotto, eh?)

Ottima l’idea, bellissima la location e la presentazione di tutte le auto (non troppe, la giusta quantità per ogni marchio che ha partecipato) su piedistalli con il trespolo che elenca le caratteristiche tecniche. La maggior parte delle auto davvero belle si guarda, ma non si tocca, assolutamente accettabile. Alcune auto sono state piazzate con il logo sul mozzo del cerchio in modo che fosse in orizzontale rispetto al terreno, piccola attenzione ma assolutamente di stile.

L’ingresso al salone era gratuito, altra scelta azzeccata (anche se in effetti metterlo a pagamento in un parco che ha mille ingressi sarebbe stato impossibile).

Insomma, davvero un bel progetto che secondo me è riuscito alla grande.

Ma. Sì, c’è qualche “ma” che mi ha lasciato un po’ deluso.

Pioveva, (quasi tutti) gli stand erano coperti da teli bianchi che facevano da tetto, non impermeabile. Così appena ha iniziato a piovere tutti i prototipi sono stati coperti e così anche le auto più belle. C’è qualcosa di geniale nel prevedere un salone dove si possono guardare le auto in un parco che però se piove vengono coperte. Le auto sono belle anche bagnate, anzi, a volte sono anche più fotogeniche. L’ingresso era gratis, ma magari c’è gente che in settimana ha preso permesso per andare a vederle senza folla e ha perso l’occasione. Non ho visto un prototipo su base Alfa Romeo e la Ferrari FXX K per questo motivo.

Il salone è dell’auto, non delle figone scosciate con le tette di fuori. Abbiate pazienza. Se vado al salone dell’auto voglio vedere le auto e magari fare qualche foto, in quel momento delle modelle mi interessa davvero poco, soprattutto se sono davanti all’auto e non riesco a fare la foto a figura intera (della macchina). Se voglio vedere le modelle ci sono altri luoghi e momenti più specifici. Va anche detto che quando sono andato io le modelle erano lì per attirare l’attenzione sulle auto meno belle, a mio parere.

Ok, la smetto, ecco qualche foto

Car sharing e auto di proprietà

A Torino sono arrivati i servizi di car sharing Enjoy e Car2go. Mi è venuto il pensiero di capire, soldi alla mano, a spanne, se davvero conviene vendere l’auto e utilizzare questi servizi. Tutto compreso.

La prima nota importante è che si deve vivere e lavorare all’interno del perimetro entro il quale si può lasciare l’auto, farò quindi un esempio di una persona che usa la macchina secondo questo criterio in Torino:

  • Va a lavorare 5gg a settimana in zona blu
  • Percorre 7Km in città e la durata media del percorso (A/R) è 22 minuti
  • Prende l’auto 4 volte nel fine settimana e percorre 30Km stando in auto circa 1h
  • Ha una vettura di piccola taglia, la compra nuova e la cambia ogni 4 anni (primo caso) o ogni 10 (secondo caso)

Esercizio numero 1: auto di proprietà nuova cambiata ogni 4 anni

  • Prezzo di acquisto: 12.000€
  • Bollo annuale: 120€
  • Assicurazione Annuale: 400€
  • Manutenzione annuale: 250€
  • Manutenzione straordinaria in 4 anni: 500€
  • Prezzo di rivendita dopo 4 anni: 6.000€

Totale per il solo possesso dell’auto: 14.080€ (pari a 3.520€/anno), adesso vediamo le spese di mobilità

  • Km percorsi durante un anno lavorativo: 1680
  • Km percorsi per i fine settimana: 1560
  • Ammettendo un consumo di 12Km/litro e la benzina a 1,65€/litro la spesa della benzina sarebbe di 445,50€/anno, 1782€ nei 4 anni.
  • Abbonamento alla zona blu per i 4 anni (102€/mese per 44 mesi): 4.488€

Il totale per movimentarla è pari a 6.270€ (pari a 1.568€/anno)

A conti fatti, tenere l’auto e usarla costa un totale di 20.350€ (5.088€/anno) o 15.682€ se non si deve parcheggiare in zona blu (3.921€/anno).

Adesso passiamo al noleggio con Car2go, che di listino costa 0,29€/minuto di utilizzo (tutto compreso)

  • Tempo in macchina per andare a tornare dal lavoro: 21.120 minuti
  • Tempo in macchina per girare nei fine settimana: 12,480 minuti
  • Tempo totale in auto: 33.600 minuti (560 ore)
  • A 0,29€ al minuto il totale è di 9.744€ (2.436€/anno)

In questo caso, in ogni anno di utilizzo si risparmiano 1.485€/anno senza abbonamento in zona blu e 2.652€/anno se si usa la zona blu in abbonamento

Esercizio numero 2: auto di proprietà nuova cambiata dopo 10 anni

  • Prezzo di acquisto: 12.000€
  • Bollo annuale: 120€ (1200 in totale)
  • Assicurazione Annuale: 400€ (4000 in totale)
  • Manutenzione annuale: 250€ (2500 in totale)
  • Manutenzione straordinaria in 10 anni: 3000€ (più invecchia più si rompre)
  • Prezzo di rivendita dopo 10 anni: 0€

Totale per il solo possesso dell’auto: 22.700€ (2.270€/anno), adesso vediamo le spese di mobilità

  • Km percorsi durante un anno lavorativo: 1680
  • Km percorsi per i fine settimana: 1560
  • Ammettendo un consumo di 12Km/litro e la benzina a 1,65€/litro la spesa della benzina sarebbe di 445,50€/anno, 4.455€ nei 10 anni.
  • Abbonamento alla zona blu per i 10 anni (102€/mese per 110 mesi): 11.220€

Il totale per movimentarla è pari a 15.675€ (1.568€/anno)

A conti fatti, tenere l’auto e usarla costa un totale di 38.375€ (3.838€/anno) o 27.155€ (2.716€/anno) se non si deve parcheggiare in zona blu.

Torniamo al noleggio con Car2go, che di listino costa 0,29€/minuto di utilizzo (tutto compreso)

  • Tempo in macchina per andare a tornare dal lavoro: 52.800 minuti
  • Tempo in macchina per girare nei fine settimana: 31.200 minuti
  • Tempo totale in auto: 84.000 minuti (1400 ore)
  • A 0,29€ al minuto il totale è di 24.360€ (2.436€/anno, ovviamente)

Con il calcolo per 10 anni il risparmio è di 1.402€/anno se si parcheggia in zona blu e di 280€/anno senza l’abbonamento alla zona a pagamento

Il risparmio è evidente in entrambi i casi (non me lo aspettavo, credevo che con l’auto tenuta per 10 anni il car sharing fosse più caro). Si deve tenere presente che il car sharing ha alcune caratteristiche del servizio che lo portano ad essere un po’ più scomodo dell’auto di proprietà:

  1. L’auto potrebbe trovarsi a più di 10 minuti a piedi da casa la mattina (controllo le due app quotidianamente, è già successo)
  2. Potrebbe non essere disponibile un’auto a portata di passeggiata
  3. E’ assolutamente necessario che punto di partenza e arrivo siano all’interno del perimetro di servizio
  4. Andare a fare la spesa è caro. 10 centesimi al minuto per Enjoy e 29 centesimi al minuto per Car2go (per una spesa di mezz’ora si spendono 3€ nel primo caso e quasi 9 nel secondo)

Però è un modo completamente diverso di usare l’auto in città, più comodo dei mezzi e più ecologico sotto molti punti di vista, sicuramente con meno pensieri.

No ho finito. E se invece prendessi il bus? L’abbonamento a Torino città costa 310€/anno. Ok, adesso riassumo tutto in una tabella più facile!
Risparmio annuale rispetto all’auto di proprietà

 4 anni4 anni con zona blu10 anni10 anni con zona blu
Car Sharing1485€2682€280€1402€
Autobus3611€4788€2406€3528€

Nota finale: avete visto quanto costa tenere un’auto ogni anno? Avevate mai fatto questo conto?

 

Wolkswagen di Lego

Sono tornato bambino e ho fatto una “costruzione” della LEGO. Costruzione tra virgolette perché in effetti è una specie di opera d’arte fatta con i mattoncini LEGO, più di milleduecento.

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Il furgoncino è una replica del classico furgone degli anni ’60, quelli classicamente utilizzati dai figli dei fiori, tipo questo qui:

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Una volta aperta la scatola ecco comparire una decina di sacchetti di plastica e le istruzioni, in due comodi volumi in formato A4 orizzontale, tutti a colori. I sacchetti. Con che regola sono stati messi i pezzi nei sacchetti? Credevo ci fosse una logica nella divisione dei sacchetti, invece se c’era mi è sfuggita. I pezzi piccoli erano in due sacchetti, apparentemente mischiati tra loro in quanto il pezzo piccolo da 1×1 era presente in entrambi, anche se dello stesso colore. Gli altri pezzi invece pare che li abbiano divisi per peso, perché ad esempio il pezzo da 3×1 sottile era insieme al pezzo 2×1 spesso. Bho.

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Per costruirlo tutto ci ho messo circa 12 ore di lavoro, molte delle quali sono volate senza che io me ne accorgessi. Il montaggio non è affatto difficile, essendo tutto guidato, ho solo trovato alcune pecche sul manuale e su alcune scelte di esecuzione del montaggio.

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La qualità dei colori del manuale non è eccelsa e purtroppo questo fa sì che la ricerca di un pezzo grigio possa portare alla pazzia cercando di capre quale delle malefiche tre tonalità si deve utilizzare. Ovviamente il pezzo da usare c’è in tutte le tonalità.

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Altra cosa che non ho trovato molto furba. Se devo fare alcuni assemblati molto simili tra di loro, la cui guida di montaggio occupa più pagine, perché mi dici che ce ne vanno 4 solo al termine della prima? Se me lo avessi detto prima avrei cercato i pezzi a gruppi di quattro, senza diventare matto per quattro volte di fila.

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Perché sì, il tempo passa ma il più grande difetto dei LEGO non cambia. Quando cerchi un pezzo sembra che questo si nasconda per non farsi trovare, mentre se non lo stai cercando eccolo lì, pronto ed in bella vista, magari a nascondere il pezzo che cerchi in quel momento. E’ stato così quando avevo 7 anni e cercavo i pezzi spersi nel mucchio sul tappeto di camera mia ed è stato così anche a 34 anni, con tutti i sacchetti messi in ordine sulla scrivania.

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Per il resto, come potete vedere dalle foto, il pullmino è spettacolare e molto molto dettagliato, dalla cinghia del motore al tavolino con il bicchiere alla t-shirt con la scritta “make LEGO models, not war”

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Adesso è in bella mostra in sala, ogni tanto lo guardo e penso “adesso lo smonto e lo rifaccio”, ma non credo lo farò mai. Piuttosto compro un altra “costruzione” per iniziare da zero.

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La LEGO qualche anno fa era sull’orlo del fallimento, poi si è rilanciata, alla grande. Al prossimo montaggio, magari dei Mindstorm…

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E chi dovete (devo) ringraziare per tutto questo? Lei, che mi ha rubato il cuore e mi ha fatto tornare bambino…