Salone auto all’aperto Parco Valentino

Erano anni che a Torino non si vedeva un evento dedicato all’automobile che non fosse il lancio della FIAT 500 del 2007, il Salone dell’Auto lo abbiamo perso molti anni fa (ricordo ancora il giro sulla pista del lingotto quando andavo alle scuole superiori) e così dopo tante parole, quest’anno è arrivato Paco Valentino, il salone dell’auto all’aperto nell’omonimo parco e una specie di Gran Premio cittadino che è più che altro una sfilata di belle auto per la città. In calce a questo articolo trovate una piccola selezione delle centinaia di foto che ho fatto in questi giorni. Prima di vederle però vi tedio con qualche mio commento sulla manifestazione (se vi annoiate le foto sono proprio qui sotto, eh?)

Ottima l’idea, bellissima la location e la presentazione di tutte le auto (non troppe, la giusta quantità per ogni marchio che ha partecipato) su piedistalli con il trespolo che elenca le caratteristiche tecniche. La maggior parte delle auto davvero belle si guarda, ma non si tocca, assolutamente accettabile. Alcune auto sono state piazzate con il logo sul mozzo del cerchio in modo che fosse in orizzontale rispetto al terreno, piccola attenzione ma assolutamente di stile.

L’ingresso al salone era gratuito, altra scelta azzeccata (anche se in effetti metterlo a pagamento in un parco che ha mille ingressi sarebbe stato impossibile).

Insomma, davvero un bel progetto che secondo me è riuscito alla grande.

Ma. Sì, c’è qualche “ma” che mi ha lasciato un po’ deluso.

Pioveva, (quasi tutti) gli stand erano coperti da teli bianchi che facevano da tetto, non impermeabile. Così appena ha iniziato a piovere tutti i prototipi sono stati coperti e così anche le auto più belle. C’è qualcosa di geniale nel prevedere un salone dove si possono guardare le auto in un parco che però se piove vengono coperte. Le auto sono belle anche bagnate, anzi, a volte sono anche più fotogeniche. L’ingresso era gratis, ma magari c’è gente che in settimana ha preso permesso per andare a vederle senza folla e ha perso l’occasione. Non ho visto un prototipo su base Alfa Romeo e la Ferrari FXX K per questo motivo.

Il salone è dell’auto, non delle figone scosciate con le tette di fuori. Abbiate pazienza. Se vado al salone dell’auto voglio vedere le auto e magari fare qualche foto, in quel momento delle modelle mi interessa davvero poco, soprattutto se sono davanti all’auto e non riesco a fare la foto a figura intera (della macchina). Se voglio vedere le modelle ci sono altri luoghi e momenti più specifici. Va anche detto che quando sono andato io le modelle erano lì per attirare l’attenzione sulle auto meno belle, a mio parere.

Ok, la smetto, ecco qualche foto

Car sharing e auto di proprietà

A Torino sono arrivati i servizi di car sharing Enjoy e Car2go. Mi è venuto il pensiero di capire, soldi alla mano, a spanne, se davvero conviene vendere l’auto e utilizzare questi servizi. Tutto compreso.

La prima nota importante è che si deve vivere e lavorare all’interno del perimetro entro il quale si può lasciare l’auto, farò quindi un esempio di una persona che usa la macchina secondo questo criterio in Torino:

  • Va a lavorare 5gg a settimana in zona blu
  • Percorre 7Km in città e la durata media del percorso (A/R) è 22 minuti
  • Prende l’auto 4 volte nel fine settimana e percorre 30Km stando in auto circa 1h
  • Ha una vettura di piccola taglia, la compra nuova e la cambia ogni 4 anni (primo caso) o ogni 10 (secondo caso)

Esercizio numero 1: auto di proprietà nuova cambiata ogni 4 anni

  • Prezzo di acquisto: 12.000€
  • Bollo annuale: 120€
  • Assicurazione Annuale: 400€
  • Manutenzione annuale: 250€
  • Manutenzione straordinaria in 4 anni: 500€
  • Prezzo di rivendita dopo 4 anni: 6.000€

Totale per il solo possesso dell’auto: 14.080€ (pari a 3.520€/anno), adesso vediamo le spese di mobilità

  • Km percorsi durante un anno lavorativo: 1680
  • Km percorsi per i fine settimana: 1560
  • Ammettendo un consumo di 12Km/litro e la benzina a 1,65€/litro la spesa della benzina sarebbe di 445,50€/anno, 1782€ nei 4 anni.
  • Abbonamento alla zona blu per i 4 anni (102€/mese per 44 mesi): 4.488€

Il totale per movimentarla è pari a 6.270€ (pari a 1.568€/anno)

A conti fatti, tenere l’auto e usarla costa un totale di 20.350€ (5.088€/anno) o 15.682€ se non si deve parcheggiare in zona blu (3.921€/anno).

Adesso passiamo al noleggio con Car2go, che di listino costa 0,29€/minuto di utilizzo (tutto compreso)

  • Tempo in macchina per andare a tornare dal lavoro: 21.120 minuti
  • Tempo in macchina per girare nei fine settimana: 12,480 minuti
  • Tempo totale in auto: 33.600 minuti (560 ore)
  • A 0,29€ al minuto il totale è di 9.744€ (2.436€/anno)

In questo caso, in ogni anno di utilizzo si risparmiano 1.485€/anno senza abbonamento in zona blu e 2.652€/anno se si usa la zona blu in abbonamento

Esercizio numero 2: auto di proprietà nuova cambiata dopo 10 anni

  • Prezzo di acquisto: 12.000€
  • Bollo annuale: 120€ (1200 in totale)
  • Assicurazione Annuale: 400€ (4000 in totale)
  • Manutenzione annuale: 250€ (2500 in totale)
  • Manutenzione straordinaria in 10 anni: 3000€ (più invecchia più si rompre)
  • Prezzo di rivendita dopo 10 anni: 0€

Totale per il solo possesso dell’auto: 22.700€ (2.270€/anno), adesso vediamo le spese di mobilità

  • Km percorsi durante un anno lavorativo: 1680
  • Km percorsi per i fine settimana: 1560
  • Ammettendo un consumo di 12Km/litro e la benzina a 1,65€/litro la spesa della benzina sarebbe di 445,50€/anno, 4.455€ nei 10 anni.
  • Abbonamento alla zona blu per i 10 anni (102€/mese per 110 mesi): 11.220€

Il totale per movimentarla è pari a 15.675€ (1.568€/anno)

A conti fatti, tenere l’auto e usarla costa un totale di 38.375€ (3.838€/anno) o 27.155€ (2.716€/anno) se non si deve parcheggiare in zona blu.

Torniamo al noleggio con Car2go, che di listino costa 0,29€/minuto di utilizzo (tutto compreso)

  • Tempo in macchina per andare a tornare dal lavoro: 52.800 minuti
  • Tempo in macchina per girare nei fine settimana: 31.200 minuti
  • Tempo totale in auto: 84.000 minuti (1400 ore)
  • A 0,29€ al minuto il totale è di 24.360€ (2.436€/anno, ovviamente)

Con il calcolo per 10 anni il risparmio è di 1.402€/anno se si parcheggia in zona blu e di 280€/anno senza l’abbonamento alla zona a pagamento

Il risparmio è evidente in entrambi i casi (non me lo aspettavo, credevo che con l’auto tenuta per 10 anni il car sharing fosse più caro). Si deve tenere presente che il car sharing ha alcune caratteristiche del servizio che lo portano ad essere un po’ più scomodo dell’auto di proprietà:

  1. L’auto potrebbe trovarsi a più di 10 minuti a piedi da casa la mattina (controllo le due app quotidianamente, è già successo)
  2. Potrebbe non essere disponibile un’auto a portata di passeggiata
  3. E’ assolutamente necessario che punto di partenza e arrivo siano all’interno del perimetro di servizio
  4. Andare a fare la spesa è caro. 10 centesimi al minuto per Enjoy e 29 centesimi al minuto per Car2go (per una spesa di mezz’ora si spendono 3€ nel primo caso e quasi 9 nel secondo)

Però è un modo completamente diverso di usare l’auto in città, più comodo dei mezzi e più ecologico sotto molti punti di vista, sicuramente con meno pensieri.

No ho finito. E se invece prendessi il bus? L’abbonamento a Torino città costa 310€/anno. Ok, adesso riassumo tutto in una tabella più facile!
Risparmio annuale rispetto all’auto di proprietà

 4 anni4 anni con zona blu10 anni10 anni con zona blu
Car Sharing1485€2682€280€1402€
Autobus3611€4788€2406€3528€

Nota finale: avete visto quanto costa tenere un’auto ogni anno? Avevate mai fatto questo conto?

 

Wolkswagen di Lego

Sono tornato bambino e ho fatto una “costruzione” della LEGO. Costruzione tra virgolette perché in effetti è una specie di opera d’arte fatta con i mattoncini LEGO, più di milleduecento.

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Il furgoncino è una replica del classico furgone degli anni ’60, quelli classicamente utilizzati dai figli dei fiori, tipo questo qui:

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Una volta aperta la scatola ecco comparire una decina di sacchetti di plastica e le istruzioni, in due comodi volumi in formato A4 orizzontale, tutti a colori. I sacchetti. Con che regola sono stati messi i pezzi nei sacchetti? Credevo ci fosse una logica nella divisione dei sacchetti, invece se c’era mi è sfuggita. I pezzi piccoli erano in due sacchetti, apparentemente mischiati tra loro in quanto il pezzo piccolo da 1×1 era presente in entrambi, anche se dello stesso colore. Gli altri pezzi invece pare che li abbiano divisi per peso, perché ad esempio il pezzo da 3×1 sottile era insieme al pezzo 2×1 spesso. Bho.

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Per costruirlo tutto ci ho messo circa 12 ore di lavoro, molte delle quali sono volate senza che io me ne accorgessi. Il montaggio non è affatto difficile, essendo tutto guidato, ho solo trovato alcune pecche sul manuale e su alcune scelte di esecuzione del montaggio.

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La qualità dei colori del manuale non è eccelsa e purtroppo questo fa sì che la ricerca di un pezzo grigio possa portare alla pazzia cercando di capre quale delle malefiche tre tonalità si deve utilizzare. Ovviamente il pezzo da usare c’è in tutte le tonalità.

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Altra cosa che non ho trovato molto furba. Se devo fare alcuni assemblati molto simili tra di loro, la cui guida di montaggio occupa più pagine, perché mi dici che ce ne vanno 4 solo al termine della prima? Se me lo avessi detto prima avrei cercato i pezzi a gruppi di quattro, senza diventare matto per quattro volte di fila.

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Perché sì, il tempo passa ma il più grande difetto dei LEGO non cambia. Quando cerchi un pezzo sembra che questo si nasconda per non farsi trovare, mentre se non lo stai cercando eccolo lì, pronto ed in bella vista, magari a nascondere il pezzo che cerchi in quel momento. E’ stato così quando avevo 7 anni e cercavo i pezzi spersi nel mucchio sul tappeto di camera mia ed è stato così anche a 34 anni, con tutti i sacchetti messi in ordine sulla scrivania.

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Per il resto, come potete vedere dalle foto, il pullmino è spettacolare e molto molto dettagliato, dalla cinghia del motore al tavolino con il bicchiere alla t-shirt con la scritta “make LEGO models, not war”

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Adesso è in bella mostra in sala, ogni tanto lo guardo e penso “adesso lo smonto e lo rifaccio”, ma non credo lo farò mai. Piuttosto compro un altra “costruzione” per iniziare da zero.

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La LEGO qualche anno fa era sull’orlo del fallimento, poi si è rilanciata, alla grande. Al prossimo montaggio, magari dei Mindstorm…

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E chi dovete (devo) ringraziare per tutto questo? Lei, che mi ha rubato il cuore e mi ha fatto tornare bambino…

Quando abbandonerai casa dei tuoi

Questo post è dedicato a tutti coloro stanno pensando di abbandonare la casa dei genitori per affrontare finalmente la propria vita in autonomia (da soli o con un compagno/a).

La giornata tipica a casa dei tuoi

Sveglia
Colazione
Bagno
Vestiti dall’armadio
Uscita per il lavoro
Lavoro
Rientro a casa
Hobby, cazzeggio, …
Cena
Hobby, cazzeggio, …
A letto
Nanna

Questa la giornata quando sarai a casa tua

Sveglia
Bagno
Svuota la lavastoviglie
Prepara la colazione
Colazione
Metti a lavare le cose della colazione
Vestiti dall’armadio
Prepara sacchetti dell’immondizia da portare giù
Prepara il pasto da portarti in ufficio
Rifai il letto
Lavoro
Pensa alla spesa
Pensa alle cose da fare in casa
Fine lavoro
Spesa
A casa
Sistema la spesa
Sistema i vestiti stesi
Prepara cena e il pranzo per il giorno dopo
Avvia la lavatrice o stira
Dai una sistemata alla casa (pulizie, ordine)
Cena
Sistema tutte le cose della cena
Avvia la lavastoviglie
Stendi i vestiti
Sistema i vestiti stirati
Pensa a cosa devi comprare, cosa ti manca, …
Attimo di relax mentre ti addormenti

Non è un brutto incubo, ma la realtà delle cose. I primi giorni pensi “no, non ce la farò mai”, poi entri nel giro, ti organizzi e riesci anche a trovare il tempo per i tuoi hobby o del sano cazzeggio.

Buona avventura!

Fenomenologia della diva laureanda

Questo articolo è stato scritto a 4 mani, pertanto lo stile è un po’ diverso dal mio solito. Sicuramente tutto di guadagnato per il lettore che si farà copoise risate immedesimandosi negli scrittori che hanno partecipato a questo evento. Grazie alle altre 2 mani!

Diventare dottori comporta, normalmente, la discussione della tesi, tanti complimenti, una pizza con gli amici e la immediata disoccupazione.

Questo non se sei una diva.

La diva tipo vive a ottocentochilometri, in pieno sud ma, se la conosci, pretende ed esige la tua  presenza, comunica però la data e l’ora della discussione della tesi in anticipo solo se le fai richiesta in carta bollata e gliela presenti in ginocchio sui ceci. Fai il biglietto aereo bloccato e congelato, senza possibilità neanche di cambiare la bibita già scelta per il volo e credi di avercela quasi fatta. Invecennò.

La diva ritratta su data e ora del fatto più o meno una volta ogni otto ore, fastidiosa come l’antibiotico. Nonostante tutto non ti è concesso sfancularla perchè la diva è stressata. Puoi pensare un sacco di parolacce, quindi, ma non puoi dirgliele. Però le pensi, non c’è niente da fare.

Nonostante i di lei tentativi di sviarti riesci ad esserci. E devi esserci. Perchè la diva discute la sua tesi solo se l’aula è stracolma di tutti i suoi parenti/amici/conoscenti/

affini/incontratiunavoltainmetro. Si accompagna a colleghe laureande dive, tutte accomunate dalla medesima camminata dell’incredibile hulk grazie all’ausilio di scarpe dagli improbabili tacchi. Perchè la diva ha i tacchi. Ma solo nelle grandi occasioni. Ed è elegante al limite del kitch. Se la diva diventerà infermiera quasi sempre è gnocca (questo pare assodato, verificato e controllato).In attesa di discutere la diva è tesa ma non risparmia i sorrisi pieni di tensione a favore di camera. Le dive imbronciate non esistono. Abbraccia le altre dive, poichè in presenza di una reflex si manifesta il fenomeno dell’aggregazione spontanea.Le dive discutono le loro tesi pronte e preparate, e non cedono neanche davanti alla stronzissima presidente di commissione cui mancano voglia di lavorare, simpatia e capacità di esprimersi correttamente in lingua italiana. Le dive, una volta proclamate dottoresse, piangono, anche se il voto è centodiecisucentodieci per più dell’ottanta percento delle candidate.

Terminata la discussione la diva diventa come il bianconiglio. La devi inseguire e anche se ha i tacchi lei è più veloce di te. Armato di reflex, ovviamente. Tentando di afferrare un bicchiere di spumante e ingurgitando chili di meravigliosi confetti ripieni di cioccolato bianco ma non devi lasciartela sfuggire, pena la decapitazione al grido di TAGLIATEGLILATESTA! degno della migliore regina di cuori. Tentare di schivare la doccia alcolica di qualche altra diva fuoriditesta sarà inutile. Verrai coperto di bollicine e puzzerai come un beone. Reflex compresa. Sempre che si sia salvata. Anche qui le parolacce che ti frullano in testa e si accavallano, ma te le tieni tra i denti insieme ai resti dei confetti.

Le dive sono preparatissime. Quasi infermiere, ma ne sanno a pacchi di numeri e di percentuali e soprattutto sanno riconoscere lontano a due(mila) chilometri un fotografo. Che ovviamente sta fotografando loro. Tutte. Ogni diva vive al centro di un obiettivo e sotto al flash, il tuo. C’era da farsi pagare e diventare ricchi, altrochè.

Alla diva non basta la laurea, la diva vuole la festa. Le dive non si accontentano. Mai. Roba che ad averlo saputo saresti andato a dar da mangiare agli squali, piuttosto. Ti concede due ore scarse per tentare di darti una rinfrescata in un bagno che di fresco non ha nemmeno l’odore posticcio (se non pulisci almeno investi in ambipùr, cacchio!) e per ricomporti in un vestito da persona per bene. Incazzato come una iena ma elegantissimo. Reflex al collo, ovviamente. La musica preferita della diva è il click.

La diva è così diva che, superiore pure a Maometto e alla sua montagna, non va dal parrucchiere: lui la raggiunge a casa. Per la seconda volta in dodici ore. Perchè ristorante e  popolazione residente invitata in blocco non sono sufficienti. Per una festa da vera diva ci vogliono boccoli freschi, truccatrice e vestito firmatissimo, colorato al limite della crisi epilettica, scollacciato al limite della crisi cardiaca degli astanti di sesso maschile.

La diva festeggia al ristorante. Ti assegna pure il posto a tavola perchè solo a lei è dato di decidere. Sala addobbata a festa, segnaposti coi nomi degli invitati e, al fondo, il tavolo d’onore, per se’ e per i suoi parenti. Senza almeno cinquanta invitati la diva non fa nemmeno l’aperitivo, figurarsi una cena.

Fingendo nonchalance la diva organizza fin nei minimi dettagli il suo ingresso da red carpet, con musica di sottofondo, presentatore microfonato e cameriere pronto a porgere i bicchieri per il brindisi con mamma e papà. Perchè la diva è astemia ma non lo da a vedere. Prova ogni possibile posa e profilo, perchè la foto che immortalerà il momento deve essere perfetta.

Tra l’una e l’altra portata la diva passeggia tra i commensali, le pabblicrelescion sono da sempre il suo forte ma essenzialmente lo fa per autocompiacimento, per esporsi, perchè le *devi* dire che è brava e bella, se non altro per togliertela di torno fino al possimo giro di tavoli (e qui capisci che l’alto numero di presenti può essere un vantaggio). Se poi riesci a scansare con agilità anche il gioco della mazza e le altre amenità propinate a forza dallo sciòmen con tanto di microfono scarpebianchennere laccate e parlantina incessante oltre ogni possibile tolleranza allora sei quasi salvo e ti toccherà nutrirti delle sei (SEI) portate previste *solo* ascoltando la musica del pianobar con ragazza cantereccia che, a volume tale da assicurarsi che la sentano anche sulla luna, ti propone l’intero repertorio delle classiche napoletane interavallato solo dal meglio della musica italiana d’antan. La diva sa come farti divertire.

La diva sa anche che le sei (SEI) portate potrebbero appesantirti e si assicura che tu faccia movimento, così con particolare cura organizza a metà serata, e cioè circa all’una di notte, un discoclub a sorpresa nella sala del ristorante. Con le strobo, perchè lei sa che quelle non devono mancare. I must sono il trenino brigittebbardò, uaiemsiei e, per essere veramente in, i gipsiking. Non ti è concesso tirarti indietro, ne’ lamentarsi ne’ dire a oppure ba. Zitto e balla. La diva sta solo badando al tuo benessere. Siile grato.

Acchiappando al volo la pizza fritta di metà pasto, servita in sostituzione dell’ormai obsoleto sorbettoallimone, ti accodi al trenino, la diva in testa, oppure abbracci un angolo buio e cerchi di mimetizzarti con la parete sperando di non essere notato e attendi con fiducia l’arrivo della torta o almeno degli alieni nella speranza che ti rapiscano per utilizzarti come cavia nell’ambito di uno studio sulla solitudine nello spazio.

La luce in fondo al tunnel si palesa sotto forma di rettangolo di zucchero decorato a mano dalla bossadelletorte in persona che con il marscemalloufandant ci ha fatto pure le pillole e il termometro. Neanche il tempo di addentarne una fetta che partirà il giochino lefotodietrolatorta. La diva si baloccherà (è la sua festa e deve divertirsi anche lei, diamine!) cercando ogni possibile combinazione e permutazione di invitati compartecipanti. Un click per ogni combinazione, cinquanta invitati interscambiabili come omini pleimobì e indovina chi è il fotografo?

Considerata l’ora ti chiedi perchè aver prenotato la camera in hotel quando potevi chiedere un cappuccio e brioche dopo la consegna solenne della bomboniera e tornare direttamente in aereoporto. Sbriciolato torni a casa e sai che ci vorranno almeno dieci giorni per riprenderti e per scrivere questo post.

E a margine di tutto questo si insinua il pensiero spaventoso che, in un futuro, prossimo o meno prossimo, la diva potrebbe decidere di sposarsi. Tum tum tum tù. *musicadafilmdelterrore*

 

Tex è rimasto orfano

Non solo Tex è rimasto orfano, ma tutti i personaggi suoi compari e in generale tutto il mondo del fumetto italiano.

Grazie Sergio per averci fatto passare ore in compagnia delle avvenutre disegnate sui tuoi albi…

Costa meno, ma spendi di più

Io a certe cose presto molta più attenzione che ad altre. Una di queste cose è il costo della benzina e la sua resa. Ad ogni pieno resetto il conta km parziale e faccio bene attenzione a come vanno i consumi.
Con la mia 500 1.2 benzina riesco a fare in media circa 550 km con un pieno di 32 litri, per una media di circa 17 km con un litro.
Partendo da questo assunto e dal fatto che la benzina costa cara, cerco sempre di farla al distributore meno caro senza dover fare 20 km per raggiungerlo, vanificando il risparmio sull’acquisto.
L’ultimo pieno l’ho fatto in un distributore di una marca non nota che pubblicizzava di vendere a prezzo di ingrosso: 1,480€/litro contro i 1,540€/litro dei distributori di marca. Ho messo i miei 32 litri (circa, l’auto mi aveva appena detto che avvo meno di 50 km di autonomia) e ho speso circa 47€. L’auto mi da detto che restano meno di 50 km di autonomia poco fa, dopo 420 km. Faccio sempre lo stesso tipo di strade. 130 km in meno. I miei 420 km mi sono costati 0,11€ ciascuno.
Continuando con i numeri, se avessi fatto benzina ad un distributore di marca avrei speso circa 49€, ma avrei fatto molti km in più, arrivando a spendere 0,08€/km.
Io mi sento preso in giro e mi girano. Voi che fate il pieno pensando di spendere meno, provate a fare questo cobto e vi accorgerete che la benzina che mettete è di scarsa qualità, la macchina consuma quindi di più

I corsi di guida sicura

Oggi ho partecipato ad una giornata di corso di guida sicura pagato dalla Regione Piemonte, per autisti di mezzi di soccorso, dalle 9 alle 17.30 nella pista di guida sicura a Susa.

Il commento finale è: esaltante! Il secondo è: deprimente!

Mi spiego meglio. Dopo una mezz’ora di teoria sulla dinamica delle vetture (forze che agiscono sugli pneumatici, video di manovre di emergenza di esempio, …) siamo andati in pista e abbiamo provato di persona sulle ambulanze (purtroppo le peggiori del mio Comitato Locale CRI) le manovre di emergenza che abbiamo visto nel video.

Sbandata: a 35Km/h il veoicolo passa su una pedana che ti fa “scodare”, il tutto su superficie bagnata e a scarsa aderenza: tentare il recupero della sbandata con il controsterzo e successiva (o contesutale) frentata

Frenata in discesa: a 40km/h in discesa su suolo viscido, con ABS: 40m di frenata, fa riflettere

Rotonda, sempre viscida: cercare il sottosterzo aumentando la velocità per poi controllarlo. A 30Km/h l’ambulanza perde aderenza, la curva era come una banale rotonda.

Distanza di sicurezza con frenata sul bagnato. Fa riflettere moltissimo frenare quando l’altra auto (in un’altra corsia) frena e tu virtualmente la distruggi.

Frenata di emergenza con scarto ostacolo a 40Km/h

Perchè esaltante? Perchè mi sono divertito come un matto a tentare di recuperare il mezzo in condizioni critiche (nella massima sicurezza) e ho imparato una serie di cose che conoscevo solo in teoria, altre cose non le sapevo proprio.

Perchè deprimente? Perchè quando esci da una scuola guida con una patente in mano ti hanno insegnato di mettere le mani a 10:10 e non a 9:15 (perché? perchè le prime auto con cui si faceva scuola guida avevano le razze a “V”), perchè non ti hanno mai fatto provare una frenata di emergenza con e senza ABS su asciutto e bagnato, perchè nessuno ti ha mai parlato di comportamento dinamico della vettura e aderenza, perchè la non ti hanno detto “guarda che 50Km/h sono circa 14 metri al secondo” e pensata così la velocità fa più paura, perchè nessuno ti ha detto che se a 50Km/h ti fermi in 20 metri, a 100 (il doppio) di metri ne servono 80 (il quadruplo)

Prima di prendere la patente, tutti dovrebbero passare una giornata di questo tipo (costa 270€, contro 800€ di una scuola guida per il corso completo) per arrivare un po’ più preparati sulla strada. Per questo, per i neo-patentati il corso è gratuito fino a fine anno. Se sei un neo-patentato, potresti averne il tempo, e non ci vai, sei un fesso 🙂

Come far impazzire l’amministratore di rete

E’ semplice, molto semplice:

  • Procuratevi un cavo di rete sufficientemente lungo
  • Cercate due prese di rete libere
  • Collegate i due capi del cavo alle due prese
  • La rete non funzionerà più.
  • Esprimete gli utlimi desideri perchè sarete presto uccisi con una morte lenta e dolorosa dall’amministratore di rete che vi scoprirà. Per beccarvi forse ci vorrà un po’ di tempo, ma state certi che verrete scoperti.

Questo è un modo ironico per dire che “non si gioca con i dannati cavi di rete!!

La stastiera è difettosa

Un utente oggi ha lasciato questo messaggio sul nostro sistema di gestione chiamate:

Bungirn, la tastiera del mi Pc nn ne vule sapere (cme ptete leggere) di scrivere la lettera “. H prvat a tgliere il tast, pulire…ma niente da fare. Ptete fare qualcsa? P.S: nelle mails inviate a clienti/esterni dev fare cpia e inclla per nn apparire analfabeta! Grazie mlte

Credo di aver riso per un quarto d’ora di fila…

Il lavoro del sistemista

Punto Informatico ha pubblicato oggi un articolo un decisamente realistico sul tipo di lavoro svolto da un sistemista. Lo link non perchè penso che il lavoro sia terribile (a me piace, anche se pesante), ma perchè coglie in pieno le attività che ci sarebbero da fare. Non sono superman o Mandrake vestito da Uomo Ragno, come si dice nell’articolo, e non faccio tutte le attività menzionate; però… diciamo che ci ha preso!

Podcast Day 2008

Sono un ascoltatore di podcast, quindi mi sento assolutamente in dovere di partecipare a questo importantissimo evento.

Non ho trovato 5 podcast da recensie, il tempo è sempre poco e seguire tutti questi podcast è impossibile.

Ovviamente la mia fonte è Gunp, ottimo sito realizzato dal Dok con la mia programmazione preferita. Leggi tutto “Podcast Day 2008”

La pista del Lingotto

Chi vive a torino sa bene cosa è il Lingotto (chi non lo sa può seguire il link) e cosa c’è sopra: una “antichissima” pista per le prove delle vetture. La posta è chiusa da un sacco di tempo ed è stato creato un ristorante lì in cima .

Che voglio dire con tutto questo? Solo che per arrivare su alla pista si deve percorrere una spettacolare rampa elicoidale che ho fatto una volta sola, in occasione del Salone dell’Automobile di Torino (vecchi ricordi). Bene, l’altra sera, con la mia Nuova Fiat 500 rossa ho avuto la possibilità di salire fino su in cima! Spettacolo! Eravamo un gruppo di 8 500 (di cui una splendida Abarth)… qualche foto?

Scusate la qualità, non è un granché

Quando i tempi corrono

Stamattina leggevo gli articoli di Punto Informatico, durante la lettura di questo in particolare mi sono messo a pensare (strano che io pensi alle 8 del mattino, ma tant’è)…

Si parla di dischi Blue Ray (usciti non troppo tempo fa) e di protezioni anticopia: “[…] libertà, per gli utenti, di poter riprodurre il film acquistato anche sui vecchi lettori Blu-ray sprovvisti di supporto a BD+[…]“.

Ma è possibile che una persona un po’ impallinata che si compra il lettore BR appena uscito (e ci spende un bel po’ di soldi) e dopo qualche mese si accorge che acquistado film originali (spendendo un altro bel po’ di soldi) non li possa leggere perchè il suo lettore è “già vecchio”?

Nota per il lettore: non ho un lettore BlueRay e non ho neanche mai visto un disco BlueRay, fino ad ora…

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