Perché usare l’autenticazione a due fattori

Internet è un posto pericoloso, l’autenticazione a due fattori forse lo rende meno user friendly, ma aumenta tantissimo la sicurezza. Cercherò di essere breve e semplice, convincendovi ad utilizzarla per più servizi possibili su Internet.

processo autenticazione a due fattori

Partiamo dall’inizio.

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Il mio programma elettorale

No, non voglio entrare in politica, la cosa mi farebbe parecchio ribrezzo, visto quel che sento di quell’ambiente. Però vivo in uno Stato dove le leggi non sono proprio a tutela del cittadino e sicuramente non aiutano a vivere in modo semplice.

Ecco, in un ipotetico mondo dove io potrei candidarmi, questo sarebbe il mio programma a grandi linee; sicuramente non coprirebbe tutte le necessità nella nostra Italia, ma magari ci farebbe vivere un po’ meglio.

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Come proteggersi da TeslaCrypt e ransomware vario

Un post di poche (vabbè, ci speravo, dai) parole e tanti contenuti. Lo faccio per voi, poi non ditemi che non vi avevo avvisato. Vi spiego come proteggersi da TeslaCrypt e ransomware vario, che stanno arrivando a ondate in tutte le mail.

Vi arrivano queste mail che sono scritte bene e all’apparenza arrivano da mittenti conosciuti (Enel, vostri amici, corrieri,…), dentro c’è un allegato Office. Nell’allegato Office c’è una macro che scarica un malware che si attiva e passa in rassegna tutti i file del vostro PC (e se ce li avete, della rete, del NAS e dei dischi USB collegati). Prende ogni singolo file, lo cripta e vi impedisce l’accesso. Poi lascia un messaggio in varie copie in ogni cartella dove, banalmente, c’è scritto “se vuoi riavere i tuoi file devi pagare”. Ed è vero, non c’è molto da fare. Avete un backup o pagate (oppure, ovviamente, perdete tutti i dati).

Quindi torniamo indietro nel tempo, prima dell’arrivo di questa mail. Ecco cosa dovete fare, in pochi e semplici passi.

Compratevi un disco esterno sufficientemente capiente. Spendete 100€, se serve. I vostri dati valgono più di 100€, non ho dubbi. Non potete tornare a fare la foto a New York dieci anni fa quando vostro figlio nel passeggino stava divorando un hot-dog preso al carretto per la strada.

Cercate un programma che faccia il backup di tutti i vostri dati, ce ne sono un’infinità, anche gratuiti. Fate anche il backup dentro alle cartelle di Google Drive, Dropbox e simili, che doverli recuperare a mano singolarmente diventa lunga davvero..

Collegate il disco e fate il backup, al termine staccate il disco e mettetelo in un cassetto. Ho detto staccate, quel disco non va lasciato collegato al PC.

Adesso impostate un allarme sul vostro smartphone o scrivetevi sull’agenda “tutti i lunedì sera attacca il disco e fai il backup, poi staccalo”. Ripetete tutte le settimane dell’anno e tutti gli anni. Durante il backup non scaricate mail e non aprite allegati strani.

Ogni tanto, ad esempio una volta al mese, prendete il disco e provate a recuperare un po’ di file, perché un backup ben fatto è un backup dal quale si recuperano i dati.

Ogni 3 anni cambiate il disco.

E se vi accorgete di aver preso il virus? Anche qui decisi e senza paura:

  • Staccate subito la corrente al PC, lo avete perso. Spegnerlo subito permette di salvare i file della rete
  • Verificate, con un altro PC, che i dati sul NAS o sui dischi esterni siano salvi
  • Formattate il PC e rimettete i dati dal backup. Se non sapete come fare chiamate il vostro tecnico di fiducia.

Ad occhio le seguenti categorie dovrebbero essere salve (ma mai dire mai, occhi aperti sempre):

  • Computer con MacOS
  • Computer con Linux
  • Computer con le macro di Office disattivate

Internet è una giungla ed è pericolosa, a volte stare attenti non basta, quindi bisogna essere preparati.

Videosorveglianza con Raspberry Pi via Telegram

Vi ricordate che qualche tempo fa ho messo su un sistema per la videosorveglianza di casa usando il Raspberry Pi, il programma motion e gestibile da Twitter? Se no, qui potete trovare tutte le informazioni.

Visto che Twitter è una piattaforma che mi è sempre piaciuta appena sopra la sufficienza ho scoperto questa cosa dei bot di Telegram e ho pensato: “perché non cambiare la gestione del sistema?”

Partiamo dall’inizio: cos’è un bot?

Un bot (è il diminutivo di “robot”) è un progamma che, se sollecitato con appositi comandi, compie alcune azioni. La piattaforma di Telegram propone un sistema di bot ben documentato e incredibilmente facile da utilizzare. E, detto tra noi, il fatto che la gestione dei bot sia fatta tramite un bot chiamato TheBotfather la cui icona è questa

The Botfather Telegram

la cosa è ancora più divertente.

Ok, torniamo seri e vediamo come fare il progetto. Per tutta la parte di motion andate a rileggervi i post vecchi, non cambia nulla (soprattutto la prima e seconda parte).

Per creare il bot su Telegram (e poter interagire in un secondo momento) dovete avere un account sulla piattaforma, se non ce l’avete createvelo che è una validissima alternativa gratis e aperta ad Whatsapp. La guida per creare il bot è veramente semplice. Una volta scelto il nome lo create e vi mettete da parte il codice univoco (non va divulgato!) del vostro nuovo amico.

Seguendo le istruzioni della documentazione di Telegram potete assegnare un’icona al vostro amato bot e la lista dei comandi, così da semplificare la gestione del bot e scrivere pochissimo con la tastiera del telefono. Una cosa estremamente comoda dei bot è che possono proporre delle tastiere personalizzate in modo da dare i comandi con un solo tap, con questo nuovo sistema basta un tap per accendere il sistema, spegnerlo o conoscerne lo stato, anche se fa freddo e avete le dita ghiacciate, non è più necessario scrivere strani comandi.

Adesso installate la libreria Python telepot nel vostro sistema, in modo da poter operare con pochissimi comandi e far funzionare come si deve il vostro bot.

Come la volta scorsa, ci sono alcuni file da creare:

  • tvcc.py, il cuore del sistema, con la logica del bot e le funzioni per accendere, spegnere e controllare il sistema (avviato al boot del sistema)
  • avvisa_movimento.py, che vi manda un messaggio quando viene rilevato un movimento (avviato dal sistema motion)
  • invia_foto.py, che vi invia tutte le foto della rilevazione del movimento man mano che vengono generate (avviato dal sistema motion)
  • tvcc.conf, il file di configurazione con tutte le opzioni necessarie per farlo funzionare nel vostro ambiente.

Tutti i sorgenti li trovate nel repository di Github, il codice è abbondantemente commentato in modo che possiate adattarlo in base alle vostre necessità.

Prima di iniziare ricordatevi la lista della spesa:

  • Raspberry Pi Modelli A+, B, B+, B+2 (non va bene lo zero perché non ha il connettore della videocamera)
  • Videocamera IR (per vedere anche al buio)
  • Illuminatore IR (la videocamera non vede al buio, ma vede la luce infrarossa)
  • Una scatola per il Raspberry e la videocamera (inutile dire che deve essere ben ferma, se no tutto il sistema va a pallino)
  • Un alimentatore per il Raspberry
  • Una scheda SD, che senza il Raspberry è inutilizzabile.

Usare un chromebook, si può fare!

Prima di tutto…cosa diavolo è un Chromebook?

Un PC portatile (ci sono anche i desktop, simili al portatile, con monitor e tastiera esterna) con una caratteristica particolare: il sistema operativo è il browser Chrome. Esatto, niente Windows, Linux e Mac OS. Solo ed esclusivamente Chrome (una versione rivisitata)

Chiarita questa cosa importante, qui troverete un po’ di pensieri riguardanti L’Acer CB5-311 da 13” (l’ho avuto in prestito e l’ho usato un po’), mi pareva corretto parlarvene, così magari se stavate pensando di provarne uno potete provare a schiarirvi le idee.

Il “ferro” è esternamente tutto in plastica, sottile e decisamente leggero (poco meno di un kg e mezzo), con una CPU ARM, 22GB di spazio disco utilizzabile su 32 di spazio totale, un display si discreta qualità (buona visibilità laterale, pessima verticale), una tastiera davvero scarsa (il post lo sto scrivendo con questo e ho già imprecato un po’ di volte per la reattività della barra spaziatrice), senza tasti funzione (ci sono i tasti specifici per la navigazione e la gestione delle finestre) e senza il tasto Win o Cmd, presente su tutti i portatili. La batteria è invece un portento, fa la giornata lavorativa senza alcun problema, di targa dà 13h, sono arrivato comodamente a 10h. Più che con ogni altro portatile mai avuto.

La connettività verso l’esterno è fornita da due porte USB 3, un lettore di schede SD, un jack cuffia/mic e una porta HDMI. Per utilizzare una connessione Ethernet cablata è necessario un adattatore USB.

Il sistema operativo è Chrome OS, un poco di più e molto di meno. Ci sono impostazioni basilari per il wifi e poco altro, potete navigare su Internet e installare le app del Chrome Store.

Per poter usare un chromebook è necessario avere un account Gmail, gratuito o a pagamento, da qui non si scappa. Si fa il logon e il portatile è pronto. Dimenticavo, il boot è di meno di 10 secondi. Per accedere all’accensione o dopo lo stand-by, se avete l’autenticazione a due fattori, vi verrà comunque chiesta la sola password e non il token.

Internet. Tenetelo a mente. Vi serve Internet per usare un chromebook, senza internet lo potete utilizzare come spessore per il tavolo che balla. Si può fare qualcosa in offline, ma è talmente poco che è come non averlo. Se lo usate in giro (sul treno, al parco, dove vi pare) è bene avere una saponetta WiFi con una SIM dentro, io eviterei le chiavette USB 3G, potrebbe essere un problema installarle, la WiFi è un ottimo standard.

L’operatività. Se siete affezionati utenti di tutta la suite Google, vi sarete già resi conto che Chrome va bene per fare questi tutto, quindi con un chromebook tra le mani non avrete da rimpiangere il PC Windows, Linux o Mac. Se siete già avvezzi all’utilizzo delle app dentro il chrome store, vi troverete alla grande, non c’è la ricchezza dei programmi per PC, c’è molta fuffa, ma le cose basilari ci sono.

Ricordate che vi serve Internet.

Il dispositivo è reattivo, non si impunta mai e vi permette di lavorare senza dover pensare “ah, se avessi preso il mio Mac (o PC o quello che avete)!”.

Ci sono alcuni limiti con le funzioni un po’ più particolari, ad esempio sevi serve collegarvi in VPN in ufficio o a casa vostra, le opzioni sono un po’ limitate e non potete installare client di terze parti, funziona solo OpenVPN e L2TP. Un’altra cosa piuttosto antipatica sono le connessioni in desktop remoto ai PC Windows. C’è il client RDP nello store, ma essendo la tastiera limitata (e, francamente, gestita davvero male) vi mancheranno un po’ di tasti, inoltre settarla in Italiano in remoto è davvero problematico.

Ho già detto che serve Internet?

Se utilizzare sistemi che richiedono client specifici per la connessione, ad esempio AS400, dovrete appoggiarvi ad applicazioni non certificate, con tutti i rischi che ne convengono, sempre se nello store qualcuno le ha sviluppate, alcune sono a pagamento.

Dopo tutte queste parole, la vera domanda è: Ma vale la pena spendere i soldi che spenderei per un normale portatile per acquistare ed usare un Chromoebook?

Sì, ma solo se:

  • La vostra viti digitale è incentrata sui servizi Google
  • Avete Internet da ogni parte dove pensate di utilizzarlo

I due punti devono essere veri entrambi, in caso contrario, no, non compratelo.

Se volete avere ancora più la certezza se fa al caso vostro prendete il portatile che usate adesso ed immaginate di avere solo ed esclusivamente Chrome. Riuscite a fare tutto quel che vi serve? In caso affermativo siete pronti!

Linux Day 2015 – I programmi da conoscere

Il Linux Day 2015 è appena passato (era sabato scorso, se ve lo siete perso, mi spiace per voi, ma ricordatevi il prossimo anno, è una giornata importante dedicata al software libero!); per il secondo anno consecutivo ho partecipato all’organizzazione dell’evento a Torino e ho tenuto un talk. A differenza dello scorso anno, quando ho parlato del mio progetto di videosorveglianza, quest’anno mi sono dedicato ai neofiti: il mio talk verteva su un elenco (non esaustivo) di programmi utili per iniziare ad essere operativi su Linux.

Queste le slides

A fine slides c’è il link per scaricare il disco di una macchina virtuale Linux che contiene quasi tutti i programmi presentati, per evitarvi anche il lavoro di doverli installare, attenzione che pesa 3.5GB.

Quando sarà disponibile (vi avviso, promesso), ci sarà anche la mia intervista fatta ai microfoni di ELECTO Radio

Sottolineo, come sempre, la mia idea sui sistemi operativi, ribadita a tutti coloro che me lo chiedono: io uso il sistema operativo che serve per le cose che devo fare, Linux, in questo caso, va bene, per molte cose, ma non per tutte.

Buona lettura e buon divertimento!

PS non sono attrezzato per la registrazione dei miei talk, quindi niente audio, mi dispiace…

Guidare nel Regno Unito

In questo settembre sono andato in vacanza in Inghilterra e lì ho noleggiato un’auto per poter scorrazzare un po’ per la Cornovaglia. Mai guidato “al contrario”, mi sono trovato in po’ in difficoltà su alcune cose, che riassumo qui, così almeno se vi dovesse capitare di dover guidare da quelle parti siete già informati.

In macchina si sale dall’altra parte, il cambio lo avete alla mano sinistra e potete tirare fuori dal finestrino il gomito di destra, fin qui mi pare tutto abbastanza chiaro. Ma non è tutto.

Il cambio non è speculare, quindi la prima sarà sempre in alto a sinistra (sì, se potete permettervi un’auto con il cambio automatico è tutto più facile) i pedali anche, frizione a sinistra, acceleratore e freno a destra.

Le prime 20, 25 volte che entrerete in auto cercherete la cintura di sicurezza voltandovi a sinistra. No, è dall’altra parte, dovete voltarvi a sinistra per guardare dietro mentre fate retromarcia. Per la retro io non mi giro e uso gli specchietti (retaggio della guida dell’ambulanza), quello centrale è a alla vostra sinistra, non continuate a fissare il montante della portiera! Ultima cosa sulla posizione: l’auto non finisce subito alla vostra sinistra, quindi attenzione alle dimensioni esterne (ho battuto almeno 15 volte sui marciapiedi a sinistra)

In strada dovete stare a sinistra, sempre. E’ dura, davvero. Soprattutto nelle strade a doppio senso dove ogni volta che incrociate qualcuno vi viene un colpo al cuore “oddio, è in contromano!”. Questa cosa non l’ho superata.

Credevo che la difficoltà fosse prendere le rotonde al contrario, invece il vero problema è che dovete sapere a quale uscita la dovrete lasciare, in base a questo si deve prendere la corretta corsia prima dell’imbocco, mettere la freccia a SX se uscite alla prima e a DX se uscite alle successive, inoltre c’è da seguire la segnaletica orizzontale che vi porterà all’uscita giusta nel modo corretto. Pare una follia, ma tutti rispettano questa cosa e funzionano alla grande. Meno male che funzionano, se da noi le rotonde sono tante, lì sono molte di più, ogni uscita di una strada statale è una rotonda, non so quante ne ho fatte in 2500Km

L’immissione da una strada ad un’altra è una di quelle cose da cardiopalma. Vi avvicinate, guardate a sinistra, non arriva nessuno, vi sporgete ed ecco che invece qualcuno arriva, ma da destra. Non fatelo, anche in questo caso è tutto al contrario. Sulle rampe in autostrada è molto più semplice, senza ombra di dubbio.

Le distanze sono espresse in Miglia ed in Yarde, ma attenzione che 1 miglio equivale a 1760 yarde, evitate di fare i conti, non lo fanno neanche loro, usano i quarti di miglio. La velocità è espressa quindi in Miglia all’ora, anche sul tachimetro della macchina, Andare a 130 è male (209Km/h) e rischiate grosso. Ci sono autovelx ovunque, quasi da ansia. Quando arrivate in prossimità di un cartello di limite 30 fate in modo di essere a quella velocità quando lo superate. la multa è di un migliaio di Sterline, non ne vale la pena. Se non ci sono i limiti indicati, sulle strade ad una corsia per senso di marcia si viaggia a 60Mph e in quelle a doppia corsia (normali o autostrade, con o senza corsia di emergenza o spartitraffico) a 70Mph. Se trovate dei tratteggi perpendicolari al senso di marcia in centro alla corsia, come se fosse un metro, state passando sotto l’occhio di un autovelox.

Il guidatore inglese, in media, è tranquillo e non ha moti di aggressività o attacchi di clackson acuti, è il caso di adeguarsi, così magari tornando sarete un po’ più pacati alla guida. Con me ha funzionato.

In molti parcheggi a pagamento è richiesto il “registration number”, che non è altro che la targa dell’auto (per me non è stato immediato capirlo), attenzione che le targhe delle auto sono composte da 2 lettere, 2 numeri e poi 3 caratteri finali che possono essere lettere e numeri, la stanghetta verticale è sempre un 1 (per ‘sta cosa mi sa che ho preso una multa). Lo fanno per evitare il prestito dei tagliandi di parcheggio.

Parcometro

La dimensione delle strade è identificata dalla lettera che ne precede il numero identificativo. M è l’autostrada, A le strade principali, B quelle locali. Le B potrebbero essere molto strette, quasi da film dell’orrore. Il GPS che usavamo noi (Here, che aveva la gran comodità di scaricare le mappe per una guida offline ed era gratuito) ci ha fatto fare le strade più strette della Cornovaglia con alti muri/siepi ai lati e le piante che toccano il veicolo su entrambe le fiancate, strada a doppio senso. I panorami non sono contemplati nella viabilità della Cornovaglia

In autostrada non c’è pedaggio, quindi per le aree di sosta si esce, si affronta un’immensa rotonda dotata di semafori e si accede all’area di sosta, unica per entrambi i sensi di marcia. Si paga il parcheggio se ci si ferma per più di 2h. L’area di sosta è grande come un nostro centro commerciale, potreste quindi perdere più tempo del dovuto, attenzione.

Nei paesi la sosta è permessa a bordo strada (dove manca una doppia striscia gialla continua), ma visto che la larghezza delle strade è quella giusta per 2 auto, se ci sono auto parcheggiate la strada diventa a senso unico alternato. Ho incrociato altre auto, bus e trattori. La fretta non fa parte dell’automobilista inglese. Ci sono anche i dossi per farti rallentare, quasi come se ce ne fosse bisogno. In certi paesi non c’è il dosso, ma la strada viene stretta al punto da doversi fermare per dare la precedenza a chi esce dal paese stesso. Poi c’è il cartello “grazie per aver guidato con attenzione”, quasi come presa in giro.

Il parcheggio lato strada che occupa la corsia e il dosso più antipatico al mondo
Il parcheggio lato strada che occupa la corsia e il dosso più antipatico al mondo

Potreste trovare i cartelli con il pericolo di attraversamento carri armati, per fortuna nessun carro armato ci è passato davanti o ci ha fatto i fari.

Per concludere, guidare nel Regno Unito, con questa “piccola” differenza del lato sbagliato, mette in difficoltà le prime ore, poi è assolutamente affrontabile, ma sempre con grande attenzione, che sbagliare il lato, in un momento di distrazione, magari di notte, è fin troppo facile.

Torno dall’Inghilterra, dopo aver guidato una tamarrissima Vauxall (Opel) Corsa verde acido con i cerchi lucidi neri, dotata di display da 7”, bluetooth, DAB, cruise control e limitatore di velocità massima. Voglio anche io una macchina così. Ci stavano le nostre due valigie nel baule senza che si vedessero. Nella mia 500 non ci sta neanche la spesa.

Vauxall Corsa

Linux Day 2015

Segnare sul calendario: Sabato 24 Ottobre 2015 dalle 14 alle 18, presso la facoltà di Biotecnologie di Torino.

Perché?

C’è il Linux Day Torino 2015! Un evento interessante per tutti, proprio tutti! Talk, discussioni, magliette, installazioni di Linux sui PC. Insomma, perché mancare?

E c’è un motivo in più: il mio talk alle 17!

Ci vediamo lì?

L’angolo TV

L’altro giorno (anzi, notte) mi sono trovato a dover mettere mano agli impianti (se così si possono definire, dietro al televisore a casa, tra le parolacce e la polvere accumulata ho fatto una riflessione che, nel caso dovessi mai avere una casa mia, applicherei all’angolo TV.

Fino ad un po’ di anni fa l’angolo della televisione era semplice. Un televisore, un lettore di DVD. Quindi 2 prese di corrente e una per l’antenna.

Oggi non è più così e chi progetta gli impianti delle case dovrebbe avere un po’ più di riguardo di questo angolo ad alto contenuto tecnologico. Tra amici e parenti, l’angolo della TV adesso contiene qualche dispositivo in più.

  1. TV smart
  2. Lettore BluRay smart
  3. Almeno una console
  4. Amplificatore
  5. Impianto audio o sound bar
  6. Decoder satellitare
  7. Router ADSL o switch

Fatti un po’ di conti servono un po’ di prese, alcune di queste con interruttore remoto in ottica di risparmio energetico.

Prese della corrente:

  1. TV
  2. BluRay
  3. Console 1
  4. Console 2
  5. Amplificatore audio/soundbar
  6. Decoder satellitare
  7. Dispositivo di rete

Prese di rete dati

  1. TV
  2. BluRay
  3. Console 1
  4. Console 2
  5. Decoder satellitare

Adesso, signori progettisti, volete fare un impianto fatto per bene, magari sezionato con un bell’interruttore differenziale con prese di corrente (almeno 10) e prese di rete (almeno 6) sufficienti?

Se invece dovete fare i lavori a casa, chiedete questa cosa al vostro elettricista. Forse sarà una spesa un po’ più alta, ma ne guadagnerete in sicurezza, pulizia, ordine e operatività.

A casa mia, uno stabile del 2006, ho la presa del telefono, l’antenna terrestre, l’antenna satellitare e UNA SOLA presa elettrica.

Oggi è il SysAdmin Day

Aiuto! Ti sei perso una delle famose giornate-di-qualcosa! Ma di che cosa?

il SysAdmin Day è il giorno di chi è invisibile tutto l’anno, tranne quando qualcosa non funziona e pertanto lo inviti a correre per sistemare il tuo problema. Come se quando tutto funziona lui non esistesse.

Oggi è la giornata degli amministratori di sistema, quelle persone che lavorano nell’ombra (degli armadi di rete), nella polvere (sotto ai tavoli o sotto il pavimento galleggante), al gelo (in sala server), di notte (per far sì che tutto funzioni il giorno successivo) e di cui quasi nessuno ricorda l’esistenza.

Se lavori in una azienda e riesci a lavorare senza problemi tecnici (il tuo PC si accende, il server ti fornisce i file, navighi su Internet, la rete senza fili è attiva e funziona) il merito è dell’amministratore di sistema che controlla e interviene in anticipo prima che il problema tecnico si presenti. O se il problema arriva, quando tu te ne accorgi lui è già lì che ci sta lavorando.

Oggi è la mia festa.

Buon lavoro!

Torino dall’alto – Turin Eye

Vedere i panorami dall’alto è sempre un punto di vista interessante. Inusuale, spettacolare e lascia a bocca aperta.

Facendo il turista spesso cerco i punti panoramici delle città, lo stesso faccio nell città in cui vivo e di questo avevo già parlato un po’ di tempo fa. Sono salito sul Turin Eye, la mongolfiera frenata più alta in Europa (almeno da quel che dicono sul loro sito e sul posto) e il panorama non ha disatteso le aspettative.

13€ a testa nei feriali, 15 sabato e festivi per un giro di circa 15 minuti, tutto dipendente dal vento, se ce n’è troppo non ci si alza e si dovrà tornare (ma fanno pagare solo se il giro è confermato).

Si va a Borgo Dora, si schivano i parcheggiatori e si sta attenti al portafogli (non è proprio una bella zona), si paga e si può salire sul cesto. Da lì in poi è tutto spettacolo. Si sale a circa 150 metri da terra saldamente legati ad un cavo d’acciaio ed è tutto una sorpresa per gli occhi (e la macchina fotografica, se potete portatevi un grandangolo e un teleobiettivo). Per confronto la piattaforma della Mole è a 85m, Il grattacielo IntesaSanpaolo è alto 165m e la terrazza panoramica dovrebbe essere a 150.

E’ meglio della Mole Antonelliana, perché da questo pallone la Mole si vede benissimo, se si sale sulla Mole questo è impossibile, ovviamente. Andate al mattino per vedere bene anche le Alpi e il mercato di Porta Palazzo con i bamchi colorati montati, al pomeriggio per avere un’ottima visuale sulla collina, la Basilica di Superga e la Mole Antonelliana.

Si può prenotare un volo esclusivo sul pallone (per voi soli o con i vostri amici ad € 50 in più per ogni volo, che sia un solo biglietto o 15.

Ci sono eventi particolari, si fanno anche gli aperitivi in cielo. Insomma, perché perderselo?

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Salone auto all’aperto Parco Valentino

Erano anni che a Torino non si vedeva un evento dedicato all’automobile che non fosse il lancio della FIAT 500 del 2007, il Salone dell’Auto lo abbiamo perso molti anni fa (ricordo ancora il giro sulla pista del lingotto quando andavo alle scuole superiori) e così dopo tante parole, quest’anno è arrivato Paco Valentino, il salone dell’auto all’aperto nell’omonimo parco e una specie di Gran Premio cittadino che è più che altro una sfilata di belle auto per la città. In calce a questo articolo trovate una piccola selezione delle centinaia di foto che ho fatto in questi giorni. Prima di vederle però vi tedio con qualche mio commento sulla manifestazione (se vi annoiate le foto sono proprio qui sotto, eh?)

Ottima l’idea, bellissima la location e la presentazione di tutte le auto (non troppe, la giusta quantità per ogni marchio che ha partecipato) su piedistalli con il trespolo che elenca le caratteristiche tecniche. La maggior parte delle auto davvero belle si guarda, ma non si tocca, assolutamente accettabile. Alcune auto sono state piazzate con il logo sul mozzo del cerchio in modo che fosse in orizzontale rispetto al terreno, piccola attenzione ma assolutamente di stile.

L’ingresso al salone era gratuito, altra scelta azzeccata (anche se in effetti metterlo a pagamento in un parco che ha mille ingressi sarebbe stato impossibile).

Insomma, davvero un bel progetto che secondo me è riuscito alla grande.

Ma. Sì, c’è qualche “ma” che mi ha lasciato un po’ deluso.

Pioveva, (quasi tutti) gli stand erano coperti da teli bianchi che facevano da tetto, non impermeabile. Così appena ha iniziato a piovere tutti i prototipi sono stati coperti e così anche le auto più belle. C’è qualcosa di geniale nel prevedere un salone dove si possono guardare le auto in un parco che però se piove vengono coperte. Le auto sono belle anche bagnate, anzi, a volte sono anche più fotogeniche. L’ingresso era gratis, ma magari c’è gente che in settimana ha preso permesso per andare a vederle senza folla e ha perso l’occasione. Non ho visto un prototipo su base Alfa Romeo e la Ferrari FXX K per questo motivo.

Il salone è dell’auto, non delle figone scosciate con le tette di fuori. Abbiate pazienza. Se vado al salone dell’auto voglio vedere le auto e magari fare qualche foto, in quel momento delle modelle mi interessa davvero poco, soprattutto se sono davanti all’auto e non riesco a fare la foto a figura intera (della macchina). Se voglio vedere le modelle ci sono altri luoghi e momenti più specifici. Va anche detto che quando sono andato io le modelle erano lì per attirare l’attenzione sulle auto meno belle, a mio parere.

Ok, la smetto, ecco qualche foto

Da Windows 7 a Windows 8 OEM

Capita, in questo periodo, di comprare PC, soprattutto per le aziende, che abbiano installato Windows 7 Professional e la licenza di Windows 8 (con relativa Etichetta sul PC). Il problema è che questi PC arrivano senza alcun CD nella confezione, quindi come si installa Windows 8.1 sul PC nuovo?
Dopo aver sbattuto il naso per qualche ora ho scoperto che la procedura da fare è questa (circa):

  • Fare i DVD di ripristino del sistema prima di ogni cosa
  • Non fare alcuna configurazione sul PC
  • Andare su questo sito http://windows.microsoft.com/it-it/windows-8/create-reset-refresh-media e scaricare la ISO (sono 4GB, ci va un po’ di tempo)
  • Installare 7-zip
  • Aprire la ISO con 7-zip
  • Scompattare tutto il contenuto in una cartella qualsiasi
  • Avviare l’eseguibile per l’installazione
  • Completare l’installazione di Windows 8.1
  • Tenere i DVD di ripristino e una copia della ISO appena scaricata in un luogo sicuro

Bastava saperlo, in effetti

TimeMachine

Se siete assidui (o sporadici) lettori di queste pagine digitali, dovreste già sapere che non sono un fan di questo o quel sistema operativo, uso indifferentemente Windows MacOS e Linux, a seconda delle mie necessità. Trovo punti di forza e punti a sfavore in ognuno di questi sistemi e mi regolo di conseguenza.

Mi sono trovato a dover fare un migrazione di un vecchio MacBook su uno nuovo e per la prima volta ho avuto a che fare con TimeMachine (il sistema di backup integrato sui dispositivi Apple) in modalità restore. E’ inutile che vi spieghi nel dettaglio come ho fatto, è di un semplicità devastante seguire la procedura guidata. In poche parole ecco i passi

  • Prima accensione PC
  • Scelto il restore da TimeMachine
  • Collegato il disco USB
  • Avviato il ripristino
  • Attesa per la copia dati
  • Inserita la password dell’account Apple
  • Aperto Mail e attesa l’importazione dei messaggi
  • Fine.

Tutte le impostazioni, tutte le applicazioni, la configurazione del desktop, gli account email e la struttura delle cartelle, le regole di posta, la dock, tutte le reti WiFi, tutto era esattamente come sul vecchio Mac. Ma proprio uguale! Con un massimo di 20 click.

Ho migrato PC Windows per anni in ufficio…

  • Attiva Windows
  • Aggiorna (almeno 3 reboot)
  • Accedi con l’utente
  • Installa a mano tutti i programmi (fonti dei setup, licenze, aggiornamenti, …)
  • Perdi il 70% delle impostazioni di ogni programma (o ti salvi, uno ad uno tutti i parametri, manualmente, se si può fare e se si sa dove prendere i parametri)
  • Copia a mano i dati dal backup
    • Documenti
    • Desktop
    • Preferiti di tutti i browser
    • Immagini e foto
  • Importa a mano la posta
  • Riconfigura tutti gli account di posta
  • Ricorda all’utente che “no, l’ordine delle icone sul desktop non viene mantenuto”
  • Scusati con l’utente che “no, quel piccolo programma che non mi avevi detto di avere in c:\programmi\nonusare non è stato spostato e quindi  perso”
  • Fine.
  • L’utente chiama per lamentare che mancano altri dati e programmi

Da questo punto di vista Apple vince, ma alla grande.

Questo articolo esiste al netto delle possibilità di backup di Windows che io non ho mai utilizzato in questa modalità, ho sempre usato sistemi di backup di terze parti, anche per l’immagine di sistema che non funziona mai se cambi l’hardware dove recuperare il sistema.

Se avete Windows, usate Veeam Endpoint backup

Un nuovo podcast

L’esperienza del podcast Geek Cookies fondato qualche mese fa mi è piaciuta parecchio, mi piace ancora e mi dà grandi soddisfazioni. Per questo ho provato a fare un altro podcast in solitaria, sempre di tecnologia, ma con un target leggermente diverso. Vorrei far capire cosa si cela sotto le custodie dei dispositivi che abbiamo attorno durante tutto il giorno. Una specie di “come funziona” orientato a tutto ciò che è tecnologico, con parole semplici, adatto a chi la tecnologia la usa, non sa cosa c’è sotto, ma è curioso.

Pillole di bit è la mia nuova creazione. Sono puntate brevi (15-20 minuti) da incastrare nei vostri aggregatori di podcast, se l’argomento è di interesse.

Come già Geek Cookeis, è un podcast a basso impatto economico, sfrutto tutte risorse gratuite, per questo con alcuni limiti, soprattutto per lo storage dei file. Vedremo tra qualche puntata come andrà.

Car sharing e auto di proprietà

A Torino sono arrivati i servizi di car sharing Enjoy e Car2go. Mi è venuto il pensiero di capire, soldi alla mano, a spanne, se davvero conviene vendere l’auto e utilizzare questi servizi. Tutto compreso.

La prima nota importante è che si deve vivere e lavorare all’interno del perimetro entro il quale si può lasciare l’auto, farò quindi un esempio di una persona che usa la macchina secondo questo criterio in Torino:

  • Va a lavorare 5gg a settimana in zona blu
  • Percorre 7Km in città e la durata media del percorso (A/R) è 22 minuti
  • Prende l’auto 4 volte nel fine settimana e percorre 30Km stando in auto circa 1h
  • Ha una vettura di piccola taglia, la compra nuova e la cambia ogni 4 anni (primo caso) o ogni 10 (secondo caso)

Esercizio numero 1: auto di proprietà nuova cambiata ogni 4 anni

  • Prezzo di acquisto: 12.000€
  • Bollo annuale: 120€
  • Assicurazione Annuale: 400€
  • Manutenzione annuale: 250€
  • Manutenzione straordinaria in 4 anni: 500€
  • Prezzo di rivendita dopo 4 anni: 6.000€

Totale per il solo possesso dell’auto: 14.080€ (pari a 3.520€/anno), adesso vediamo le spese di mobilità

  • Km percorsi durante un anno lavorativo: 1680
  • Km percorsi per i fine settimana: 1560
  • Ammettendo un consumo di 12Km/litro e la benzina a 1,65€/litro la spesa della benzina sarebbe di 445,50€/anno, 1782€ nei 4 anni.
  • Abbonamento alla zona blu per i 4 anni (102€/mese per 44 mesi): 4.488€

Il totale per movimentarla è pari a 6.270€ (pari a 1.568€/anno)

A conti fatti, tenere l’auto e usarla costa un totale di 20.350€ (5.088€/anno) o 15.682€ se non si deve parcheggiare in zona blu (3.921€/anno).

Adesso passiamo al noleggio con Car2go, che di listino costa 0,29€/minuto di utilizzo (tutto compreso)

  • Tempo in macchina per andare a tornare dal lavoro: 21.120 minuti
  • Tempo in macchina per girare nei fine settimana: 12,480 minuti
  • Tempo totale in auto: 33.600 minuti (560 ore)
  • A 0,29€ al minuto il totale è di 9.744€ (2.436€/anno)

In questo caso, in ogni anno di utilizzo si risparmiano 1.485€/anno senza abbonamento in zona blu e 2.652€/anno se si usa la zona blu in abbonamento

Esercizio numero 2: auto di proprietà nuova cambiata dopo 10 anni

  • Prezzo di acquisto: 12.000€
  • Bollo annuale: 120€ (1200 in totale)
  • Assicurazione Annuale: 400€ (4000 in totale)
  • Manutenzione annuale: 250€ (2500 in totale)
  • Manutenzione straordinaria in 10 anni: 3000€ (più invecchia più si rompre)
  • Prezzo di rivendita dopo 10 anni: 0€

Totale per il solo possesso dell’auto: 22.700€ (2.270€/anno), adesso vediamo le spese di mobilità

  • Km percorsi durante un anno lavorativo: 1680
  • Km percorsi per i fine settimana: 1560
  • Ammettendo un consumo di 12Km/litro e la benzina a 1,65€/litro la spesa della benzina sarebbe di 445,50€/anno, 4.455€ nei 10 anni.
  • Abbonamento alla zona blu per i 10 anni (102€/mese per 110 mesi): 11.220€

Il totale per movimentarla è pari a 15.675€ (1.568€/anno)

A conti fatti, tenere l’auto e usarla costa un totale di 38.375€ (3.838€/anno) o 27.155€ (2.716€/anno) se non si deve parcheggiare in zona blu.

Torniamo al noleggio con Car2go, che di listino costa 0,29€/minuto di utilizzo (tutto compreso)

  • Tempo in macchina per andare a tornare dal lavoro: 52.800 minuti
  • Tempo in macchina per girare nei fine settimana: 31.200 minuti
  • Tempo totale in auto: 84.000 minuti (1400 ore)
  • A 0,29€ al minuto il totale è di 24.360€ (2.436€/anno, ovviamente)

Con il calcolo per 10 anni il risparmio è di 1.402€/anno se si parcheggia in zona blu e di 280€/anno senza l’abbonamento alla zona a pagamento

Il risparmio è evidente in entrambi i casi (non me lo aspettavo, credevo che con l’auto tenuta per 10 anni il car sharing fosse più caro). Si deve tenere presente che il car sharing ha alcune caratteristiche del servizio che lo portano ad essere un po’ più scomodo dell’auto di proprietà:

  1. L’auto potrebbe trovarsi a più di 10 minuti a piedi da casa la mattina (controllo le due app quotidianamente, è già successo)
  2. Potrebbe non essere disponibile un’auto a portata di passeggiata
  3. E’ assolutamente necessario che punto di partenza e arrivo siano all’interno del perimetro di servizio
  4. Andare a fare la spesa è caro. 10 centesimi al minuto per Enjoy e 29 centesimi al minuto per Car2go (per una spesa di mezz’ora si spendono 3€ nel primo caso e quasi 9 nel secondo)

Però è un modo completamente diverso di usare l’auto in città, più comodo dei mezzi e più ecologico sotto molti punti di vista, sicuramente con meno pensieri.

No ho finito. E se invece prendessi il bus? L’abbonamento a Torino città costa 310€/anno. Ok, adesso riassumo tutto in una tabella più facile!
Risparmio annuale rispetto all’auto di proprietà

 4 anni4 anni con zona blu10 anni10 anni con zona blu
Car Sharing1485€2682€280€1402€
Autobus3611€4788€2406€3528€

Nota finale: avete visto quanto costa tenere un’auto ogni anno? Avevate mai fatto questo conto?

 

Backup del PC gratis con Veeam

Ho aggiornato questo articolo il 21/04/2015

Ormai tutti sapete quanto io sia fissato con i backup dei dati (ma non sapete dove e quanti sono i miei backup, almeno non avete la scusa per farmi internare). Ho scoperto in questi giorni il classico “uovo di Colombo”: Veeam Endpoint Backup.

Veeam è una società, acquistata da VMware, che produce un programma per fare il backup delle macchine virtuali in modo egregio, performante e semplice. Anche il recover è altrettanto semplice e veloce, ho dovuto recuperare una VM Linux con un DB Oracle da 2TB e ci ha messo giusto il tempo necessario per il trasferimento dati in iSCSI a 1Gbps. nessun problema di sorta, con pace e serenità di chi lo doveva utilizzare (e anche la mia).

Torniamo a noi. Questo programma è gratuito e funziona su PC Windows, da 7 in poi e lo può scaricare chiunque, previa registrazione sul sito Veeam.

Si installa il software (neanche il classico wizard, si accettano le condizioni di licenza, si aspetta ed è fatto), poi si può subito creare il supporto di emergenza. Con questo supporto (chiavetta USB o DVD, da riporre e tenere con cura) il PC potrà essere ripristinato in caso di crash, la creazione è fatta con i drivers del PC stesso, sarà quindi utilizzabile solo come ripristino di quel PC.

Adesso si può programmare il backup con un semplicissimo Wizard. L’unica nota (a fin di bene) è che il backup deve essere fatto su un supporto esterno e non sul disco interno del PC. Va bene un disco USB o una condivisione di rete (su un NAS casalingo, ad esempio). La pianificazione è giornaliera o quando si collega il dispositivo, con una frequenza minima. E’ possibile scegliere quante versioni del PC si vuole tenere, la quantità predefinita è 14.

Il backup è per il crash del sistema e per recupero dei singoli file, non per recuperare i singoli file, quindi nel wizard è consigliato fare il backup dell’intero computer (i dischi interni), scegliere poi dove metterlo, disco USB o condivisione di rete, e attendere il completamento della prima operazione. A seconda della dimensione del PC e della velocità del supporto su cui si salva l’immagine l’operazione impiegherà da 1h a molto di più. CI va pazienza. La copia si può fare anche mentre si lavora, senza nessun problema di sorta.

E quando il PC si rompe? Servono solo due cose: il supporto di ripristino e il supporto con l’immagine.

E se perdo un file? Nessun problema, si apre il pannello di controllo, si sceglie la data e si può navigare tra i file memorizzati per ripristinarli nella loro posizione originale o in altra cartella.

Si fa partire il PC facendo il boot dal supporto con il ripristino e si segue una semplicissima procedura per avviare il ripristino, si aspetta ed ecco a voi il PC esattamente come prima.

Facile e gratuito, perché non farlo?

E per chi ha il Mac? Usate Time Machine e siete al sicuro.

Nota 1: prima di scrivere l’articolo l’ho provato con successo (immagine di un PC, cambio HD e ripristino) con solo un problema sui drivers della scheda di rete Broadcom. Ma tranquilli, nella procedura di ripristino è possibile caricare drivers aggiuntivi.

Nota 2: NON sono stato pagato da Veeam per questa mini-recensione, come sempre il mio blog è “marchetta free”

Aggiorna Java

Succede almeno due volte a settimana, come andare in piscina. Ma per andare in piscina non c’è bisogno di chiedere le credenziali di amministratore.

Questa è la situazione. Java esiste, è il male, è bacato e si aggiorna davvero troppo spesso in modo invasivo. Inoltre chiede sempre l’installazione della toolbar di Ask.

E finché è il proprio PC, uno fa click su “consenti” e via. Ovviamente senza controllare attentamente. E se un malware simulasse l’installer di Java? Tutti infetti.

Il vero problema sorge quando sei in azienda e di PC con Java da aggiornare sono 120. Non puoi dare a tutti i diritti di amministrazione (a meno che non si voglia avere una rete completa di PC-zombie), quindi pensi di disattivare l’updater, rischiando un po’ sulla sicurezza del sitema. Va fatto dal registro di configurazione, perché se lo disattivi dal pannello di controllo dell’amministratore non lo disattivi da tutti gli altri utenti; loro però non sono amministratori e quindi non lo puoi disattivare dal loro pannello di controllo. Trovi la soluzione: lo disattivi andando a mettere le mani nel registro di configurazione. Salvo.

E invece no.

Perché al primo sito che usa Java il browser ti avvisa che se usi questa versione potresti essere infettato da Ebola, quindi blocca tutto.

Esprimendo il disagio con un fiume di parolacce vai ad aggiornare a mano il maledetto programma su tutti i PC

Potresti mettere l’update negli script di logon di tutti i PC, ma ogni giorno dovresti cercare se c’è la nuova versione (e ci sarà) per poterla sostituire alla vecchia sul server.

E se non lo volessi installare? No, non si può… non potete credere quanti siti usino Java per ogni cosa.

Oracle, lo stai facendo sbagliato.

Il podcast

GeekCookiesLa mia voce, intesa come vere onde sonore e non parole scritte, da oggi (anzi, con la puntata zero, da qualche giorno fa) infesta Internet. Con Mario e Massimiliano ci siamo lanciati in questa nuova avventura di un podcast tecnologico con frequenza mensile. Approfondiremo argomenti molto geek per circa un’oretta, non mancheranno i biscotti, perché servono energie e dolcezza, sempre, in collaborazione con Valentina.

Vi aspetto tutti sul sito del nuovo podcast GeekCookies (che è il nome per gli amici, quello verrà verrà rivelato nelle prossime puntate…)

Per chi non fosse avvezzo con i termini podcast e geek, seguite i link per le spiegazioni.

Come ascoltarlo?

  1. Aprire il sito e dare click sul tasto play (per browser che supportino HTML 5, quasi tutti)
  2. Scaricarlo dal sito e avviarlo dal proprio PC
  3. Scaricarlo dal sito e metterlo nel vostro lettore di MP3
  4. Abbonarsi al feed RSS
  5. Scaricare una qualunque app per i podcast su smartphone per scaricare in automatico le puntate appena escono

Copiare un sito WordPress

L’operazione potrebbe tornare molto utile per fare una copia del proprio sito, utile per test e prove, senza rischiare di danneggiare il sito reale, oppure, state lavorando su un sito nuovo e volete pubblicarne una copia, per mantenere comunque un ambiente di test.

Per spostare il sito l’operazione suggerita da WordPress è molto semplice, ma comporta la distruzione del sito di origine, con la procedura che vi mostrerò a breve il sito di origine non verrà assolutamente toccato.

Disclaimer: non sono responsabile dei danni che potreste fare sul vostro WordPress usando questa guida, lo fate a vostro rischio e pericolo e, se non siete sicuri, chiedete a qualcuno che lo sappia fare.

Cosa serve:

  • Accesso allo spazio FTP del vosto hosting provider
  • Accesso al PHPMyAdmin del vostro server MySQL
  • L’utility per la modifica del DB (indispensabile)
  • Eventualmente un’installazione di XAMPP sul vostro PC
  • Sapere come fare import ed export di DB e come usare il client FTP, sapere come si naviga con un browser
  • Sapere dove mettere le mani per la configurazione del sito WordPress

Iniziamo!

  • Fate un backup completo del sito (spazio FTP e DB) e riponetelo in un posto sicuro
  • Scaricate l’intero sito in una cartella sul PC
  • Fate l’export del DB in un file sul PC
  • Create un nuovo DB (se già non c’è) tramite PHPMyAdmin e caricate il file del DB appena esportato
  • Create via FTP la cartella dove volete mettere la copia del sito (esempio www.miosito.com/copiadiprova)
  • Caricate via FTP nella nuova cartella il tool per la conversione del DB
  • Aprite il browser e fatelo puntare alla index del tool appena caricato
  • Inserire i dati del nuovo DB (nome, credenziali, server) e, nelle apposite caselle, il percorso del sito originale e poi quello del nuovo percorso
  • Eseguite “Live Run” e attendente qualche secondo. Se compare un errore di AJAX la procedure diventa più lunga, passate più avanti, nella sezione dedicata
  • Al termine rimuovete la cartella con lo script per la modifica del DB (è importante, uno sconosciuto che dovesse trovarla potrebbe fare danni irreparabili)
  • Modificate il file wp-config.php mettendo il nuovo DB e le relative credenziali
  • Caricate tutto il sito scaricato prima nella nuova cartella sul server
  • Avete il sito di test operativo!
  • Per sicurezza (vostra e dei visitatori) è bene bloccare l’accesso pubblico al sito e disabilitare l’indicizzazione dei motori di ricerca. La seconda cosa la impostate da Impostazioni/Lettura nella parte amministrativa, per bloccare l’accesso al sito io uso il plugin Private Only (non esiste più, provate con My Private Site)

Avete trovato l’errore AJAX. E Adesso? Ci va solo un po’ di tempo in più.

  • Scaricate ad installate XAMPP (installatelo su un disco che non sia GPT, ma MBR, potrebbe non funzionare il MySQL su GPT)
  • Avviate i servizi Apache e MySQL dal pannello di amministrazione di XAMPP (alcune applicazioni potrebbero aver occupato le porte 80 e 443, ad esempio Skype, chiudetele e riprovate)
  • Aprite un browser e fatelo puntare su http://localhost
  • Selezionate la lingua di vs gradimento
  • Dal menu di destra selezionate PHPMyAdmin
  • Create un nuovo DB
  • Importate il DB scaricato dal vs sito
  • File troppo grande rispetto ai limiti indicati nella pagina?
    • Accedete alla cartella di XAMPP, poi dentro PHP e aprite il file PHP.ini con un editor di testo
    • Modificate i due parametri “post_max_size” e “upload_max_filesize” mettendo una dimensione sufficiente, tipo 100M
    • Riavviate, dal pannello di controllo XAMPP, Apache
    • Chiudete e riaprire il browser, tornare su PHPMyAdmin
    • Importate il DB
  • Copiate nella cartella “htdocs” dentro la cartella XAMPP la cartella dello script della conversione
  • Far puntare il browser a http://localhost/[cartella script di conversione]
  • Inserite il vecchio link ed il nuovo link del vostro sito
  • Inserite nome del DB appena creato, l’utente “root” nessuna password e il server “127.0.0.1”
  • Eseguite lo script con “Live Run” ed attendete qualche secondo
  • Tornate sul PHPMyAdmin del vostro XAMPP e fate l’export del DB
  • Importate il DB appena esportato sul PHPMyAdmin del vostro hosting provider
  • Modificate il file wp-config.php mettendo il nuovo DB e le relative credenziali
  • Caricate tutto il sito scaricato prima nella nuova cartella sul server
  • Avete il sito di test operativo!
  • Per sicurezza (vostra e dei visitatori) è bene bloccare l’accesso pubblico al sito e disabilitare l’indicizzazione dei motori di ricerca. La seconda cosa la impostate da Impostazioni/Lettura nella parte amministrativa.

Nota finale importante: se utilizzate plugin che postano link ai vostri post sui vari social in automatico è bene che controlliate di averli disabilitati tutti, il nuovo WordPress non sa di essere una copia per sperimentare e continuerà a pubblicarli.

Lungo nella descrizione, ma molto più semplice una volta messo in pratica