Viaggiare 2.0 – cosa devo mettere in valigia?

Pessimo titolo, lo so, ma non sapevo cos’altro mettere :). Il sottotitolo sarebbe “un elenco di cose alle quali fare attenzione quando si viaggia, in questa nuova era digitale“.

Ognuno fa la valigia come gli torna più comodo, decide quante mutande portare, se prendere il maglione di lana o la felpa, se portare un paio di scarpe in più, questo da sempre. Ma da un po’ di tempo ci si porta dietro anche un po’ di armamentario tecnologico, per questo la valigia dovrebbe cambiare un po’ per adattarsi a queste nuove tendenze. In questo elenco cercherò di essere il più esaustivo possibile, ma tenete conto che sono le mie idee basate su quello che mi porto io, per ognuno le necessità potrebbero cambiare (come il secondo paio di scarpe, per intenderci)

Ricarica

  • Un carica batterie per ogni tipo di batteria che dovrete usare – fate attenzione che se andate in paesi come gli USA la tensione cambia, conviene verificare che sul dispositivo sia indicato 110-220VAC 50-60Hz.
  • Una ciabatta con un po’ di prese – in albergo le prese di corrente sono sempre troppo poche.
  • Un adattatore dalla presa del Paese dove sarete e la spina italiana della ciabatta di cui sopra – io me ne sono fatta una che vale in un po’ tutta Europa, togliendo il pin della terra da una italiana 10A. Non usare la terra è pericoloso, ma solitamente tutti i carica batteria ne fanno già a meno, il problema quindi non sussiste.
  • Un alimentatore con 4-5 porte USB, tipo questo
  • Cavi e cavetti per la ricarica di cellulari e simili – due per tipo, che non si sa mai, verificate di avere tutti i connettori di cui avrete necessità (lightning, mini USB, micro USB, USB-C, …)
  • Almeno un battery-pack, se ha 2-3 uscite USB è sicuramente più comodo, come questo

Fotografia

  • Macchina fotografica – indispensabile.
  • Almeno 2 batterie di scorta – capita sempre che la batteria ci lasci sul più bello
  • Carica batterie – per ovvi motivi
  • Una scheda di memoria di scorta – che se la prima si riempie non è sempre così immediato trovarne un’altra
  • Un sistema di backup per le foto (PC portatile o HD esterno che si colleghi direttamente alla macchina fotografica) – se vi rubano la macchina fotografica a metà viaggio, o se vi cade da un ponte o altre disgrazie simili, se non avete fatto il backup delle foto avete perso anche loro.
  • Un posto dove tenerla che sia impermeabile – fanno un sacco di borse e zaini con la fodera impermeabile in caso di pioggia

Telefonia

  • Lo smartphone – ovviamente
  • Due cavi di ricarica – in vacanza ci si deve portare mille cose, tutte in tasca, è facile che un cavetto si rovini o si perda.
  • Un condom-USB – evita che una presa USB sconosciuta possa avere accesso fisico al telefono per rubare dati o installare un malware.
  • La consapevolezza delle tariffe telefoniche e di Internet in roaming in base al Paese da visitare – prima di decollare disattivate il roaming e la rete dati, così per sicurezza
  • Una saponetta WiFi dentro cui mettere una SIM del posto – è il modo migliore per avere Internet ad un costo ragionevole, l’ho fatto in Gran Bretagna, Madagascar, Danimarca. Ormai le SIM dati per i turisti si trovano facilmente. Preferisco la saponetta piuttosto che cambiare la SIM del telefono perché così resta attivo il numero di telefono che tutti conoscono e gli account delle app di messaggistica che fanno riferimento al numero stesso.
  • Un battery-pack aggiuntivo per la saponetta WiFi – se la tenete sempre accesa, ricordate il cavo di ricarica
  • Un’app per fare la VPN dal telefono e/o dal PC – Le reti WiFi libere sono sempre più diffuse, ma quelle senza password non proteggono il traffico che generate con lo smartphone, insomma, tenere le cose che fate non alla luce del sole è meglio (non è bello se vi rubano gli accessi della banca mentre usate l’app per vedere l’estratto conto). Io uso questa che va benissimo, è facile e ha un costo assolutamente accettabile. Informatevi prima se nel paese dove andate l’utilizzo delle VPN sia permesso dalle leggi vigenti.

Muoversi (un po’ di app da tenere con sé)

  • Google Maps è indispensabile, potete crearvi le Vs mappe con le cose da visitare facilmente a casa per poi averle sul telefono. In molti paesi vi calcola anche i percorsi con i mezzi pubblici, c’è anche l’opportunità di scaricare in offline intere aree.
  • TripAdvisor può tornare molto utile per la ricerca dei posti dove andare a mangiare.
  • Se volete memorizzare tutti i percorsi fatti, un’app che memorizzi le posizioni GPS da importare su Google maps una volta tornati a casa è indispensabile – ricordate che consuma un sacco di batteria, è bene avere un dispositivo dedicato, come un vecchio cellulare. Ci sono software che assegnano le coordinate alle fotografie fatte con dispositivi senza antenna GPS in automatico in base al tracciato memorizzato.

Tutto pronto? Mettete l’indispensabile nel bagaglio a mano

  • Macchina foto
  • battery pack
  • Adattatore di presa elettrica
  • caricatore USB
  • cavetti

e buona vacanza!

Il rispetto delle regole

Qualche giorno fa il nuovo Sindaco di Torino (che è figlia di un movimento politico che non mi piace, che sta facendo un sacco di cose che non condivido alla città e che non voterei mai) ha detto una cosa furba: la malasosta va combattuta (spero che La Stampa non tolga il video). Lo ha detto in termini molto semplici e condivisibili da tutti: se parcheggi male intralci il trasporto pubblico e ritardi lo spostamento di centinaia di persone, se parcheggi male manchi di rispetto a chi parcheggia lontano o aspetta per parcheggiare bene; guardate tutto il video. Le regole ci sono e devono essere rispettate, come dovrebbe essere garantita la certezza della pena. Poco dopo leggo sulla pagina satirica (ma non troppo) FB Chiara Appendino che fa cose questo post:

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e penso che la gente abbia capito davvero poco. La città è fatta in un certo modo, creare parcheggi costa caro e sopratutto non si fa con la bacchetta magica in una giornata, quindi ci si deve adeguare. A San Salvario la soluzione l’hanno trovata: metà della zona di sosta è dedicata ai residenti, il resto ai clienti dei locali. C’è comunque un flusso di auto molto elevato, quindi:

  • Arrivi con adeguato anticipo
  • Parcheggi più lontano (quattro passi non hanno mai fatto male a nessuno)
  • Ti muovi con il servizio pubblico (prendere un taxi in 3 e dividere la tariffa della corsa costa meno che dividersi la multa)
  • Non ci vai

Fossi io al suo posto sarei ancora più cattivo. Spendere i soldi della multa è alla portata di tutti, rientra nel conto finale della serata, se invece, alla terza volta che ti beccano, ti bloccano l’auto in un deposito per 5gg il “disguido” inizierebbe ad essere davvero pesante (divieto di sosta, rimozione, deposito, mancanza di auto per andare a lavorare). Per la sosta su posto per disabili o intralcio del traffico/mezzi pubblici io non aspetterei neanche la terza volta, senza auto per 5gg, sicuro che non lo rifai.

E se abito in una zona dove di parcheggio ce n’è poco? Bel problema, concordo. La macchina è una spesa e lo è anche il suo ricovero, io ho un box, per il quale pago un affitto mensile. Quando ho cercato casa l’ho cercata anche valutando la possibilità di parcheggio, quando vivevo in una zona con poco parcheggio e senza box, dopo 30 minuti di giri andavo a parcheggiare a 15 minuti a piedi. Le soluzioni ci sono, anche se non si può rinunciare all’auto (nel mio contratto di lavoro devo essere automunito, pena la possibile perdita del lavoro).

Questa cosa a Torino dovrebbe essere fatta anche sul passaggio con il rosso agli incroci, altra piaga estesa, pericolosa e tollerata.

Nelle grandi città c’è traffico, c’è poco parcheggio, ci sono troppe auto e c’è inquinamento, se non piace si può sempre cercare casa fuori, ci sono i soliti pro e contro da valutare.

 

 

Sensore di temperatura WiFi

Nel progetto della domotica fai da me non può mancare un sensore di temperatura, in questo caso con alcune caratteristiche particolari, utili a metterlo in ogni punto della casa senza dover cablare o far passare fili in giro per casa.

Le caratteristiche che sono riuscito ad ottenere sono:

  • Economico
  • WiFi
  • Portatile, quindi a batteria con una durata decente senza dover cambiare pile ogni pochi giorni.
  • Interfacciabile con la mia centralina basata sul Raspberry Pi

La lista della spesa è veramente minima e prevede, purtroppo, lunghe attese, perché tutto in arrivo dalla Cina.

La scheda WeMos D1 mini è basta su ESP8266, un microcontrollore tipo Arduino, ma con alcune caratteristiche che lo rendono davvero interessante.

Innanzitutto costa poco, con 4€ ci si porta a casa il processore, il modulo per alimentarlo e programmarlo via MicroUSB e tutta l’elettronica necessaria, poi è WiFi, di serie, senza nessun tipo di difficoltà a collegarlo alle reti casalinghe, ha la funzione di deep sleep, durante la quale non è attivo e consuma 0,3mA, questo lo rende perfetto per essere alimentato a batteria; in ultimo, ma non meno importante, si programma tramite l’IDE di Arduino, quindi il tutto è davvero semplice, se si ha già conoscenza della programmazione di Arduino.

Ho scelto la WeMos perché produce anche dei piccoli shields con sensori e altri dispositivi piccoli (relè, display OLED, …). Un po’ di pratica con il saldatore ed è possibile avere il proprio sensore di temperatura che occupa circa 2 cc (sì, è davvero piccolo!)

La parte di assemblaggio hardware è davvero banale: si saldano i pin sulla D1 e si saldano gli altri pin sullo shield, poi si collegano tra di loro. Fatto. Anzi, no, serve una saldatura aggiuntiva che colleghi tra di loro il pin RST e il pin D1 sullo shield con il sensore della temperatura.

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Saldare D0 a RST (attenzione, che se la piedinatura cambia dovete seguire i nomi dei pin e non la posizione che vedete in foto)

A cosa serve questo collegamento? E’ assolutamente necessario per il ciclo di deep sleep. Quando si impartisce il comando per questa specie di ibernazione, c’è un contatore interno che consuma molto poco e dà il segnale di reset al pin D1 al termine del conteggio, collegando il pin D1 al pin di reset questo sveglierà la scheda che riprenderà il suo lavoro, come appena accesa.

Perché devo saldarlo sullo shield? Perché quando questi due pin sono collegati tra loro è impossibile scrivere il programma nel microcontrollore, quindi quando si deve aggiornare il codice lo shield può essere tolto, così non ci saranno problemi.

L’alimentazione può essere fornita tramite 3 pile stilo AA alcaline o ricaricabili. messe in serie. Se alcaline, la tensione in uscita sarà 1,5×3 = 4,5V, se ricaricabili 1,2×3 = 3,6V (sapevate che le pile ricaricabili sono da 1,2 e non da 1,5?), la scheda funziona a 3,3V e ha un regolatore di tensione che le permette di funzionare anche con i 5V della USB, pertanto fornire un po’ più di 3,3V permetterà al tutto di funzionare adeguatamente.
Ho fatto un po’ di prove è sono giunto alla conclusione che i fili nero e rosso che escono dalla scatolina delle batterie possono essere saldati sulla scheda D1 Mini ai pin 5V (il rosso) e GND (nero). Con 3 pile stilo ricaricabili da 2000mAh sono arrivato a fare più di 6,500 letture (circa 90gg con una lettura ogni 20 minuti).

Dove saldare i cavetti delle batterie, attenzione alla polarità!
Dove saldare i cavetti delle batterie, attenzione alla polarità!

Il codice, che trovate come sempre su GitHub è molto banale e si può riassumere con i seguenti passi

  1. Attiva WiFi (mettete qui la vostra rete e la password, solo reti 2,4GHz)
  2. Attiva la comunicazione con il sensore DHT22
  3. Effettua la lettura (il sensore è lento, ci va un delay per attendere il risultato)
  4. Scrive la lettura chiamando il server web (quello fatto sulla centralina, se non ve lo ricoardate, andate a vedere il post relativo) che la memorizza
  5. Va in ibernazione per 10 minuti (ma potete mettere il tempo che più vi piace) per poi ricominciare dal punto 1

Nel codice, al momento della scrittura del valore sul DB, c’è il parametro della stanza, così, avendo più sensori sparsi per casa, si può avere l’andamento della temperatura in ogni stanza. Ho dovuto faticare un po’ per la creazione del link http per scrivere i dati nel DB.

Scrivere il codice tramite l’arduino IDE è banale, basta seguire la semplicissima guida per abilitare la scheda, scegliere il dispositivo D1 mini (con me ha funzionato quello indicato come “retired”) e usarla esattamente come Arduino. Con il Mac non ci sono riuscito, ho fatto tutto con un PC Windows 10.

Se invece volete creare un qualunque altro sensore che misuri il parametro ad intervalli regolari (umidità, gas, pioggia, acqua nella terra delle piante, allagamento, …) basta sostituire il DHT22 con il relativo componente e studiare come interfacciarlo con l’ESP, solitamente ci sono librerie per ogni tipo di sensore.

Il viaggio in Madagascar

Ci siamo sposati e abbiamo deciso di fare il nostro viaggio di nozze in Madagascar, raccolgo qui un po’ di note e pensieri, che potrebbero tornare comodi a chi volesse intraprendere un viaggio simile. Leggi tutto “Il viaggio in Madagascar”

Oggi ci sposiamo!

Un anno fa, al Castello di Tintagel (UK), quando mi disse di , questo giorno ci sembrava così lontano, “abbiamo un sacco di tempo per preparare tutto” dicevamo, con gli occhi che brillavano, su questa scogliera maestosa sull’oceano.

Vale e Fra a Tintagel
Un anno fa a Tintagel

Un anno di preparativi è volato ed eccoci qui, marito e moglie, pronti ad affrontare la nostra vita insieme!

(La bellissima foto degli anelli è di Valentina, mia moglie)

La Locanda del Silenzio, Macra (CN)

Ogni tanto ci capita di fare qualche fine settimana in giro, cerchiamo di non andare sempre nei soliti posti e questa volta ci siamo spinti oltre i confini della provincia di Torino (o come la volete chiamare).

Abbiamo aperto Booking e abbiamo cercato gli alberghi per zona, siamo capitati sulla pagina della Locanda del Silenzio, la cosa ci è piaciuta e, visto che è bene dare tutti i soldi del turismo in Italia, abbiamo chiamato direttamente il posto per fare le prenotazione (un po’ come quando vai nel negozio di scarpe, te le provi e poi le ordini su Amazon). La comunicazione si è spostata via mail, grazie alla gentilezza e disponibilità del proprietario. Insomma, dopo qualche mail abbiamo prenotato per due notti.

L'ingresso della locanda, con le montagne a fare da cornice
L’ingresso della locanda, con le montagne a fare da cornice

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Dell Inspiron 11 serie 3000, la mia recensione

Avevo bisogno (sì, proprio bisogno, che ci crediate o no) di un piccolo portatile con Linux per alcune mie scorribande, ho visto questo DELL Inspiron 11 serie 3000 e ho deciso di provarlo, soprattutto per merito di alcuni dati di targa molto interessanti:

  • Processore Intel Celeron (è lento e vecchiotto, ma per il prezzo, è un ottimo compromesso)
  • 2GB di RAM (non ci devo fare grandi cose, bastano e avanzano)
  • 32GB di disco eMMC (quasi uno stato solido, un po’ piccolo, ma per quel che mi serve va più che bene)
  • Display da 11” (piccolo, quindi comodo, opaco, finalmente!)
  • 1,2Kg dichiarati (l’ho pesato con il Bimby: PC + alimentatore = 1180g, MacBookAir 2011 + alimentatore: 1100g)
  • Durata della batteria: 10 ore (questa è una cosa bellissima!)
  • WiFi, Bluetooth, una porta USB2 e una USB3 (ma non è blu!), uno slot microSD per espandere il disco, uscita video HDMI con connettore normale, uscita cuffie.
  • Windows 10 (non mi interessa, è durato sul disco un totale di 15 minuti, il tempo di farmi la chiavetta USB bootabile con Linux)
  • 219€ IVA compresa

Alla luce dei fatti, 219€, 11” 1,2Kg, l’ho preso al volo dal sito DELL, anzi, non troppo al volo perché arriva dalla Cina e ci ha messo 3 settimane. Se avete P. IVA e siete iscritti al VIES, la fattura arriva dalla Francia, pertanto si paga solo il prezzo netto, IVA esclusa

Trovate qui una recensione, spero sufficientemente esaustiva, per farvi decidere se è o non è il dispositivo giusto per voi. Lo confronto con il mio MacBookAir 11′ del 2011, del quale sono davvero soddisfatto. Il paragone potrebbe non essere azzeccato, ma come form-factor sono molto simili.

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