Guidare una vettura GPL

Nota importante: si parla di prezzi di carburanti e di tasse, i dati sono riferiti al terzo trimestre 2017, se leggete dopo, prendete questi dati con le pinze.

Troppi Km ogni anno, troppi pieni di benzina, troppi soldi spesi.

Quindi ho cambiato auto (per raggiunti limiti di età e km) e ne ho presa una con impianto GPL. Queste le mie impressioni, che potrebbero chiarirvi un po’ le idee nel caso in cui stiate pensando di cambiare auto o trasformare quella che avete.

A livello fiscale le cose cambiano: le auto native GPL già dalla fabbrica hanno 5 anni di esenzione bollo e poi un bollo pari al 25% del valore nominale delle altre auto (info al 2017, quando è uscito questo post), se invece installate l’impianto dopo, l’esenzione di 5 anni resta valida, ma allo scadere il bollo si paga per intero. Non mi spiego il perché, ma è così. In molti casi gli impianti montati dalla casa e quelli montati dopo sono esattamente gli stessi (stessi pulsanti aggiunti posticci compresi)

Parliamo di prestazioni. Il 1.4 16V della FIAT Tipo va con il GPL esattamente come va con il benzina, almeno, personalmente, non ho notato differenze apprezzabili in ogni condizione (città, statali, autostrada, montagna, traffico). Il GPL, quando in uso, non puzza allo scarico.

E i consumi? Qui c’è la vera sensazione di gioia per il portafogli. Le indicazioni generali dicono che l’auto a GPL consumi un po’ più di quando va a benzina, ma con il basso costo del GPL (0,6€ contro 1,6€ della benzina) il costo al Km in ogni caso si riduce. Anzi si abbatte.
Con la 500 percorrevo circa 480Km con 49€ di benzina per un costo al Km di 0,10€. Con la Tipo ho percorso 390Km con 22€ di GPL, qui il costo al Km scende a 0,056€. Quasi la metà con un motore più grande e più potente su una macchina più pesante (60CV la 500, 95CV la Tipo).

Fin qui tutto bene, poi arrivano le note meno felici: la gestione del rifornimento (il pieno fa 22€, questa è una nota davvero davvero entusiasmante).

I distributori GPL sono molti meno di quelli benzina e gasolio, nella mia zona ad esempio il primo distributore è a 5Km da casa, mentre nel raggio di 800m ne ho almeno 5 di benzina. In più, per rifornire di GPL è necessario essere serviti, non esiste il self service. Detto questo, cambiano un po’ le abitudini e se si deve fare un viaggio lungo, è necessario sapere prima dove si può rifornire di GPL (male che vada si farà qualche decina di km a benzina). Quindi come si fa?

Si installa la pessima app Prezzi Benzina, si abilita il filtro solo per il GPL e si va a caccia dei distributori.

Non è affatto comoda, perché se si usa il navigatore del telefono (io uso Waze) si deve cambiare App, cercare i distributori nelle vicinanze e cercare di arrivarci. L’app almeno ha i link diretti in Waze, Google Maps e Apple Maps (c’è un “raggiungi distributore”). Dio solo sa quante volte mi è crashata mentre cercavo o impostavo il percorso. Su Android il passaggio delle indicazioni a Waze non ha mai funzionato (ma forse è solo perché ho il cellulare un p’o’ scadente)

Come manutenzione c’è un impianto in più da gestire, quindi presumo prezzi più alti ai tagliandi, ma per questo potrò essere più preciso a 20 o 40 mila km.

Per ora sono soddisfatto, penso soprattutto a “perché non l’ho fatto prima?”

Ehi, organizzo un workshop!

Una sera, nel letto (fa caldo e addormentarsi è un po’ più difficile anche per me), mi è venuto un flash: “E se organizzassi un workshop per realizzare un progetto con una scheda programmabile e un sensore?”

Gestazione rapida, anzi, rapidissima.

Due indagini su Facebook e su Twitter e ho scoperto che, con mia gioia, c’è stata risposta addirittura con entusiasmo!

A questo punto mi sono organizzato con i materiali e per il posto (è ancora in lavorazione, ma sarà un posto molto Figo!) e Make&Take – Workshop di artigianato digitale è nato.

Quindi:

  • Sabato 28 ottobre 2017 dalle 9 alle 13 a Torino in Corso Vittorio Emanuele II (molto vicino al grattacielo Intesa Sanpaolo), comodo in auto, in bus e in treno. Se venite in elicottero posso informarmi su dove farvi atterrare.
  • Arrivate con il computer portatile, un cavo USB e tanta voglia di imparare
  • Tornate a casa con una scheda programmabile, un sensore di temperatura e un display OLED, assemblati, programmati e perfettamente funzionanti (anche con il vostro portatile e il vostro cavo USB, ovviamente)
  • 170€, comprese le schede e i sensori (e vi lascio anche le indicazioni per comprarle a prezzi moderati, oltre a un codice sconto da un rivenditore italiano)

Per tutte le informazioni e le iscrizioni fate riferimento alla pagina dedicata. Sono solo 10 posti, fossi in voi mi iscriverei di corsa.

Vi aspetto!

La virtualizzazione

Riprendo questo post di qualche tempo fa per parlare di virtualizzazione. Cercherò di farlo per “non addetti ai lavori” in modo da essere il più semplice possibile. Altre informazioni potete trovarle, in forma audio, nella puntata n° 42 di Pillole di Bit, uno dei miei due podcast. Ho usato lo stesso esempio che trovate qui sotto.

Immaginate di voler fare le vostre vacanze in camper, visto che non ne avete uno, andate in un concessionario e ne comprate uno nuovo fiammante, ci mettete dentro tutti gli accessori  e il materiale che potrebbe servire durante le vacanze, prendete l’abitudine su dove è messa ogni cosa e vi fate 3 anni (fine settimana e ed estate) di vacanze in giro per il mondo. Ma, pur facendo regolare manutenzione, al quinto anno la garanzia scade e con essa il soccorso stradale in tempi rapidi; il costruttore inoltre vi dice che non può più garantirvi i pezzi di ricambio. E’ giunta l’ora di cambiarlo. Vi recate dal concessionario, ne scegliete uno nuovo, eventualmente dando in permuta quello vecchio, e una volta giunti a casa vi tocca ricominciare il lavoro relativo al materiale da mettere dentro e vi dovete abituare di nuovo alla disposizione di tutte le vostre cose.

Ora immaginate se si potesse acquistare un camper completamente vuoto (telaio e cabina guida) e a parte vi potete creare la “cellula abitativa” che rispetti le vostre esigenze. Al termine la cellula abitativa verrà solo infilata nel camper vuoto. Alla fine della garanzia quale sarà il lavoro da fare? Semplicemente andare in un concessionario, cercare un nuovo camper vuoto per infilare la vostra cellula abitativa. Siete passati dal doverla riconfigurare tutta (un fine settimana) ad un “togli di qua e metti di là” (un’ora di lavoro).
Durante la vita del camper potreste avere bisogno di piccole variazioni contemporanee. Se dovete fare un viaggio in territori impervi potreste prendere in prestito un camper tipo “overland” e metterci dentro la vostra cellula. Oppure durante un tagliando o una riparazione potreste spostarvi, con pochissimo sforzo, nel camper sostitutivo senza perdere neanche un fine settimana di vacanza.

La virtualizzazione, molto semplificata, è proprio questo. Il camper è il PC o il server fisico, la cellula abitativa è la macchina virtuale. Installando un prodotto di virtualizzazione su un PC o su un Server, la macchina virtuale può essere accesa da qualunque parte, in quanto è contenuta all’interno di una semplice cartella. La si può tenere su un disco esterno (meglio evitare le chiavette USB, visto che le memorie flash sono soggette ad usura e sono molto leente in scrittura), la si può spostare da PC a PC senza dover toccare nulla a livello di configurazioni. La si può duplicare con un semplice (anche se lungo) copia-incolla. Si può farne copia e nel caso in cui si rovini il sistema, ripristinare la copia in pochissimi minuti.

Si deve tenere presente inoltre che la macchina virtuale usa le risorse (CPU, RAM) del PC su cui è accesa, togliendole al PC stesso. E ricordate che una macchina virtuale, se installata con sistema operativo o applicativi software soggetti a licenza, deve avere le sue licenze: una macchina virtuale con Windows XP deve avere una sua licenza Windows XP e non può usare quella che c’è sul PC fisico (tranne in alcuni casi con le licenze server o alcune edizioni delle licenze per PC, soprattutto a livello aziendale).

Spero di aver reso l’idea della virtualizzazione. Qualche esempio?

  • Voglio provare un nuovo sistema operativo, ma non ho un PC su cui installarlo per testarlo
  • All’università devo lavorare con Oracle e non mi va di appesantire il mio PC
  • Devo fare dei test che potrebbero mettere a rischio il sistema operativo
  • Mi serve una piccola rete per provare un Dominio o un programma che funziona in rete

Le macchine virtuali sono completamente isolate dal PC reale che le ospita, potrebbero essere messe in rete con lo stesso oppure si può fare una nuova rete, magari con più macchine, completamente separata dall’ospite.
Qualche prodotto di virtualizzazione:

Quando non posso cambiare il router VDSL

Questo articolo è parecchio tecnico, fate le cose solo se sapete di cosa si sta parlando, altrimenti chiamate qualcuno che lo sappia fare e fatelo fare a lui (pagandolo)

La fibra, graziaddio (o grazie agli investimenti e ai tecnici che ci lavorano, per essere più precisi), sta arrivando un po’ ovunque. Che sia FTTC (fibra fino all’armadio in strada e poi il rame fino a casa) o FTTH (portano la fibra ottica fino a casa) è diventato praticamente impossibile mettere un proprio router, per gestire in modo un po’ più smart la rete di casa.

Se siete utenti che usate la WiFi, attaccate il portatile, il telefono e la TV e non vi interessa altro, questo articolo non è per voi 🙂

Se invece volete avere un po’ di controllo sulla vostra rete, per un motivo qualunque, questi router forniti dai gestori sono assolutamente inadeguati, a volte completamente bloccati.

Ma perché? Motivi commerciali. Ma anche tecnici. La linea FTTC o FTTH porta anche il telefono, ma lo porta in tecnologia VoIP (in pratica anche le telefonate passano su Internet), infatti i nuovi router adesso hanno, oltre alle 4 classiche porte di rete alle quali collegate i vostri dispositivi, anche almeno 2 porte alle quali potete collegare i vostri telefoni di casa analogici, quelli con il connettore plug piccolo, per intenderci.

Le porte verdi sono per i normali telefoni

Un router commerciale che faccia tutto questo (dati e voce) costa caro e soprattutto i gestori non vi forniranno MAI i parametri per la configurazione. Insomma, non potete togliere il router del gestore (se parliamo di linee business, le cose potrebbero essere sensibilmente diverse).

Bella rogna, perché in molti casi questi router fanno solo il minimo di quello che servirebbe in una rete un po’ evoluta.

Definiamo “evoluta”:

  • Voglio cambiare l’indirizzamento interno della rete (perché il classico 192.168.1.1 non mi piace o qualsiasi altro motivo più tecnico), ad esempio Fastweb non permette questa modifica.
  • Voglio poter assegnare degli indirizzi statici ad alcuni dispositivi e quindi devo modificare il range di indirizzi che assegna il router ai dispositivi che si connettono (se il router assegna da 192.168.1.2 a 192.168.1.254 e voi mettete 192.168.1.100 alla stampante, appena il router deciderà di assegnare 192.168.1.100 ad un altro dispositivo la stampante non funzionerà più)
  • Voglio modificare nome e password della WiFi (ebbene sì, parlando con un utente del gruppo Telegram del podcast GeekCookies ho scoperto che alcuni gestori vogliono che la WiFi abbia il nome del gestore e non la si può cambiare)
  • Voglio avere una rete WiFi per gli ospiti che non acceda alla rete di casa
  • Voglio creare una connessione VPN alla rete di casa per potermici collegare quando sono fuori
  • Voglio modificare il server DNS (quello che converte i nomi dei siti in indirizzi IP) togliendo quello del gestore. Perché a volte capita che il servizio del DNS del gestore cada e, pur avendo Internet funzionante, non si naviga

Nel mio caso, il router di TIM ha seri problemi con la WiFi e inoltre non mi permette di cambiare il DNS, creando una rete con nome “telecomhome.it” o una roba simile. Aberrante.

Quindi come si fa?

  • Si deve comprare un Router (e non un modem-router) che abbia la porta WAN e non la porta ADSL. Ad esempio questo Asus o questo FritzBox (sono link sponsorizzati), informatevi bene delle caratteristiche dei dispositivi prima di comprarli.
  • Si collega la porta WAN del vostro router a una delle porte LAN di quello del gestore
  • Si configura tutta la rete sul nuovo router a proprio piacimento facendo bene attenzione a una cosa: gli indirizzi di rete forniti dal gestore devono essere diversi da quelli che imposterete sul vostro router. Se il gestore vi fornisce 192.168.1.x mettete un altro indirizzamento privato come 192.168.2.x o 10.11.12.x o altri
  • Si disattiva la WiFi sul router del gestore

Fatto questo il tutto dovrebbe funzionare al primo colpo, praticamente i pacchetti in uscita dal vostro PC passeranno prima dal vostro router, poi da quello del gestore e infine raggiungeranno Internet. Non noterete rallentamenti o calo generale delle performance della vostra connettività.

Se invece siete ancora più evoluti:

  • Mettete alla porta WAN del router vostro un IP statico, ad esempio se il router del gestore è 192.168.1.1 mettete 192.168.1.2 con gateway 192.168.1.1 e assicuratevi che il router del gestore non assegni quell’indirizzo con il DHCP
  • Nel router del gestore andate a cercare la sezione “port forwarding” o “virtual server” o “port mapping”, create una nuova configurazione che inoltri tutte le porte (1-65535) sui protocolli TCP e UDP all’indirizzo assegnato al vostro router (in questo modo, di fatto, state esponendo il router che avete comprato direttamente su Internet, attenzione!)
  • Sul vostro router create i “virtual server” che vi servono (server VPN, server di gioco, FTP, videocamere, …)

C’è un modo un po’ più pulito per fare tutto questo, ma prevede che sappiate configurare il router del gestore rendendolo PPPoE in modo che assegni direttamente l’IP pubblico al vostro router, ma è un po’ più complesso di quello che vi ho appena descritto.

Aggiornamento: mi è stato segnalato da @iMrApple_ che il problema pare essere risolto da qualcuno che ha preparato un set di impostazioni che funzionano su router FritzBox 7490 (link Amazon sponsorizzato) con connettività TIM, qui le informazioni (delle quali, ovviamente non sono responsabile)

Precisazione: esiste una Legge europea che impone (ok, imporrebbe) la libertà di scelta del modem/router per la propria connettività, cosa che in Italia non è applicata. C’è un movimento attivo e ci sono interpellanze parlamentari per trasformare questa cosa in Legge effettiva in Italia. Si può cercare l’hastag #modemlibero, e qui trovate due articoli che trattano la questione (sono articoli di un provider Internet, con il quale non ho affiliazioni o rapporti commerciali)

Ultima nota: non fornisco supporto tecnico nei commenti, non chiedete, così non sarò costretto a dirvi di no 🙂

Il testamento digitale

Il pensiero di questo post mi è venuto quando mi hanno chiesto una consulenza “per accedere al PC di un amico che è morto e  ha lasciato molta roba dentro”.

Sì, è un post con un fondo di tristezza, ma tutti sappiamo che prima o poi ce ne andremo da questa Terra e in qualche modo lasceremo una traccia o, più precisamente, una marea di roba che chi rimane dovrà gestire.

Oltre ad abiti, contratti, armadi, bollette, proprietà, da un po’ di tempo, e sempre in maggior quantità, si lasciano informazioni digitali sparse qua e là, a volte a disposizione di tutti, altre protette da password. Se avete fatto i bravi, nessuno conosce le vostre password e nessuno potrà accedere ai dati.

E quindi come si può fare?

E’ davvero una roba complicata, soprattutto se si deve iniziare a chiedere l’accesso della mail di un defunto a Google o a Facebook. Già da tempo, prima della richiesta di cui sopra, l’ho gestita in questo modo.

  • Ho preso una chiavetta USB e l’ho legata alle chiavi dell’auto (così le possibilità di smarrimento sono molto molto basse), l’ho formattata in FAT, così è leggibile da qualunque computer con tutti i sistemi operativi.
  • Ho scaricato il programma VeraCrypt e ho messo l’installer per Windows, Linux e Mac nella chiavetta.
  • Ho creato un file crittografato (con VeraCrypt) da poche centinaia di MB (300) con una password lunga che non uso MAI in nessun altro sistema e me la sono segnata.
  • Dentro al file crittografato ho messo gli installer del programma KeePass (ci sono versioni per ogni sistema operativo) e ho fatto copia del mio file KeePass dove memorizzo tutte le mie password.
  • Sempre nel file crittografato ho lasciato un file con alcune indicazioni per chi avrà accesso a questi dati protetti.
  • Nella parte non crittografata ho messo un file di testo chiamato “se hai trovato questa chiavetta leggimi” indicando i miei contatti e i contatti della persona da me incaricata (lo so che eventuali soccorsi hanno altre priorità prima di leggere il contenuto di una chiavetta USB)
  • Ho stampato su carta la password del file crittografato con due rapide istruzioni su come si accede al file e dove lo si trova. Ho dato una busta chiusa con queste informazioni alla persona che dovrà gestire le cose. Di questa persona ho piena e cieca fiducia, ma non credo sia necessario ribadirlo.

Questa mia azione da quasi malato psichiatrico permetterà alla persona incaricata (sempre che ne abbia voglia), dopo la mia dipartita, di accedere a tutti i miei dispositivi e a tutti i miei account in modo da poterli chiudere, svuotare, cancellare o prendere ciò che interessa.

Nel caso in cui si voglia cambiare la persona incaricata è sufficiente modificare la master password del file sulla chiavetta, cambiare i riferimenti nel file esterno e consegnare la nuova busta chiusa.

Sì, ho un file crittografato dove tengo tutte le mie password
Sì, ho tutte password diverse per i vari servizi
Sì, le mie password non le conosce nessuno, neanche mia moglie (è la persona di cui mi fido di più)
Sì, ho blocchi con password su tutti i miei PC e telefoni
Sì, ogni mese aggiorno il contenuto della chiavetta con le nuove password.

Adesso la domanda da porsi è: “cosa lascerò nel mondo digitale quando morirò?” e quella dopo “che fine voglio che facciano tutti i miei dati?”

E se ho dei dati che nessuno deve vedere? Semplice, un altro disco crittografato con VeraCrypt, una password diversa che non avete scritto da nessuna parte e il vostro file resterà una cassaforte digitale per sempre (a meno che non si scopra una vulnerabilità del software di crittografia che permetta l’accesso senza conoscere la password.

Ricordate inoltre che, a meno che non abbiate attivato la crittografia sul disco del vostro PC (tutti i sistemi operativi permettono di farlo ormai), in assenza della password di accesso al PC basta smontare il disco, attaccarlo a un altro PC per avere accesso a tutto il suo contenuto. Paura, eh?

LEGO Dimensions

E’ un evento raro (o forse unico) che io scriva un post sui videogiochi, ma questo LEGO Dimensions è talmente particolare e interessante che credo valga assolutamente la pena spenderci qualche parola.

Il gioco è disponibile per quasi tutte le piattaforme (Xbox 360, Xbox One, PS3, PS4, Nintendo Wii U) e una volta presa la scatola principale, tutte le espansioni sono valide per ogni piattaforma. Avete letto “espansioni” e pensando a Magic, vi è venuto un brivido lungo la schiena? Esatto, fate bene ad avere paura!

La vera particolarità del gioco è il gamer-pad, un’espansione USB che si attacca alla console e che ha 7 posti con lettori RFID che possono identificare i pupi o gli altri oggetti che si mettono sopra (il “coso” grigio che si vede in foto). Ma partiamo dall’inizio.

Il gioco deve essere installato e poi subito aggiornato (svariati GB, se fate un regalo ai figli, avviate il download la sera prima, soprattutto perché il doppiaggio in Italiano arriva solo con il primo download), si collega il dispositivo USB (il cavo è abbastanza lungo da giocare sul divano in comodità) e si mettono negli spazi bianchi (ma poi cambieranno colore) i personaggi della storia di base: Gandalf, Batman e Lucy.

Ogni volta che si toglie o si mette un personaggio sulla base, questo scompare o compare all’interno del gioco in tempo reale. Eventuali veicoli aggiuntivi dovranno essere montati durante il gioco, quindi attenzione che montare un oggetto LEGO pieno di piccoli pezzetti sul divano può essere problematico. Le istruzioni nella scatola non ci sono, ma Youtube è pieno di video con le istruzioni, così potete montarlo con tranquillità sulla scrivania.

La dinamica del gioco è semplicissima, adatta per i bambini, mai volgare o violento, sempre divertente, il doppiaggio in Italiano è davvero ben fatto. Si devono risolvere piccoli enigmi di logica per arrivare ad un risultato che fa trovare un premio o procedere nella storia.

Vi accorgerete come l’attività principale sia andare in giro a scassare tutto ciò che è fatto in LEGO nei livelli per accumulare punti con i pezzettini tondi 1×1 che cadranno da ogni dove. I livelli della confezione base sono molti per svariate ore di gioco.

Poi ci sono le espansioni.

Qui iniziano i guai o, se preferite, la povertà.

Ci sono 4 tipi di espansione diversi con relative fasce di prezzo.

La prima, da circa 15€ permette di avere due personaggi, senza livelli aggiuntivi o qualche giochino piccolo in più.

La seconda, per circa 20€, offre una confezione con 4 pupini o misto pupi/veicoli, anche qui non c’è molto come livelli extra.

La terza, solitamente con 2 o 3 pupi offre nuovi livelli a tema e ore aggiuntive di divertimento. Costa 30€

La quarta, la più cara, ha un nuovo portale e una nuova avventura molto lunga, costa più di 40€.

Insomma, avete capito che in confronto, i signori di Magic sono dei pivelli. Se il gioco piace si spende e non si spende poco. Fate attenzione su Amazon, a volte trovate i kit molto scontati, ho preso un pack con il livello aggiuntivo da 30€ a 10€.

Tutte le espansioni sono a tema, e i temi sono uno più bello dell’altro.

C’è il Dr. Who, che arriva con il Dottore (Capaldi) e il Tardis, con un’avventura dove si viaggia nel tempo e la cui sigla è quella della serie in TV, ma fatta tutta con i LEGO.

Altra avventura aggiuntiva è Ritorno al Futuro con Marty Mc Fly, la DeLorean e l’hoverboard. Questa è un po’ più corta del Dottore.

Poi si continua con i Goonies, i Simpson, … Il problema serio è che ogni tanto escono nuovi livelli e nuovi pacchetti aggiuntivi.

Ma perché dovrei prenderli tutti? per due buoni motivi:

  1. i personaggi e i veicoli, una volta montati sono bellissimi! (nel senso che varrebbe la pena di prenderli anche solo per poter mettere i personaggi dei film nei quadretti da appendere al muro)
  2. i personaggi e i veicoli hanno caratteristiche speciali che vi permetteranno di trovare oggetti nascosti, altri livelli o di fare più punti nello svolgimento dell’avventura.

Insomma, questo gioco crea dipendenza da acquisti di espansioni. Durante lo svolgimento del gioco spesso vi tornerà utile avere un personaggio che non c’entra un tubo con l’avventura (ad esempio Marty Mc Fly durante l’avventura dei Goonies), quindi quando si gioca è bene avere un posto dove tenete tutti i personaggi, pronti per essere usati.

Spesso, durante l’avventura, alcuni enigmi si devono risolvere spostando i personaggi sulle zone colorate del pad, per eseguire delle sequenze o per mixare dei colori, insomma, il gioco prende una dimensione anche nel mondo reale, questo lo rende profondamente diverso da tutti gli altri giochi per console.

Se avete intenzione di regalarlo a vostro figlio, c’è da fare attenzione ad una cosa che potrebbe generare problemi. Il gioco non si può salvare ovunque, ma solo ai checkpoint, quindi se vostro figlio sta giocando ed è ora di andare a dormire e se ne lamenta, è perché non può salvare in quel momento.

Attenzione allo spazio disco sulla console, ogni espansione chiede un download che varia da 5-700MB fino a 6 GB (l’espansione di Animali Fantastici, ad esempio). Per parlare di spazio, sarà necessario anche uno spazio adeguato per tenere tutti i personaggi e i portali montati. Durante il gioco ho comunque imparato a non mettere il portale sulla base, così da avere meno volume occupato sul tavolino (ne perde un po’ il coinvolgimento, ma non è grave).

Iniziate a chiederlo come regalo di Natale 🙂

PS: questo post NON è sponsorizzato da negozi che vedono LEGO, dalla LEGO, né da WB Games (purtroppo, aggiungerei…)

Supporto per il set fotografico: Valentina

Freelabster e la stampa 3D condivisa

Il mondo evolve, corre e difficilmente gli stiamo dietro, soprattutto se si tratta di tecnologia. Se andiamo a guardare nei settori molto di nicchia la cosa si fa ancora più difficile, come nella stampa 3D.

Sempre più spesso, almeno per noi nerd e makers, nasce la necessità di dover fare dei contenitori per i nostri progetti, perché finché si testa in laboratorio avere i fili non è un problema. Quando la cosa va in produzione in casa, nasce il problema del W.A.F. e tutti i fili devono sparire, deve essere presentabile da mettere in casa e non deve essere troppo visibile (o se si vede, deve essere bello). Insomma, è necessaria assolutamente una stampante 3D.

I prezzi delle stampanti 3D sono in costante calo e ormai quasi tutti potrebbero permettersene una, ci sono però due problemi fondamentali: lo spazio ed essere capaci ad usarle.

Quindi in questo mondo dove è tutto “sharing”, i signori di Freelabster hanno trovato l’Uovo di Colombo: mettiamo in contatto i possessori di stampanti 3D, che hanno tutte le competenze, ma non sanno più cosa stampare, con i maker (o chiunque altro abbia bisogno di un oggetto stampato in 3D) che hanno un progetto e lo vogliono mettere nella giusta scatola.

Come funziona? Di per sé l’attività è semplice: vi iscrivete sul sito, caricate un nuovo progetto con le specifiche, alcuni laboratori vi risponderanno ponendo domande, se necessarie per avere più dettagli, e vi arriveranno le offerte. Quando avete deciso quella che fa più per voi, al via la stampa e la consegna.

Ma la stampa 3D non è facile come stampare un PDF, quindi è necessario fare un po’ di attenzione a due cose:

  • Si deve avere ben chiaro quale potrebbe/dovrebbe essere il risultato finale, fatevi uno schizzo su carta, anche se non sapete usare il CAD. Se il laboratorio deve anche inventarsi la scatola, il progetto costerà molto di più (fino a 10 volte). Ovviamente se sapete usare il CAD 3D e vi disegnate la cosa da stampare, sarà tutto molto più semplice (ed economico)
  • E’ necessario avere le misure precise del dispositivo da inscatolare (o da realizzare), per questo è necessario procurarsi un calibro, misure sbagliate anche solo di mezzo millimetro inficeranno la qualità e la funzionalità del prodotto finale.

Ho sperimentato il servizi con Alvaro, uno dei responsabili dell’area Italia e mi sono fatto realizzare una scatola per mettere il sensore di temperatura in casa senza che si vedessero fili e altre cose brutte. Con il suo supporto sono stato messo in contatto con un laboratorio che, una volta presa la commessa, mi ha fatto mille domande (come non capirlo) per poi spedirmi una scatola semplice ed elegante (è bianca, ho tutti i mobili bianchi in casa, è perfetto).

Per progettare la scatola, stamparla e riceverla a casa, la cifra pattuita è stata di € 33,00, il lavoro è stato fatto dal laboratorio Zenith3D e qui potete scaricare i disegni 3D per farvene fare una uguale, se seguite il mio progetto “La domotica fai da me” sono le scatole giuste per il sensore di temperatura WeMos D1 mini, DHT22 e con la scatola che contiene le 3 pile stilo.

E’ un ottimo servizio per avere i vostri progetti stampati in 3D (ci sono laboratori che non usano solo la plastica e che fanno lavori di superficie con finiture di ogni tipo) senza dover comparare una stampante, avere il posto dove tenerla e imparare ad usarla.

Questo articolo è il risultato di una prova di progettazione e stampa fatta in collaborazione con Freelabster, che mi ha offerto il servizio completo a titolo gratuito. Il link al loro sito è sponsorizzato (ci tengo ad essere trasparente, sempre), quindi se usate il servizio a partire da questo articolo una parte dell’importo mi verrà accreditata e la spenderò per fare altri progetti.